Solidarietà alle docenti insultate dagli haters per il loro impegno in favore della solidarietà sociale

presidio antirazzista fotoIn questi giorni carichi di tensioni sociali, di forti contrasti e aspre contrapposizioni, non tanto di  idee ma “di pancia”, abbiamo purtroppo registrato diversi episodi molto spiacevoli,  su cui esprimiamo la nostra più ferma condanna.

Tra questi episodi, due in particolare ci hanno riguardato da vicino.

Si tratta di aggressioni, fortunatamente (almeno per ora) solo verbali,  indirizzate a due nostre colleghe e compagne, due valide insegnanti, M. R. e M. C., da sempre al nostro fianco nella lotta dei docenti contro la pessima riforma, definita (con ironica fantasia) “buona scuola”, e attive anche nel sociale.

La prima, ripresa durante la partecipazione a una manifestazione nei giorni dellanave 18 vicenda della nave “Diciotti”, ha ricevuto raffiche di insulti cui, peraltro, ha replicato civilmente, con il piglio, la penna tagliente e la dignità che tutti  le riconosciamo. L’altra, sottoposta a simili commenti su FB, è stata, del tutto a  sorpresa, sospesa dallo stesso FB, perché gli haters hanno segnalato in massa (l’account è stato riattivato dopo alcuni giorni).

Se per ora l’aggressione ha preso la forma dell’insulto cafone e delle pesanti allusioni a sfondo sessuale, sussiste tuttavia il fondato timore che, continuando su questa strada, prima o poi si possa arrivare ad aggressioni anche fisiche, cosa peraltro già avvenuta varie volte in diverse località italiane.

Rinnoviamo la nostra totale solidarietà alle nostre colleghe docenti

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Nuovo Governo: no ai decreti applicativi della Scuola, se si vuole davvero abolire la 107

I PSP denunciano: con l’arrivo dei decreti applicativi della nuova riforma del sostegno, i docenti di sostegno saranno notevolmente ridotti perché vogliono togliere ai GLHO il potere di indicare le ore necessarie per gli alunni con disabilità e li vogliono attribuire non si sa bene a chi, forse al GIT.

Come lo vogliono fare è ben spiegato da noi

Ma non si può e deve fare questa cosa e lo dimostriamo.

Il restroscena ora è chiaro:

se i GLHO di tutta Italia hanno il potere di personalizzare i PEI che servono ad indicare anche le ore ritenute necessarie caso per caso, se le Sezioni Unite di Cassazione dicono che il PEI è insindacabile, il MIUR, tramite gli USR, deve dare i docenti di sostegno corrispondenti alle ore indicate nei PEI , garantendo però alle famiglie di potersi rivolgere a un giudice per avere il docente di sostegno, qualora non venga garantito per tutte le ore indicate nel PEI;

se il  MIUR toglie al GLHO questo potere per attribuirlo al GIT o altri,  le ore di sostegno le stabiliscono i nuovi organi preposti alla razionalizzazione dei tagli, le famiglie non possono più chiedere maggiori ore perchè gli tolgono lo strumento più importante il PEI, che nella loro previsione non dovrà indicare più le ore di sostegno,

( l’art. 7 ) quindi la riduzione degli organici di sostegno sarà IMPRESSIONANTE, nonostante gli alunni con disabilità aumentino ogni anno come risulta dai dati Istat .

Se c’è un fabbisogno di cattedre è proprio quello sul sostegno.

Quello che conta è la valenza del PEI e del GLHO nell’indicare le ore che costringe oggi il MIUR ad assegnare quelle ore, quei docenti necessari a coprirli e se non lo fa, la famiglia può andare da un giudice e chiederle ed il MIUR sarà costretto a darli con la forza.

Dopo l’analisi del DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66 contenente le

“Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074) (GU n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 31/05/2017”

 Abbiamo rilevato le seguenti incongruenze

Il contenuto della delega legislativa.

Il comma 181 della Legge 107 del 2015 stabilisce che i decreti legislativi di cui al comma 180 sono adottati nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all’art. 20 legge 1997 n. 59, nonché dei seguenti:

  1. c) Promozione dell’inclusione scolastica degli alunni studenti con disabilità riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione:

 

Richiamiamo solo i capitoli ove riteniamo esorbitante la delega:

  1. individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, tenuto conto dei diversi livelli di competenza istituzionale;
  2. Revisione delle modalità di certificazione, che deve essere volta a individuare le abilità residue al fine di poterle sviluppare attraverso percorsi individuati di concerto con tutti gli specialisti di strutture pubbliche, private o convenzionate che seguono gli alunni riconosciuti ai sensi degli articoli 3 e 4 legge 1992 n. 104 e legge 201° n. 170, che partecipano ai gruppi di lavoro per l’integrazione e l’inclusione o agli incontri informali;
  3. Revisione e razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione.

