A 2 anni dalla Riforma della Scuola: quali gli effetti e i vantaggi? I PSP ne decretano il fallimento totale

logo-pspLa legge 107/2015 , detta “buona scuola”, è un fallimento “de facto”! Il servizio pubblico peggiora esponenzialmente specialmente per gli studenti e la norma si è quasi sempre rivelata inefficace e gravemente deficitaria.

Un anno e mezzo di buona scuola ha consegnato studenti, famiglie, docenti, dirigenti e personale ATA al caos più totale .

È stata la riforma di Renzi che ha colpito più categorie sia direttamente e indirettamente.

I grandi penalizzati sono stati gli studenti, che oggi hanno effettive opportunità formative molto ridotte rispetto a prima.

L’alternanza scuola lavoro ha sottratto numerose ore ai  curricoli disciplinari tradizionali nella maggior parte dei casi senza restituire vera formazione. Ogni giorno assistiamo a segnalazioni di esperienze di sfruttamento, di scarsissimo impatto formativo e oggi finanche di molestie sessuali.

La teoria dell’esperienza che sarebbe già di per sé formazione non convince nessuno ! A parte che non tutte le esperienze sono da considerarsi positive se rapportate all’età minore. Inoltre, se così fosse, le scuole potrebbero addirittura chiudere, visto che la precarietà che il Governo chiama eufemisticamente “flessibilità” con la quale ha distrutto il mondo del lavoro e della previdenza, è fatta di continue ed inesauribili “esperienze” , mentre la scuola è un’esperienza irripetibile nella vita di una persona.

Proprio per questo i saperi disciplinari acquisiti a scuola avrebbero potuto costituire basi insostituibili e casomai ci sarebbe stato bisogno di ampliarle , invece,  in aggiunta al regalo della precarietà e della disoccupazione endemica, il Governo ha anche sottratto ai nostri ragazzi reali opportunità formative gratuite per lasciare sempre più fronti aperti alle agenzie formative private!

Dirigenti vengono costretti ad insostenibili carichi burocratici e di responsabilità senza corrispettivo economico, perché la scuola possa apparire buona senza esserlo.  Anche loro sono ormai al tracollo e sul piede di guerra.

E l’Invalsi? Come si inquadra questo spettrale carrozzone che ci costa 14 mlni di euro all’anno per attestare un apprendimento scollato completamente dai tempi e dalle metodologie didattiche utili a far maturare una coscienza critica?

Con la delega sugli esami di Stato è prevista l’esclusione dall’esame per quanti non abbiano a suo tempo sostenuto il Test, non anonimo, ma identificabile.

Insomma gli studenti devono dimostrare di essere bravi sudditi e gli insegnanti bravi formatori di sudditi .

Il Governo parlava di continuità didattica e invece propinava ai docenti contratti triennali e titolarità di ambito anziché di scuola, proprio l’opposto!

Per non dire che l’anno scolastico appena concluso con le procedure aggravate della chiamata diretta e delle assegnazioni provvisorie ha lasciato gli studenti senza insegnanti per oltre metà anno scolastico. Quest’anno molti dirigenti infatti rinunceranno alla chiamata diretta per attendere le assegnazioni dell’ATP. I  426 firmatari della protesta non saranno i soli:  molti altri Dirigenti che non lo hanno dichiarato lo faranno di propria iniziativa.

I docenti plurititolati  e i precari storici sono stati assunti a casaccio nella classe di concorso dove c’era posto e lontani mille km da casa, mentre quelli meno titolati sono finiti sotto casa sulla cattedra da loro ambita: Infiniti i ricorsi vinti su queste vertenze, i cittadini pagano le spese  dell’algoritmo farlocco del MIUR .

Il pasticcio della chiamata diretta è stato svelato: per insegnare in ogni scuola c’è una richiesta di formazione specifica che costa agli aspiranti dai 5 agli 8.000 euro. Ecco come si alimenta la formazione privata: ormai le scuole sono diventate una occasione di business per privati e sindacati (ai quali è stata così tappata la bocca) che formano gli insegnanti e una partita di giro per consentire al MIUR di mantenere con gli stessi miseri stipendi dei docenti anche le università.

Come è evidente il PD ha trasformato la pubblica Istruzione   esclusivamente in una occasione per muovere tutto un mondo di interessi in cui gli studenti occupano un ruolo sempre più strumentale e marginale a beneficio di tutt’altri processi di natura economica privatistica.

 L’ottica neoliberista fa da padrona  nella scuola statale di Renzi. Il lavoro extra degli insegnanti oggi definito“merito”, valutato con criteri opinabili e tutti difformi viene, anziché quantificato in ore e definito contrattualmente, dispensato  come mancia ai tuttofare del Dirigente Scolastico.

