“Decreto sicurezza: Sicurezza vs. Alfabetizzazione? Ovvero: che ci azzecca la sicurezza con la diffusione della conoscenza?

 

be0e3ca6b0cbc1a3788942cd4706edI Partigiani della Scuola Pubblica intendono esprimersi in merito al decreto sicurezza di recente emanazione.

Il “decreto sicurezza” introduce, tra le altre cose, una serie di misure intese a rendere più difficile e complicato l’inserimento dei migranti nel nostro tessuto sociale. Sul suo contenuto si è già autorevolmente pronunciato il Consiglio Superiore della Magistratura, definendolo “incostituzionale” e ribadendo che “la sfida dell’immigrazione richiede, da parte della comunità internazionale, politiche condivise e solidali”.
Ciò detto, che cosa contiene di tanto eversivo questo testo di legge? In pratica, esso incide, principalmente, su due fronti. Da una parte, riduce il contributo per l’inserimento (che – è bene ricordare – non va nelle tasche dei migranti, ma è pensato per permettere ai centri per l’accoglienza e altre istituzioni di operare efficacemente), dall’altro con una serie di misure mira a rendere molto più difficile l’iter di riconoscimento dello status di rifugiato, in modo che pochi, o quasi nessuno, possa più avvalersene. Tra gli effetti della prima direttiva, ossia della riduzione del contributo, ci sarà la forzata rinuncia ad alcune facilitazioni, relative all’orientamento dei migranti, all’assistenza psicologica (ricordiamo che molti di essi hanno subito importanti traumi, di varia natura, durante la loro odissea) e  – colpo da maestro – i corsi di lingua italiana, che venivano attivati in alcuni centri Sprar (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Noi, come insegnanti, denunciamo questo grave insulto alla causa della integrazione, e lo giudichiamo vessatorio e discriminatorio,  in particolare per quanto riguarda l’ultimo punto citato, ossia i corsi. Nello stesso provvedimento, si richiede, come criterio per il rilascio di un permesso di soggiorno prolungato, un livello di padronanza della lingua italiana (si parla del B1!) che può essere conseguito seguendo uno di questi corsi oppure con una lunga permanenza in Italia, cose che saranno appunto vietate ai richiedenti asilo.

Pertanto, disapproviamo, e con tutte le nostre forze ci opponiamo, a questo provvedimento.

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I Psp si dissociano dalla manifestazione studentesca strumentalizzata a Lamezia Terme

manifestazione-scuolaI Partigiani della scuola pubblica prendono posizione in merito alla manifestazione cittadina e studentesca di venerdì 16 novembre a Lamezia Terme.
I psp si dissociano e prendono le distanze da questa iniziativa che, inizialmente era stata organizzata dal comitato emergenza Lamezia, successivamente strumentalizzata da alcuni soggetti politici noti nell’ambito dei precedenti consessi elettorali e saliti agli onori della cronaca penale in seno all’inchiesta per scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme per infiltrazioni mafiose.
Nonostante il degrado ambientale, civile in cui versa la città, i PSP intendono mantenere la loro coerenza e trasparenza etica, rifuggendo sempre da accostamenti in odor di ambiguità e pertanto consentiranno agli allievi di avere una visione completa così da poter metterli nelle condizioni di fare le loro scelte libere e critiche.

I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di regionalizzazione in atto

zaia 5I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di autonomia secessionista del Veneto avviato con il deposito presso il Consiglio dei Ministri della proposta votata nel consiglio regionale dalla Lega e dal movimento 5 Stelle.

La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche ed altro ancora. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese.

Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regione per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini.

In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti.

Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Se avanza questo processo seguiranno a ruota le richieste di Lombardia ed Emilia. A quel punto tutte le regioni del centro-nord si scateneranno con richieste analoghe e se tutto il Centro Nord Italia si dovesse tenere il ‘residuo fiscale’ (circa 100 miliardi di euro) si verificherebbe il crollo verticale delle finanze del Comuni del Mezzogiorno d’Italia.

Per dirla con le parole del prof. Gianfranco Viesti “il Nord e il Centro Italia si confermano quello che sono sempre stati: sfruttatori ed egoisti. Dopo avere ridotto all’osso il Mezzogiorno – cosa che hanno fatto dal 1860 ad oggi – adesso vogliono la secessione scippando altre risorse al Sud in barba alla Costituzione. Se dovesse passare l’autonomia secessionista proposta dalla Lega e dai 5 Stelle del Veneto la conseguenza diretta ed immediata consisterebbe nella regionalizzazione dei sistemi scolastici con tutto quello che comporta sui concorsi, sulla programmazione, sugli indirizzi culturali. Sarebbe la fine della scuola quale strumento fondamentale dell’unità nazionale.

