Riapertura scuole: la patata esplosiva passa ai dirigenti scolastici della Calabria. I PSP: si mantenga la Dad sino alla pronuncia del Tar del 10 febbraio

I PSP invitano i dirigenti scolastici a riflettere sulla data della riapertura delle scuole.

L’ordinanza sulla riapertura delle scuole superiori, annunciata ieri nella diretta Facebook “on the road” dal Presidente facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì, e attesa, a mo’ di suspence per ben 24 ore, si traduce in una semplice “raccomandazione” alle scuole.

E che dice?

Invita i presidi a consentire, alle famiglie che ne facciano richiesta, di preservare i figli a casa in DAD. Un petardo gettato negli uffici di presidenza degli istituti superiori.

Nonostante tutti i tar investiti della decisione, abbiano annullato le ordinanze regionali che disponevano la  chiusura delle scuole, il Tar Calabria per quanto riguarda le scuole superiori, ha rimandato al 10 febbraio, la decisione relativa nel merito.

Riteniamo pertanto opportuno attendere questa data come decisiva e prudenziale, circa l’opportunità di rientrare o meno in presenza.

Con decreto del Tar Calabria dell’ 8 gennaio 2021, a firma del suo Presidente Giancarlo Pennetti, per quanto riguarda le superiori,  si riconosce il rischio dell’impatto che la circolazione degli studenti delle secondarie di secondo grado potrebbe avere sulla curva epidemiologica, tenuto conto anche delle indicazioni in tal senso del governo nazionale, che infatti limita la ripresa delle attività didattiche, in presenza nella misura del 50%.

Inoltre i giudici ritengono minori le ripercussioni sul diritto all’istruzione per chi frequenta le superiori, in virtù del maggior grado di consapevolezza e attitudine all’uso delle tecnologie impiegate nella didattica a distanza, appannaggio degli studenti frequentanti l’istituto in questione.

Pertanto i Partigiani della scuola pubblica , alla luce del numero dei decessi e soprattutto alla luce della mancanza dei dati reali dell’incidenza dei contagi da covid 19 provenienti dalle scuole, ritengono motivatamente che la data del rientro debba essere fissata dopo la pronuncia del Tar

RIENTRO A SCUOLA IL 7 GENNAIO? ANTICIPARE SUBITO LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE (VOLONTARIA) NELLE SCUOLE. A MARZO E’ TROPPO TARDI

I PSP si associano alle dichiarazioni della sociologa Prof.ssa Chiara Saraceno, rilasciate alla Tecnica della Scuola, e rilanciano:

Chiara Saraceno“Questa sottovalutazione dei costi per i più giovani – sostiene la professoressa Saraceno – può condurre anche a scelte miopi sulle priorità nella vaccinazione anti-Covid 19. Per evitare che le/gli adolescenti e giovani spargano il contagio sarebbe più efficiente vaccinarli per primi, dopo gli operatori sanitari, insieme ai loro insegnanti”.
“Dato che hanno una mobilità e socialità mediamente maggiore dei vecchi – aggiunge – si raggiungerebbe prima l’immunità di gregge che non dando priorità ai ‘grandi anziani’ come me, che tutto sommato possono continuare a proteggersi ancora per un po’, mentre potrebbero riprendere a frequentare in sicurezza i nipoti”.

E’ assolutamente urgente e prioritario anticipare i tempi della campagna di vaccinazione nelle scuole. Sempre nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”

La tabella di vaccinazione del Ministero della Salute, che prevede la vaccinazione dei docenti a marzo, è da rivedere. Per rientrare in sicurezza nelle scuole, bisogna vaccinare docenti e studenti, per raggiungere subito l’immunità di gregge colmare il gap formativo derivato dalla didattica a distanza.

