I PSP rispondono alla DS Costantino: applichi la legge, le ordinanze soprattutto.

Einaudi-Lamezia-2016I Partigiani della Scuola Pubblica, loro malgrado, si vedono costretti ad inserirsi nuovamente nella spiacevole “querelle” azionata dalla dirigente Costantino dell’Istituto Einaudi che, ancora una volta, pare perseveri in una gestione della cosa pubblica “casalinga” più che istituzionale.

A riprova riflettiamo sui commenti del coniuge su facebook che si inseriscedalla pagina dei psp “familiarmente” nella questione che tanto ha fatto notizia della gestione sbagliata della consorte, riguardo l’assegnazione dei docenti alle classi nel proprio istituto, come se simili faccende potessero trovare confronto su un social, con sostegno coniugale a rafforzare la liceità di talune scelte discutibili.

Talmente assurdo l’errore compiuto dalla dirigente, infatti, che un giudice, super partes, ha ristabilito le regole da seguire.

 Sappiamo tutti che l’assegnazione dei docenti alle classi e ai plessi è prerogativa del DS ma, ci pare di ricordare, in base ai criteri stabiliti dal consiglio di Istituto e alle proposte del collegio docenti, proposte e criteri di cui il dirigente scolastico DEVE tener conto, in caso contrario motivando eventuali scelte che appartengono a precise sfere di opportunità (ad esempio incompatibilità con la classe).

Tutto questo però solo dopo aver salvaguardato l’interesse degli alunni, che è precipuo. La dirigente in questione però sbandiera un potere che non ha, se non in subordine a quanto deciso dagli organi collegiali.

 Così, ravvisando palesi ingiustizie, qualche docente piuttosto che subire ha deciso di ribellarsi ed ha adito le vie legali, vincendo! Il giudice del lavoro infatti ha ritenuto il provvedimento dirigenziale illegittimo ed iniquo e per tale motivo ha intimato alla dirigente Costantino di correggere il proprio errore.

La dirigente però, non capendo, cosa grave, o fingendo di non capire, fatto ancora più grave, dà seguito all’ordine del giudice, facendoci credere che stia eseguendo ciò che le è stato imposto, ma lo fa con un’interpretazione alquanto curiosa dell’ingiunzione del giudice stesso: il provvedimento di riassegnazione che attua la DS lascia immutato il numero delle classi, quattro, attribuite alla ricorrente sul diurno, riuscendo persino a peggiorare la situazione. Inoltre permane la illegittimità del provvedimento anche con la riassegnazione in quanto non ha, ancora una volta, consultato il Collegio. Certo, si può sbagliare!!! Ma reiterare!!! Così la storia arriva all’attenzione della senatrice catanzarese Granato che, da docente, ben conosce le regole della scuola e, per mero impegno istituzionale, entra nella faccenda invitando la dirigente a dare ordine al disordine dalla stessa creato. Non felice la dirigente recupera curiose ragioni di protesta nella vicinanza della senatrice Granato al movimento dei PSP, senza mai dubitare del proprio comportamento. Invero le insinuazioni si spingono oltre e addirittura si profilano, a dire della dirigente, collusioni tra l’Avvocatura dello Stato e le docenti che si sono rivolte alla magistratura. Insomma cariche istituzionali, avvocatura e magistratura tutte contro di lei. La parlamentare ha chiesto l’intervento del Garante regionale dell’Infanzia, Antonio Marziale, che in proposito ha riscontrato «l’interruzione dell’attività educativa e didattica, disorientante per i ragazzi e pregiudizievole del processo di apprendimento e stabilità emotiva».

Addirittura pare che circoli nell’istituto in queste ore un comunicato a firma del “personale della scuola” dal titolo “Molto rumore per nulla”, con una curiosa dicitura in calce “per la firma recarsi in vicepresidenza”.