I PSP stigmatizzano la posizione assunta dal Ministro della P.I. che nella recente intervista al Corriere della Sera ha definito la regionalizzazione della scuola un’idea virtuosa.

Solidarietà alle docenti insultate dagli haters per il loro impegno in favore della solidarietà sociale

presidio antirazzista fotoIn questi giorni carichi di tensioni sociali, di forti contrasti e aspre contrapposizioni, non tanto di  idee ma “di pancia”, abbiamo purtroppo registrato diversi episodi molto spiacevoli,  su cui esprimiamo la nostra più ferma condanna.

Tra questi episodi, due in particolare ci hanno riguardato da vicino.

Si tratta di aggressioni, fortunatamente (almeno per ora) solo verbali,  indirizzate a due nostre colleghe e compagne, due valide insegnanti, M. R. e M. C., da sempre al nostro fianco nella lotta dei docenti contro la pessima riforma, definita (con ironica fantasia) “buona scuola”, e attive anche nel sociale.

La prima, ripresa durante la partecipazione a una manifestazione nei giorni dellanave 18 vicenda della nave “Diciotti”, ha ricevuto raffiche di insulti cui, peraltro, ha replicato civilmente, con il piglio, la penna tagliente e la dignità che tutti  le riconosciamo. L’altra, sottoposta a simili commenti su FB, è stata, del tutto a  sorpresa, sospesa dallo stesso FB, perché gli haters hanno segnalato in massa (l’account è stato riattivato dopo alcuni giorni).

Se per ora l’aggressione ha preso la forma dell’insulto cafone e delle pesanti allusioni a sfondo sessuale, sussiste tuttavia il fondato timore che, continuando su questa strada, prima o poi si possa arrivare ad aggressioni anche fisiche, cosa peraltro già avvenuta varie volte in diverse località italiane.

Rinnoviamo la nostra totale solidarietà alle nostre colleghe docenti

Nuovo Governo: no ai decreti applicativi della Scuola, se si vuole davvero abolire la 107

I PSP denunciano: con l’arrivo dei decreti applicativi della nuova riforma del sostegno, i docenti di sostegno saranno notevolmente ridotti perché vogliono togliere ai GLHO il potere di indicare le ore necessarie per gli alunni con disabilità e li vogliono attribuire non si sa bene a chi, forse al GIT.

Come lo vogliono fare è ben spiegato da noi

Ma non si può e deve fare questa cosa e lo dimostriamo.

Il restroscena ora è chiaro:

se i GLHO di tutta Italia hanno il potere di personalizzare i PEI che servono ad indicare anche le ore ritenute necessarie caso per caso, se le Sezioni Unite di Cassazione dicono che il PEI è insindacabile, il MIUR, tramite gli USR, deve dare i docenti di sostegno corrispondenti alle ore indicate nei PEI , garantendo però alle famiglie di potersi rivolgere a un giudice per avere il docente di sostegno, qualora non venga garantito per tutte le ore indicate nel PEI;

se il  MIUR toglie al GLHO questo potere per attribuirlo al GIT o altri,  le ore di sostegno le stabiliscono i nuovi organi preposti alla razionalizzazione dei tagli, le famiglie non possono più chiedere maggiori ore perchè gli tolgono lo strumento più importante il PEI, che nella loro previsione non dovrà indicare più le ore di sostegno,

( l’art. 7 ) quindi la riduzione degli organici di sostegno sarà IMPRESSIONANTE, nonostante gli alunni con disabilità aumentino ogni anno come risulta dai dati Istat .

Se c’è un fabbisogno di cattedre è proprio quello sul sostegno.

Quello che conta è la valenza del PEI e del GLHO nell’indicare le ore che costringe oggi il MIUR ad assegnare quelle ore, quei docenti necessari a coprirli e se non lo fa, la famiglia può andare da un giudice e chiederle ed il MIUR sarà costretto a darli con la forza.

Dopo l’analisi del DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66 contenente le

“Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074) (GU n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 31/05/2017”

 Abbiamo rilevato le seguenti incongruenze

Il contenuto della delega legislativa.