La didattica a distanza ha egregiamente assolto al suo compito in fase di emergenza, ma ha penalizzato i ragazzi sotto il profilo dell’integrazione, della relazione sociale e non ha escluso fenomeni di cheating. Può essere utilizzata a nostro avviso solo fino alla somministrazione volontaria del vaccino.

Il rientro in classe, previsto per il 7 gennaio, in regioni di fascia rossa e con il più alto indice di contagiosità, con un rapporto posti letto/pazienti covid, inadeguato, acuisce il problema, prolungando le chiusure.

Arginare i focolai che partono dalle scuole, con una immediata campagna di vaccinazione, è dovere di ogni Stato civile e democratico

I PSP ricevono e diffondono la lettera di una Docente, assegnata ad una scuola diversa, ad anno inoltrato e in barba alla legge.

“Mi chiamo Lara Nocito e sono una docente di ruolo di italiano, latino e greco che ha come sede di titolarità il liceo classico di Cassano Ionio (Cs).

Ho fatto domanda di assegnazione provvisoria, come previsto dalla norma: si tratta della richiesta, con validità annuale, di poter insegnare in un’altra scuola più vicina a casa.

Io ho il ricongiungimento a Cosenza e insegno da quasi vent’anni.

L’ATP di Cosenza, cioè l’ex provveditorato, sbaglia le graduatorie e, in base a questo errore iniziale, colloca i docenti in scuole sbagliate già dall’inizio di settembre.

Io personalmente, pur avendo la possibilità di insegnare al liceo classico Telesio di Cosenza, in base alle disponibilità comunicate dal dirigente di posti da destinare a questo tipo di movimento, vengo invece assegnata al liceo classico di S.Marco Argentano, altro comune da me opzionato, solo dopo quello di Cosenza naturalmente.

Prendo servizio il 3 settembre e inizio ad insegnare in quella scuola. L’ATP viene commissariato dal dirigente regionale che si fa carico delle correzioni. Inizia una serie di azioni senza precedenti.

Io stessa, all’inizio del mese di settembre, scrivo due email di reclamo, ma non ricevo risposta alcuna.

Il 27 ottobre, trascorso ormai un mese dall’inizio della scuola, temendo nuovi spostamenti per l’intervento della Task Force nominata dal dirigente regionale, scrivo di nuovo, rinunciando ad una eventuale correzione, considerato l’avvio inoltrato dell’anno scolastico e il forte disagio in cui gli alunni sono ripiombati a causa della chiusura delle scuole con avvio della DAD.

Il mio lavoro prosegue a distanza, gli alunni didatticamente sono andati avanti, quelli del primo anno iniziano a tradurre dal latino e dal greco con mia grande soddisfazione.

La notte tra sabato 14 e domenica 15 l’ATP di Cosenza pubblica le nuove assegnazioni e vengo spostata, direi arbitrariamente considerato che una legge lo impedisce (Dlgs 297/94 art.455, comma 12), trascorsi 20 giorni dall’inizio dell’anno scolastico, presso il liceo Telesio di Cosenza.

Domenica 15 novembre invio una diffida tramite legale. Nulla. Così lunedì 16 assumo servizio presso il liceo Telesio.

Qui mi vengono temporaneamente assegnate alcune classi e naturalmente sono costretta ad affrontare alunni spaesati e addolorati per la perdita della loro precedente insegnante, a cui naturalmente si erano legati, lavorando con lei dall’inizio dell’anno scolastico.

Una situazione difficilissima, emotivamente soprattutto, aggravata dalla conoscenza a distanza. Intanto sono trascorsi 5 giorni e durante la scorsa notte vengono pubblicate nuove correzioni. Il mio nome non compare, nonostante la dicitura “valutate segnalazioni e rinunce…”

Mi chiedo allora, oggi 20 novembre, con l’incipiente fine del trimestre in entrambe le scuole di cui ho detto, è normale che un insegnante che ha ormai instaurato un rapporto con gli alunni, che ha avviato la propria programmazione e le verifiche, venga spostato a meno di un mese dalla fine del trimestre in un’altra scuola?