In tale documento si difende la scuola Einaudi e l’impegno profuso dal proprio personale: ci pare, però, che mai sia stata attaccata da alcuno la scuola né tantomeno le professionalità che lì si spendono. Allora, forse, qualcuno cerca di distrarre l’opinione pubblica sul vero ed unico motivo per cui tale faccenda è finita sui giornali: l’errata scelta di gestione della dirigente scolastica che è stata oggetto di un provvedimento da parte di un giudice, che vi ha, evidentemente, ravvisato degli abusi.

Da qui il dubbio, opinabile certo, che tale documento possa essere un tentativo di chiamare a raccolta il personale della scuola in modo da dimostrare la propria fedeltà alla dirigente scolastica che, dopo aver commesso un grave errore, reitera persino.

Oppure la dirigente vorrebbe coinvolgere il personale in responsabilità solo sue? La storia è quasi comica: non ci meraviglieremmo, a questo punto, se uscisse un documento a firma “spontanea” degli alunni in cui si sostiene il buon nome della scuola dovuto all’impeccabile gestione della dirigente.

Detto ciò, senza inutili commenti ulteriori, vorremmo far notare alla dirigente che i Partigiani della Scuola Pubblica difendono semplicemente la SCUOLA e lottano contro chi quella scuola cerca di disintegrarla.

La voce dei PSP si leva, e si leverà, ogni volta che con un attacco contro la scuola si cercherà di ledere i diritti degli alunni, innanzitutto, e poi dei lavoratori che la scuola la fanno in trincea.

Non accettiamo, quindi, basse insinuazioni ed invitiamo la dirigente ad un’umile riflessione, augurandoci che la stessa sia foriera di iniziative e provvedimenti illuminati, anche perché nessuna legge dello stato le consegna un potere gestionale scevro da responsabilità, per le quali dovrà dar conto, non trovandosi a gestire le questioni della propria casa.

Infine vogliamo e dobbiamo pensare SOPRATTUTTO agli alunni, che sono quelli maggiormente danneggiati da questa brutta storia, perché quasi ad anno scolastico concluso sono costretti a cambiare docenti, con tutto ciò che questo comporta e allora ci chiediamo, qual è la vera missione di un dirigente? Creare e sollecitare un ambiente di lavoro sereno e proficuo nell’interesse dei propri alunni? Oppure alimentare difficili condizioni di lavoro, rimarcando il proprio “potere” e cercando conferme in decisioni scellerate che di potente hanno solo il danno che andranno a provocare?

Fiduciosi, aspettiamo un lieto fine.

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La Senatrice Granato (Mov5 stelle) interviene sul caso di Lamezia

bianca daiI PSP rendono noto l’intervento della Senatrice Bianca Laura Granato che con nota del 2 maggio 2018 è intervenuta a sostegno delle ragioni di una docente vincitrice di ricorso ex art. 700 c.p.c. in merito ad un’assegnazione docenti alle classi iniqua e illegittima.

I PSP si sono già occupati del caso di una docente costretta ad adire il giudice del lavoro a seguito di un provvedimento di assegnazione dei docenti alle classi ritenuta dal predetto giudice, sulla base degli atti allegati dalla docente, illegittima in quanto avvenuta in violazione della normativa che prevede un preciso iter oltre che compiti e prerogative degli organi collegiali e lesiva della parità di trattamento tra docenti della stessa disciplina in quanto alla ricorrente veniva assegnato un carico orario nettamente superiore rispetto ai suoi colleghi.

Orbene, nonostante l’ordinanza sia chiarissima sul punto, la Ds ha inteso porvi esecuzione semplicemente “scambiando” le classi tra tre docenti, tra cui la ricorrente il cui carico orario, pertanto, non solo non veniva diminuito (nonostante un provvedimento giudiziale) ma la cui situazione era addirittura aggravata a causa della sostituzione delle sue quattro classi, sul diurno, con altre nuove quattro.

Non si riesce a comprendere la ratio di un provvedimento di riassegnazione che, aEinaudi-Lamezia-2016 fine anno scolastico, in quanto di fatto entrato in vigore il due maggio, sottrae a tre docenti, legittimi titolari, le proprie classi in una sorta di “gioco delle tre carte”.

