AUTONOMIA E RICORSI. IL TAR DA’ RAGIONE AI COMUNI. ILLEGITTIMO IL FEDERALISMO FISCALE FINORA APPLICATO, PERCHE’ LEDE ANCHE I DIRITTI DEGLI STUDENTI

 
 
I Partigiani della scuola pubblica Inviano questo documento preciso e dettagliato sulla regionalizzazione in atto nel nostro Paese.
 
Il 15 febbraio 2019 il premier Conte ha sottoscritto con il governatore del Veneto Luca Zaia un’intesa sulla scia di quella firmata un anno addietro con Gentiloni sulla richiesta di autonomia per le regioni.
 
BEN SETTANTA COMUNI DEL SUD HANNO FATTO RICORSO CONTRO LA SPEREQUAZIONE DEI FONDI NORD/SUD PER I SERVIZI DI ASSISTENZA E IL TAR DEL LAZIO HA DATO LORO RAGIONE.
 
E’ notizia diffusa oggi (13 giugno 2019) della doppia vittoria del Comune di Altamura in Puglia, uno dei primi ad avere fatto ricorso perché Comune destinatario di “zero” fondi per gli asili nido
 
I Partigiani della scuola pubblica, i movimenti di base della scuola e i sindacati nazionali sono contrari alla regionalizzazione,  pertanto parteciperanno alla manifestazione Nazionale indetta da CGIL CISL UIL  prevista per il 22 giugno 2019 a Reggio Calabria
Alle Ore 9 ci sarà il concentramento in piazza de Nava a Reggio Calabria
alle ore 9:30 inizierà il corteo che culmina alle ore 11 con un comizio in Piazza Duomo.

cartina-italia

DOCUMENTO STUDIO E ANALISI

Il 15 febbraio 2019 il premier Giuseppe Conte ha sottoscritto con il governatore del Veneto Luca Zaia una intesa sulla scia di quella firmata un anno addietro con Gentiloni sulla richiesta di autonomia.

La parte generica del testo è reperibile sul sito http://www.affariregionali.gov.it/media/433198/intesa-con-regione-veneto-parte-generale-concordata.pdf.

Nel testo di preintesa sottoscritto da Conte, sono trattate le richieste fatte dalla regione e non ancora accolte o definite. Insomma l’argomento non è chiuso e l’allarme non rientra. Anche le ultime dichiarazioni di Giorgetti rese il 22 maggio 2019 in audizione nella Commissione Bicamerale secondo cui i LEP “non necessariamente” vanno fissasti prima di assegnare le funzioni aggiuntive alle Regioni e che quindi alle Regioni continueranno ad essere assegnate le risorse in base alla spesa storica in attesa dei LEP, sono di allarme. Avrebbe inoltre dichiarato che “la sanità di serie A e di serie B sta proprio nel difetto dello Stato di non avere fatto i livelli essenziali delle prestazioni”. Ma come? Nella sanità ci sono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza”. Che quindi non funzionano e forse vanno ridefiniti? Comunque sia, Giorgetti stesso ammette che vi è una sanità di serie A e una di serie B e questo è quanto avverrebbe con la scuola inevitabilmente con la regionalizzazione. Abbiamo quindi purtroppo un triste precedente nella sanità per stessa ammissione di colui che a breve dovrebbe fare il Ministro dell’Economia ed è colui che maggiormente sta facendo pressione per l’attuazione dell’autonomia. Ancor di più se dalla sua ascesa al potere si misura il suo potere “contrattuale” e cioè da presidente della Commissione per l’Attuazione del Federalismo Fiscale sotto il Governo Gentiloni, a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a Ministro dell’Economia sotto il Governo Conte [recente la notizia che dovrebbe sostituire Tria], non si potrà certo star tranquilli. È doveroso quindi fare qualche richiamo a questo testo, simile a quello firmato da Conte con Attilio Fontana, governatore della Lombardia reperibile alla pagina http://www.affariregionali.gov.it/media/433199/intesa-con-regione-lombardia-parte-generale-concordata.pdf  (20 le materie richieste, in primis Norme generali sull’istruzione ed Istruzione).

Diversa la situazione in Emilia Romagna, nella cui Intesa le materie richieste sono 15, reperibile sul sito http://www.affariregionali.gov.it/media/433197/intesa-con-regione-emilia-romagna-parte-generale-concordata.pdf.

Sul sito http://www.affariregionali.gov.it/attivita/aree-tematiche/autonomia-differenziata/autonomia-differenziata-articolo-116-iii-comma-della-costituzione/ viene spiegato che:

“I testi che pubblichiamo riguardano la parte generale delle bozze di intesa con le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Tali testi sono quelli che hanno raggiunto un accordo di massima con il Ministero dell’Economia e delle finanze e riguardano principalmente il sistema di finanziamento dell’Intesa. Detto schema sarà quello adottato per ogni altra regione che chiederà l’autonomia”.

Il Titolo I del testo prevede l’istituzione di una Commissione Paritetica fra Stato e Regione Veneto (uguale per Lombardia ed Emilia) composta da nove rappresentanti designati direttamente dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie [la leghista Erika Stefani] e nove rappresentanti designati dalla Giunta regionale del Veneto. Questa Commissione dovrebbe determinare le modalità per l’attribuzione delle “risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio di cui al Titolo II” (le materie attribuite alla Regione Veneto).

Viene specificato “dall’applicazione della presente intesa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Bene e allora da dove verranno i fondi per gestire le 23 materie di cui chiedono la competenza esclusiva? Il comma 4 dell’art. 5risorse finanziarie dell’intesa in oggetto prevede che: “l’eventuale variazione di gettito maturato nel territorio della Regione dei tributi compartecipati o oggetto di aliquota riservata rispetto alla spesa sostenuta dallo stato nella Regione (…) è di competenza della Regione”.

Faccio parte oltre che dei PSP anche di una associazione meridionalista “Osservatorio delle due Sicilie” che ha tra i suoi scopi la revisione storica e la comprensione della Questione Meridionale. Come associazione abbiamo presentato i primi di dicembre 2018 il libro di Marco Esposito “Zero al Sud” da cui è scaturito il processo diffuso velocemente di ricorso contro l’applicazione perversa del federalismo fiscale. Perché il federalismo di fatto già lo stanno applicando ma in maniera tale da pesare enormemente sulle regioni del Sud senza che queste quasi se ne rendano conto. Si tratta della spartizione anomala e illegittima del Fondo Perequativo per i comuni, o Fondo di Solidarietà [istituito con il decreto legislativo n. 23 del 2011, attuativo della legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale]. Questo Fondo è alimentato direttamente dai soldi dei comuni stessi ed è circa di due miliardi. È stato il libro-denuncia di Marco Esposito a smascherare in un certo senso quello che sta accadendo senza quasi reazione delle “vittime”. Il primo comune italiano ad avere dichiarato che avrebbe fatto ricorso è stato il calabrese di Cinquefrondi con il sindaco Michele Conia che ha fatto da apripista. Il ricorso è stato presentato da circa 70 comuni del Sud Italia. Cinquefrondi è stato il solo in Calabria, nonostante una ventina avevano dimostrato l’intenzione di farlo. Il ricorso, i cui termini sono scaduti il 17 maggio, era contro l’illegittima spartizione del Fondo Perequativo a vantaggio dei Comuni del Nord. Un esempio per tutti: a Reggio Calabria per l’infanzia vengono spesi 19 euro a bambino mentre a Trento 2.450 (Istat 2017). Altro esempio a Torino si spendono 51 milioni per gli asili nido e a Napoli 16; per l’istruzione in generale 129 milioni a Torino e 55 a Napoli.