È normale, in una situazione in cui i ragazzi già vivono una condizione straniante, con disagi gravissimi, privati di ogni relazione esterna, che nessuno tenga conto, non delle nostre, ma delle loro emozioni? Era necessario destabilizzarli così violentemente? O chi muove le fila di tutto questo non sa che tutto è innanzitutto da ricondurre a PERSONE in fieri che stanno sopportando davvero l’insopportabile: i nostri alunni?

Il diritto del docente all’assegnazione dovuta era già leso e allora, in nome della pandemia, con cui ormai si tende a giustificare tutto, non si poteva almeno chiedere agli insegnanti coinvolti “scusi ma lei è d’accordo?

Oppure vuol restare dove si trova e ci scusi per gli errori che ormai sono stati fatti?”. No!!! Non vi scuso, almeno io, no! Perchè avete spostato vite, esistenze e professionalità che trascorrono parte del loro tempo didattico anche ad accogliere, sostenere, consolare altre vite che oggi sono quantomeno spaesate.

Non solo io, ma come me molti altri colleghi avrebbero di sicuro scelto di rimanere dov’erano. È vergognoso quello che accade. E nessuno dica che la scuola ha avuto un avvio regolare, qui di regolare non c’è nulla.

Soprattutto non esiste quel “nell’interesse dell’alunno” che tanto si va sbandierando. Oggi l’ATP pare abbia riferito che presso il liceo classico “Candela” di S.Marco non ci sono più posti per la classe di concorso A013, quella a cui appartengo. Strano, basta semplicemente telefonare al dirigente, dott. Florio, per scoprire, perchè per loro si tratta di scoperta, che i posti liberi nella scuola per questa classe concorsuale sono ad oggi addirittura TRE!!!

Credo che la scuola, come la sanità, necessiti di nuove azioni, decisioni e persone con competenze, anche e soprattutto umane.

Prof.ssa Lara Nocito”

Docenti untori o docenti contagiati? Per Savaglio sono stati i docenti a portare il covid nelle scuole. I PSP chiedono le dimissioni dell’Assessore regionale calabrese, Sandra Savaglio


I Partigiani della Scuola Pubblica, giorno 4 novembre, intervenuti attraverso una delle loro rappresentanti, prof.ssa Lara Nocito, al programma del dott. Pasquale Motta “Prima della notizia – LaC TV –  per parlare di scuola e misure anticovid, rispondono all’assessore all’Istruzione Savaglio della Regione Calabria che, nella puntata odierna della trasmissione calabrese, alla domanda della nostra rappresentante ha precisato in primissima battuta che sono stati i docenti ad introdurre il virus nelle scuole. (dal minuto 23)

È vergognoso che una rappresentante istituzionale asserisca una cosa simile, dopo che i docenti, senza tutela alcuna, hanno retto le sorti del rientro a scuola in presenza, per restituire normalità agli alunni e alle loro famiglie.

Ed è ancora più vergognoso se si pensa che la didattica a distanza è stata portata avanti, e lo è tuttora nelle scuole superiori,  senza che la stessa sia normata, quindi sulla volontarietà dei docenti che, gratuitamente e per coscienza, non avendo obblighi di nessun tipo, hanno scelto liberamente di continuare ad offrire agli alunni il loro diritto all’istruzione.

La Savaglio sa cosa hanno fatto i docenti in tutti questi mesi? Oppure un suo ennesimo “non lo so”, come i tanti da lei espressi nella trasmissione, dovrebbe salvarla dalle responsabilità che si è assunta accettando un incarico come quello che ricopre?

Il momento che viviamo  è difficile, ma molto si poteva fare e non si è fatto, volutamente e scientemente, e lei, che è assessore all’istruzione in una regione come la Calabria in cui la Scuola ha un ruolo particolare e speciale, ha più responsabilità di chi quello stesso ruolo lo ricopre in altre regioni.