Ci si augura soltanto che la DS abbia male interpretato la predetta ordinanza e che a nessuno possa sfiorare il dubbio che dietro non vi sia una pervicace volontà di annichilire chi osa far valere le sue ragioni. In questa specie di “sfida all’ok corral” le uniche vittime sono i ragazzi che dopo essere stati valutati da un docente nel primo quadrimestre e la cui valutazione era in corso nel secondo quadrimestre, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico, subiscono la sostituzione del loro docente con uno nuovo che ovviamente, senza conoscerli, dovrà ultimare il programma iniziato dal collega ed effettuare le fondamentali valutazioni finali. Per questi motivi due docenti, tra cui la ricorrente, si sono rivolte, anche tramite il sindacato Gilda-Unams nella persona del coordinatore regionale prof. Antonino Tindiglia, al Direttore Generale dell’USR Calabria dott.ssa Anna Cammalleri.

In merito, a tutela dei docenti e delle ragioni dei minori è intervenuta, con profondo spirito di solidarietà nei confronti del mondo della scuola, la Senatrice Bianca Laura Granato con una nota del 2 maggio, rivolta al DS oltre che al citato Direttore Generale ed al Dott. Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, che riportiamo integralmente di seguito.

PERCHE’ NOI SIAMO CONTRARI ALLE TELECAMERE NELLE CLASSI

Sorpresi dal titolo di un articolo Ansa “82% docenti favorevole a telecamere”, a nostro parere fuorviante, poichè può sembrare un valore assoluto sulla totalità degli insegnanti italiani e non riferito ai partecipanti al sondaggio fb di cui si parla, ci siamo sentiti in dovere di intervenire e dire la nostra.

Riteniamo, contrariamente al parere espresso ultimamente da quel relativamente folto gruppo di docenti, che l’uso di telecamere negli istituti scolastici, per contrastare il fenomeno del bullismo sarebbe un provvedimento sbagliato.

Le norme riguardanti la videosorveglianza sono giustamente rigide: La norma è ripresa dal Codice Privacy che impone la gradualità e i principi di necessità, finalità, legittimità e correttezza, proporzionalità e non eccedenza del trattamento, nonché l’obbligo di informativa del lavoratore.”

L’attività di videosorveglianza è particolarmente invasiva. Per questo motivo il Garante per la Privacy ha fissato alcuni principi che devono essere sempre rispettati“. (Uno di questi è il )

Principio di necessità: va escluso ogni uso superfluo e vanno evitati eccessi e ridondanze.
I soggetti pubblici e privati non possono assumere quale scopo della videosorveglianza finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a Forze Armate o di Polizia
“.
(cit. http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/questioni-di-privacy/videosorveglianza)

Come Scrive anche la Prof.ssa Lucia R. Capuana, docente e autrice di un blog sulle tematiche scolastiche (articolo consigliatissimo nel link in coda al testo), anche noi sosteniamo che

“…i docenti sono pubblici ufficiali e quindi già tutelati dalla legge a cui, purtroppo, pochi di quelli oggetto dei media in questi ultimi giorni, per quanto mi è dato sapere, abbiano fatto debito ricorso.
La dignità del nostro ruolo e della nostra professione la mettiamo noi in discussione quando non siamo in grado di attivare tutte le procedure democratiche di cui la scuola ed il suo funzionamento sono dotati, quando rinunciamo al nostro diritto di essere rispettati innanzitutto come persone e dopo anche come docenti, quando abdichiamo al nostro dovere di cittadini prima ancora che come docenti
“.