Eppure fra i decreti attuativi della 107 vi è il n. 65, quello sul sistema integrato di istruzione 0-6, con l’ «obbiettivo di escludere i servizi educativi per l’infanzia dai servizi pubblici a domanda individuale» e di  «raggiungere almeno il 33% di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale» che è quello che “chiede l’Europa” dal 2010. Ebbene intanto l’inganno nel decreto era che si precisava che nelle priorità di spesa si privilegiavano i Comuni privi o carenti di scuole dell’infanzia! Che ricordiamo riguarda i bambini da tre a sei anni, quindi esclude la fascia 0-3. E ricordiamo che la fascia 3-6 è già coperta a livello nazionale per il 94%, quindi già oltre il 90% fissato dall’Europa, mentre quella 0-3 è al 12%! Ma poi si scopre pure che dei 209 i milioni di euro erogati dal MIUR per l’anno 2017, 40 sono stati destinati alla Lombardia.

Ad esempio la Delibera di Giunta regionale della Calabria del 22-03-2018 accettava con rassegnazione 4.843.000 euro per gli asili nido di tutta la regione precisando che: “Il riparto delle risorse statali destinate alla Regione Calabria per l’anno 2017, è effettuato sulla base dell’offerta dei servizi per la prima infanzia presente in ciascun territorio”.  Ergo: se NON SONO PRESENTI VUOL DIRE CHE NON SERVONO! Questo perché ci si basa sul DATO STORICO e non sull’effettivo bisogno in base alla popolazione.

Di contro notizia del 4-11-2018 “In Toscana altri 21 milioni per il 2018”

Il 16-10-2018 “Nidi gratis, boom di richieste, la Regione Veneto stanzia ALTRI 3 milioni”

Il 04-11-2017 “Asili e nidi, un aiuto alle famiglie- 40 milioni destinati alla Lombardia dal Governo dopo la conferenza Stato-Regioni”.

Ebbene il TAR del Lazio ha dato ragione ai Comuni che hanno fatto ricorso, dando tempo al Governo fino al 22 giugno per spiegare “in una dettagliata relazione come sono arrivati a quei conteggi per il fondo di solidarietà comunale”.

Il Comune di Riccia in Molise (5.000 abitanti) nel suo ricorso contro il Ministero dell’Interno, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Presidenza del Consiglio dei Ministri, per

l’annullamento

– del Comunicato del Ministero dell’Interno del 17 gennaio 2019 avente ad oggetto la pubblicazione degli importi del Fondo di Solidarietà Comunale 2019, ai sensi dell’art. 1, comma 921, della L. 145/2018 e dei relativi allegati;

– di ogni ulteriore atto preordinato, consequenziale e/o comunque connesso”,

chiede quindi la “rideterminazione della quota di FSC 2019 effettivamente dovuta al Comune ricorrente secondo la corretta applicazione dei principi costituzionali”.

Nella sentenza il TAR del Lazio ha accolto tale richiesta dando 30 giorno di tempo al fine di “acquisire dalle amministrazioni intimate, ciascuna per quanto di sua competenza, una documentata relazione sui fatti di causa…)

Una cosa è certa, come sottolinea lo stesso Marco Esposito: se si corregge il federalismo comunale sarà più facile cambiare rotta sul federalismo differenziato.

Mentre è notizia diffusa oggi (13 giugno 2019) della doppia vittoria del Comune di Altamura in Puglia, uno dei primi ad avere fatto ricorso perché Comune destinatario di “zero” fondi per gli asili nido

In seguito a ciò la Commissione Tecnica Fabbisogni Standard ha invitato i rappresentanti dei comuni a trovare una soluzione (…).

“Il primo punto fermo è che nessun comune potrà vedersi riconosciuto un fabbisogno superiore al 33% (fino ad oggi ci sono comuni che si sono visti assegnare un fabbisogno per asili nido pari al 46% a fronte dello o% ad Altamura,) questo indubbiamente libererà delle risorse, per garantire un minimo a tutti. Le ipotesi su cui la commissione sta lavorando è per un fabbisogno nella misura non inferiore al 5%, o ancora quella di applicare il DPCM 27 marzo 2015 che ha previsto una copertura al 12%, ed ancora altra ipotesi è quella di considerare come standard la media italiana la quale per le regioni a statuto ordinario è intorno al 13%”.

L’annuncio lo dà direttamente il giornalista Marco esposito dalla sua pagina Fb.

I pericoli dell’autonomia differenziata evidenziati in diverse occasioni di confronto in seminari, corsi di formazione ed assemblee sindacali organizzati anche come PSP, sono quindi peggiorativi di una situazione oramai cristallizzata.

Infatti da precisare che la ripartizione del fondo perequativo fatta nel 2019 ricalca quella precedente. Ossia non è stata fatta alcuna sostanziale modifica. Ma questa volta sono partiti i ricorsi.

L’indagine di M.E. è partita dalla scuola, o meglio dai servizi connessi alla scuola, ossia i trasporti, le mense, fino a generalizzare i servizi sociali, l’assistenza ai disabili, con l’inserimento di una variabile territoriale, la “dummy” che definisce, o meglio non definisce, dei criteri di ripartizione in base alla territorialità, ossia alla regione di appartenenza, per la quale se una regione storicamente non è in grado di gestire o fornire un servizio, gli viene automaticamente ridotta la quota di fondi assegnata. Della serie se sei calabrese e non sai fornire il servizio di assistenza ai disabili nemmeno te li diamo i soldi per questo servizio.

Tabella contenuta nel libro “Zero al Sud”. Come si vede al cifra sarebbe uguale per Nord-est e Sud-Ovest se non vi fosse la variabile regionale (DUMMY) che toglie 18 euro al Sud e li sposta al Nord senza alcuna motivazione. In finale il Nord batte Sud per 86 contro 32 euro.

Ma questa è solo una piccola parte della sottrazione di fondi. I titoli recenti “Scippo al Sud” narrano la cronaca di questa situazione ben peggiore. I dati sono confermati dalla SVIMEZ che quantifica la cifra dello scippo totale al Sud in circa 61 miliardi di euro annui.

Come riconosciuto di recente anche dal premier Conte finora vi è stato il 6% in meno al Sud dei fondi statali totali. Non solo i Fondi Perequatici quindi ma quel 34% che finalmente è legge e che finora è stato negato. Dal 2015 avevamo scritto questa esplicita richiesta in una petizione presentata al Parlamento Europeo come meridionalisti e finalmente, nel mese di maggio 2019, Conte ha firmato il Decreto attuativo.

Un breve passaggio relativo alla petizione portata a Bruxelles nel 2015 chiedeva proprio la:

Ripartizione dei mezzi finanziari statali ed europei commisurata alla percentuale rappresentata dalla popolazione del Sud d’Italia rispetto alla totalità della popolazione italiana (…) Per un totale di 20.926.615 abitanti (34,43% del totale)”

ANCHE CONTE LO RICONOSCE: «DOVREMMO DARE AL SUD IL 6% DI SPESA IN PIÙ» E FIRMA IL DECRETO CON UN MESE E MEZZO IN ANTICIPO!

 

Il 6% costituisce la differenza fra il 28% di fatto erogato in media finora ed il 34% che invece spetterebbe al Sud. Questo era ciò che esattamente chiedevamo in una petizione[1] [n. 0748] presentata alla Commissione Europea nel giugno del 2015[2] e ripresa poi nella legge n.18 del 27.2.2017 (cosiddetto decreto Mezzogiorno).

La SVIMEZ lo afferma già da tempo. Nel rapporto del 2017[3] aveva anche presentato una simulazione[4] della ripartizioni dei fondi dello stato al SUD in base al numero della popolazione quantificando anche il mancato sviluppo determinato da quell’ammanco.

Negli anni di riferimento per la simulazione 2009-2015 il PIL al Sud è diminuito del 10%. Con la clausola del 34% la diminuzione sarebbe stata la metà, ossia del 5,4%. Questo avrebbe determinato un aumento del PIL in tutta Italia dello 0,2%. A guadagnarci sarebbe stato quindi l’intero Paese.