L’oggetto principale della legge 107 del 2015, per quel che concerne gli alunni con disabilità, è indiscutibilmente la garanzia del diritto allo studio (art.1 comma1); la prevenzione e il contrasto di ogni forma di discriminazione; nonché il potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati, anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio – educativi del territorio e delle associazioni di settore ( lettera l art. 1 comma 1).

Ebbene se l’oggetto della legge delega è quello sopra citato e se i principi e i criteri direttivi sono quelli sopra indicati, allora occorre valutare se il legislatore delegante si è attenuto all’oggetto della delega o l’ ha esorbitato e se ha rispettato i principi e i criteri direttivi.

 

I PSP ritengono che vi sia stata un’evidentissima violazione dell’oggetto della delega.

 

Chi propone, indicandole specificatamente le ore necessarie di sostegno,                         per gli alunni con disabilità?

In base alla normativa attuale, grazie all’art. 10 comma 5 del D.L. 2019 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122, (normativa introdotta dopo l’intervento della Corte Cost. sentenza        n. 80 del 2010), il gruppo pluridisciplinare di cui all’art. 12, comma 4 legge 1992, n. 104      ( GLHO), in sede di formulazione del PEI “ elabora proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l’indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all’educazione e all’istruzione”.

Tale modalità operativa, imposta da una norma di legge, garantisce certezza del diritto soggettivo e la necessaria personalizzazione del PEI  ai bisogni dell’alunno/a.

Certezza del diritto e soggettività che invece scompaiono del tutto nel testo del Dlgs 66 del 2017, atteso che l’art. 18 comma 1 lettera a) prevede l’abrogazione del terzo e del quinto periodo del comma 5 dell’art. 10 Dl. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122,   ( di fatto neutralizzando i poteri del GLHO, ),senza che un altrettanto specifico potere sia attribuito ad altri organi.

Si tratta di una questione fondamentale non solo sotto il profilo concreto dell’effettiva garanzia del diritto allo studio, all’istruzione e all’inclusione scolastica.

L’assenza di una disposizione normativa specifica si traduce in un’ evidente illegittimità costituzionale del testo, perché ciò determina un travalicamento palese sia dell’oggetto della delega, sia dei principi e criteri direttivi che non hanno neppure previsto un’ ipotesi di tal genere, né può ritenersi che il potere delegante del governo possa estendersi fino al punto di ledere irrimediabilmente i diritti costituzionali degli alunni con disabilità.

Ora, nessuno dei criteri o dei principi direttivi, per non parlare dell’oggetto della delega, contenuti nella lettera c) del comma 181 L. 107 del 2015, fa riferimento alcuno alla possibilità per il legislatore delegante di intervenire normativamente sulla possibilità

di neutralizzare il potere del GLHO nell’ambito della redazione del PEI, un potere giuridico sostanziale attribuitogli per legge, quale è quello di indicare le ore necessarie ed effettive di sostegno che ogni singolo alunno/a ha diritto a usufruire seconda la necessaria personalizzazione caso per caso, che solo quello specifico organo che conosce la storia e la vita dell’alunno/a è in grado di realizzare!

 

PROPOSTE DEI PSP

In ordine a quanto sopra esposto i PSP propongono di adottare due soluzioni:

  • La prima soluzione è quella che noi riteniamo la via maestra, la principale e ottimale, non adottare i decreti attuativi operando un rinvio degli stessi per un maggiore e opportuno approfondimento che nei 18 mesi per l’adozione dello schema del DLGS 66/ 2017, il Governo precedente non ha inteso fare, in quanto la riforma così come è stata congegnata contiene degli evidenti profili d’illegittimità costituzionale del decreto legislativo rispetto alla legge delega; e de plano d’illegittimità a sua volta dei decreti attuativi per l’insanabilità delle lacune normative del dlgs 66/2017.