Dire che la scuola è sicura e che il virus è arrivato nelle scuole veicolato dagli adulti, e dai docenti in particolare, racconta oltre la mancanza di sensibilità,  l’assenza totale di consapevolezza rispetto all’assessorato che guida e che, innanzi a simili affermazioni,  dovrebbe lasciare, presentando le sue dimissioni, per dare segno di coerenza, anche se ormai il suo mandato sta per concludersi.

Che fine ha fatto il DDL contro la chiamata diretta? Perchè il movimento 5 stelle si è arenato su tale proposta?

imagesI Partigiani della Scuola Pubblica seguono con attenzione e attesa le decisioni politiche di questo Governo intorno al mondo della scuola.

La discussione è ampia, i temi cogenti molteplici: ritorno a scuola a settembre con sedie rotanti, classi divise, lezioni su turni, DAD sì, DAD no, aumento di organico in forse.

Però, in tutto questo marasma causato dal Covid19, il Movimento 5 stelle ha dimenticato che il mondo della scuola sulle idee programmatiche ha dato un voto e con quel voto molti sono in Parlamento. La certezza di quel voto si basa tutto sulla promessa dell’abrogazione della legge 107/2015.

Tutta, non parte di essa. E comunque anche sulle parti, ci riferiamo al disegno di legge contro la chiamata diretta, è calato il silenzio, escluso quello dell’ANP che torna a suggerire la prerogativa di selezione dei docenti da assegnare al Dirigente scolastico, come suo diritto/dovere per una scuola che porti a casa risultati d’impresa.

Quindi, onde evitare il riemergere di convincimenti accantonati, ma non eliminati, a quanto pare, chiediamo di sapere che fine possa aver fatto la proposta avanzata mesi fa dalla Senatrice Granato che sembrava, allora, l’ultimo slogan prima della rivoluzione. Aspettiamo quindi risposte sulle promesse fatte dal Movimento e non ancora mantenute.logo anp

Troppi veli scuri si posano ancora su questioni fondamentali, e l’abrogazione della famigerata 107 crediamo sia il passaggio più importante. Ma poi anche i finanziamenti alle paritarie ci spingono alla riflessione: il voto dovrebbe mostrare coerenza, ma invece ci lascia perplessi perchè l’alleanza con la parte politica contro cui il movimento spesso ha protestato e lottato, forse dei compromessi li ha dovuti sostenere? Forse.

Vorremmo pure chiarezza sul rinnovo del contratto, scaduto da quasi due anni, rispettando la consapevolezza della classe docente che sa, ahimé, che l’aumento di luglio (per chi lo ha avuto), non è un aumento contrattuale, bensì è il risultato del cuneo fiscale e meriti basati sull’ambiguità delle dichiarazioni pubbliche nessuno dovrebbe vantarne.

Non confondete gli argomenti perché poi è necessario, il giorno dopo, dare chiarimenti. Anche sulle cifre si dovrebbe quantomeno avere le idee chiare: uno stipendio di 1450 euro per un insegnante è poco, uno di 2500 è troppo, come ha dichiarato recentemente la Azzolina nella trasmissione di Telese (cercando nel confronto con i paesi europei la giustificazione, sbagliando).

Ci dica la ministra Azzolina la cifra che riterrà adeguata e onesta, convocando i sindacati sul rinnovo. Il resto sono parole e onestamente siamo stanchi di parole.

PSP ed SBC: Abrogare la Legge 62 del 2000 che consentì la parificazione delle scuole private! No ai finanziamenti di Stato alle scuole paritarie!

logo-pspL’esame in Senato del Decreto Legislativo 22/2020, recante misure per la conclusione e avvio anno scolastico e svolgimento esami di Stato è diventato il pretesto per corali rivendicazioni da destra a sinistra degli scranni per distribuire fondi alle scuole paritarie.