 

Anche il premier Giuseppe Conte ha riconosciuto[5] che finora al Sud Italia vi è stata una ingiusta sottrazione di risorse dichiarando che:

“… al Sud dovremmo destinare il 6% in più delle risorse attualmente erogate al fine di ottenere una perequazione dei livelli di spesa pubblica pro-capite e una maggiore uniformità nella qualità dei servizi. Sarà importante tenere conto di questi squilibri nell’ambito della discussione sull’autonomia differenziata”.

Questo è uno stralcio contenuto in una lettera[6] del premier del 18 aprile indirizzata al Quotidiano del Sud l’Altravoce intendendo rispondere ad una inchiesta[7] condotta dal direttore del giornale Roberto Napoletano. I dati in discussione sono quelli contenuti nel Rapporto Annuale del CPT (Conti Pubblici Territoriali) n. 7 del 2018, elaborati anche in una citata Bozza Riservata della SVIMEZ.

Qui viene evidenziata ancora una volta, una forte disparità di distribuzione dei fondi dello Stato, sintetizzata nel grafico di sopra e nella seguente tabella

  Spesa pubblica lorda in miliardi % spesa % popolazione Differenza Miliardi/annui
Sud 290,9 28,3 34,3 -61,5
Centro-Nord 735,4 71,7 65,7 +61,5

La tabella seguente è presa direttamente dal documento citato [Rapporto CPT 2018, pag.7] ed è riferita agli anni dal 2000 al 2016.

Nel documento l’interpretazione fornita è la seguente:

In particolare si nota come la quota di entrate totali del Centro-Nord, sempre superiori alla quota di popolazione, si mantiene leggermente al di sopra di quella del PIL con l’unica eccezione del 2016, anno in cui si assiste ad una inversione di tendenza. Evidenza opposta si registra nel Mezzogiorno in cui gli introiti del SPA sono nettamente al di sotto della quota di popolazione e leggermente al di sotto del PIL con la sola eccezione del 2016 in cui superano il prodotto di due punti percentuali. La spesa totale al netto degli interessi e delle partite finanziarie registra quote costantemente superiori alla popolazione e inferiori al PIL nel Centro-Nord, evidenza opposta nel Mezzogiorno”.

Nella figura 1 appare evidente la forte disparità di spesa pro-capite fra Nord e Sud del Paese, registrando una spesa totale per abitante di 18.815 euro al Centro-Nord e di 11.554 euro al Sud!

In particolare il documento evidenzia che:

 

Dalla Figura 1 si nota infatti come nelle regioni del Centro-Nord dal 2007 al 2015 le entrate si siano ridotte dai 21.027 euro per abitante del primo anno ai 18.815 euro dell’ultimo, con una contrazione del -10,5 per cento, fino a raggiungere nel 2016, con un’ulteriore riduzione del -2,3 per cento, i 18.374 euro. Nel Mezzogiorno, invece, la contrazione maggiore si verifica tra il 2007 e il 2011 periodo in cui le entrate passano dagli 11.697 euro pro capite del primo anno, ai 10.792 euro del 2011, con una riduzione, in termini reali, del -7,7 per cento, per poi crescere, nel periodo successivo, del +10,9 per cento fino a raggiungere il valore massimo, pari a 11.973 euro per abitante, nel 2015. Nell’ultimo anno di rilevazione si registra un ulteriore cambio di tendenza con una nuova riduzione del -3,5 che porta le entrate percepite nell’area a 11.554 euro”.

Attualmente al Sud viene erogato circa il 28% della spesa a fronte di una popolazione del 34,2%. La differenza in percentuale è quindi il 6,1%, che tradotto in euro costituisce proprio una differenza di 61,5 miliardi [ossia il 6,1% del totale di spesa lorda di 1026,3 miliardi è circa 61 miliardi]

Eppure c’è stata tutta una evoluzione per definire con legge la distribuzione dei fondi fra Nord e Sud Italia. Si tratta della ormai famosa legge del 34% contenuta ora nella legge di bilancio 2019, art.1 commi 597, 598, 599 e 600, di modifica dell’articolo 7-bis del decreto-legge del 29/12/2017 n. 243 e fissata ora anche nel DPCM che ha appena firmato Conte. La scadenza per definire i decreti attuativi, per come recita la legge stessa, era fissata per il 30 giugno del 2019.

598. All’articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al primo periodo, le parole: «30 giugno 2017» sono sostituite dalle seguenti:

«30 giugno 2019», le parole: «individuati annualmente con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno» sono sostituite dalle seguenti:

«individuati annualmente nel Documento di economia e finanza su indicazione del Ministro per il Sud » e le parole:

«individuato nella medesima direttiva» sono sostituite dalle seguenti: «individuato nel Documento di economia e finanza su indicazione del Ministro per il Sud»;

il comma 2 dell’art. 7 bis prevede che:

“2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, da emanare entro il 30 giugno 2017, sono stabilite le modalita’ con le quali verificare, con riferimento ai programmi di spesa in conto capitale delle amministrazioni centrali, individuati annualmente con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, se e in quale misura, a decorrere dalla legge di bilancio per il 2018, le stesse amministrazioni si siano conformate all’obiettivo di destinare agli interventi nel territorio composto dalle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna un volume complessivo annuale di stanziamenti ordinari in conto capitale proporzionale alla popolazione di riferimento (…)”.

Quindi diventa:

“2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per il Sud, da emanare entro il 30 giugno 2019, sono stabilite le modalita’ con le quali verificare, con riferimento ai programmi di spesa in conto capitale delle amministrazioni centrali, individuati annualmente nel Documento di economia e finanza su indicazione del Ministro per il Sud, se e in quale misura, a decorrere dalla legge di bilancio per il 2018, le stesse amministrazioni si siano conformate all’obiettivo di destinare agli interventi nel territorio composto dalle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna un volume complessivo annuale di stanziamenti ordinari in conto capitale proporzionale alla popolazione di riferimento (…)”.

La modifica riguarda quindi lo slittamento di due anni del termine per presentate le “modalità” con le quali verificare i “programmi di spesa” individuati nel DEF.

Quindi il premier ha firmato il decreto in anticipo rispetto alla data del 30 giugno 2019!

Il Documento di Economia e Finanza[8] è stato deliberato dal Consiglio dei Ministri il 19 aprile 2019. Nella “Sezione I-Programma di Stabilità dell’Italia” si riconosce che:

“L’economia italiana ha perso slancio durante lo scorso anno, registrando nel complesso una crescita del PIL reale dello 0,9 per cento, in discesa dall’1,7 per cento del 2017”.

Nel paragrafo 1.2, quella crescita dello 0,2% del Pil che nelle previsioni della Svimez veniva affidato alla ripartizione dei fondi al 34% al Sud, viene ora affidato agli effetti di spesa del Reddito di Cittadinanza:

“…Nel complesso, il RdC dovrebbe innalzare la crescita del PIL reale di 0,2 punti percentuali sia nel 2019 che nel 2020”.

Potrebbe quindi verificarsi una sorta di somma algebrica ed avere un aumento dello 0,4% del Pil unendo gli effetti le due misure?

Ma di fatto nel DEF dove sono contenuti esattamente i “programmi di spesa”?

Una analisi[9] sul Def 2019 la fa subito la SVIMEZ, esposta dal direttore Luca Bianchi insieme al presidente Svimez, Adriano Giannola e al vicedirettore, Giuseppe Provenzano, nelle commissioni Bilancio di Senato e Camera:

L`attuazione della clausola del 34%, che comunque non avverrebbe prima dell`esercizio di Bilancio 2020, pur rappresentando una novità positiva, appare dunque assai parziale e incerta”

 

Il giornalista Marco Esposito riporta l’incontro in un articolo:

“Svimez: falsa partenza per il 34% al Sud
L’analisi sul Def: «Assai limitata la sperimentazione, parziale e incerto il riequilibrio territoriale degli investimenti pubblici» Modesta la spinta del Reddito di cittadinanza: Pil – 0,06%
Pericolose per il Meridione flat tax e autonomia differenziata”.