Predisporre da subito il Governo e per esso il Ministro un nuovo testo correttivo, alla luce dell’art. 1 comma 184 della legge 107/ 2015, che sani le distorsioni e le lacune più evidenti, in quanto riteniamo non sia interesse di nessuno licenziare testi che rischierebbero di essere dichiarati illegittimi alla prima applicazione concreta, ovvero che rischierebbero eccezioni di incostituzionalità sollevate nelle sedi competenti.

Attraverso l’intervento normativo correttivo prevedere la modifica dell’art. 18 dlgs 66 del 2017 “abrogazione e coordinamenti” disponendo la non abrogazione dell’art. 10. Comma 5 D.L. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122 e la modifica dell’art. 7 del Dlgs 66 del 2017  “ Piano Educativo individualizzato”, attribuendo e/o ribadendo in capo GLHO i medesimi compiti e poteri oggi riconosciuti dalla norma sopra citata.

La detta correzione si rende imprescindibile, in quanto il potere oggi attribuito al GLHO, non è fine a se stesso, ma è finalizzato a rendere effettivo il diritto all’istruzione e allo studio dell’alunno con disabilità, la persona al centro di ogni valutazione e portatore di diritti soggettivi fondamentali tutelati al massimo livello di copertura costituzionale.Pertanto, la neutralizzazione dei compiti essenziali attribuiti al detto organo incide in modo rilevantissimo sul diritto costituzionale allo studio e all’istruzione, in quanto priva l’alunno/a con disabilità dello strumento principale di personalizzazione e soggettività del suo diritto e quindi della sua tutela.

Tale operazione è manifestamente illegittima, non è possibile operarla, qualunque siano le ragioni che impongono la soppressione dei poteri del GLHO nell’ambito della redazione del PEI e con specifico riferimento all’ indicazione nel PEI delle ore di sostegno necessarie, quand’anche fossero, come temiamo, ragioni di carattere finanziario, si andrebbero a scontrare con i limiti invalicabili che i diritti fondamentali impongono al legislatore, come ha più volte ha ribadito la Corte Costituzionale dichiarando che:  “i diritti sociali sono diritti fondamentali; l’art. 38 è norma vincolante per il legislatore; un diritto fondamentale costituisce un limite invalicabile alla discrezionalità del legislatore che è tenuto a renderlo effettivo, affinchè la sua affermazione non si traduca una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale (Cost. n. 80/2010 e 2016/275).

Chiediamo al Ministro Bussetti di fermarsi prima che sia troppo tardi.  Seguire la strada già tracciata dal Pd è una follia nonché una contraddizione palese con la promessa di abrogare la Legge 107 del 2015 . I decreti attuativi si possono e si devono fermare

 

 

PSP, richiesta di chiarimento sul contratto utilizzazioni

I Partigiani della Scuola Pubblica, su segnalazione di un gruppo di docenti, recepiscono la loro richiesta e rivolgono la stessa al Governo e ai sindacati che siedono ai tavoli della contrattazione nazionale.

CHIARIMENTO SULLA NORMA DELLA PRECEDENZA AL RICONGIUNGIMENTO AL CONIUGE MILITARE

mobilità-1I docenti lamentano quella che potrebbe essere una svista, in merito all’articolo 8 del CCNI, concernente le utilizzazioni e le assegnazioni del personale docente per l’anno scolastico 2018/2019, nella fattispecie il ricongiungimento al coniuge militare trasferito d’autorità e la perdita del punteggio della continuità nella scuola di titolarità.

Infatti Il 28 giugno 2018 è stata firmata a Roma, presso il MIUR, l’ipotesi di contratto integrativo per la mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) tra la delegazione di parte pubblica costituita con D.M n° 963 del 7 dicembre 2017 e i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali F.L.C.-C.G.I.L., c.I.S.L. SCUOLA, U.I.L. SCUOLA e GILDA-UNAMS firmatarie dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro del Comparto Scuola. Si attende adesso la firma definitiva delle parti interessate

Il nodo da sciogliere, secondo i docenti interessati, riguarda l’articolo 8 del CCNI alla voce Precedenze nelle operazioni di utilizzazione e di assegnazione provvisoria, capo VI, lettera P, in cui si limita la precedenza al ricongiungimento al coniuge militare, solo alla fase delle assegnazioni provvisorie.

RICHIESTA DEI PARTIGIANI DELLA SCUOLA PUBBLICA

 I docenti chiedono che la predetta fase sia inserita nella sequenza operativa delle utilizzazioni e non delle assegnazioni, per non perdere il punteggio della continuità maturato nella scuola di titolarità.