Anche l’introduzione di questo “merito/mancia” costituisce un cambiamento di matrice meramente ideologica per accentrare il potere retributivo nelle mani del Dirigente. La diretta conseguenza di ciò è che per i lavori extra curricolari gli insegnanti spesso impiegano le ore  stesse di lezione, sostituiti quando possibile dall’organico di potenziamento .

Tutte queste pratiche  sottraggono nell’indifferenza generale agli studenti altre ore di lezione!

Che dire della delega sul sostegno che limita ulteriormente l’accesso al diritto allo studio ai disabili sempre più abbandonati al loro destino e privati de facto del loro docente di sostegno?

Siamo di fronte ad uno smantellamento pianificato, progressivo e inesorabile del servizio pubblico scolastico e dei diritti ad esso connessi. Ma anche nello smantellamento il malfunzionamento di tutto ciò che è scuola e che ruota intorno ad essa, in Italia, costituisce il più grande e non cammuffabile fallimento di questi due governi di matrice renziana.

Partigiani della Scuola Pubblica oggi sono tra i più accesi e attivi promotori di una revisione radicale dell’impianto scolastico della Buona Scuola attraverso le forze politiche  disponibili a condurre questa fondamentale battaglia per i diritti costituzionalmente sanciti e per un reale progresso civile ed umano del nostro Paese.

 

PSP: CHIUDONO 51 SEZIONI DI POLIZIA POSTALE, STRONCATA LA LOTTA CONTRO IL CYBERBULLISMO NELLE SCUOLE

La “razionalizzazione” governativa colpisce anche la polizia postale: ben 51 sezioni presenti sul territorio verranno chiuse e il personale mandato nelle questure di tutta Italia. Il 5 aprile, presso il Viminale, é stato presentato il progetto la programmata riunione sulla “Razionalizzazione dei Presidi di Polizia Postale” e sulla “Convenzione con Poste Italiane”.

polizia-postaleIl Direttore Centrale Sgalla ha argomentato a sostegno di una nuova architettura della Polizia Postale e delle Comunicazioni, strutturata in 20 Compartimenti Regionali, 8 Sezioni Distrettuali e 21 Sezioni Provinciali, con la chiusura di ben 51 sezioni attualmente presenti sul territorio. Quindi, in 51 provincie, per “recuperare” 278 poliziotti, che verrebbero trasferiti, per lo più, nelle Questure, si cancellerà quello che rappresenta il riferimento umano per tutti i cittadini del web.

La capillare presenza sul territorio della Postale rappresenta un riferimento di garanzia per tutta la popolazione. Proprio nel momento in cui imperversano fenomeni di cyberbullismo e di pedofilia telematica e la Polizia Postale aiuta anche tutte le vittime di questi crimini: studenti, studentesse e anche insegnanti, il nostro dissenso a questo scellerato progetto non può non farsi sentire. Come Partigiani della Scuola Pubblica esprimiamo piena solidarietà e sostegno alla polizia postale e chiediamo a gran voce che nessuna sezione provinciale della Polizia Postale venga chiusa e che il personale di questi uffici sia idoneo alle attuali esigenze di sicurezza.

Non è possibile “recuperare” poliziotti a discapito della sicurezza del web e poi vedere centinaia di agenti schierati per tutelare una partita di calcio o nelle parate istituzionali per difendere gli esponenti di un governo illegittimo che si portano in mezzo ad una cittadinanza che li detesta.

 

PSP: APPROVATI I DECRETI ATTUATIVI DELLA RIFORMA TRUFFA, SENZA IL CONSENSO DI NESSUNO. TONI TRIONFALISTICI DEL GOVERNO PER NASCONDERE UN AUTENTICO MASSACRO DELLA SCUOLA

logo-pspIl Consiglio dei Ministri il 7 aprile apre la stura alle deleghe sull’inclusione, gli esami di stato, sulla formazione iniziale, sull’istruzione professionale, sul  diritto allo studio, sulla cultura umanistica, sulla scuola italiana all’estero.

  Nonostante le critiche durante le audizioni, Noncurante delle proteste che hanno accompagnato la legge detta “buona scuola”, noncurante del pessimo risultato del referendum costituzionale, che delegittima un operato già screditato dagli esiti che ogni giorno è sempre più difficile nascondere a studenti, genitori ed insegnanti, come su un binario unico e senza freni procede spedito il governo dei “programmi “.

Chi si cela dietro questi programmi? Gli accordi di Lisbona? E chi c’è dietro?

Noi sappiamo solo che siamo illegittimamente governati da oltre 10 anni e che chi è l’artefice di tutto questo andrà avanti più possibile distruggendo quello che resta della Scuola statale pubblica italiana, perché è scientifico che per legittimare la privatizzazione dei servizi, bisogna convincere i cittadini che quelli pubblici sono inefficienti.