La notizia è stata riportata da diverse testate. Il Corriere del Mezzogiorno[10] sintetizza:

Colpisce la mancanza di una strategia specifica per il Mezzogiorno, proprio nell’anno in cui abbiamo salutato come una novità positiva l’attenzione dedicata dal Country Report della Commissione europea alla priorità di intervento sulla coesione economica, sociale e territoriale”.

Bisognerà quindi rifare i calcoli alla luce del recente decreto e rivedere anche le previsioni di sviluppo del Sud.

Sempre dai CPT si evidenzia che finora al 34% al Sud vi è la PRESSIONE TRIBUTARIA

 

P.S.

La petizione presentata alla Commissione Europea prevedeva inoltre  l’istituzione nel Parlamento europeo di una Commissione speciale della durata di tre anni denominata “Dignità, vita, lavoro, sicurezza, salute, ambiente e protezione dei consumatori in tutti i territori dell’Unione europea”, che dovrebbe avere il compito di analizzare e valutare nell’intera area dell’Unione europea, a partire dall’Italia meridionale e dalla Sicilia, l’entità del fenomeno dell’avvelenamento dei territori da interramento dei rifiuti, affondamento di navi e altre forme di devastazione ambientale, con particolare attenzione alla qualità delle acque, dei cibi, dell’aria; valutare proposte per circoscrivere le aree contaminate e procedere alle bonifiche; promuovere una certificazione dei prodotti nell’interesse primario della salute dei consumatori e della tutela delle attività imprenditoriali; verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici e in particolare dei finanziamenti dell’Unione Europea; proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale.

Questa ulteriore richiesta non è stata ancora per il momento presa in considerazione, ma che abbiamo intenzione di rilanciare proprio in occasione del rinnovo del Parlamento Europeo.

Regione:

In occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo come meridionalisti avevamo lanciato un altro appello ai candidati[11] che in sintesi riprendeva la richiesta di costituzione di una commissione di inchiesta sulla Questione Meridionale. Ad averla sottoscritta 4 europarlamentari uscenti e riconfermati del Movimento 5 stelle. Spetta a loro ora mantenere l’impegno e far sì che finalmente la Q.M. entri nell’agenda del Parlamento Europeo.

Per i Partigiani della scuola pubblica

Rosella cerra

 

[1] https://unionemediterraneainfo254950.r.worldssl.net/wp-content/uploads/2014/06/petizione-terra-nostra.pdf

[2] https://www.unionemediterranea.info/notizie/diritti-fondamentali-al-sud-um-presenta-una-petizione-allue-contro-lo-stato-italiano/

[3] https://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2017/2017_11_07_linee_app_stat.pdf

[4] https://www.researchgate.net/publication/320323434_La_clausola_del_34_delle_risorse_ordinarie_a_favore_del_Sud_una_valutazione_relativa_al_periodo_2009-2015

[5] https://www.italpress.com/mezzogiorno/sud-conte-dovremmo-dare-6-risorse-in-piu

[6] http://www.governo.it/articolo/lettera-il-quotidiano-del-sud/11424

[7] https://www.quotidianodelsud.it/laltravocedellitalia/due-italie/2019/04/10/operazione-verit-scippo-sud-spesa-pubblica-cos-nord

[8] http://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/doc-finanza-pubblica/index.html

[9] https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=72170

[10] https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_aprile_16/svimez-questo-def-penalizza-sud-reddito-non-evita-recessione-1efb3d64-6012-11e9-9e7b-4b92f3598eca.shtml?refresh_ce-cp

[11] https://www.change.org/p/pino-aprile-appello-per-qualcosa-di-meridionale-alle-elezioni-europee

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Importante convegno per la Scuola a Reggio calabria sulla regionalizzazione in atto

61062258_212214926418045_7691187753026846720_nGiovedi 30 maggio 2019 a Palazzo San Giorgio di Reggio Calabria, nella bellissima sala del lampadari si è tenuto un importante convegno per la Scuola, organizzato da Sandro Vitali dell’ANP e da Mimmo Iacopino dell’ASIS con la partecipazione dei PSP, CISL, CGIL, Libera Antimafia.

Erano presenti:

i Partigiani della Scuola Pubblica con la Prof.ssa Rosella Cerra
Il Presidente del Comitato Provinciale dell’Associazione dei Partigiani, Sandro Vitale.

Ha Relazionato la Docente universitaria di “Diritto Costituzionale” Carmela Salazar (UNIRC), sulla cui relazione si svolgerà il dibattito.

E’ Intervenuto Tonino Perna, Docente universitario,
Giuseppe Marino, referente di “Libera” Reggio Calabria e Domenico Iacopino, in rappresentanza dell’Associazione “As.I.S.”.

 Presenti anche le organizzazioni sindacali CGIL e CISL, in rappresentanza delle quali interverranno Mimmo Denaro, Segretario Generale Regionale FLC-CGIL, Arcangelo Carbone, Segretario Generale Regionale CISL–Scuola, e le Associazioni FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti).

61943037_213050523001152_1246464960305823744_nHa Introdotto Sandro Vitale ricordando che questo è il terzo degli incontri organizzati da ANPI insieme ad altri soggetti per fare informazione sulla regionalizzazione differenziata, poiché poco se ne parla.

Poi è Entrato nel vivo della discussione passando la parola alla Prof.ssa Carmela Salazar, docente di diritto Costituzionale all’UNIRC.

Anche lei denuncia una sorta di silenzio stampa e la poca trasparenza sul tema. Ricorda come il tema dell’Autonomia sia nel Contrato di Governo giallo-verde, processo avviato da Gentiloni con gli accordi preliminari fatti con le tre Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, e ora proseguito con Conte.  Puntualizza che l’articolo 116 della Costituzione prevede sì che le Regioni possano chiedere un incremento delle loro autonomie, ma vi è il ruolo importante del Parlamento che è quello di controllo. Di contro invece nelle intese si delinea una Commissione Paritetica composta dal Ministro per gli Affari Regionali e dai presidenti delle regioni interessate la quale avrà il compito di definire le risorse per l’attuazione delle autonomie richieste. Stigmatizza che con l’attuazione di tale riforma, chi più ha avrà ancora di più mentre chi ha meno avrà sempre minori servizi e garanzie.

La parola passa poi all’assessore all’Istruzione Anna Nucera che sostituisce il sindaco per i saluti istituzionali. Esordisce chiedendo perché non è stato svelato l’inganno denunciando quindi il silenzio con il quale stanno facendo passare una norma che non consente poi l’abrogazione, riferendosi al governo giallo-verde.

Interviene Tonino Perna, economista e sociologo, Professore Ordinario di Sociologia Economica presso l’Università degli studi di Messina. La sua analisi è quindi di natura economica, riferendo che la Lega non intende dividere l’Italia, ma che ciò che ad essa interessa è la “secessione economica”, che di fatto si sta attuando in varie parti del mondo. Ciò che interessa loro è il trattenimento del residuo fiscale, che ammonta a decine di miliardi di euro. In questo contesto anche la flat-tax si inserisce come un beneficio di chi ha reddito più alto.

