PSP: Chiediamo un encomio per la Professoressa sospesa di Palermo e la sospensione del Ministro dell’Interno

60359108_434407147323689_4499973953418166272_nLa vicenda della sospensione della nostra collega di Palermo, l’integerrima lavoratrice della conoscenza professoressa Dell’Aria, è emblematica.

I suoi studenti fanno un bellissimo lavoro di approfondimento e mettono a confronto le leggi razziali di epoca fascista con il recente “decreto sicurezza”, trovando inquietanti analogie.

Producono un video sull’argomento molto obiettivo ed asettico, senza slogan e proclami, in maniera del tutto autonoma.

La professoressa viene sospesa con riduzione di stipendio per non averne impedito la realizzazione.

Ecco, siamo ormai alla chiusura del cerchio, all’apice delle conseguenze nefaste del clima nel quale è maturata ed è stata approvata la legge 107/2015, la famigerata riforma della scuola.

Abbiamo costantemente denunciato la filosofia di fondo della riforma, una filosofia che va molto oltre gli aspetti tecnici dell’articolato (anche quelli non condivisibili e contestati); una filosofia sottesa ad una finalità che ora emerge in tutta la sua brutalità: trasformare i docenti della scuola pubblica italiana da liberi educatori di cittadini in indottrinatori di sudditi, con le buone o con le cattive.

Oggi i cittadini italiani ancora si indignano di fronte all’abuso ed ai soprusi, espongono la loro indignazione ai balconi delle proprie case e si rifiutano di accettare passivamente la repressione fascista che arriva addirittura a mobilitare i pompieri per la rimozione di un lenzuolo esposto alla ringhiera del terrazzino di una proprietà privata.

Ma i nuovi aspiranti all’instaurazione del regime hanno sbagliato i conti. Il popolo italiano non è la massa informe che loro sognano. Il popolo italiano è fatto dei figli e dei nipoti di coloro che si sono battuti per la libertà e la democrazia a costo della propria vita, è fatto dai milioni di cittadini che in tempi recenti si sono mobilitati in difesa della Costituzione Repubblicana scaturita dalla lotta di liberazione.

A tutti i sindacati, sia di categoria che generali, chiediamo un impegno che vada oltre la proclamata solidarietà verso la professoressa Dell’Aria. Chiediamo che venga costituito un collegio legale intersindacale che si occupi della difesa della collega. Ai parlamentari di tutti i gruppi politici che ancora credono nella democrazia chiediamo un atto di coraggio e dignità: sfiduciate questo governo; non siate complici attivi o passivi delle nefandezze di cui si sta rendendo responsabile! Viva la libertà, viva la democrazia!

PSP

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INCONTRO DI QUESTA NOTTE CON IL MINISTRO BUSSETTI : IL GRANDE INGANNO! CHIEDIAMO LA CONFERMA DELLO SCIOPERO SOSPESO!

SINDACATI MINISTRO.jpgA 20 giorni dallo sciopero, un provvidenziale e quanto mai improbabile accordo sindacale siglato nella notte dal Ministro Bussetti alla presenza del premier Conte e del sottosegretario Giuliano con i sindacati confederali inclusi GILDA UNAMS e SNALS, ne produce la revoca/sospensione.

Ma vediamo di cosa si tratta. Dall’incontro escono fuori impegni generici sulla difesa del prestigio sociale dei docenti, sul rinnovo contrattuale, su percorsi abilitanti transitori per il reclutamento dei docenti con oltre 36 mesi di servizio, promesse vaghe e indeterminate a beneficio dei DSGA facenti funzione e sul reclutamento dei ricercatori e dei docenti AFAM.

Sulle autonomie differenziate c’è un impegno generico alla “salvaguardia dell’unità e l’identità del sistema nazionale di istruzione e di ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL e la tutela degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il tutto dovrà essere definito tramite tavoli che ovviamente verranno aperti dopo le elezioni europee.