Ma noi Partigiani della Scuola Pubblica denunceremo ogni giorno le ore di lezione e di studio che i nostri ragazzi hanno perso per vendere panini al Mac Donald’s, quelle che hanno perso perché gli insegnanti non erano  in servizio all’inizio dell’anno scolastico, le ore perse nei progetti inutili, ma necessari per i finanziamenti che consentono di tenere aperte le scuole, le spese continue a cui i ragazzi sono chiamati a far fronte per accontentare i privati che come sanguisughe assediano le scuole con le loro pressanti ed inopportune richieste, i tagli alle ore di sostegno didattico agli alunni con disabilità, la privatizzazione della Scuola dell’Infanzia Statale.

Finché ci sarà chi denuncia, gli atti di regime non resteranno impuniti: le urne, sia pure tarde, restituiranno ai cittadini la possibilità di dire basta!!

 

PSP: Benedizione pasquale a Perugia in orario scolastico?

17522050_10206174061068909_285873186_oIl genitore di un alunno del liceo Galileo Galilei di Perugia ci segnala una circolare della Dirigente scolastica nella quale si informano i docenti, gli alunni e il personale  ATA che mercoledì prossimo il Vescovo ausiliare impartirà la benedizione pasquale nel piazzale della scuola, durante la seconda ricreazione della mattinata, a tutti coloro che saranno interessati. (http://www.galileipg.gov.it/pvw/app/PGLS0002/dcvv.php?sede_codice=PGLS0002&from=-1&cd=2028822)

Chiediamo alla Dirigente Scolastica del Liceo, al Presidente del Consiglio d’ Istituto, al Direttore Scolastico Regionale e alla Ministra Fedeli di attivarsi per  la immediata sospensione di questa circolare che è lesiva del principio della libertà di religione visto che costringerebbe gli studenti a manifestare pubblicamente la loro adesione o meno a un credo, per di più in orario scolastico, di cui la ”ricreazione” fa pienamente parte, in contrasto con la sentenza del Consiglio di Stato n. 1748/2016 pubblicata il 27/03/17.

Tale iniziativa è una forzatura inaccettabile nella Scuola laica della Costituzione, nella Scuola di tutti e per tutti, nella Scuola che unisce la popolazione scolastica su valori comuni. La Scuola pubblica pluralista deve essere esclusivamente luogo del sapere, della formazione, dell’inclusione, non luogo di diffusione di idee religiose o filosofiche di parte, che hanno i loro luoghi deputati allo scopo.

Psp-Partigiani della Scuola Pubblica

Comitato Scuola e Costituzione

 

LE FAMIGLIE DEGLI STUDENTI CON DISABILITA’ SI IMBAVAGLIANO PER PROTESTA CONTRO L’IMMINENTE APPROVAZIONE DELLA RIFORMA DEL SOSTEGNO (DIDATTICO) AGLI ALUNNI

17757558_10208682158473170_6763534811300290248_nVideo muto come protesta della “Rete dei 65 mobimenti” all’approvazione del decreto delegato 378 della legge 107/2015 (la “Buona Scuola”).

Le clip di inizio sono copyright free, come la musica, dal celebre tema del film “Nuovo Cinema Paradiso”, eseguita da Ivano Cerbara, professore di musica e sostegno, pianista e compositore.

Ringraziamo chi ha partecipato alla realizzazione del video e i numerosi aderenti alla Rete, che sostengono la battaglia per la difesa dei diritti degli studenti tutti, “comunque abili”, e della scuola della Costituzione, premiata in ambito internazionale per i risultati raggiunti proprio nell’ambito dell’inclusione.

Video protesta delle famiglie

PSP : la Ministra Fedeli domani a Catanzaro, nessun confronto, solo spot elettorale

comunita-educante-catanzaroIl 30 marzo dalle 10:45 alle 13:30, la Ministra Fedeli sarà ospite del Liceo Scientifico Fermi, accolta dal Direttore U.S.R. Diego Bouché e dall’Assessore regionale al lavoro, all’istruzione, alle politiche sociali e al welfare Federica Roccisano.

Lo apprendiamo solo con due giorni di tempo per cui, visto l’orario della visita, di certo la ministra non aveva lo scopo di rendersi accessibile ad un confronto con insegnanti, studenti, operatori del mondo della scuola e del mondo sindacale, tranne la cerchia ristretta del suo uditorio selezionato.

D’altronde non è una novità, Davide Faraone, all’epoca sottosegretario all’istruzione fece anche peggio: si fece annunciare solo a manifestazione conclusa il 9 settembre 2016, quando si recò in visita al Liceo Classico Galluppi, dove accennò all’alternanza scuola-lavoro come opportunità per contrastare la dispersione scolastica. Oggi, visto il fallimento evidente dell’esperienza dell’alternanza scuola lavoro ovunque, ma in Calabria e nel Meridione in particolare, che ogni giorno comporta perdite di ore ed ore preziose di lezione e di studio per gli studenti di ogni ordine e grado, il gruppo PD al governo Regionale propone la solita aria fritta dal titolo altisonante, come spunto per l’iniziativa, nientemeno che un “Patto regionale per l’innovazione nei processi educativi”.