Il comma 181 della Legge 107 del 2015 stabilisce che i decreti legislativi di cui al comma 180 sono adottati nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all’art. 20 legge 1997 n. 59, nonché dei seguenti:

  1. c) Promozione dell’inclusione scolastica degli alunni studenti con disabilità riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione:

 

Richiamiamo solo i capitoli ove riteniamo esorbitante la delega:

  1. individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, tenuto conto dei diversi livelli di competenza istituzionale;
  2. Revisione delle modalità di certificazione, che deve essere volta a individuare le abilità residue al fine di poterle sviluppare attraverso percorsi individuati di concerto con tutti gli specialisti di strutture pubbliche, private o convenzionate che seguono gli alunni riconosciuti ai sensi degli articoli 3 e 4 legge 1992 n. 104 e legge 201° n. 170, che partecipano ai gruppi di lavoro per l’integrazione e l’inclusione o agli incontri informali;
  3. Revisione e razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione.

L’oggetto principale della legge 107 del 2015, per quel che concerne gli alunni con disabilità, è indiscutibilmente la garanzia del diritto allo studio (art.1 comma1); la prevenzione e il contrasto di ogni forma di discriminazione; nonché il potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati, anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio – educativi del territorio e delle associazioni di settore ( lettera l art. 1 comma 1).

Ebbene se l’oggetto della legge delega è quello sopra citato e se i principi e i criteri direttivi sono quelli sopra indicati, allora occorre valutare se il legislatore delegante si è attenuto all’oggetto della delega o l’ ha esorbitato e se ha rispettato i principi e i criteri direttivi.

 

I PSP ritengono che vi sia stata un’evidentissima violazione dell’oggetto della delega.

 

Chi propone, indicandole specificatamente le ore necessarie di sostegno,                         per gli alunni con disabilità?

In base alla normativa attuale, grazie all’art. 10 comma 5 del D.L. 2019 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122, (normativa introdotta dopo l’intervento della Corte Cost. sentenza        n. 80 del 2010), il gruppo pluridisciplinare di cui all’art. 12, comma 4 legge 1992, n. 104      ( GLHO), in sede di formulazione del PEI “ elabora proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l’indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all’educazione e all’istruzione”.

Tale modalità operativa, imposta da una norma di legge, garantisce certezza del diritto soggettivo e la necessaria personalizzazione del PEI  ai bisogni dell’alunno/a.

Certezza del diritto e soggettività che invece scompaiono del tutto nel testo del Dlgs 66 del 2017, atteso che l’art. 18 comma 1 lettera a) prevede l’abrogazione del terzo e del quinto periodo del comma 5 dell’art. 10 Dl. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122,   ( di fatto neutralizzando i poteri del GLHO, ),senza che un altrettanto specifico potere sia attribuito ad altri organi.

Si tratta di una questione fondamentale non solo sotto il profilo concreto dell’effettiva garanzia del diritto allo studio, all’istruzione e all’inclusione scolastica.

L’assenza di una disposizione normativa specifica si traduce in un’ evidente illegittimità costituzionale del testo, perché ciò determina un travalicamento palese sia dell’oggetto della delega, sia dei principi e criteri direttivi che non hanno neppure previsto un’ ipotesi di tal genere, né può ritenersi che il potere delegante del governo possa estendersi fino al punto di ledere irrimediabilmente i diritti costituzionali degli alunni con disabilità.

Ora, nessuno dei criteri o dei principi direttivi, per non parlare dell’oggetto della delega, contenuti nella lettera c) del comma 181 L. 107 del 2015, fa riferimento alcuno alla possibilità per il legislatore delegante di intervenire normativamente sulla possibilità

di neutralizzare il potere del GLHO nell’ambito della redazione del PEI, un potere giuridico sostanziale attribuitogli per legge, quale è quello di indicare le ore necessarie ed effettive di sostegno che ogni singolo alunno/a ha diritto a usufruire seconda la necessaria personalizzazione caso per caso, che solo quello specifico organo che conosce la storia e la vita dell’alunno/a è in grado di realizzare!

 

PROPOSTE DEI PSP

In ordine a quanto sopra esposto i PSP propongono di adottare due soluzioni:

  • La prima soluzione è quella che noi riteniamo la via maestra, la principale e ottimale, non adottare i decreti attuativi operando un rinvio degli stessi per un maggiore e opportuno approfondimento che nei 18 mesi per l’adozione dello schema del DLGS 66/ 2017, il Governo precedente non ha inteso fare, in quanto la riforma così come è stata congegnata contiene degli evidenti profili d’illegittimità costituzionale del decreto legislativo rispetto alla legge delega; e de plano d’illegittimità a sua volta dei decreti attuativi per l’insanabilità delle lacune normative del dlgs 66/2017.