Quanta paura ha fatto al ministro Bussetti questo sciopero del 17 maggio a soli 9 giorni dal voto, per chiamare in soccorso Conte e promettere mari e monti?

Promesse elettorali rinnovate a tutti gli attori del comparto, dai precari refrattari ad affrontare il concorso ordinario ai docenti che chiedevano l’aumento di stipendio. Con quali soldi?

Non è dato sapere: nel DEF non c’è nulla e la risoluzione al DEF votata il 18 aprile scorso in senato prevede esclusivamente la salvaguardia delle clausole IVA.

Ma cosa si sta cercando di difendere?

Non ci vuole assai per capirlo: la più grossa fetta della torta dell’autonomia differenziata, quella sulla scuola. Non è sui pochi spiccioli delle altre 22 materie che ambiscono a mettere le mani Zaia e Fontana, ma sui soldi della Scuola pubblica, statale ancora per poco in quelle regioni.

Infatti cogliamo nella bozza del 14 febbraio sulla legge sull’autonomia di Veneto e Lombardia la delega totale sul riconoscimento e sulla vigilanza sulle scuole paritarie, nonché sulla gestione del sistema integrato pubblico/privato, vero pallino della Lega.

Una volta che i soldi dell’istruzione verranno gestiti a livello locale, spetterà alle regioni ripartirli tra scuole pubbliche e private. Insomma l’obiettivo finale del vecchio partito secessionista è e rimane sempre lo stesso: gestire i soldi in prossimità per favorire i privati amici.

Certo che quelle poche istituzioni statali che sopravviveranno si potranno dotare diSINDACATI2.jpg docenti con un contratto statale, ma quanti perderanno il posto per la concorrenza delle scuole paritarie che diventerà assolutamente sleale con l’aumento dei finanziamenti pubblici?

I cittadini di Veneto e Lombardia che si illudono di guadagnare dall’autonomia sono destinati ad avere una brutta sorpresa: i loro figli saranno privati del diritto ad una istruzione gratuita di qualità pari o superiore a quella che potranno permettersi i figli di coloro che di questi tempi potranno mandare i loro figli alle paritarie.

Quindi, nell’impossibilità costituzionale di regionalizzare i ruoli dei docenti, vedi sentenza 76/2013 Corte Costituzionale (e non accordo sindacale di stanotte!), hanno pensato bene di sedare gli animi nell’attesa del passaggio delle europee per poi subito dopo mettere le mani sulla più grossa fetta della torta della regionalizzazione che dovrebbe consentire ai bilanci di ciascuna delle due regioni di incassare due miliardi di euro di soldi pubblici.

 In sintesi, il documento sottoscritto dai sindacati col ministro Bussetti è una ampollosa sequela di dichiarazioni di intenti contraddittorie e prive di qualsiasi valore impegnativo sul piano sindacale. Per questo i sindacati hanno fatto malissimo a sospendere lo sciopero già proclamato per il 17 maggio. I PSP invitano tutti i sindacati, anche quelli che non hanno sottoscritto il documento col ministro, a ripristinare lo stato di agitazione ed a confermare lo sciopero del 17 maggio pv.

PSP, ASIS e ANPI: Seminario a Caulonia (RC)”Costituzione e autonomie differenziate”. Quale futuro per il Sud?

locandina cauloniaIl 9 aprile 2019 presso la Biblioteca comunale di Caulonia (RC) si è tenuto il convegno “Costituzione e autonomie differenziate” organizzato dall’Associazione Scuola Insegnanti Specializzati, dai Partigiani della Scuola Pubblica e dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Reggio Calabria.