Non possiamo dimenticare il volto dell’Assessore Roccisano quando l’11 settembre 2015 come delegazione dei Partigiani della Scuola Pubblica le chiedemmo come avrebbe attuato l’alternanza in Calabria.

L’atteggiamento fu più o meno simile a quello della famosa puntata di Report del 31 ottobre 2016, quando non seppe rispondere sui reiterati rimpalli di responsabilità grazie ai quali i disabili sono stati privati del diritto allo studio in numerosi comuni della Calabria per almeno quattro mesi dall’inizio delle lezioni.

Potendo presenziare, chiederemmo alla Ministra lo stato del Commissariamento del MIUR causato dall’inadempienza alla sentenza TAR Lazio n° 6438 del 05-05-2015, in cui si prevedeva il ripristino delle ore tagliate dalla Ministra Gelmini con la sua riforma.

L’alternanza scuola lavoro è un’aggravante a questa situazione di inadempienza alla quale non solo non si è inteso porre rimedio con la “buona scuola” approvata poco dopo quella famosa sentenza, ma nessuno ha mai capito, (poiché non si evince dal testo della legge 107/2015, né dalle FAQ ministeriali, secondo cui notoriamente è possibile tutto e il suo contrario)  come possa essere concretamente garantito il diritto degli studenti a frequentare tutti i curricoli previsti dal loro piano di studi , più quello corposo dell’alternanza scuola-lavoro conciliandolo con orari e tempi imposti dalle aziende e dal calendario scolastico.

Inoltre vorremmo chiedere all’Assessore Roccisano cosa ha fatto ad oggi per consentire a tutti gli studenti di svolgere alternanza scuola-lavoro, se il registro dell’alternanza in tutti i comuni della Regione riporta numeri ben lontani dal soddisfare il bisogno?

L’abbandono in cui le istituzioni hanno lasciato gli operatori a cui negano un libero confronto con queste manifestazioni a porte chiuse è sotto gli occhi oggi sia di studenti che di genitori, che hanno ben chiara la dequalificazione e destrutturazione a cui il governo uscente e quello entrante hanno destinato la scuola italiana.

PSP: ISTRUZIONE PROFESSIONALE – ANALISI CRITICA DEL DECRETO N. 379 DI RIFORMA

ISTRUZIONE PROFESSIONALE   –   ANALISI CRITICA DEL DECRETO N. 379 DI RIFORMA

(documento redatto da Rosella Cerra con la collaborazione di Barbara Battista)

Già nella premessa gli espliciti riferimenti legislativi svelano quale è lo spirito di questa riforma che prende di mira gli istituti professionali.

Una delle leggi di riferimento è il JOBS-ACT [per tramite del D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.]  , nello specifico gli articoli 41, 42 e 43, quelli che regolamentano l’apprendistato nelle istituzioni scolastiche.

Prima di andare oltre riprendiamo proprio questi articoli, citati nell’art.4, lettera c):

art 41. 1. “L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”. Una delle tipologie è proprio “apprendistato per la qualifica e il diploma professionale”.

Art. 42. “il contratto di apprendistato contiene, in forma sintetica, il piano formativo individuale (…). Il piano formativo individuale è predisposto dalla istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa”.

Art. 43. “1. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e il certificato di specializzazione tecnica superiore è strutturato in modo da coniugare la formazione effettuata in azienda con l’istruzione e la formazione professionale svolta dalle istituzioni formative che operano nell’ambito dei sistemi regionali di istruzione e formazione”;

“2. Posso essere assunti tutti i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età

“7. Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta”.

Che si intenda quindi svuotare di valore e significato la scuola nella sua interezza è un obiettivo che si sta perseguendo negli ultimi anni in maniera travolgente e sorda dai governi di turno, prescindendo dal colore politico e dagli orientamenti ideologici. Il comune denominatore è l’asservimento della scuola al mondo del lavoro, usato ad alibi per snaturare processi di apprendimento critici ed autonomi. A tal scopo aumentano le ore da dedicare all’alternanza scuola lavoro passando dalle attuali 400 per tutto il triennio all’aumento sostanziale strutturato in diverse forme, anche utilizzando la formula della “flessibilità”, e iniziando il processo già dal secondo anno. Tutto ciò a scapito delle materie umanistiche e di area generale, così come meglio documentato negli allegati A e B facenti parte integrante del testo in oggetto.