Si è iniziato addirittura dall’esame di una pregiudiziale di incostituzionalità difesa dalla senatrice Gallone di FI basata sul fatto che il provvedimento non recava finanziamenti per le scuole paritarie in quanto “elemento portante del sistema di istruzione nazionale”.

Peccato che all’art. 33 la Costituzione reciti a chiare lettere: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

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Mai si è visto che si presentasse una mozione pregiudiziale di incostituzionalità contraria al dettato costituzionale!

I manipolatori della Costituzione sostengono che la scuola paritaria sia un servizio pubblico e che va finanziato direttamente con le tasse dei cittadini o indirettamente con lo sgravio delle rette.

Si appigliano alle provvidenze della legge 62/2000 per far diventare il sistema scolastico nazionale un sistema integrato come la sanità, nonostante la Costituzione stessa, sempre all’articolo 33 riporti: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Vale a dire lo Stato provvede a dotare tutti i territori di scuole statali di ogni ordine e grado, senza basarsi sulla presenza di eventuali scuole paritarie a integrazione.

Gli stessi parlamentari di destra e sinistra hanno presentato una serie di emendamenti al decreto scuola che avrebbero affossato la scuola statale, caricandola degli effetti di contenziosi persi, di altri contenziosi che ne sarebbero scaturiti e altre iniziative atte a distruggere la qualità dell’offerta pubblica.

Il 28 maggio la Senatrice Granato del Movimento 5 Stelle, in dichiarazione di voto, ha smascherato pubblicamente il vergognoso intento collettivo di affossare la scuola statale per trasformare il sistema scolastico nazionale in un sistema integrato e quei parlamentari che utilizzano il consesso istituzionale dove dovrebbero esercitare il loro ruolo con disciplina e onore come un servizio a domanda individuale ai danni della scuola statale pensando solo ad accrescere propri consensi, forti anche dell’appoggio della CEI che ha grossi interessi nel settore delle paritarie.

Le motivazioni del sostegno alle scuole paritarie sono che la concorrenza farebbe bene al sistema scolastico, che la libertà di scelta educativa andrebbe tutelata, che le paritarie sarebbero scuole pubbliche.

Tutte argomentazioni che non giustificano minimamente lo storno di soldi dalla scuola statale per devolverli alla scuola paritaria, tranne che per il sistema 0-6 , che oggi è integrato per scelte politiche dei precedenti governi.

Resta il fatto sotto gli occhi di tutti che molte scuole paritarie specie al sud sono in realtà dei parcheggi e dei diplomifici, le lezioni non si svolgono regolarmente, ma anche la frequenza avviene in modo fittizio, i loro docenti spesso non vengono retribuiti e vengono solo versati loro i contributi , perciò si piegano a lavorarvi solo per beneficiare del punteggio.

Il Ministero non può esercitare un rigoroso controllo sul loro operato, non avendo ispettori sufficienti nemmeno per le scuole statali. Eppure queste scuole emettono titoli di studio validi.

Oggi per mantenere in piedi questo servizio parallelo lo stato dovrebbe sborsare un bel po’ di soldi per implementare l’organico dei dirigenti tecnici preposti ai controlli. Altro che principio di economicità.

Chi vuole mandare il proprio figlio alla scuola paritaria è democraticamente libero di farlo, ma è giusto, in ossequio al dettato costituzionale, che paghi la retta senza alcun ulteriore onere per lo Stato.

Partigiani della scuola pubblica e Scuola Bene Comune chiedono che venga abrogata la legge 62 del 2000, voluta da Luigi Berlinguer e che parificò le scuole private

Esami di Stato: 39 milioni per l’esame in presenza, vengano impiegati per il protocollo di sicurezza del rientro di settembre

Miur-esami_logo18-e1489230887495P.S.P. e S.B.C. esprimono netta contrarietà e preoccupazione per l’improvvida decisione della Ministra di far svolgere l’esame di “maturità” non on-line, come inizialmente ipotizzato, ma in presenza.