Tra i relatori sono presenti:

per i Partigiani della Scuola Pubblica, l’Avv.to Gianfranca Bevilacqua, per l’associazione insegnanti specializzati, Mimmo Iacopino, per il Sud che sogna, Francesco Emanuele Capogreco, per l’Associazione Nazionale Partigiani, Sandro Vitale. Presenti al tavolo dei relatori, il Sindaco di Polistena (Michele Tripodi), di Roghudi (Pierpaolo Zavettieri) e di Caulonia (Caterina Belcastro). Ancora al tavolo dei relatori: Federica Roccisano (economista) Vito Pirruccio (dirigente scolastico) Mimma Pacifici (CGIL Locri) e don Pino de Masi referente di Libera antimafia.

Ha introdotto il dibattito il moderatore, Prof.re Lucio Ficara, giornalista della Tecnica della scuola che ha dichiarato: “I docenti scolastici saranno dipendenti regionali e non ci saranno aumenti stipendiali neanche per i docenti del nord. Ci saranno invece tutti i problemi che la regionalizzazione comporta

Interviene Caterina Belcastro, Sindaca di Caulonia, rapprensentando i rischi, le preoccupazioni e le ripercussioni del regionalismo differenziato, sottolineando che ci sarà una sorta “secessione” dei ricchi, una modifica in peius. “Le regioni che oggi sono più ricche, lo diventeranno ancora di più a scapito di quelle povere. Ciò si ripercuoterà inevitabilmente sulla qualità della vita dei cittadini arrecando notevoli pregiudizi soprattutto nella sanità e nell’istruzione. La proposta, che poi è un auspicio, è il rilancio della questione meridionale, ormai cancellata da questo scellerato patto di governo.”

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Il Prof.re Mimmo Iacopino dell’ASIS ha ringraziato tutti i presenti e ha ribadito l’importanza di portare avanti iniziative di questo tipo per sensibilizzare la popolazione sul tema scottante della regionalizzazione.

Sandro Vitale dell’Associazione Nazionale Partigiani, ha dichiarato che la Costituzione scritta dai padri costituenti deve essere il nostro faro e la regionalizzazione frammenta, non unisce questo Paese, già diviso tra nord e sud, e afflitto da annosi problemi che hanno caratterizzato la nostra storia. Infine ha ricordato tutti i tentativi storici di smantellare la costituzione, dal grosso errore del 2001 fino al refererendum renziano del 4 marzo.

 

Poi ha preso la parola la Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua che tratta il tema della Costituzione e autonomie differenziate

Il tema di oggi è, ancora una volta, un tema di “abusi” e prevaricazioni, nella forma più odiosa e gretta, perché perpetrata dai ricchi a danno dei “poveri”. Ma attenzione a non pensare che si tratti dell’ennesima lamentatio del Sud, scansafatiche e parassita, ai danni del Nord, alacre e instancabile! Niente di più falso e fuorviante. Cerchiamo insieme di capire perché.

L’Autonomia differenziata, erroneamente spesso sintetizzata col termine “sbrigativo” di Regionalizzazione, è un processo avviato da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, cui seguono attualmente altre 11 Regioni, tendente a far sì che esse Regioni possano godere di autonomia e potere decisionale su molte materie di rilevanza costituzionale e, soprattutto, mettere le mani e gestire da sé le risorse economiche e i fondi necessari per attuarle nei rispettivi territori.

I meno avveduti, anche meridionali, sono indotti a commentare: “Beh, è giusto così, il Sud e i suoi amm.ri hanno spesso dato dimostrazione di inarginabile incapacità –volendo essere “gentili”!- o, nella più frequente delle ipotesi, di appropriazione indebita di fondi pubblici!”

E la falsa informazione, su cui far correre velocemente la propaganda di certo regime, è bell’e confezionata. Ma…non è così. Certo, episodi di tal fatta hanno storicamente connotato la storia dell’uomo, ma al sud, così come al nord. Questa però è un’altra storia, molto meno “raccontata”, perché le forze del Potere, quello cattivo, viaggiano più ad “alta velocità” sui binari dell’ignoranza e della disinformazione.