Aumenta l’ingerenza del privato che di fatto può ergersi ad istituzione formativa, sostituirsi alla scuola, assumendo gli studenti con contratti di apprendistato senza retribuizione.

Per adattare quindi la scuola all act era necessaria una riforma proprio degli istituti professionali, iniziando dal Piano Educativo Individuale, come viene annunciato già dall’articolo 1. con il principio della “personalizzazione educativa”.

Una scuola costruita quindi attorno a confindustria, dove eufemisticamente si inneggia ad una maggiore vicinanza del mondo della scuola a quello del lavoro, come se la “distanza” fosse la causa della disoccupazione. In pratica si  sdogana una volta per tutte la pratica dello sfruttamento minorile, del lavoro nero e del caporalato! Con la paradossale conseguenza di una diminuizione dei posti di lavoro nelle attività ove oramai si utilizza la cattiva pratica del lavoro non retribuito.

Analisi

Art. 1. Oggetto , principi, finalità

Comma 3. “Il modello didattico è improntato al principio della personalizzazione educativa … per migliori prospettive di occupabilità”.

Comma 4. “Il sistema dell’istruzione professionale ha la finalità di formare lo studente ad arti, mestieri e professioni strategici per l’economia del Paese. (…). Garantire che le competenze acquisite ..consentano una facile transizione nel mondo del lavoro e delle professioni”.

 

La finalità è prettamente quella di formare personale per il mondo del lavoro, ossia operai, come esplicitato meglio nell’articolo successivo.

Art.2. identità dell’istruzione professionale

Comma 3. “Il Profilo educativo, culturale e professionale si basa su uno stretto raccordo della scuola con il mondo del lavoro e delle professioni e si ispira ai modelli promossi dall’Unione europea e ad una personalizzazione dei percorsi contenuta nel Progetto formativo individuale di cui al successivo articolo 5, comma l, lettera a)”.

 

Art.3. indirizzi di studio

 

Nel comma 1 vengono elencati gli indirizzi.

Comma 5. Le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale possono declinare gli indirizzi di studio di cui al comma 1 in percorsi formativi richiesti dal territorio coerenti con le priorità indicate dalle Regioni nella propria programmazione, nei limiti degli spazi di flessibilità di cui al successivo articolo 6. comma l, lettera b)”.

 

“Declinare”, oltre a significare evitare responsabilità, significa anche delegare; in questo caso la scuola delega la Regione ad organizzare, in base a quello che può richiedere, ma soprattutto offrire, il territorio dei percorsi formativi. Qui si apre la strada ad una forte ed incostituzionale disparità dell’offerta formativa, per usare i termini più appropriati. Ossia esistono territori ove vi sono più opportunità di svolgere percorsi formativi ed altri meno, ossia territori ricchi e territori poveri. Lo Stato non può “declinare” la responsabilità di formare non un mero lavoratore, ma innanzitutto un Cittadino, solo in base a ciò che il territorio può offrire, o in base a ciò di cui il territorio ha bisogno, come se si trattasse di programmare un robot!

Art. 4. Assetto organizzativo

Comma 2. Definisce la strutturazione oraria del biennio. Specifica che “Nell’ambito delle 2112 ore una quota, non superiore alle 264 ore ,è destinata alla personalizzazione degli apprendimenti e alla realizzazione del progetto formativo individuale; tale quota può comprendere anche le attività di alternanza scuola lavoro previste dall’articolo 5, comma l, lettera d)”.

Rispetto alla situazione attuale vi è quindi un anticipo al secondo anno dell’alternanza scuola lavoro. Questa ulteriore precocizzazione della formazione del lavoratore prima ancora che del cittadino non appare supportata da alcuna necessità del mondo del lavoro.

Esiste un’età minima per l’accesso al lavoro attualmente pari a 16 anni in forza del combinato disposto della legge sulla tutela del lavoro minorile e della legge di riforma scolastica.   L’alternanza scuola-lavoro anticipata al secondo anno è, pertanto, in palese violazione con la disciplina suddetta.

Atteso, inoltre, che già allo stato attuale molte scuole e molte realtà territoriali hanno fatto fatica ad assicurare processi di alternanza stante la scarsità di aziende e realtà produttive disponibili ad accogliere studenti, non si riesce proprio ad intravedere alcuna possibilità di riuscita valida di tale forzatura.

L’unica realtà che si riesce ad intravedere è quella di svuotare la scuola di valore didattico-educativo e poi formativo, onde sancirne la sua successiva inutilità. Mentre di contro si avrà una scuola di serie “B”, con un ritorno alla “scuola di avviamento professionale” dell’inizio del secolo scorso!