I docenti riconoscono certamente  quale esito positivo il rinnovo annuale di tale36854048_1991133034238222_1828829471575113728_n.png precedenza al coniuge militare, ma chiedono la modifica di questa disposizione per non incrementare le difficoltà che comportano il trasferimento in altra sede, per il ricongiungimento al personale militare trasferito d’autorità. Infatti, anche il coniuge, in concreto, si trasferisce d’autorità, ma non si comprende la ratio che sottende alla perdita del punteggio di continuità che dovrebbe essere garantito a chi lascia la scuola di titolarità provvisoriamente e, d’autorità, segue il coniuge per motivi di servizio. Pertanto l’utilizzazione e non l’assegnazione è la disposizione più corretta e giusta da assegnare a questa fase della mobilità del personale docente interessato.

Partigiani della Scuola Pubblica,  oggi sono tra i più accesi e attivi promotori di una revisione radicale dell’impianto scolastico della Buona Scuola e  chiedono a tutte le OO.SS, sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità, che si riconoscano questi diritti costituzionalmente sanciti, che non comportano alcuna spesa per lo Stato, anche a questi lavoratori che, con uno stipendio al di sotto della media europea, affrontano i disagi del trasferimento in altra città

DEMOLIRE LA 107! NO ALLA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA. FAVORIRE LA MOBILITA’ SUL TERRITORIO!

 

manifestazione-scuolaPSP accoglie con interesse e favore l’accordo fra Miur e sindacati per superare uno dei cardini della Buona Scuola, la chiamata diretta.

Sebbene non ancora ufficiale e non sufficiente, riteniamo questa scelta un primo importante passo per demolire l’impianto della Legge 107.

Il criterio dell’oggettività di punteggi in graduatorie ufficiali sostituisce quello dell’arbitrarietà dei dirigenti e restituisce dignità alla figura del docente.

Il rischio ‘clientelismo’ e ‘familismo’ da noi tante volte denunciato (la possibilità realistica di assumere in base a scambi di favore o per favorire amici e parenti) e le aberrazioni, manifestate all’indomani della introduzione della discussa formula del governo Renzi, hanno dato la spinta non solo a noi Partigiani ma a tantissimi insegnanti ad opporsi alla chiamata diretta.

Chi non ricorda il timore dei docenti di essere valutati in base a idee politiche, religiose, al sesso o alla provenienza (con forti preoccupazioni di discriminazione di tanti docenti del Sud)? O la domanda alle candidate se avessero intenzione di avere figli?

O la richiesta di quel dirigente di presentare nel curriculum di candidatura al posto di insegnante un video di presentazione “a figura intera”? Gli stessi dirigenti, con l’esclusione dei soliti Anp, irriducibili difensori della Buona Scuola, considerano macchinoso e pesante il sistema della chiamata diretta.

Vanno corrette le storture dell’ASL, lo abbiamo scritto più volte nei nostri comunicati.

L’alternanza si deve fare fuori dalle ore di lezione e nei periodi di chiusura delle scuole.
Ad esempio si potrebbe fare per alcuni studenti a settembre, per altri la settimana prima delle vacanze di natale e per altri la prima settimana di giugno. Così non compromette la didattica.

Chiediamo che sia tolto il capestro del monte ore obbligatorio nelle scuole professionali che ci fa accettare qualsiasi “esperienza/progetto” pur di certificare le 400 h. Inoltre vorremmo che fossero dati più fondi per poter attivare lezioni a scuola con veri esperti del mondo del lavoro.
Chiediamo che la Lega favorisca la mobilità sul territorio e firmi subito il CCNI su assegnazioni e utilizzazioni. Chiediamo che non si perda il punteggio acquisito per i ricongiungimenti alle famiglie.
Siamo contrari alle gabbie degli organici regionali

Detto questo vogliamo sottolineare che saremo vigili e non faremo sconti nel protestare contro i provvedimenti che riterremo ingiusti e se il Ministro non andrà avanti nel cammino intrapreso contro la Buona Scuola, ad esempio con l’eliminazione degli ambiti territoriali e dell’alternanza scuola lavoro obbligatoria nei licei.

 

I Partigiani della Scuola Pubblica elencano le criticità, ossia l’intera legge della Buona Scuola, e chiedono al Premier Conte il rispetto del programma elettorale.