E’, invero, la storia dei “fabbisogni standard”. I fabbisogni standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente.

È un coefficiente di riparto che esprime, posto pari a 1 il fabbisogno complessivo di uno specifico servizio, la quota di pertinenza di ogni comune, ed è alla base del calcolo e della stima della porzione di risorse, derivante dal gettito fiscale, che lo Stato è chiamato a trasferire e/o restituire alle Regioni per la gestione dei bisogni dei rispettivi abitanti.

E’ evidente allora che la loro quantizzazione deve rapportarsi ai bisogni specifici di quelle popolazioni e di quei territori presi in considerazione: in altri termini, e a mero titolo esemplificativo, quanti giovani da istruire, quanti anziani/disabili da assistere, quanta porzione di territori franati e/o alluvionati da mettere in sicurezza.

Questi criteri non sembrano però sufficienti al Veneto e al suo Governatore, che ne propongono l’integrazione in proporzione al gettito fiscale, ossia alla ricchezza di quegli stessi cittadini.

In pratica, per poter “godere” di certi servizi, non è più sufficiente essere cittadini italiani, ma diventa indispensabile essere cittadini italiani di una regione italiana ricca, così letteralmente ribaltando 1 dei principi fondanti della ns. Costituzione,

il principio di uguaglianza sostanziale, la cui attuazione rimane compito precipuo della Repubblica, ex art. 3 II comma., non basta.

Risale al ’01 la pronuncia della Corte Costituzionale che ha sentenziato il vuoto normativo afferente alla mancata definizione, a cura dei vari Governi che si sono succeduti, a tutt’oggi, dei LEP, da garantire inderogabilmente e in misura omogenea, a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E allora, com’è possibile procedere in senso inverso, cioè, se non si conosce ancora l’entità dei lep, come si può correttamente stabilire l’entità delle risorse da erogare alle diverse Regioni?

E balza subito evidente l’intento criminoso di certi politici: in 18 anni non si è ancora riusciti a quantizzare i lep, mentre in pochi mesi sono già chiarissimi i contorni del processo di autonomia differenziata sfrenata, tanto da porla come elemento di ricatto per la sopravvivenza dell’esecutivo in carica: “o si fa la regionalizzazione o il governo cade!” Tutto questo è inaccettabile.

 

La regione Veneto rivendica per sé il potere normativo e gestionale esclusivo di tutti i più rilevanti servizi pubblici nazionali, giungendo così al graduale smantellamento di una programmazione infrastrutturale del Paese: la C.i.g., la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, la contrattazione nel comparto sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni dell’impatto sul territorio dei vari impianti industriali, le concessioni idroelettriche e stoccaggio gas, le autorizzazioni per le concessioni elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la Protezione civ., i VV. del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti, la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’IStat, il CoReCom –da sostituire all’AGCom, le professioni non ordinistiche, e, naturalmente, l’offerta formativa scolastica: la facoltà di scegliere i docenti su base regionale, il diritto di stabilire l’entità dei contributi alle scuole paritarie, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, la formazione universitaria, con il definitivo perfezionamento del processo di annientamento della Scuola Una e Pubblica, già iniziato da qualche anno.

 

Ma è evidente che tutto questo niente ha a che fare con un processo, pur accettabile, di “riconoscimento e promozione delle autonomie locali e di ampio decentramento amministrativo”, ex art. 5 Costituzione: questa è vera e propria secessione, in quanto tale assolutamente inammissibile, anzitutto perché contraria alla Costituzione; poi perché perpetrata arrogantemente da chi da sempre ha saccheggiato e impoverito, economicamente e culturalmente; e infine, perché foriera di conseguenze pesantissime e distruttive sull’universo Scuola, da tutelare assolutamente, perché alla base di un futuro “pulito”, impedendone la degenerazione da Istituzione a servizio, da Statale a regionale, da Diritto a servizio aziendalistico, da Libera a neoliberista.”