E che questo sia il fine ultimo della riforma, si evince anche dal fatto che nel biennio più del 40% delle ore sarà destinato a insegnamenti di indirizzo e attività di laboratorio, e un 10%, pari a 264 ore, per apprendimenti personalizzati e per l’alternanza scuola-lavoro (dal secondo anno del biennio), incidendo sulle materie non soltanto dell’area di indirizzo ma anche su quelle dell’area comuneIn ultima analisi, proprio le materie destinate a formare i cittadini e a fornire una base culturale subiranno una riduzione con notevoli ripercussioni anche sulle cattedre relative a tali insegnamenti.

Tutto ciò viene dettagliatamente descritto negli Allegati A e B.

Viene operato un accorpamento delle discipline in assi (con un calcolo delle ore effettuato sull’intero biennio per ogni asse: una specie di gioco delle tre carte) e in alcuni assi risulta evidente il taglio e conseguente perdita di cattedre.

Le discipline penalizzate nel biennio sono quelle dell’asse storico sociale (storia, geografia e diritto) che viene ridotto da 297 ore attuali alle 264 previste, ossia 33 ore (si consideri che attualmente per effetto del c.d. Decreto Carrozza sono previste proprio 33 ore di geografia: saranno quelle a scomparire o si penalizzerà storia o diritto?). A queste si aggiunge una quota di 264 ore per il biennio (il 10% di cui sopra) che viene sottratta dal monte ore annuo, con ulteriori tagli alle discipline che le scuole decidono di penalizzare, e utilizzata per personalizzare gli apprendimenti e per l’alternanza scuola-lavoro. Pertanto, non è nemmeno prevedibile quali esattamente saranno le discipline che subiranno una riduzione, l’unica cosa certa è il taglio di ore.

Comma 3.  Nella definizione del triennio si specifica che delle 1056 ore per ciascun anno, vengono destinate

 “594 ore di attività e insegnamenti di indirizzo, al fine di consentire allo studente di: 

  1. a)Consolidare (…) soprattutto in contesti dilaboratorio e di lavoro, i livelli di istruzione generale acquisiti nel biennio ….
  2. b)…..in funzione di un rapido accesso al lavoro;
  3. c)partecipare alle attività di alternanza scuola-lavoro, previste dall’articolo l, comma 33, della legge 13 luglio 2015, n. 107, anche in apprendistato ai sensi degli articoli 41, 42 e 43 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81;

Abbiamo già fornito la lettura degli art. 41, 42 e 43 relativi all’apprendistato degli studenti nelle “istituzioni formative”.

 

Nel triennio le discipline d’indirizzo avranno uno spazio preponderante pari al 55% per anno.

Le discipline dell’asse dei lenguaggi (italiano e inglese) perdono nel triennio, complessivamente, 99 ore (33 per ogni anno) in quanto si passa dalle attuali 231 ore annue (sommando le ore di italiano e inglese) a 198 ore.

Non si comprende, inoltre, la ratio della distribuzione delle ore all’interno dell’area di indirizzo in quanto è, in alcuni casi, in palese contrasto con il proclamato intento di consolidare gli insegnamenti in contesti di laboratorio e in funzione di un rapido accesso al mondo del lavoro.

Ad esempio, nel settore enogastronomia e ospitalità alberghiera viene incrementata a dismisura l’area scientifica (scienza degli alimenti o arte e territorio con scelta demandata alle singole scuole) che da 132 ore annue nel terzo anno (in tutte le articolazioni) passa a 231 ore; da 99 ore nel quarto e quinto (articolazioni enogastronomia e sale e vendita) passa addirittura a 231 ore. Tutto questo a scapito dell’area tecnico professionale che comprende anche i laboratori oltre a Diritto e Tecniche Amministrative: il taglio è, rispetto alle articolazioni menzionate, pari a 99 ore annue nel quarto e quinto anno.

Ma la gravità della situazione si evince anche da come verranno utilizzate nel complesso le ore dell’area di indirizzo. 

La pericolosità insita in questo comma sta proprio innanzitutto nell’aumento esponenziale delle ore da svolgersi in alternanza scuola-lavoro, e attività strettamente collegate, passando dalle attuali esplicitate 400 per tutto il triennio alle 594 per ogni anno del triennio, che indicate come ore di attività e insegnamenti di indirizzo, sotto diverse forme, di fatto consentono di effettuare l’alternanza fra la scuola e attività lavorativa, lasciando sempre meno spazio alla “scuola” a favore del “lavoro”, con inevitabili ripercussioni sulle cattedre e sulla perdita di posti di lavoro.

Abbiamo già avuto modo di evidenziare come sia estremamente difficile realizzare l’alternanza SL in realtà territoriali ove non vi sono molte strutture propense od idonee a fare ciò già allo stato attuale. Nel mese di dicembre 2015 denunciavamo come “Da dati Censis chel’86,4 % dei Dirigenti scolastici meridionali prevede che non sarà possibile garantire a ogni studente del triennio finale il percorso di alternanza, per mancanza nel territorio di un numero sufficiente di aziende disponibili ad accogliere studenti, ma l’opinione é diffusa anche tra i Dirigenti scolastici di tutta Italia, le cui percentuali complessive di sfiducia sul l’attuabilità della norma si aggirano intorno al 71,1%”.