Presidente_Conte_senatofoto-670x274I Partigiani della Scuola Pubblica sono rimasti in trepidante attesa in questi mesi, rispetto alla formazione del nuovo Governo e alle novità che necessariamente avrebbe portato.

Ancora più atteso è stato il discorso del nuovo premier, professor Conte, il quale quasi ci ha convinti della bontà delle linee programmatiche, sciorinate con una disinvoltura a dir poco persuasiva .

Il premier però si sarà distratto ed ha “dimenticato” un qualsiasi riferimento, pure minimo, alla Scuola. Sarà stata una distrazione, una voluta dimenticanza la sua oppure un vero e proprio disinteressamento?

Alla domanda, che si sono posti in tanti, sicuramente tutti quelli che hanno contribuito con il proprio voto all’affermazione di due identità politiche che pare vogliano rappresentare il “nuovo”, è stata data una risposta chiara.

Il neo ministro Bussetti ha dichiarato la Legge 107 “un’ottima legge” e lo stesso addirittura condivide l’alternanza scuola lavoro, secondo i dettami della Buona Scuola, considerandola quasi una necessità da implementare e da rendere strutturale finanche per i classici.

In effetti rileggendo le linee programmatiche della Lega si potrà notare l’importanza che viene affidata alla formazione pratica realizzata a scuola, in modo che si possa garantire a ciascun alunno un avviamento immediato al lavoro.

Nello stesso programma risalta una figura di “docente responsabile”, che a dir poco ci impressiona, quale riferimento per alunni e colleghi, ma ci piace pensare, senza pregiudizio, che si tratti di un primus inter pares e non di un ennesimo capò.

Il Presidente del Consiglio, dopo l’iniziale “svista” riguardante la scuola, recupera e afferma addirittura che loro non sono lì per stravolgere la Buona Scuola… Ma non dovevano sostituirla con una Riforma che restituisse dignità alla Scuola?

E allora ci chiediamo in cosa ed in quale intervento questo Governo rappresenti il “nuovo”. Ricordiamo le promesse elettorali del Movimento 5Stelle, che parlava di “smantellamento” della legge 107 e della riforma del sostegno.

E ricordiamo le promesse della Lega che riconosceva i limiti della chiamata diretta ed accennava a dei correttivi, oltre a suggerire un “domicilio professionale” che ancora non abbiamo ben compreso se vada considerato come una nuova forma di esilio o l’agognato ritorno a casa per tanti docenti immobilizzati lontani dai loro affetti.

E poi considerare, come sostiene la Lega, le scuole paritarie e parentaliun imprescindibile presidio sussidiario della formazione” davvero ci costringe ravvisare uno strappo  alla Costituzione, che proprio non sembra mostrare ambiguità rispetto all’argomento, lì non si legge infatti che lo Stato deve “foraggiare” la formazione privata attraverso un “buono scuola” dato alle famiglie che vedranno così garantito il “pluralismo educativo” a cui inneggiano.

Lo Stato attribuisce libertá di formazione, identificando la propria in quella che si logo-pspriceve nelle scuole pubbliche. Speriamo davvero nel “nuovo” che il neo Governo dovrebbe già ravvisare nei voti ricevuti dagli insegnanti dai diversi partiti e coalizioni politiche, docenti che non hanno tollerato l’ennesimo attacco alla scuola e alla loro già bistrattata professionalità. Si spera, quindi, in una posizione di netta frattura con la legge detta Buona Scuola e con il famigerato vecchio DDL Aprea di cui in parte è figlia.

SEGUE LETTERA APERTA AL PREMIER

Lettera aperta dei Partigiani della Scuola Pubblica al Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte, e al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, prof. Marco Bussetti,

Nell’augurarvi un buon lavoro in questo Paese devastato da 5 anni di riforme che ne hanno cambiato i connotati non certo in meglio, ci preme raccomandarvi le sorti della Scuola Pubblica, affinché sia prerogativa di questo governo del cambiamento quella di restituirla, né più e né meno che alla sua funzione costituzionale.

Il Presidente Conte, in un recente intervento, ha annunciato che non avrebbe intenzione di stravolgere la legge 107/2015, ma di risolverne le criticità.

Vorremmo a questo proposito rispondere che  questa legge presenta la criticità di aver dato una finalità incostituzionale alla scuola pubblica (scusate se è poco!): assolvere ai diktat dei mercati anziché formare coscienze critiche in grado di orientarsi in un mondo in perpetuo e repentino cambiamento, formare sudditi, operai e consumatori, abituati ad obbedire senza chiedere in un mondo privo di diritti per tutti che gira intorno ai privilegi di pochi.