Mimma Pacifici della CGIL Locri, interviene dichiarando  che bisogna continuare a parlare con la gente facendo più riunioni possibili perché questo è l’unico strumento che abbiamo per informare la gente. Inoltre ha ribadito che è necessario portare avanti questa battaglia non da meridionalisti ma come problema del paese. Poi Rispetto alla scuola ha ribadito le preoccupazioni manifestate un po’ da tutti, sottolineando però che serve fare una battaglia seria per il tempo pieno obbligatorio.

Federica Roccisano (economista) invece sostiene che “Avversare questo tipo di Regionalismo Differenziato deve diventare una missione per ognuno di noi; occorre mobilitare le coscienze e coinvolgere tutti: dal cittadini al rappresentante delle istituzioni. Non possiamo consentire, infatti, che si legittimi un sistema che invece di ridurre le diseguaglianze tra i cittadini le ampilifica, specie se consideriamo quanto sarebbe grave se questo avvenisse nella scuola, la principale agenzia educativa che deve rendere tutti gli studenti uguali, che nella sanità a danno dei più vulnerabili.”

Emanuele Capogreco, in rappresentanza del Sud che Sogna invece asserisce che  Le autonomie differenziate, il comunemente detto regionalismo, ci mette difronte ad un tentativo di forzare i dettami costituzionali.

Il quadro entro cui si muovono le richieste avanzate da alcune regioni di avocare a se maggiori competenze per le materie a legislazione concorrente sono gli articoli 116 e 117 della Costituzione, ma le maggiori autonomie da queste richieste, sembrano un modo per scardinare i dettami dell’articolo 3, in particolare del secondo comma in cui si parla di uguaglianza sostanziale, attraverso la richiesta di autodeterminare materie quali l’istruzione.

L’appello lanciato è dunque quello di parlare diffusamente della vicenda scardinando questo intento di acuire le differenze tra le regioni.

Poi ha fatto presente che tale atteggiamento spinge ad un individualiamo evidente in cui ciascuno vorrà autogestirsi, un’evidenza presente in tutti gli atti di questo attuale governo.

Atteggiamento che si contrappone al carattere invece sociale della nostra carta costituzionale. Se alle autonomie differenziate abbiniamo la scellerata proposta di mutare il sistema fiscale verso una tassazione piatta (flat tax) ci troviamo di fronte ad un quadro in cui a pagare per questa autonomia saranno le fasce più deboli.

Urge quindi fare propria questa battaglia senza chiuderla in un confronto nord-sud perché a pagarne le conseguenze più gravi sono appunto i lavoratori di tutta la penisola, sia in terminj di carenza di servizi che di aumento delle tasse. Non é certo un caso che si arrivi oggi a questa situazione, oggi che abbiamo un governo sovranista che parla alla pancia della popolazione. Occorre oltre che diffondere il più possible il meccanismo di questo inganni, fare una proposta piú radicale e chiedere di rivedere gli articoli 116 e 117.

 

Poi ha Preso la parola, il Sindaco di Polistena, Michele Tripodi che, in maniera convinta asserisce  “Il disegno di autonomia differenziata pone in campo due ordini di problemi.  Il primo di tipo strettamente giuridico, in ordine alla legge di approvazione che introduce nel nostro ordinamento un procedimento legislativo nuovo che sta in mezzo alla legge ordinaria ed alla legge costituzionale.