L’aggravante è che per rendere il tutto funzionale ad “un rapido accesso al mondo del lavoro”, si ricorre in maniera del tutto spregiudicata agli art. 41, 42 e 43 derivati dal jobs-act, consacrando l’apprendistato e lo sfruttamento gratis in azienda come opportunità di studio (?) e formazione (!)

Art. 5. Assetto didattico

Comma 1.L’assetto didattico dell’istruzione professionale è caratterizzato”:

 

“Lettera a) dalla personalizzazione del percorso di apprendimento, che si avvale di una quota del monte ore non superiore a 264 nel biennio di cui all’articolo 4 comma 2 e dal Progetto formativo individuale che viene redatto dal consiglio di classe entro tre mesi dall’inizio delle attività didattiche del primo anno di frequenza e aggiornato durante l’intero percorso scolastico. Il Progetto formativo individuale si basa su un bilancio personale che evidenzia i saperi e le competenze acquisiti da ciascuno studente, anche in modo non formale e informale ed è idoneo a rilevare le potenzialità e le carenze riscontrate, al fine di motivarlo ed orientarlo nella progressiva costruzione del proprio percorso formativo e lavorativo.

 

“lettera d) dalla possibilità di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro, già dalla seconda classe del  biennio, e percorsi di apprendistato ai sensi dell’articolo 43 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81”;

 

la riflessione spontanea è che c’è veramente poco di didattico nel declinare la propria funzione istruttiva-educativa e formativa a una quasi esclusiva aziendalizzazione di tutto il processo di crescita dai 15 anni in su fino alla maturità, in pratica della stessa persona.

Il Progetto Formativo Individuale è proprio quello evocato dall’art. 42, laddove viene però definito come Piano Formativo Individuale? questo predisposto dalla istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa, mentre il primo è predisposto dal consiglio di classe. Dove è la differenza?

Art. 6. Strumenti per l’attuazione dell’Autonomia

 

Comma 1. Lettera c) “stipulare contratti d’opera con esperti del mondo del lavoro e delle professioni, in possesso di una specifica e documentata esperienza professionale maturata nell’ambito delle attività economiche di riferimento dell’indirizzo di studio e in possesso di competenze specialistiche non presenti nell’Istituto, ai fini dell’arricchimento dell’offerta formativa,(…) ferma restando la possibilità di ricevere finanziamenti da soggetti pubblici e privati.

 

Ed inoltre

Lettera d) attivare partenariati territoriali per il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta formativa, per il potenziamento dei laboratori, ivi comprese le dotazioni strumentali degli stessi, per la realizzazione dei percorsi in alternanza, comprese le esperienze di scuola-impresa e di bottega scuola, nel rispetto dei vincoli di bilancio, ferma restando la possibilità di ricevere finanziamenti da soggetti pubblici e privati;

 

Predomina fin qui la necessità di procedere verso il mercato in una offerta-domanda di forza lavoro e finanziamenti.

L’ingresso dei privati è definitivamente consacrato infatti nella duplice veste di finanziatori ed utilizzatori della forza-lavoro giovanile fornita gratis. Il tutto a totale vantaggio dell’azienda e non già della persona, né studente né docente. Quest’ultimo si ritroverebbe infatti in una situazione di quasi inutilità se molto viene demandato, o meglio declinato, ad altre agenzie formative!

Meglio specificato nella lettera f)

dotarsi, nell’esercizio della propria autonomia didattica e organizzativa, di un comitato tecnico-scientifico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, composto da docenti e da esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica, con funzioni consultive e di proposta per l’organizzazione delle attività e degli insegnamenti di indrizzo e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e flessibilità”.

Insomma anche per l’organizzazione delle attività [didattiche] si declina al  mondo del lavoro!

Art.7. Rete nazionale delle scuole professionali e raccordo

con il sistema di istruzione e formazione professionale

comma 1. Ai fini dell’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione sino al conseguimento, entro il diciottesimo anno di età, di almeno una qualifica professionale, di durata triennale, lo studente in possesso del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione può scegliere, all’atto dell’iscrizione ai percorsi del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, tra:

 

  1. a) i percorsi per il conseguimento di diplomi, di durata quinquennale, realizzati da scuole statali o

da scuole paritarie riconosciute ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62;

 

  1. b) i percorsi di istruzione e formazione professionale, per il conseguimento di qualifiche, di durata

triennale, e di diplomi professionali, di durata quadriennale, realizzati dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

 

Nel punto a) viene data pari dignità alle scuole statali e paritarie; nel punto b) viene data pari dignità alle istituzioni formative accreditate, in pratica i CFP [Corsi di Formazione Professionali] formati e gestiti dalle Regioni [nei fatti hanno contenuti didattici estremamente ridotti].