Una Scuola diseguale, perché tale l’ha resa la governance insindacabile di un dirigente-padrone che ha la prelazione su tutte le decisioni degli organi collegiali e viene premiato in base a quanto sia abile ad usare i propri poteri per obbligare i docenti a lavoro sommerso che invece di innalzare la qualità dell’offerta formativa degli studenti, li trasforma in strumenti per ottenere finanziamenti con cui pagare la carta per le fotocopie, mentre li costringe a rinunciare  capitalizzare il tempo da destinare allo studio, all’acquisizione e al consolidamento di quelle conoscenze e competenze via, via più complesse che, sole, potrebbero aprire loro la strada per un futuro libero e dignitoso.

Cosa dire della chiamata diretta dei docenti e del bonus di merito?

Strumenti volti ad impedire la libertà di insegnamento prevista dall’art. 33 della Costituzione, per non parlare del fatto che il bonus di merito viene elargito senza alcuna trasparenza, spesso senza poter accedere agli elenchi dei destinatari ( sempre i medesimi cui vanno anche gli emolumenti spettanti per le funzioni strumentali), mentre chi lavora con profitto accanto agli studenti e ne determina veramente il successo formativo, viene mortificato e considerato un docente di serie B.

E cosa dire dell’alternanza scuola-lavoro con cui si sottraggono gli studenti alle classi per un monte-ore pari a quello di un anno scolastico o anche due (a seconda del tipo di scuola) per apprendere, nella migliore delle ipotesi, a essere sfruttati gratis, nella peggiore, ad essere privati di quelle ore di apprendimento scolastico cui mai più nella loro vita la maggioranza di loro avrà accesso?

Per non parlare del personale docente, umiliato per stipendi che, ben lungi dal consentire  un’esistenza dignitosa, vengono pure rinfacciati come fossero ammortizzatori sociali, perché oggi si dà importanza solo a ciò che produce ricchezza, economia o sviluppo.

Ma quale ricchezza, economia e sviluppo può esistere senza formazione?

Se nelle realtà del nord Italia nessuno ambisce a svolgere la professione docente è perché essa purtroppo è tanto mal retribuita da non consentire di sopravvivere in realtà con un costo della vita a livelli europei e solo al sud, all’interno di un nucleo familiare con un altro reddito, la disperazione e il costo della vita consentono di aspirare ad un lavoro come questo, oggi trasfigurato in una funzione burocratica a tempo pieno.

Queste sono le criticità della legge 107/2015, almeno quelle principali, ma ne possiamo individuare quante ne vogliamo. Ancora ad esempio il dlgs 66 del 2017 una delle peggiori riforme promosse dalla legge 107: l’attacco al sostegno e alla meritoria “via italiana” al diritto allo studio per le studentesse e gli studenti disabili nelle scuola pubblica. Una riforma che taglia il personale dei docenti di sostegno alla radice e modifica l’articolo 15 della Legge 104 del 1992 perché gli alunni con disabilità non abbiano più il diritto al docente di sostegno, sulla base delle patologie accertate, come accadeva prima. Anche questo pessimo decreto va assolutamente sostituito con il ripristino della legge precedente, per restituire dignità agli studenti con disabilità e alle loro famiglie.

Chi aveva visto lontano, prima che la legge fosse esecutiva, era il compianto prof. Imposimato.

Con questa lettera vogliamo richiamare il governo nascente a questa priorità verso il futuro del Paese: definiamola pure una reazione costituzionale ad un abuso legislativo che il Movimento 5 Stelle e la Lega avevano già individuato da tempo e non avevano mancato di evidenziare nei loro programmi.

Docenti e studenti di tutta Italia hanno grandi aspettative nel governo del cambiamento, le hanno manifestate il 4 marzo, continuano a manifestarle sui social e in qualsiasi contesto e non meritano di restare delusi.

07/06/2018

 

I PSP rispondono alla DS Costantino: applichi la legge, le ordinanze soprattutto.

Einaudi-Lamezia-2016I Partigiani della Scuola Pubblica, loro malgrado, si vedono costretti ad inserirsi nuovamente nella spiacevole “querelle” azionata dalla dirigente Costantino dell’Istituto Einaudi che, ancora una volta, pare perseveri in una gestione della cosa pubblica “casalinga” più che istituzionale.