Per quanto riguarda la vita scolastica quotidiana, noi PSP pensiamo che la presenza di un “occhio esterno” finirebbe col reprime qualsiasi pensiero divergente: nessun docente (o studente) manifesterebbe apertamente una sua libera convinzione, che non sia condivisa dal pensare comune, sulla scuola, sulla società, sull’attualità e nemmeno oserebbe porre domande non “standard” su qualsiasi disciplina, sapendo che oltre la porta qualcuno osserva. La stessa naturalezza dei rapporti docenti-alunni sarebbe danneggiata, falsata, repressa, risultando frustrante ai fini educativi e didattici di entrambe le parti.

Anche lo Statuto dei lavoratori vieta le riprese audiovisive nei luoghi di lavoro

divieto d’uso di impianti audiovisivi (art.4) e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.”

Altra fondamentale questione è che aberrazioni del provvedimento potrebbero manifestarsi sottoforma di esercizio del controllo sugli educatori e loro eventuale repressione se ‘contrastivi’ o semplicemente critici nei confronti del sistema. Una banale denuncia potrebbe condurre all’accesso agli atti per fini diversi da quelli nobili previsti.

Scrive ancora la docente Capuana: “Se è vero che esiste questo tipo di emergenza l’introduzione di dispositivi di sorveglianza non farebbe che certificare la morte inappellabile del sistema d’istruzione nel suo insieme e trasformerebbe le scuole in istituti di correzione, infatti se gli studenti ricorrono alla violenza, alla derisione collettiva nei confronti dei docenti non può non essere evidente che è l’intera società ad aver perso ogni punto di riferimento, né serve additare i genitori quali cattivi esempi, dentro questa deriva ci stiamo tutti gli adulti e non si possono mettere sul banco degli imputati solo i ragazzi

Cosa fare allora? Sicuramente agire con celerità negli ambiti più vicini al vissuto dei ragazzi, migliorando la loro valenza ai fini della crescita come individui e cittadini. Social, programmi televisivi, spesso di pessima qualità educativa, cultura a tutti i livelli. Coinvolgendo legislatori, intellettuali, imprenditori della comunicazione, strutture amministrative del territorio oltre che, naturalmente, scuole e famiglie, soprattutto quelle in difficoltà. Sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità.

 

Studenti del Professionale commerciale deportati all’alberghiero

Einaudi-Lamezia-2016I PSP solidarizzano e sostengono le ragioni degli studenti dei servizi commerciali e dei docenti dell’Ipssar “L. Einaudi” di Lamezia Terme per la preannunciata estinzione dello storico indirizzo commerciale in una vicenda che definire kafkiana è un eufemismo.

Per un “probabile errore” (sic!!!) di inserimento dei dati nella piattaforma Sidi (dati che serviranno all’USP di Catanzaro per la configurazione dell’organico) agli studenti della 2^A, classe articolata, viene di fatto impedito di ultimare gli studi intrapresi, da oramai due anni, nei servizi commerciali in quanto sono stati dirottati nell’indirizzo dell’enogastronomia e ospitalità alberghiera e ciò nonostante la espressa contraria volontà di alcuni di loro.

Di seguito il comunicato:

La premessa:

L’istituto “L. Einaudi” nasce con una vocazione esclusivamente commerciale e per anni ha consentito la formazione di eccellenti profili professionali: Avvocati, Commercialisti, Imprenditori fino a tutte le figure ausiliarie di supporto all’impresa. Per questo motivo, la cancellazione dell’indirizzo commerciale rappresenterebbe un vero e proprio insulto alla storia dell’istituto, soprattutto se è pienamente evitabile.

I fatti:

Durante un incontro con la Ds, peraltro avvenuto solo a seguito di specifica richiesta di alcuni Docenti del dipartimento economico-giuridico, ella informava che il sistema Sidi aveva impedito di caricare i dati relativi all’attuale classe 2^ A articolata, in relazione proprio all’indirizzo commerciale; consultato sul punto l’USP, nella persona del funzionario incaricato, questi avrebbe suggerito di “riorientare” solo gli allievi dell’indirizzo commerciale, consiglio messo in pratica dalla Ds, che si recava in classe e invitava gli alunni all’iscrizione all’indirizzo enogastronomico, opzione accoglienza turistica; alle puntuali doglianze dei docenti (probabile errore del sistema? Diritto allo studio leso? Inopportunità di un dirottamento imposto alla fine del secondo anno di studio? Opportunità di dirottare in senso inverso al fine di lasciar sopravvivere e magari potenziare un indirizzo storico, e oramai unico nel suo genere, sul territorio lametino?) ella ribadiva l’ineluttabilità dell’operazione, in quanto il sistema Sidi era ormai chiuso e che comunque, per quanto ritenuto inutile, nella sua relazione, avrebbe sollevato il problema di un eventuale errore.