61680869_1708754432601412_8122457049989644288_nPer i Partigiani della Scuola Pubblica interviene Rosella Cerra. L’allarme da parte dell’associazione è partita in seguito ad una dichiarazione dell’assessore all’istruzione del Veneto la quale diceva che le risorse aggiuntive per gestire la “materia Istruzione” le avrebbero avute trattenendo il loro residuo fiscale, che tradotto in cifre corrisponderebbe a circa 60 miliardi, che sommati a quelli delle altre regioni che hanno fatto richiesta in totale sarebbero 170 che verrebbero quindi meno allo Stato per la ripartizione dei fondi alle altre regioni, venendo meno il principio Costituzionale della solidarietà. A tal proposito si riallaccia al recentissimo ricorso promosso da circa 60 Comuni del Sud Italia contro l’ “applicazione perversa del federalismo fiscale” riferendosi alla distribuzione dei fondi perequativi ai Comuni che fa registrare una serie di “zeri al Sud” in diversi servizi, a cominciare dagli asili nidi, come denunciato nel libro di Marco Esposito che ha scatenato la “rivolta dei comuni”. Avverte che la secessione economica di fatto è già in atto e che lo “scippo al Sud” sta proseguendo da anni sotto i nostri occhi, complici e/o incapaci di capire e reagire. In Calabria solo un Comune ha intrapreso il ricorso, quello di Cinquefrondi, che però ha acceso la scintilla e ha fatto da apripista per tutti gli altri. Rivolge la domanda al sindaco Falcomatà sul perché la città di Reggio Calabria non abbia fatto ricorso atteso che secondo alcuni studi, fatti dal ricercatore Domenico Cortese, la cifra mancante ammonta a circa 31 milioni di euro annui. Informa anche che il TAR del Lazio ha dato ragione ai Comuni e ora il Governo deve rifare i conti entro il 22 giugno. Un altro “scippo” perpetrato negli anni è quello del 6% in meno delle risorse dello Stato al Sud, che equivarrebbe a circa 60 miliardi. In premier Conte ha di recente firmato un decreto per elevare l’importo dal 28% al 34%, come stabilito da una recentissima legge.

Nella scuola si avrebbero diverse contrattazioni

Secondo Giuseppe Marino, referente per Reggio Calabria di Libera, l’autonomia avrebbe una ricaduta nella lotta alle mafie, perché un sistema sociale disgregato facilita l’arruolamento mafioso. Anche secondo Marino ciò che è in atto non è una secessione geografica e fisica, ma economica.

61436556_213050496334488_8762551432160215040_nMimmo Denaro, segretario regionale per la scuola della CGIL-FLC, parte dalla contrattazione per la salvaguardia del sistema nazionale di istruzione. Una accusa alla sinistra che ha consegnato a questo governo il risultato di lunghe lotte. Secondo Denaro c’è una differenza sostanziale al Nord nei servizi, ma non deve esserci contrapposizione.

Relativamente al Contratto Collettivo Nazionale non si percepisce il pericolo che si crea. Il 24 aprile è stata sottoscritta una intesa per trovare le risorse per il reclutamento ed il rinnovo del Contratto e per bloccare l’Autonomia. Pertanto è stato congelato lo sciopero unitario che era stato indetto per il 17 maggio. Ma il divario già esiste. Anche nelle università. Il CCNL rimane unitario ma ci saranno delle ricadute sulle regioni.

Annuncia una manifestazione per il 22 giugno a Reggio Calabria su Mezzogiorno e Questione Meridionale organizzata dalle tre sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL., alla presenza dei tre segretari nazionali.

Per la Cisl interviene Arcangelo Carbone, segretario regionale CISL-Scuola. Avverte che occorre essere attenti perché dopo le elezioni europee “stanno tornando alla carica”, riferendosi al rilancio, da parte degli esponenti della lega al Governo, del tema dell’autonomia. Una denuncia ed una accusa alla classe politica del Meridione che non è stata all’altezza della situazione. Ricorda che l’intesa del 28 febbraio definiva i criteri per l’applicazione ed il Sud è stato “buggerato” per l’ennesima volta, in un primo momento con l’Unità d’Italia e ora con la secessione. E denuncia come l’exploit della lega al Sud sia stato favorito da qualche “potere forte”, utilizzando un “cavallo di troia”.

Le conclusioni sono state di Mimmo Iacopino dell’ASIS di Reggio Calabria, che ricorda come con l’associazione dei PSP si sta occupando da molto tempo organizzando convegni in tutta la Calabria, con lo scopo di far conoscere e lottare.

Nel chiudere i lavori, Sandro Vitale informa del rapporto di collaborazione con la Rete dei Magistrati, salutando il magistrato Enzo Macrì (sostituto procuratore di Reggio Calabria) presente in sala, poiché è in atto un attacco concentrico alla Costituzione. Non deve esserci contrapposizione fra Nord e Sud, poiché l’Autonomia Differenziata riguarda tutta l’Italia. Chiude chiedendo: “È possibile tornare indietro da questo processo?”

PSP: Continua il ciclo di seminari sulla regionalizzazione. Il 30 maggio a Palazzo San Giorgio di Reggio Calabria importante convegno per la Scuola

61062258_212214926418045_7691187753026846720_nAutonomie regionali differenziate o secessione delle regioni ricche? Discutiamone insieme.

Riprende e si avvia a conclusione il ciclo degli incontri programmati, fin dal mese di dicembre 2018, dalla Città Metropolitana, dal Comune di Reggio Calabria e dall’ANPI sul tema “Dalla Resistenza alla Costituzione. Dalla dittatura alla Democrazia”.

Giovedì 30 maggio 2019 la questione, di grande attualità e di straordinario rilievo, delle “autonomie regionali differenziate” sarà al centro dell’assemblea-dibattito che sarà introdotta dal Presidente del Comitato Provinciale dell’Associazione dei Partigiani, Sandro Vitale.

Parteciperà alla discussione il Sindaco Giuseppe Falcomatà.

Il compito di relazionare è stato affidato alla Docente universitaria di “Diritto Costituzionale” Carmela Salazar (UNIRC), sulla cui relazione si svolgerà il dibattito.

Interverranno Tonino Perna, Docente universitario, Rosella Cerra, Docente, in rappresentanza dell’Associazione “Partigiani della Scuola Pubblica”, Giuseppe Marino, referente di “Libera” Reggio Calabria e Domenico Iacopino, in rappresentanza dell’Associazione “As.I.S.”.

All’iniziativa hanno dato adesione le organizzazioni sindacali CGIL e CISL, in rappresentanza delle quali interverranno Mimmo Denaro, Segretario Generale Regionale FLC-CGIL, Arcangelo Carbone, Segretario Generale Regionale CISL–Scuola, e le Associazioni FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti).

L’iniziativa, programmata per le ore 17,00 di giovedì 30 maggio 2019, si svolgerà a Reggio Calabria presso la Sala dei Lampadari di Palazzo San Giorgio.

PSP: Chiediamo un encomio per la Professoressa sospesa di Palermo e la sospensione del Ministro dell’Interno

60359108_434407147323689_4499973953418166272_nLa vicenda della sospensione della nostra collega di Palermo, l’integerrima lavoratrice della conoscenza professoressa Dell’Aria, è emblematica.

I suoi studenti fanno un bellissimo lavoro di approfondimento e mettono a confronto le leggi razziali di epoca fascista con il recente “decreto sicurezza”, trovando inquietanti analogie.

Producono un video sull’argomento molto obiettivo ed asettico, senza slogan e proclami, in maniera del tutto autonoma.

La professoressa viene sospesa con riduzione di stipendio per non averne impedito la realizzazione.

Ecco, siamo ormai alla chiusura del cerchio, all’apice delle conseguenze nefaste del clima nel quale è maturata ed è stata approvata la legge 107/2015, la famigerata riforma della scuola.

Abbiamo costantemente denunciato la filosofia di fondo della riforma, una filosofia che va molto oltre gli aspetti tecnici dell’articolato (anche quelli non condivisibili e contestati); una filosofia sottesa ad una finalità che ora emerge in tutta la sua brutalità: trasformare i docenti della scuola pubblica italiana da liberi educatori di cittadini in indottrinatori di sudditi, con le buone o con le cattive.

Oggi i cittadini italiani ancora si indignano di fronte all’abuso ed ai soprusi, espongono la loro indignazione ai balconi delle proprie case e si rifiutano di accettare passivamente la repressione fascista che arriva addirittura a mobilitare i pompieri per la rimozione di un lenzuolo esposto alla ringhiera del terrazzino di una proprietà privata.

Ma i nuovi aspiranti all’instaurazione del regime hanno sbagliato i conti. Il popolo italiano non è la massa informe che loro sognano. Il popolo italiano è fatto dei figli e dei nipoti di coloro che si sono battuti per la libertà e la democrazia a costo della propria vita, è fatto dai milioni di cittadini che in tempi recenti si sono mobilitati in difesa della Costituzione Repubblicana scaturita dalla lotta di liberazione.