Predisporre da subito il Governo e per esso il Ministro un nuovo testo correttivo, alla luce dell’art. 1 comma 184 della legge 107/ 2015, che sani le distorsioni e le lacune più evidenti, in quanto riteniamo non sia interesse di nessuno licenziare testi che rischierebbero di essere dichiarati illegittimi alla prima applicazione concreta, ovvero che rischierebbero eccezioni di incostituzionalità sollevate nelle sedi competenti.

Attraverso l’intervento normativo correttivo prevedere la modifica dell’art. 18 dlgs 66 del 2017 “abrogazione e coordinamenti” disponendo la non abrogazione dell’art. 10. Comma 5 D.L. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122 e la modifica dell’art. 7 del Dlgs 66 del 2017  “ Piano Educativo individualizzato”, attribuendo e/o ribadendo in capo GLHO i medesimi compiti e poteri oggi riconosciuti dalla norma sopra citata.

La detta correzione si rende imprescindibile, in quanto il potere oggi attribuito al GLHO, non è fine a se stesso, ma è finalizzato a rendere effettivo il diritto all’istruzione e allo studio dell’alunno con disabilità, la persona al centro di ogni valutazione e portatore di diritti soggettivi fondamentali tutelati al massimo livello di copertura costituzionale.Pertanto, la neutralizzazione dei compiti essenziali attribuiti al detto organo incide in modo rilevantissimo sul diritto costituzionale allo studio e all’istruzione, in quanto priva l’alunno/a con disabilità dello strumento principale di personalizzazione e soggettività del suo diritto e quindi della sua tutela.

Tale operazione è manifestamente illegittima, non è possibile operarla, qualunque siano le ragioni che impongono la soppressione dei poteri del GLHO nell’ambito della redazione del PEI e con specifico riferimento all’ indicazione nel PEI delle ore di sostegno necessarie, quand’anche fossero, come temiamo, ragioni di carattere finanziario, si andrebbero a scontrare con i limiti invalicabili che i diritti fondamentali impongono al legislatore, come ha più volte ha ribadito la Corte Costituzionale dichiarando che:  “i diritti sociali sono diritti fondamentali; l’art. 38 è norma vincolante per il legislatore; un diritto fondamentale costituisce un limite invalicabile alla discrezionalità del legislatore che è tenuto a renderlo effettivo, affinchè la sua affermazione non si traduca una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale (Cost. n. 80/2010 e 2016/275).

Chiediamo al Ministro Bussetti di fermarsi prima che sia troppo tardi.  Seguire la strada già tracciata dal Pd è una follia nonché una contraddizione palese con la promessa di abrogare la Legge 107 del 2015 . I decreti attuativi si possono e si devono fermare

 

 

PSP, richiesta di chiarimento sul contratto utilizzazioni

I Partigiani della Scuola Pubblica, su segnalazione di un gruppo di docenti, recepiscono la loro richiesta e rivolgono la stessa al Governo e ai sindacati che siedono ai tavoli della contrattazione nazionale.

CHIARIMENTO SULLA NORMA DELLA PRECEDENZA AL RICONGIUNGIMENTO AL CONIUGE MILITARE

mobilità-1I docenti lamentano quella che potrebbe essere una svista, in merito all’articolo 8 del CCNI, concernente le utilizzazioni e le assegnazioni del personale docente per l’anno scolastico 2018/2019, nella fattispecie il ricongiungimento al coniuge militare trasferito d’autorità e la perdita del punteggio della continuità nella scuola di titolarità.

Infatti Il 28 giugno 2018 è stata firmata a Roma, presso il MIUR, l’ipotesi di contratto integrativo per la mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) tra la delegazione di parte pubblica costituita con D.M n° 963 del 7 dicembre 2017 e i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali F.L.C.-C.G.I.L., c.I.S.L. SCUOLA, U.I.L. SCUOLA e GILDA-UNAMS firmatarie dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro del Comparto Scuola. Si attende adesso la firma definitiva delle parti interessate

Il nodo da sciogliere, secondo i docenti interessati, riguarda l’articolo 8 del CCNI alla voce Precedenze nelle operazioni di utilizzazione e di assegnazione provvisoria, capo VI, lettera P, in cui si limita la precedenza al ricongiungimento al coniuge militare, solo alla fase delle assegnazioni provvisorie.