Detta posizione veniva fermamente confermata, in veste di “informativa del Ds sull’organico”, in seno ad un Collegio Docenti appositamente convocato.

Appare utile precisare che tale operazione inevitabilmente falserà la predisposizione dell’organico ancora in via di formazione: aver dirottato le iscrizioni già sicure dei servizi commerciali per il prossimo anno scolastico comporterà la cancellazione e/o la non concessione della classe 3^ A articolata con una conseguente ed evidente lesione del diritto allo studio.

Alla luce delle informazioni ricevute sul punto e che andavano in senso esattamente contrario circa la possibilità della concessione di una terza articolata servizi commerciali-servizi enogastronomici, ipotesi già realizzatasi in istituti del lametino tra terze classi di indirizzi diversi, si delineava come sempre più concreta la possibilità di un errore, non solo non smentita dalla DS che anzi la suffraga nella sua relazione all’USP di Catanzaro di cui veniva data lettura in seno al predetto Collegio, ma, a quanto è dato sapere, neppure verificata con la richiesta di assistenza tecnica al Sidi.

Le ricadute negative:

  1. Perdita di un indirizzo storico anche in considerazione del fatto che la Ds, per come riferito nel suddetto incontro, e ribadito in Collegio, non ha inteso chiedere una prima classe articolata con l’indirizzo commerciale per l’esiguità (sette) del numero degli iscritti. Peraltro, l’attuale prima classe articolata rischia, analogamente all’attuale seconda, di morire per un mero probabile errore di sistema;
  2. Lesione del diritto allo studio e delle legittime aspettative di chi, a far data dall’anno scolastico 2016/17, avendone la facoltà, ha deliberatamente scelto di iniziare e ultimare i propri studi di stampo commerciale. E’ appena il caso di rilevare che il dirottamento verso l’accoglienza turistica, connotata da un piano di studi completamente diverso, comporterà l’onere, per gli studenti, di appositi esami integrativi, pena la nullità di un’eventuale ammissione alla classe successiva;
  3. A regime, perdita della titolarità di docenti delle discipline dell’indirizzo soppresso:

Diritto/Economia politica

Informatica

Lingua Francese

Lingua Inglese

Tecniche della comunicazione

Tecniche professionali dei servizi commerciali.

E ciò nonostante esista in capo al DS il precipuo dovere di salvaguardare l’organico evitando situazioni di docenti soprannumerari.

Alla situazione appena descritta si aggiunge il trend numerico “netto” (ossia epurato dal tasso delle ripetenze) relativo alle iscrizioni alle prime classi che dovrebbe offrire un pesante spunto di riflessione a qualsiasi Dirigente:

si è passati dagli oltre 200 iscritti nell’anno scolastico 2015/16 ad appena 117 iscritti per l’a.s. 2018/19; mentre riguardo al corso serale delle storiche sei classi complessive ne rimangono appena quattro!

Di tutto l’afferente carteggio è stata formalmente avanzata richiesta-copia a cura della Rsu-Gilda in data 19 marzo e a tutt’oggi essa è rimasta inesitata.