Il rischio é che lo stesso procedimento violi la Costituzione in quanto é legittimo domandarsi come mai non venga data a tutti la possibilità di pronunciarsi con un referendum confermativo sulle intese proposte solo con alcune regioni.
Il secondo di tipo politico, in relazione all’opportunitá di avviare processi disgregatori delle identità che amplificano le differenza fra territori ricchi e poveri, che camminano a velocità diverse e sfalsate rispetto alle dinamiche dello sviluppo economico.
La politica dell’attuale governo, a cui sarebbe meglio staccare la spina, é quella della contraddizione, della ricerca della divisione per orientare i cittadini verso l’individualismo, verso la ricerca dell’ego che si contrappone a tutto il resto che lo circonda. Da qui il proliferare dell’odio dilagante, dell’intolleranza, del rifiuto della diversità.
Infine va fatta una riflessione sul rapporto tra Europa e Costituzione. Questa Europa nata sotto il segno del neoliberismo ed i suoi trattati istitutivi sono incompatibili con la Costituzione italiana, la cui vocazione é stata sempre verso la democrazia, il progressismo, il socialismo.

Si veda il pareggio di bilancio innestato in Costituzione che fu una violenza imposta dall’alto. Occorre rivedere questa impostazione altrimenti quando parliamo di regionalismo differenziato acceleriamo solo la frantumazione della Costituzione la quale rischia di non sopravvivere sia alle spinte esogene delle banche e dei grandi gruppi finanziari europei, sia a quelle interne provenienti dalle intese per un‘autonomia differenziata che altro non rappresenta che la secessione dei ricchi.”

 

Infine il dirigente scolastico   Vito Pirruccio ha asserito che è importante puntare all’Europa, quindi all’unione europea, perché la disgregazione territoriale non ha senso rispetto al concetto di unione in Europa.

don Pino de Masi referente di Libera antimafia ha ribadito l’importanza del rispetto dei valori costituzionali, che in un’ottica di regionalizzazione verrebbero meno.

Infine Il Sindaco di Roghudi Pierpaolo Zavettieri ha dichiarato che il regionalismo differenziato è ormai un processo in fase avanzata, purtroppo in continuità con il governo precedente. – “Può essere bloccato o comunque condizionato solo se parte dalle regioni meridionali (comuni, province, regioni, forze sindacali, sociali, produttive, intellettuali, etc.) una forte offensiva politica e culturale che sensibilizzi l’opinione pubblica e le istituzioni della Repubblica, Parlamento in primo luogo. Siccome le regole del regionalismo sono truccate (vedi spesa storica ed altri parametri…) bisogna invertire l’ordine dei lavori. Bisognerebbe prima affrontare il nodo dei LEA e dei LEA (livelli essenziali di assistenza, di prestazione e dei servizi) nel rispetto del dettato costituzionale come garanzia della parità di trattamento e di condizione che danno il senso dell’unità del Paese, e poi le autonomie speciali regionali su materie limitate e ben definite. La sfida della competizione potrebbe essere accettata a parità di basi di partenza, altrimenti sarebbe un suicidio, come nel nostro caso. Anche se la mia parte politica al referendum del 22 ottobre 2017 non é stata fra quelle (dx e sx) che hanno guardato dall’altra parte, appare scontato che la lotta contro questo processo in atto deve essere trasversale e apartitica.”

 

I Partigiani della scuola pubblica in difesa della Scuola Statale Pubblica

 I Partigiani della Scuola Pubblica rivendicano la loro libertà rispetto a qualunque sigla sindacale o colore politico, libertà che fin dall’inizio della loro lotta in difesa della scuola pubblica hanno sempre rimarcato.

 Tutti i docenti vicini ai PSP hanno naturalmente le loro preferenze sindacali e politiche, ma mai le stesse hanno influenzato l’idea di base che è quella di difendere la scuola pubblica. Alla base di ogni comunicato è stata posta la lotta per le nostre idee di principio tra cui, di certo, la vicinanza ai docenti precari, sfruttati per anni da un sistema di reclutamento che non vuole ammettere gravi responsabilità di sfruttamento di competenze.

 Un terzo del personale docente è precario, 41000 i docenti precari di sostegno su posti in deroga. Quindi bisognerebbe riflettere sul sistema di reclutamento, oltre che di formazione. Il superamento di un concorso è un dettame costituzionale, è vero, ma spesso sono state adottate diverse forme di reclutamento e non sono certo i docenti precari a doverne pagare le conseguenze, loro che già vengono sfruttati annualmente.