RICHIESTA DEI PARTIGIANI DELLA SCUOLA PUBBLICA

 I docenti chiedono che la predetta fase sia inserita nella sequenza operativa delle utilizzazioni e non delle assegnazioni, per non perdere il punteggio della continuità maturato nella scuola di titolarità.

I docenti riconoscono certamente  quale esito positivo il rinnovo annuale di tale36854048_1991133034238222_1828829471575113728_n.png precedenza al coniuge militare, ma chiedono la modifica di questa disposizione per non incrementare le difficoltà che comportano il trasferimento in altra sede, per il ricongiungimento al personale militare trasferito d’autorità. Infatti, anche il coniuge, in concreto, si trasferisce d’autorità, ma non si comprende la ratio che sottende alla perdita del punteggio di continuità che dovrebbe essere garantito a chi lascia la scuola di titolarità provvisoriamente e, d’autorità, segue il coniuge per motivi di servizio. Pertanto l’utilizzazione e non l’assegnazione è la disposizione più corretta e giusta da assegnare a questa fase della mobilità del personale docente interessato.

Partigiani della Scuola Pubblica,  oggi sono tra i più accesi e attivi promotori di una revisione radicale dell’impianto scolastico della Buona Scuola e  chiedono a tutte le OO.SS, sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità, che si riconoscano questi diritti costituzionalmente sanciti, che non comportano alcuna spesa per lo Stato, anche a questi lavoratori che, con uno stipendio al di sotto della media europea, affrontano i disagi del trasferimento in altra città

DEMOLIRE LA 107! NO ALLA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA. FAVORIRE LA MOBILITA’ SUL TERRITORIO!

 

manifestazione-scuolaPSP accoglie con interesse e favore l’accordo fra Miur e sindacati per superare uno dei cardini della Buona Scuola, la chiamata diretta.

Sebbene non ancora ufficiale e non sufficiente, riteniamo questa scelta un primo importante passo per demolire l’impianto della Legge 107.

Il criterio dell’oggettività di punteggi in graduatorie ufficiali sostituisce quello dell’arbitrarietà dei dirigenti e restituisce dignità alla figura del docente.

Il rischio ‘clientelismo’ e ‘familismo’ da noi tante volte denunciato (la possibilità realistica di assumere in base a scambi di favore o per favorire amici e parenti) e le aberrazioni, manifestate all’indomani della introduzione della discussa formula del governo Renzi, hanno dato la spinta non solo a noi Partigiani ma a tantissimi insegnanti ad opporsi alla chiamata diretta.

Chi non ricorda il timore dei docenti di essere valutati in base a idee politiche, religiose, al sesso o alla provenienza (con forti preoccupazioni di discriminazione di tanti docenti del Sud)? O la domanda alle candidate se avessero intenzione di avere figli?

O la richiesta di quel dirigente di presentare nel curriculum di candidatura al posto di insegnante un video di presentazione “a figura intera”? Gli stessi dirigenti, con l’esclusione dei soliti Anp, irriducibili difensori della Buona Scuola, considerano macchinoso e pesante il sistema della chiamata diretta.

Vanno corrette le storture dell’ASL, lo abbiamo scritto più volte nei nostri comunicati.

L’alternanza si deve fare fuori dalle ore di lezione e nei periodi di chiusura delle scuole.
Ad esempio si potrebbe fare per alcuni studenti a settembre, per altri la settimana prima delle vacanze di natale e per altri la prima settimana di giugno. Così non compromette la didattica.

Chiediamo che sia tolto il capestro del monte ore obbligatorio nelle scuole professionali che ci fa accettare qualsiasi “esperienza/progetto” pur di certificare le 400 h. Inoltre vorremmo che fossero dati più fondi per poter attivare lezioni a scuola con veri esperti del mondo del lavoro.
Chiediamo che la Lega favorisca la mobilità sul territorio e firmi subito il CCNI su assegnazioni e utilizzazioni. Chiediamo che non si perda il punteggio acquisito per i ricongiungimenti alle famiglie.
Siamo contrari alle gabbie degli organici regionali

Detto questo vogliamo sottolineare che saremo vigili e non faremo sconti nel protestare contro i provvedimenti che riterremo ingiusti e se il Ministro non andrà avanti nel cammino intrapreso contro la Buona Scuola, ad esempio con l’eliminazione degli ambiti territoriali e dell’alternanza scuola lavoro obbligatoria nei licei.