Alla luce anche di tale allarmante situazione, il prof. Antonino Tindiglia, coordinatore regionale del sindacato Gilda-Unams, comunicava l’indizione di un’assemblea sindacale nei locali dell’Istituto; il Ds la negava adducendo in due momenti successivi (in maniera evidentemente pretestuosa): a- non meglio precisate difficoltà organizzative; b- indisponibilità dei locali (ciò a seguito della reiterazione del sindacato). Si tratta di un episodio, non certo isolato, testimone della deriva antisindacale in cui inesorabilmente sta scivolando detta dirigenza e che sembra, particolarmente, attenzionare i cd “docenti contrastivi”.

I PSP ancora una volta rilevano gli effetti perversi della Legge 107/2015 e soprattutto la mala interpretazione “a cura di Dirigenti Scolastici particolarmente diligenti”.

 

Docente vince ricorso avverso un provvedimento illegittimo di assegnazione cattedre. Il Ds non è il sovrano assoluto.

Einaudi-Lamezia-2016I PSP, particolarmente sensibili sul tema delle ingiustizie, compiute ai danni dei docenti,  studenti e dell’intero personale della Scuola Italiana, rendono noto che sussistono comportamenti lesivi della legalità e della dignità dei lavoratori e, pertanto, divulgano fatti accaduti e relative sentenze.

La D.S. dell’Ist. Professionale “L.Einaudi” di Lamezia Terme, è soccombente, unitamente all’intera Amministrazione, per l’emissione di un provvedimento di assegnazione Docenti alle Classi, assunto, nella forma, in totale spregio della normativa e delle prerogative riservate in materia al Collegio Docenti anche all’indomani dell’entrata in vigore della l. 107/15, e, nella sostanza, in maniera assolutamente sperequata tra gli insegnanti della medesima disciplina.

E così, a seguito di ricorso ex art. 700 c.p.c., il Giudice del Lavoro territorialmente competente, adito dalla Docente lesa -e completamente ignorata, nella fase stragiudiziale, nelle sue reiterate richieste di esplicitazione dei criteri posti alla base dell’atto de quo- con ordinanza del 17.04.18 ha accolto in toto le doglianze, disponendo la sospensione del provv.to impugnato e condannando l’Amm.ne alle spese e competenze di lite.

Anche la condanna alle spese è un evento meritevole di adeguata attenzione e relativa pubblicizzazione, stante la consueta reticenza dei magistrati, ad applicare, nei confronti della P.A., il pur ragionevole criterio per cui “le spese seguono la soccombenza”.   Restano ancora misteriosi i veri motivi che hanno indotto questa D.S. a riservare tale trattamento privilegiato alla Docente in questione, peraltro in un contesto più ampio e complesso di vero e proprio mobbing.

Nella pervicace scelta di assoluto e reiterato “silenzio” adottata dalla D.S., nonostante le continue quanto inutili, formali e per le vie brevi, richieste di spiegazioni, scelta giunta sino alla contumacia processuale, sorge lecita l’unica, ipotizzabile ipotesi: i Dirigenti Scolastici non gradiscono i Docenti dotati, ahiloro, di anima critica e che, già, quasi onomatopeicamente definiti “contrastivi”, continuano, temerariamente, a credere fortemente, per il benessere della comunità scolastica tutta, alla profonda giustezza dell’esercizio dell’art. 21 Costituzione.

 

In sostanza è accaduto questo:
una docente e avvocato dei PSP è stata costretta ad adire il giudice   del lavoro, chiedendo un provvedimento d’urgenza, ex art.700 c.p.c., in quanto il Ds non solo non ha seguito l’iter che la normativa impone in tema di assegnazione delle cattedre ( il Collegio Docenti non ha espresso alcuna proposta perché il Ds ha semplicemente comunicato i suoi criteri senza interpellare il Collegio) ma ha anche distribuito le classi in maniera iniqua, assegnando agli altri docenti 3-4 classi fino ad un massimo di 6 classi, mentre alla ricorrente ne ha assegnato 8, con un orario distribuito tra diurno e serale, inizialmente con 10 ore buca.
Il giudice ha accolto in pieno le doglianze della ricorrente e ha condannato l’amministrazione al pagamento integrale delle spese (ulteriore vittoria perchè i giudici di solito compensano le spese)

I Psp sottolineano ancora una volta che, nonostante la l.107 del 2015, restano inalterati compiti e prerogative degli organi collegiali che non possono essere calpestati da DS che si ritengono legibus soluti.