A tutti i sindacati, sia di categoria che generali, chiediamo un impegno che vada oltre la proclamata solidarietà verso la professoressa Dell’Aria. Chiediamo che venga costituito un collegio legale intersindacale che si occupi della difesa della collega. Ai parlamentari di tutti i gruppi politici che ancora credono nella democrazia chiediamo un atto di coraggio e dignità: sfiduciate questo governo; non siate complici attivi o passivi delle nefandezze di cui si sta rendendo responsabile! Viva la libertà, viva la democrazia!

PSP

INCONTRO DI QUESTA NOTTE CON IL MINISTRO BUSSETTI : IL GRANDE INGANNO! CHIEDIAMO LA CONFERMA DELLO SCIOPERO SOSPESO!

SINDACATI MINISTRO.jpgA 20 giorni dallo sciopero, un provvidenziale e quanto mai improbabile accordo sindacale siglato nella notte dal Ministro Bussetti alla presenza del premier Conte e del sottosegretario Giuliano con i sindacati confederali inclusi GILDA UNAMS e SNALS, ne produce la revoca/sospensione.

Ma vediamo di cosa si tratta. Dall’incontro escono fuori impegni generici sulla difesa del prestigio sociale dei docenti, sul rinnovo contrattuale, su percorsi abilitanti transitori per il reclutamento dei docenti con oltre 36 mesi di servizio, promesse vaghe e indeterminate a beneficio dei DSGA facenti funzione e sul reclutamento dei ricercatori e dei docenti AFAM.

Sulle autonomie differenziate c’è un impegno generico alla “salvaguardia dell’unità e l’identità del sistema nazionale di istruzione e di ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL e la tutela degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il tutto dovrà essere definito tramite tavoli che ovviamente verranno aperti dopo le elezioni europee.

Quanta paura ha fatto al ministro Bussetti questo sciopero del 17 maggio a soli 9 giorni dal voto, per chiamare in soccorso Conte e promettere mari e monti?

Promesse elettorali rinnovate a tutti gli attori del comparto, dai precari refrattari ad affrontare il concorso ordinario ai docenti che chiedevano l’aumento di stipendio. Con quali soldi?

Non è dato sapere: nel DEF non c’è nulla e la risoluzione al DEF votata il 18 aprile scorso in senato prevede esclusivamente la salvaguardia delle clausole IVA.

Ma cosa si sta cercando di difendere?

Non ci vuole assai per capirlo: la più grossa fetta della torta dell’autonomia differenziata, quella sulla scuola. Non è sui pochi spiccioli delle altre 22 materie che ambiscono a mettere le mani Zaia e Fontana, ma sui soldi della Scuola pubblica, statale ancora per poco in quelle regioni.

Infatti cogliamo nella bozza del 14 febbraio sulla legge sull’autonomia di Veneto e Lombardia la delega totale sul riconoscimento e sulla vigilanza sulle scuole paritarie, nonché sulla gestione del sistema integrato pubblico/privato, vero pallino della Lega.

Una volta che i soldi dell’istruzione verranno gestiti a livello locale, spetterà alle regioni ripartirli tra scuole pubbliche e private. Insomma l’obiettivo finale del vecchio partito secessionista è e rimane sempre lo stesso: gestire i soldi in prossimità per favorire i privati amici.

Certo che quelle poche istituzioni statali che sopravviveranno si potranno dotare diSINDACATI2.jpg docenti con un contratto statale, ma quanti perderanno il posto per la concorrenza delle scuole paritarie che diventerà assolutamente sleale con l’aumento dei finanziamenti pubblici?

I cittadini di Veneto e Lombardia che si illudono di guadagnare dall’autonomia sono destinati ad avere una brutta sorpresa: i loro figli saranno privati del diritto ad una istruzione gratuita di qualità pari o superiore a quella che potranno permettersi i figli di coloro che di questi tempi potranno mandare i loro figli alle paritarie.

Quindi, nell’impossibilità costituzionale di regionalizzare i ruoli dei docenti, vedi sentenza 76/2013 Corte Costituzionale (e non accordo sindacale di stanotte!), hanno pensato bene di sedare gli animi nell’attesa del passaggio delle europee per poi subito dopo mettere le mani sulla più grossa fetta della torta della regionalizzazione che dovrebbe consentire ai bilanci di ciascuna delle due regioni di incassare due miliardi di euro di soldi pubblici.

 In sintesi, il documento sottoscritto dai sindacati col ministro Bussetti è una ampollosa sequela di dichiarazioni di intenti contraddittorie e prive di qualsiasi valore impegnativo sul piano sindacale. Per questo i sindacati hanno fatto malissimo a sospendere lo sciopero già proclamato per il 17 maggio. I PSP invitano tutti i sindacati, anche quelli che non hanno sottoscritto il documento col ministro, a ripristinare lo stato di agitazione ed a confermare lo sciopero del 17 maggio pv.

PSP, ASIS e ANPI: Seminario a Caulonia (RC)”Costituzione e autonomie differenziate”. Quale futuro per il Sud?

locandina cauloniaIl 9 aprile 2019 presso la Biblioteca comunale di Caulonia (RC) si è tenuto il convegno “Costituzione e autonomie differenziate” organizzato dall’Associazione Scuola Insegnanti Specializzati, dai Partigiani della Scuola Pubblica e dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Reggio Calabria.

Tra i relatori sono presenti:

per i Partigiani della Scuola Pubblica, l’Avv.to Gianfranca Bevilacqua, per l’associazione insegnanti specializzati, Mimmo Iacopino, per il Sud che sogna, Francesco Emanuele Capogreco, per l’Associazione Nazionale Partigiani, Sandro Vitale. Presenti al tavolo dei relatori, il Sindaco di Polistena (Michele Tripodi), di Roghudi (Pierpaolo Zavettieri) e di Caulonia (Caterina Belcastro). Ancora al tavolo dei relatori: Federica Roccisano (economista) Vito Pirruccio (dirigente scolastico) Mimma Pacifici (CGIL Locri) e don Pino de Masi referente di Libera antimafia.

Ha introdotto il dibattito il moderatore, Prof.re Lucio Ficara, giornalista della Tecnica della scuola che ha dichiarato: “I docenti scolastici saranno dipendenti regionali e non ci saranno aumenti stipendiali neanche per i docenti del nord. Ci saranno invece tutti i problemi che la regionalizzazione comporta

Interviene Caterina Belcastro, Sindaca di Caulonia, rapprensentando i rischi, le preoccupazioni e le ripercussioni del regionalismo differenziato, sottolineando che ci sarà una sorta “secessione” dei ricchi, una modifica in peius. “Le regioni che oggi sono più ricche, lo diventeranno ancora di più a scapito di quelle povere. Ciò si ripercuoterà inevitabilmente sulla qualità della vita dei cittadini arrecando notevoli pregiudizi soprattutto nella sanità e nell’istruzione. La proposta, che poi è un auspicio, è il rilancio della questione meridionale, ormai cancellata da questo scellerato patto di governo.”

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Il Prof.re Mimmo Iacopino dell’ASIS ha ringraziato tutti i presenti e ha ribadito l’importanza di portare avanti iniziative di questo tipo per sensibilizzare la popolazione sul tema scottante della regionalizzazione.

Sandro Vitale dell’Associazione Nazionale Partigiani, ha dichiarato che la Costituzione scritta dai padri costituenti deve essere il nostro faro e la regionalizzazione frammenta, non unisce questo Paese, già diviso tra nord e sud, e afflitto da annosi problemi che hanno caratterizzato la nostra storia. Infine ha ricordato tutti i tentativi storici di smantellare la costituzione, dal grosso errore del 2001 fino al refererendum renziano del 4 marzo.