A riprova riflettiamo sui commenti del coniuge su facebook che si inseriscedalla pagina dei psp “familiarmente” nella questione che tanto ha fatto notizia della gestione sbagliata della consorte, riguardo l’assegnazione dei docenti alle classi nel proprio istituto, come se simili faccende potessero trovare confronto su un social, con sostegno coniugale a rafforzare la liceità di talune scelte discutibili.

Talmente assurdo l’errore compiuto dalla dirigente, infatti, che un giudice, super partes, ha ristabilito le regole da seguire.

 Sappiamo tutti che l’assegnazione dei docenti alle classi e ai plessi è prerogativa del DS ma, ci pare di ricordare, in base ai criteri stabiliti dal consiglio di Istituto e alle proposte del collegio docenti, proposte e criteri di cui il dirigente scolastico DEVE tener conto, in caso contrario motivando eventuali scelte che appartengono a precise sfere di opportunità (ad esempio incompatibilità con la classe).

Tutto questo però solo dopo aver salvaguardato l’interesse degli alunni, che è precipuo. La dirigente in questione però sbandiera un potere che non ha, se non in subordine a quanto deciso dagli organi collegiali.

 Così, ravvisando palesi ingiustizie, qualche docente piuttosto che subire ha deciso di ribellarsi ed ha adito le vie legali, vincendo! Il giudice del lavoro infatti ha ritenuto il provvedimento dirigenziale illegittimo ed iniquo e per tale motivo ha intimato alla dirigente Costantino di correggere il proprio errore.

La dirigente però, non capendo, cosa grave, o fingendo di non capire, fatto ancora più grave, dà seguito all’ordine del giudice, facendoci credere che stia eseguendo ciò che le è stato imposto, ma lo fa con un’interpretazione alquanto curiosa dell’ingiunzione del giudice stesso: il provvedimento di riassegnazione che attua la DS lascia immutato il numero delle classi, quattro, attribuite alla ricorrente sul diurno, riuscendo persino a peggiorare la situazione. Inoltre permane la illegittimità del provvedimento anche con la riassegnazione in quanto non ha, ancora una volta, consultato il Collegio. Certo, si può sbagliare!!! Ma reiterare!!! Così la storia arriva all’attenzione della senatrice catanzarese Granato che, da docente, ben conosce le regole della scuola e, per mero impegno istituzionale, entra nella faccenda invitando la dirigente a dare ordine al disordine dalla stessa creato. Non felice la dirigente recupera curiose ragioni di protesta nella vicinanza della senatrice Granato al movimento dei PSP, senza mai dubitare del proprio comportamento. Invero le insinuazioni si spingono oltre e addirittura si profilano, a dire della dirigente, collusioni tra l’Avvocatura dello Stato e le docenti che si sono rivolte alla magistratura. Insomma cariche istituzionali, avvocatura e magistratura tutte contro di lei. La parlamentare ha chiesto l’intervento del Garante regionale dell’Infanzia, Antonio Marziale, che in proposito ha riscontrato «l’interruzione dell’attività educativa e didattica, disorientante per i ragazzi e pregiudizievole del processo di apprendimento e stabilità emotiva».

Addirittura pare che circoli nell’istituto in queste ore un comunicato a firma del “personale della scuola” dal titolo “Molto rumore per nulla”, con una curiosa dicitura in calce “per la firma recarsi in vicepresidenza”.

In tale documento si difende la scuola Einaudi e l’impegno profuso dal proprio personale: ci pare, però, che mai sia stata attaccata da alcuno la scuola né tantomeno le professionalità che lì si spendono. Allora, forse, qualcuno cerca di distrarre l’opinione pubblica sul vero ed unico motivo per cui tale faccenda è finita sui giornali: l’errata scelta di gestione della dirigente scolastica che è stata oggetto di un provvedimento da parte di un giudice, che vi ha, evidentemente, ravvisato degli abusi.

Da qui il dubbio, opinabile certo, che tale documento possa essere un tentativo di chiamare a raccolta il personale della scuola in modo da dimostrare la propria fedeltà alla dirigente scolastica che, dopo aver commesso un grave errore, reitera persino.

Oppure la dirigente vorrebbe coinvolgere il personale in responsabilità solo sue? La storia è quasi comica: non ci meraviglieremmo, a questo punto, se uscisse un documento a firma “spontanea” degli alunni in cui si sostiene il buon nome della scuola dovuto all’impeccabile gestione della dirigente.