In una scuola elementare di Gardone e Marcheno, i cacciatori fanno lezione in classe.

I Partigiani della scuola pubblica riportano la Fonte il quotidiano “Il giorno di Brescia” dell’11.03.18, questa la notizia: “In una scuola elementare di Gardone e Marcheno, i cacciatori fanno lezione in classe.

Ci hanno tristemente “abituato” che nellecacciatore-con-il-fucile scuole, grazie a menti “illuminate”, con l’avallo di capi altrettanto “sapienti”, può accadere di tutto. Ma alcuni educatori di professione, con le coscienze non ancora completamente “spente”, pensano che debba esserci un limite, dettato, quantomeno, da equilibrio pedagogico.

Organizzati dal Consorzio Armaioli, portano in visione ai bambini cani (vivi) e uccelli (imbalsamati) nonché fucili (veri). La caccia viene presentata come buona e giusta, fonte di cultura e di sane tradizioni, mentre il cacciatore è elevato a “custode” della natura. Anche il Sindaco di Gardone, Pierangelo Lancelotti plaude, e l’obiettivo è quello di coinvolgere, a breve, anche i comuni limitrofi, Sarezzo, Polaveno, Lodrino. Del tutto in linea, la Regione Veneto e la provincia di Treviso, col progetto: “Giovani a caccia di esperienza”. Di fronte a cotanto, ben poco rimane da aggiungere anche a chi, come i PSP, ritiene (senza con ciò, pur non condividendolo, neutralmente tenta di non demonizzare tale “sport”) che la SCELTA del “gioco” con le armi, sia esso quello virtuale dei video game, che quello reale, debba rimanere prerogativa dei “bambini” maggiorenni; e che a Scuola debba essere insegnato ben altro, a cominciare dal vero rispetto per la natura.

I PSP: il Movimento 5 stelle cambi idea sul Ministro della Pubblica Istruzione

Cattura-300x194Nessuna affermazione e rettifica può cancellare il recentissimo passato del candidato Ministro alla Pubblica Istruzione.

I Partigiani della Scuola Pubblica, che hanno fatto della lotta alla Legge 107 la loro bandiera, esprimono totale sfiducia nei confronti del futuro Ministro designato, il ds Salvatore Giuliano, di cui certo non si negano competenze e capacità, ma si mette in forte dubbio l’empatia con il personale scolastico e la volontà di risolverei problemi della Scuola, generati dalla riforma renziana.

Gli apprendimenti degli alunni devono essere al centro di qualunque progetto educativo, ma devono essere imprescindibili dalla dignità di persone e futuri cittadini consapevoli. Essere all’avanguardia nel settore digitale non è qualità sufficiente a far sviluppare il sapere critico e la consapevolezza di sè e del mondo, invece sembra si tenda a proseguire sulla linea di svilimento della persona, nell’ottica dell’inserimento nel mondo del lavoro.

I Partigiani, che avevano apprezzato il programma del Movimento 5 Stelle, sono pertanto delusi dalla scelta del candidato Ministro, invitano il Movimento a tornare sui propri passi, scegliendo fra chi ogni giorno è in prima linea nel portare avanti il delicatissimo impegno professionale scolastico e prova sulla propria pelle le difficoltà del ruolo di insegnante.

Consapevoli che la forza docente, in un primo momento amareggiata e disorientata,  sia stata comunque determinante ai fini della vittoria elettorale per la qualità del programma proposto, chiediamo un immediato ripensamento sulla scelta fatta per la Scuola e che il M5S proponga un nome condiviso, dopo aver ascoltato e analizzato sul serio le richieste della base, un nome legato all’impegno per impedire la deriva di questi anni e non legato al Renzismo e alle idee discutibilissime dell’Anp.