 

Poi ha preso la parola la Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua che tratta il tema della Costituzione e autonomie differenziate

Il tema di oggi è, ancora una volta, un tema di “abusi” e prevaricazioni, nella forma più odiosa e gretta, perché perpetrata dai ricchi a danno dei “poveri”. Ma attenzione a non pensare che si tratti dell’ennesima lamentatio del Sud, scansafatiche e parassita, ai danni del Nord, alacre e instancabile! Niente di più falso e fuorviante. Cerchiamo insieme di capire perché.

L’Autonomia differenziata, erroneamente spesso sintetizzata col termine “sbrigativo” di Regionalizzazione, è un processo avviato da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, cui seguono attualmente altre 11 Regioni, tendente a far sì che esse Regioni possano godere di autonomia e potere decisionale su molte materie di rilevanza costituzionale e, soprattutto, mettere le mani e gestire da sé le risorse economiche e i fondi necessari per attuarle nei rispettivi territori.

I meno avveduti, anche meridionali, sono indotti a commentare: “Beh, è giusto così, il Sud e i suoi amm.ri hanno spesso dato dimostrazione di inarginabile incapacità –volendo essere “gentili”!- o, nella più frequente delle ipotesi, di appropriazione indebita di fondi pubblici!”

E la falsa informazione, su cui far correre velocemente la propaganda di certo regime, è bell’e confezionata. Ma…non è così. Certo, episodi di tal fatta hanno storicamente connotato la storia dell’uomo, ma al sud, così come al nord. Questa però è un’altra storia, molto meno “raccontata”, perché le forze del Potere, quello cattivo, viaggiano più ad “alta velocità” sui binari dell’ignoranza e della disinformazione.

E’, invero, la storia dei “fabbisogni standard”. I fabbisogni standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente.

È un coefficiente di riparto che esprime, posto pari a 1 il fabbisogno complessivo di uno specifico servizio, la quota di pertinenza di ogni comune, ed è alla base del calcolo e della stima della porzione di risorse, derivante dal gettito fiscale, che lo Stato è chiamato a trasferire e/o restituire alle Regioni per la gestione dei bisogni dei rispettivi abitanti.

E’ evidente allora che la loro quantizzazione deve rapportarsi ai bisogni specifici di quelle popolazioni e di quei territori presi in considerazione: in altri termini, e a mero titolo esemplificativo, quanti giovani da istruire, quanti anziani/disabili da assistere, quanta porzione di territori franati e/o alluvionati da mettere in sicurezza.

Questi criteri non sembrano però sufficienti al Veneto e al suo Governatore, che ne propongono l’integrazione in proporzione al gettito fiscale, ossia alla ricchezza di quegli stessi cittadini.

In pratica, per poter “godere” di certi servizi, non è più sufficiente essere cittadini italiani, ma diventa indispensabile essere cittadini italiani di una regione italiana ricca, così letteralmente ribaltando 1 dei principi fondanti della ns. Costituzione,

il principio di uguaglianza sostanziale, la cui attuazione rimane compito precipuo della Repubblica, ex art. 3 II comma., non basta.

Risale al ’01 la pronuncia della Corte Costituzionale che ha sentenziato il vuoto normativo afferente alla mancata definizione, a cura dei vari Governi che si sono succeduti, a tutt’oggi, dei LEP, da garantire inderogabilmente e in misura omogenea, a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E allora, com’è possibile procedere in senso inverso, cioè, se non si conosce ancora l’entità dei lep, come si può correttamente stabilire l’entità delle risorse da erogare alle diverse Regioni?

E balza subito evidente l’intento criminoso di certi politici: in 18 anni non si è ancora riusciti a quantizzare i lep, mentre in pochi mesi sono già chiarissimi i contorni del processo di autonomia differenziata sfrenata, tanto da porla come elemento di ricatto per la sopravvivenza dell’esecutivo in carica: “o si fa la regionalizzazione o il governo cade!” Tutto questo è inaccettabile.

 

La regione Veneto rivendica per sé il potere normativo e gestionale esclusivo di tutti i più rilevanti servizi pubblici nazionali, giungendo così al graduale smantellamento di una programmazione infrastrutturale del Paese: la C.i.g., la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, la contrattazione nel comparto sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni dell’impatto sul territorio dei vari impianti industriali, le concessioni idroelettriche e stoccaggio gas, le autorizzazioni per le concessioni elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la Protezione civ., i VV. del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti, la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’IStat, il CoReCom –da sostituire all’AGCom, le professioni non ordinistiche, e, naturalmente, l’offerta formativa scolastica: la facoltà di scegliere i docenti su base regionale, il diritto di stabilire l’entità dei contributi alle scuole paritarie, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, la formazione universitaria, con il definitivo perfezionamento del processo di annientamento della Scuola Una e Pubblica, già iniziato da qualche anno.

 

Ma è evidente che tutto questo niente ha a che fare con un processo, pur accettabile, di “riconoscimento e promozione delle autonomie locali e di ampio decentramento amministrativo”, ex art. 5 Costituzione: questa è vera e propria secessione, in quanto tale assolutamente inammissibile, anzitutto perché contraria alla Costituzione; poi perché perpetrata arrogantemente da chi da sempre ha saccheggiato e impoverito, economicamente e culturalmente; e infine, perché foriera di conseguenze pesantissime e distruttive sull’universo Scuola, da tutelare assolutamente, perché alla base di un futuro “pulito”, impedendone la degenerazione da Istituzione a servizio, da Statale a regionale, da Diritto a servizio aziendalistico, da Libera a neoliberista.”

Mimma Pacifici della CGIL Locri, interviene dichiarando  che bisogna continuare a parlare con la gente facendo più riunioni possibili perché questo è l’unico strumento che abbiamo per informare la gente. Inoltre ha ribadito che è necessario portare avanti questa battaglia non da meridionalisti ma come problema del paese. Poi Rispetto alla scuola ha ribadito le preoccupazioni manifestate un po’ da tutti, sottolineando però che serve fare una battaglia seria per il tempo pieno obbligatorio.

Federica Roccisano (economista) invece sostiene che “Avversare questo tipo di Regionalismo Differenziato deve diventare una missione per ognuno di noi; occorre mobilitare le coscienze e coinvolgere tutti: dal cittadini al rappresentante delle istituzioni. Non possiamo consentire, infatti, che si legittimi un sistema che invece di ridurre le diseguaglianze tra i cittadini le ampilifica, specie se consideriamo quanto sarebbe grave se questo avvenisse nella scuola, la principale agenzia educativa che deve rendere tutti gli studenti uguali, che nella sanità a danno dei più vulnerabili.”

Emanuele Capogreco, in rappresentanza del Sud che Sogna invece asserisce che  Le autonomie differenziate, il comunemente detto regionalismo, ci mette difronte ad un tentativo di forzare i dettami costituzionali.

Il quadro entro cui si muovono le richieste avanzate da alcune regioni di avocare a se maggiori competenze per le materie a legislazione concorrente sono gli articoli 116 e 117 della Costituzione, ma le maggiori autonomie da queste richieste, sembrano un modo per scardinare i dettami dell’articolo 3, in particolare del secondo comma in cui si parla di uguaglianza sostanziale, attraverso la richiesta di autodeterminare materie quali l’istruzione.

L’appello lanciato è dunque quello di parlare diffusamente della vicenda scardinando questo intento di acuire le differenze tra le regioni.

Poi ha fatto presente che tale atteggiamento spinge ad un individualiamo evidente in cui ciascuno vorrà autogestirsi, un’evidenza presente in tutti gli atti di questo attuale governo.

Atteggiamento che si contrappone al carattere invece sociale della nostra carta costituzionale. Se alle autonomie differenziate abbiniamo la scellerata proposta di mutare il sistema fiscale verso una tassazione piatta (flat tax) ci troviamo di fronte ad un quadro in cui a pagare per questa autonomia saranno le fasce più deboli.