 L’allarme per la situazione di inutile rischio in cui migliaia di persone (studenti, docenti, presidenti di Commissione, personale Ata per non contare le rispettive famiglie) si verrebbero a trovare, è stato lanciato oggi persino dal Consiglio superiore della pubblica istruzione.

Il CSPI chiamato a dare un parere, obbligatorio ma non vincolante, sulle ordinanze ministeriali a proposito dell’esame di Stato ne consiglia la realizzazione a distanza in mancanza di un protocollo di sicurezza stringente e dettagliato.

Certo, i dati dei contagi apparentemente incoraggianti, sembrerebbero avallare l’idea che la preoccupazione sia esagerata o quantomeno inutile, che tutto è sotto controllo e che il ritorno alla normalità è dietro l’angolo.

 Ma allora perché la Cina, che ha dimostrato un’efficienza impressionante nel contenimento della pandemia con un numero di decessi che, almeno stando ai dati forniti, è tra i più bassi rispetto alle altre nazioni, ieri ha chiuso le scuole e i confini della città di Jilin a causa di sei nuovi contagi?

 Sei nuovi casi. Fino a ieri in Italia i nuovi contagi erano 1.402 con un numero di decessi di poco inferiore alle 200 unità e secondo le ultime notizie di oggi, a poco più di una settimana di distanza dall’inizio della fase 2, i contagi e i decessi sono in aumento.

Gli esperti ribadiscono costantemente che la pandemia non è finita, sono solo diminuiti i contagi per effetto del lockdown, e che per vedere, finalmente, la luce bisognerà attendere due cicli di incubazione Covid-19 (circa un mese) senza nuovi contagi.

Nessuna Regione è in tale situazione! Perché, allora, far correre inutili rischi? Non stiamo parlando della ripresa delle attività didattiche ma di un esame di Stato che, nel ragionevole rapporto tra rischi e benefici, tra il diritto alla salute e il brivido della notte prima degli esami (con mascherina) è di tutta evidenza che non possa essere svolto in presenza, per tali incontestabili risultanze sanitarie ed esigenze indefettibili di tutela della salute pubblica.

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Se tutto ciò non dovesse sembrare adeguatamente rispondente a “pretese” efficientiste, e con buona pace delle stringenti preminenze di bilancio, cosa dire ancora di ben 39.000.000,00 di euro, necessari per implementare la farraginosa macchina della “presenza”?

Tesoretto che potrebbe e dovrebbe essere aggiunto alle sempre scarse risorse che saranno impiegate per la ripresa in sicurezza dell’a.s. a venire.

Tutti per Esami di stato on line

 

maturità 2020In un un momento in cui anche gli scienziati non concordano su nulla, in un momento di grande incertezza per il Paese, se c è una soluzione più sicura per fare gli esami di Stato, va preferita quella.

Quindi gli esami vanno fatti i on line! L’unica modalità che dà sicurezza a studenti e docenti, DS, ATA e loro famiglie.

Sono due settimane che lo diciamo e lo argomentiamo. Abbiamo proposto una petizione che si avvia a 6000 firme per un esame on line e coordiniamo tutte le altre petizioni che portano avanti la stessa richiesta, per un totale di oltre 10 mila firme in 4 giorni.

Anche l’ANP messa di fronte alle responsabilità che cadrebbero sulle spalle dei Presidi , ora chiedono esami on line e mentre lo Snals si é schierato a favore degli esami on line, i sindacati tutti in video conferenza ora sono per un esame che assicuri ogni sicurezza e questa sicurezza certamente non lo potrà dare un esame in presenza.

Ora si decida la Ministra Azzolina per dare disposizione con OM per un esame on line. La nostra mobilitazione continua con la raccolta delle firme. Avevamo ragione e, di fronte alla ragione all’evidenza e alla salute, deve cadere ogni calcolo politico.