Come PSP è da diversi anni che sosteniamo le lotte dei docenti precari, ricordiamo ad esempio il blocco dei traghetti a Villa San Giovanni per la stabilizzazione degli stessi.

La stabilizzazione dei precari è un principio ineludibile per i PSP, soprattutto alla luce della condanna che ha subito l’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, proprio per il perpetuarsi di contratti a tempo determinato, anche oltre i 36 mesi, che violano apertamente il dettato normativo, che impone la stabilizzazione dei precari dopo tre anni di attività lavorativa, senza soluzione di continuità, alle dipendenze della PA.

Non si possono condividere, quindi, prese di posizione rigide, se poi accettiamo che un docente sia addirittura reclutato con la messa a disposizione (MAD), occupando persino posti su cattedre di sostegno non avendo superato un concorso (che forse è l’ultimo problema), ma cosa più grave non avendo alcuna competenza, se non la buona volontà e il buon senso. Non si può prescindere da una “difesa” dei precari, prototipo, in tutti i settori lavorativi, dello storico sfruttamento del “padrone”.

 Difesa peraltro imposta da una norma. Sempre in prima linea contro ogni tentativo di mortificare la professione docente, il 23 febbraio i Partigiani della Scuola pubblica, inoltre, hanno organizzato una assemblea regionale in Calabria, insieme a tutte le realtà sindacali, associative e professionali che hanno partecipato alla discussione, contro la regionalizzazione, alla quale è seguita, pochi giorni dopo, la manifestazione studentesca. tu

Dunque è evidente che il percorso dei PSP è sempre stato caratterizzato da una linea coerente e inequivoca, ad esclusiva tutela e supporto delle battaglie per la scuola pubblica. Ultimo esempio ma solo in ordine di tempo è la petizione promossa congiuntamente proprio dai Partigiani della scuola pubblica e da Professione insegnante, diretta a sostenere la proposta di legge della senatrice Granato volta a contenere il pesantissimo carico giudiziario, superabile, con tale proposta, con un ricorso amministrativo che possa agevolmente, e soprattutto a costo zero, dirimere le controversie insorte all’inizio dell’anno scolastico, e dunque in tempi brevi, tra i dirigenti scolastici e i docenti che ritengono leso il diritto ad una equa assegnazione delle classi.

 Tutto questo per significare che, partendo da un principio di libertà di impostazione, i PSP hanno lottato e lotteranno accanto a chiunque scenderà in difesa dei diritti lesi della scuola pubblica, al contempo però manifesterà apertamente il proprio dissenso nei casi in cui tali diritti dovessero venire attaccati. Sostenere un sindacato o un’azione politica, se condivisa, non vuol dire appartenere a quella sigla sindacale o a quel partito politico.

RISULTATI ASSEMBLEA REGIONALE CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI. CON I PSP UNITI CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA E L’ATTACCO ALLA UNITÀ NAZIONALE. DOMANI MANIFESTAZIONE STUDENTESCA A LAMEZIA TERME

 

 

locandina psp regionalizzazione 2019Il giorno 23/02/2019 si è tenuta presso la Masseria I Risi in Lamezia Terme una assemblea regionale promossa dai Partigiani della Scuola Pubblica nella quale sono state chiamate a raccolta tutte le forze politiche e sociali della Calabria che intendono opporsi al processo di secessione di cui ormai sono chiari i contorni.

Nel corso del dibattito sono state affrontate le sciagurate conseguenze del processo di secessione ormai ad un passo dal definitivo compimento. Conseguenze che aggraveranno in modo irreversibile il divario tra il nord ed il sud del paese, ma soprattutto conseguenze irreversibili sull’unità nazionale nella sua accezione più ampia del termine. Unità culturale, oltre che economica e sociale. Senza trascurare i rischi per l’unità politica e territoriale con concrete possibilità di balcanizzazione.