Urge quindi fare propria questa battaglia senza chiuderla in un confronto nord-sud perché a pagarne le conseguenze più gravi sono appunto i lavoratori di tutta la penisola, sia in terminj di carenza di servizi che di aumento delle tasse. Non é certo un caso che si arrivi oggi a questa situazione, oggi che abbiamo un governo sovranista che parla alla pancia della popolazione. Occorre oltre che diffondere il più possible il meccanismo di questo inganni, fare una proposta piú radicale e chiedere di rivedere gli articoli 116 e 117.

 

Poi ha Preso la parola, il Sindaco di Polistena, Michele Tripodi che, in maniera convinta asserisce  “Il disegno di autonomia differenziata pone in campo due ordini di problemi.  Il primo di tipo strettamente giuridico, in ordine alla legge di approvazione che introduce nel nostro ordinamento un procedimento legislativo nuovo che sta in mezzo alla legge ordinaria ed alla legge costituzionale.

Il rischio é che lo stesso procedimento violi la Costituzione in quanto é legittimo domandarsi come mai non venga data a tutti la possibilità di pronunciarsi con un referendum confermativo sulle intese proposte solo con alcune regioni.
Il secondo di tipo politico, in relazione all’opportunitá di avviare processi disgregatori delle identità che amplificano le differenza fra territori ricchi e poveri, che camminano a velocità diverse e sfalsate rispetto alle dinamiche dello sviluppo economico.
La politica dell’attuale governo, a cui sarebbe meglio staccare la spina, é quella della contraddizione, della ricerca della divisione per orientare i cittadini verso l’individualismo, verso la ricerca dell’ego che si contrappone a tutto il resto che lo circonda. Da qui il proliferare dell’odio dilagante, dell’intolleranza, del rifiuto della diversità.
Infine va fatta una riflessione sul rapporto tra Europa e Costituzione. Questa Europa nata sotto il segno del neoliberismo ed i suoi trattati istitutivi sono incompatibili con la Costituzione italiana, la cui vocazione é stata sempre verso la democrazia, il progressismo, il socialismo.

Si veda il pareggio di bilancio innestato in Costituzione che fu una violenza imposta dall’alto. Occorre rivedere questa impostazione altrimenti quando parliamo di regionalismo differenziato acceleriamo solo la frantumazione della Costituzione la quale rischia di non sopravvivere sia alle spinte esogene delle banche e dei grandi gruppi finanziari europei, sia a quelle interne provenienti dalle intese per un‘autonomia differenziata che altro non rappresenta che la secessione dei ricchi.”

 

Infine il dirigente scolastico   Vito Pirruccio ha asserito che è importante puntare all’Europa, quindi all’unione europea, perché la disgregazione territoriale non ha senso rispetto al concetto di unione in Europa.

don Pino de Masi referente di Libera antimafia ha ribadito l’importanza del rispetto dei valori costituzionali, che in un’ottica di regionalizzazione verrebbero meno.

Infine Il Sindaco di Roghudi Pierpaolo Zavettieri ha dichiarato che il regionalismo differenziato è ormai un processo in fase avanzata, purtroppo in continuità con il governo precedente. – “Può essere bloccato o comunque condizionato solo se parte dalle regioni meridionali (comuni, province, regioni, forze sindacali, sociali, produttive, intellettuali, etc.) una forte offensiva politica e culturale che sensibilizzi l’opinione pubblica e le istituzioni della Repubblica, Parlamento in primo luogo. Siccome le regole del regionalismo sono truccate (vedi spesa storica ed altri parametri…) bisogna invertire l’ordine dei lavori. Bisognerebbe prima affrontare il nodo dei LEA e dei LEA (livelli essenziali di assistenza, di prestazione e dei servizi) nel rispetto del dettato costituzionale come garanzia della parità di trattamento e di condizione che danno il senso dell’unità del Paese, e poi le autonomie speciali regionali su materie limitate e ben definite. La sfida della competizione potrebbe essere accettata a parità di basi di partenza, altrimenti sarebbe un suicidio, come nel nostro caso. Anche se la mia parte politica al referendum del 22 ottobre 2017 non é stata fra quelle (dx e sx) che hanno guardato dall’altra parte, appare scontato che la lotta contro questo processo in atto deve essere trasversale e apartitica.”

 

I Partigiani della scuola pubblica in difesa della Scuola Statale Pubblica

 I Partigiani della Scuola Pubblica rivendicano la loro libertà rispetto a qualunque sigla sindacale o colore politico, libertà che fin dall’inizio della loro lotta in difesa della scuola pubblica hanno sempre rimarcato.

 Tutti i docenti vicini ai PSP hanno naturalmente le loro preferenze sindacali e politiche, ma mai le stesse hanno influenzato l’idea di base che è quella di difendere la scuola pubblica. Alla base di ogni comunicato è stata posta la lotta per le nostre idee di principio tra cui, di certo, la vicinanza ai docenti precari, sfruttati per anni da un sistema di reclutamento che non vuole ammettere gravi responsabilità di sfruttamento di competenze.

 Un terzo del personale docente è precario, 41000 i docenti precari di sostegno su posti in deroga. Quindi bisognerebbe riflettere sul sistema di reclutamento, oltre che di formazione. Il superamento di un concorso è un dettame costituzionale, è vero, ma spesso sono state adottate diverse forme di reclutamento e non sono certo i docenti precari a doverne pagare le conseguenze, loro che già vengono sfruttati annualmente.

Come PSP è da diversi anni che sosteniamo le lotte dei docenti precari, ricordiamo ad esempio il blocco dei traghetti a Villa San Giovanni per la stabilizzazione degli stessi.

La stabilizzazione dei precari è un principio ineludibile per i PSP, soprattutto alla luce della condanna che ha subito l’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, proprio per il perpetuarsi di contratti a tempo determinato, anche oltre i 36 mesi, che violano apertamente il dettato normativo, che impone la stabilizzazione dei precari dopo tre anni di attività lavorativa, senza soluzione di continuità, alle dipendenze della PA.

Non si possono condividere, quindi, prese di posizione rigide, se poi accettiamo che un docente sia addirittura reclutato con la messa a disposizione (MAD), occupando persino posti su cattedre di sostegno non avendo superato un concorso (che forse è l’ultimo problema), ma cosa più grave non avendo alcuna competenza, se non la buona volontà e il buon senso. Non si può prescindere da una “difesa” dei precari, prototipo, in tutti i settori lavorativi, dello storico sfruttamento del “padrone”.

 Difesa peraltro imposta da una norma. Sempre in prima linea contro ogni tentativo di mortificare la professione docente, il 23 febbraio i Partigiani della Scuola pubblica, inoltre, hanno organizzato una assemblea regionale in Calabria, insieme a tutte le realtà sindacali, associative e professionali che hanno partecipato alla discussione, contro la regionalizzazione, alla quale è seguita, pochi giorni dopo, la manifestazione studentesca. tu

Dunque è evidente che il percorso dei PSP è sempre stato caratterizzato da una linea coerente e inequivoca, ad esclusiva tutela e supporto delle battaglie per la scuola pubblica. Ultimo esempio ma solo in ordine di tempo è la petizione promossa congiuntamente proprio dai Partigiani della scuola pubblica e da Professione insegnante, diretta a sostenere la proposta di legge della senatrice Granato volta a contenere il pesantissimo carico giudiziario, superabile, con tale proposta, con un ricorso amministrativo che possa agevolmente, e soprattutto a costo zero, dirimere le controversie insorte all’inizio dell’anno scolastico, e dunque in tempi brevi, tra i dirigenti scolastici e i docenti che ritengono leso il diritto ad una equa assegnazione delle classi.

 Tutto questo per significare che, partendo da un principio di libertà di impostazione, i PSP hanno lottato e lotteranno accanto a chiunque scenderà in difesa dei diritti lesi della scuola pubblica, al contempo però manifesterà apertamente il proprio dissenso nei casi in cui tali diritti dovessero venire attaccati. Sostenere un sindacato o un’azione politica, se condivisa, non vuol dire appartenere a quella sigla sindacale o a quel partito politico.