Scuola Bene Comune,

Partigiani della Scuola Pubblica,

 Federistruzione

 Scuola & Politica.

PSP, SBC, Scuola & Politica, Federistruzione: Firmiamo la petizione. L’esame di Stato in presenza é pericoloso. Prevalga il buon senso.

miEsame di Stato on line é partita una grande petizione di base contro la decisione del Governo di fare gli esami di Stato in presenza, da parte di Scuola Bene Comune, Partigiani Scuola Pubblica, Federscuola, Scuola & Politica.

Cerchiamo di non creare nuovi focolai nel periodo estivo. Fermiamo gli Esami di Stato in presenza, abbiamo ancora tempo per farlo.

L’Esame di Stato non fa Pil e farlo in remoto fa anche risparmiare lo Stato.

Va fermata una politica che ha colpevolmente negato gli effetti del Coronavirus per tre settimane e ora sta offrendo un assist formidabile al Covid 19 con gli Esami di Stato in presenza per andare ancora in goal in piena estate.

Uno Stato che vorrebbe anche aprire sperimentalmente anche le scuole dell’infanzia.
Forse i morti di Bergamo non hanno insegnato nulla? Quali saranno gli accorgimenti per evitare i contagi nelle scuole?

Noi abbiamo elencato tutti gli accorgimenti , tra cui un tampone 5 giorni prima a tutti gli studenti (500.000) e a tutti i 13.000 commissari e a tutto il personale ATA e poi andrebbero testati tutti gli over 55 ( nota INAIL) , esonerati gli immunodepressi, mentre già è norma esonerare i beneficiari della 104/92 art.21 e art. 33 comma 5, 5, 7. Come le formerete le commissioni?

Ieri abbiamo lanciato la nostra petizione indirizzata a Mattarella, Conte e Azzolina.
Non vogliamo solo lamentarci e subire passivamente in silenzio soluzioni calate dall’alto, vogliamo invece dare voce ai cittadini, affinché studenti, docenti, cittadini si potessero esprimere.

Abbiamo proposto una petizione esaustiva e che parte da un’istanza di tutti, non solo dei docenti e degli studenti, la sicurezza, il diritto alla salute é un bene comune.
Si sono impegnati in tale azione SBC, PSP Federistruzione e il gruppo Scuola & Politica, nel silenzio di quelli che per Costituzione dovrebbero tutelare tutti i lavoratori e in generale le istanze sociali, i sindacati. Essi putroppo sulla vicenda al momento tacciono.

Ci hanno parlato di D.a.D. per mesi magnificandola e elogiando le sue magnifiche sorti progressive e adesso non si possono fare gli esami a distanza in una situazione di emergenza? Perché? Eppure in questi mesi gli studenti universitari si stanno laureando a distanza…

Firmate la nostra petizione e fatela firmare.

È una forma di autodifesa della cittadinanza responsabile e attiva , salvaguardiamo la nostra salute e quella degli altri, soprattutto dei nostri cari anziani.

 Dopo mesi di sacrifici non vogliamo tornare punto e a capo per la fregola di un esame di Stato in presenza. Azzolina, se vuole essere ricordata per aver trasformata una situazione eccezionale in una ordinaria, si sbaglia, noi non ci stiamo. Ma si ha tempo per rimediare. Si ascoltino i cittadini una buona volta!

Firma e fai firmare la petizione.

http://chng.it/mXVtSd6GQ2

PSP, SBC, FI, S&P lanciano petizione per appello agli esami di stato on line. No agli esami in presenza. Pandemia: Rischio e pericolo

Questa è la petizione lanciata da Partigiani della Scuola Pubblica, Scuola Bene Comune, Federistruzione, Scuola & Politica.

La petizione chiede al governo esami di stato on-line.

Gli esami di stato in presenza sono un rischio per tutti

Firmiamo qui:

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