La pari dignità  viene di seguito sancita da un apposito periodo nel comma 2:

“È costituita la “Rete nazionale delle scuole professionali“, di seguito denominata Rete, di cui fanno parte, nel rispetto della loro diversa identità e pari dignità, le istituzioni scolastiche statali o paritarie che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate[1]” 

 

comma 3. “La Rete realizza il confronto organico e continuativo tra i soggetti che ne fanno parte e tra tali soggetti e gli altri Enti pubblici e privati, allo scopo di promuovere l’innovazione, il permanente raccordo con il mondo del lavoro…”

la costante preoccupazione per il mondo del lavoro insiste come un mantra anche nel successivo comma 4

 

Per la partecipazione alla “Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro”… allo scopo di rafforzare gli interventi di supporto alla transizione dalla scuola al lavoro, diffondere e sostenere il sistema duale realizzato in alternanza scuola-lavoro e in apprendistato, le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate si raccordano in modo stabile e strutturato nell’ambito della Rete di cui al comma 2”.

 

Insomma si mette tutto in un calderone, pubblico, privato, statale e regionale, con l’unico scopo di sfornare operai infarinati di qualche nozione di cultura generale e nulla più. Senza minimamente fare cenno alla formazione del cittadino ed alla formazione anche del docente, ruoli e compiti compresi. Senza nemmeno fare una minima stima sulla diminuzione dei posti di lavoro che inevitabilmente si  creerebbe andando a sostituire, o meglio “declinando”, verso altri soggetti-attori che rivestirebbero il ruolo di docenza.

Art. 8. Passaggi tra i sistemi formativi

Comma 1. “Lo studente può chiedere di effettuare il passaggio tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale compresi nel repertorio nazionale

 

Non appare del tutto chiaro. Che significa? Si prova a specificare aggiungendo che:

“Le fasi del passaggio sono disciplinate con accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni”.

 

Cioè se uno studente ha svolto un percorso organizzato dalla regione in base alle esigenze delle aziende locali, ad esempio agricole siciliane, si può fare poi un passaggio tramite accordo in Conferenza ad altro tipo di qualifica specifica magari di una regione a vocazione totalmente differente? Oppure più semplicemente che da un istituto professionale può passare ad un CFP?

Comma 5. “Lo studente, conseguita la qualifica triennale, può proseguire il proprio percorso di studio scegliendo di passare al quarto anno dei percorsi di istruzione professionale, secondo le modalità previste dal presente articolo, oppure di passare al quarto anno dei percorsi di istruzione e formazione professionale presso le istituzioni formative comprese nella Rete di cui all’articolo 7 per conseguire un diploma professionale di tecnico di cui all’a1ticolo 17 del decreto legislativo 17

ottobre 2005, n. 226 [2]“.

Ossia lo studente può scegliere se continuare il percorso in un istituto professionale o completare in un CFP, ad esempio.

Art.9. dotazioni organiche

Comma 1. “Le dotazioni organiche dei percorsi di istruzione professionale sono determinate dall’Ufficio scolastico regionale competente (…) nell’ambito dell’organico triennale dell’autonomia previsto dall’articolo 1, commi 64 e 65, della legge 13 luglio 2015, n. 107 (…).  Le funzioni di cui all’articolo 4, comma 5 relative agli uffici tecnici sono svolte dagli insegnanti tecnico-pratici dell’organico dell’autonomia forniti di specifiche professionalità”.

 

Sarebbe auspicabile spiegare cosa significa.

Art.10. Monitoraggio, valutazione di sistema e aggiornamento dei percorsi

 

Comma 1. “I percorsi di istruzione professionale sono oggetto di costante monitoraggio a cura del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nel confronto con le Regioni, gli Enti locali, le Parti sociali e gli altri Ministeri interessati, avvalendosi anche deIl’assistenza tecnica dell’Istituto

nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori”.

Un grande lavoro di team, che si avvale anche dell’INVALSI, l’INDIRE, e ISLOLF,  evocati tutti senza i meglio noti acronimi, magari per pudore!

Una ultima precisazione la vogliamo dare da una tabella del MIUR , che di fatto si commenta da sola.

[1]http://www.cnos-scuola.it/scuole-statali-scuole-paritarie-istituzioni-formative-accreditate

[2]https://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dl226_05.pdf

asl

[1]http://www.cnos-scuola.it/scuole-statali-scuole-paritarie-istituzioni-formative-accreditate

[2]https://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dl226_05.pdf