E’ stata una occasione per mettere insieme tutte le persone di buona volontà per discutere su come – operativamente – può essere avviata una concreta azione dentro le istituzioni e nella società per bloccare il processo della secessione dei ricchi.

I PSP hanno impegnato i sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, sindacati, di varia estrazione presenti, a continuare nelle iniziative concrete.

In particolare hanno chiesto ai sindaci presenti di coordinare l’azione di tutti i sindaci calabresi che intendono aderire all’iniziativa del ricorso promossa dal sindaco di Cinquefrondi Michele Conia. Si tratta del Ricorso del Comune al Tar Lazio contro il decreto ministeriale di riparto del Fondo solidarietà Comuni emesso dal MEF il 19 gennaio 2019.

Poi i PSP hanno chiesto ai parlamentari di coordinarsi tra di loro per portare avanti le azioni utili nelle due camere per far saltare il processo della secessione. Ai sindacati ed a tutte le organizzazioni sociali è stato chiesto di tenere alta l’attenzione tra i cittadini ed i lavoratori valutando anche la possibilità della mobilitazione generale.

I PSP ritengono che si debba respingere al mittente il luogo comune che, con la scusa dell’inefficienza amministrativa giustifica il fatto che al sud è meglio che le risorse non arrivino.  Il verminaio di corruzione ed inefficienza che si chiama MOSE è collocato in Veneto e non in Calabria.

Infine, è stata ribadita la necessità di allargare il fronte che si oppone alla secessione, coinvolgendo la forza più consistente della maggioranza parlamentare, ampiamente votata al sud, che deve uscire dalla gabbia del “contratto di Governo”.

Hanno partecipato vari sindacati, associazioni imprenditoriali, associazioni, partiti e movimenti, consiglieri regionali e parlamentari calabresi di vari gruppi politici, tra i quali la Senatrice Dei 5 Stelle, Bianca Laura Granato, Nico Stumpo, Deputato Di Liberi E Uguali, Prof.Ssa Enzina Sirianni, Docente Del Liceo Tommaso Campanella Di Lamezia Terme, Un rappresentante degli Studenti, l’Avvocato Giancarlo Nicotera, Presidente di AFI Associazione forense italiana, la Prof.Ssa Sangineto Pina di Potere Al Popolo, Adele Nesci, Delegata Unicobas, Giuseppe Stefanucci, Ingegnere E Docente Vice Presidente Del Consiglio Dell’ordine Degli Ingegneri Di Catanzaro, Michele Conia, Portavoce Del Sud Che Sogna, Mimmo Denaro, Segretario Regionale Cgil Scuola, Arturo Bova, Consigliere Regionale Democratici Progressisti, Mimmo Iacopino, Asis Associazione Italiana Insegnanti Di Sostegno, Daniela Mauceri, Responsabile Regionale Anief, Giancarlo Silipo, Usb Coordinamente Regionale Vigili Del Fuoco, Gigi Veraldi, Segreteria Regionale Cgil, Rosario Piccioni, Di “Lamezia Insieme”, Francesco Greco, Associazione Nazionale Docenti, Tindiglia Nino Segretario regionale della Gilda , Michele tripodi, sindaco di Polistena, Maria Antonietta De Fazio in rappresentanza di Articolouno regionale.

Al tavolo: il moderatore, giornalista della Tecnica della Scuola, Lucio Ficara, Rocco Tassone  per I Partigiani Della Scuola Pubblica, Prof.Re Walter Nocito, Docente Unical Di Diritto Pubblico e Prof.ssa Rosella Cerra dei partigiani della Scuola Pubblica che si occupa della questione meridionale e, per prima, ha portato  il problema della regionalizzazione all’interno dei PSP.