Detto ciò, senza inutili commenti ulteriori, vorremmo far notare alla dirigente che i Partigiani della Scuola Pubblica difendono semplicemente la SCUOLA e lottano contro chi quella scuola cerca di disintegrarla.

La voce dei PSP si leva, e si leverà, ogni volta che con un attacco contro la scuola si cercherà di ledere i diritti degli alunni, innanzitutto, e poi dei lavoratori che la scuola la fanno in trincea.

Non accettiamo, quindi, basse insinuazioni ed invitiamo la dirigente ad un’umile riflessione, augurandoci che la stessa sia foriera di iniziative e provvedimenti illuminati, anche perché nessuna legge dello stato le consegna un potere gestionale scevro da responsabilità, per le quali dovrà dar conto, non trovandosi a gestire le questioni della propria casa.

Infine vogliamo e dobbiamo pensare SOPRATTUTTO agli alunni, che sono quelli maggiormente danneggiati da questa brutta storia, perché quasi ad anno scolastico concluso sono costretti a cambiare docenti, con tutto ciò che questo comporta e allora ci chiediamo, qual è la vera missione di un dirigente? Creare e sollecitare un ambiente di lavoro sereno e proficuo nell’interesse dei propri alunni? Oppure alimentare difficili condizioni di lavoro, rimarcando il proprio “potere” e cercando conferme in decisioni scellerate che di potente hanno solo il danno che andranno a provocare?

Fiduciosi, aspettiamo un lieto fine.

La Senatrice Granato (Mov5 stelle) interviene sul caso di Lamezia

bianca daiI PSP rendono noto l’intervento della Senatrice Bianca Laura Granato che con nota del 2 maggio 2018 è intervenuta a sostegno delle ragioni di una docente vincitrice di ricorso ex art. 700 c.p.c. in merito ad un’assegnazione docenti alle classi iniqua e illegittima.

I PSP si sono già occupati del caso di una docente costretta ad adire il giudice del lavoro a seguito di un provvedimento di assegnazione dei docenti alle classi ritenuta dal predetto giudice, sulla base degli atti allegati dalla docente, illegittima in quanto avvenuta in violazione della normativa che prevede un preciso iter oltre che compiti e prerogative degli organi collegiali e lesiva della parità di trattamento tra docenti della stessa disciplina in quanto alla ricorrente veniva assegnato un carico orario nettamente superiore rispetto ai suoi colleghi.

Orbene, nonostante l’ordinanza sia chiarissima sul punto, la Ds ha inteso porvi esecuzione semplicemente “scambiando” le classi tra tre docenti, tra cui la ricorrente il cui carico orario, pertanto, non solo non veniva diminuito (nonostante un provvedimento giudiziale) ma la cui situazione era addirittura aggravata a causa della sostituzione delle sue quattro classi, sul diurno, con altre nuove quattro.

Non si riesce a comprendere la ratio di un provvedimento di riassegnazione che, aEinaudi-Lamezia-2016 fine anno scolastico, in quanto di fatto entrato in vigore il due maggio, sottrae a tre docenti, legittimi titolari, le proprie classi in una sorta di “gioco delle tre carte”.

Ci si augura soltanto che la DS abbia male interpretato la predetta ordinanza e che a nessuno possa sfiorare il dubbio che dietro non vi sia una pervicace volontà di annichilire chi osa far valere le sue ragioni. In questa specie di “sfida all’ok corral” le uniche vittime sono i ragazzi che dopo essere stati valutati da un docente nel primo quadrimestre e la cui valutazione era in corso nel secondo quadrimestre, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico, subiscono la sostituzione del loro docente con uno nuovo che ovviamente, senza conoscerli, dovrà ultimare il programma iniziato dal collega ed effettuare le fondamentali valutazioni finali. Per questi motivi due docenti, tra cui la ricorrente, si sono rivolte, anche tramite il sindacato Gilda-Unams nella persona del coordinatore regionale prof. Antonino Tindiglia, al Direttore Generale dell’USR Calabria dott.ssa Anna Cammalleri.

In merito, a tutela dei docenti e delle ragioni dei minori è intervenuta, con profondo spirito di solidarietà nei confronti del mondo della scuola, la Senatrice Bianca Laura Granato con una nota del 2 maggio, rivolta al DS oltre che al citato Direttore Generale ed al Dott. Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, che riportiamo integralmente di seguito.