I PSP al seminario: perchè siamo contrari alla regionalizzazione

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Il 24 novembre 2018, presso l’Istituto Tecnico per Geometri di Nicastro a Lamezia Terme, si è svolto un interessante convegno, organizzato dai Partigiani della Scuola Pubblica, l’associazione A.S.I.S. di Reggio Calabria e patrocinato dalla FGU Gilda Unams della Calabria, dal titolo “La Scuola della Costituzione fra autonomia e regionalizzazione. Quali opportunità, cosa cambia”.

Interventi sull’attuale tema della regionalizzazione dell’Istruzione

Il primo relatore del convegno sul tema della regionalizzazione dell’Istruzione è stato il prof. Walter Nocito, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico dell’Università della Calabria (Unical), che è intervenuto argomentando tecnicamente sulla Costituzione e le autonomie regionali differenziate. Il prof. Nocito spiega che è fondamentale concentrare l’attenzione sulla frase “norme generali sull’Istruzione”, scritta nella Carta costituzionale italiana, in particolare il professore dell’Università di Arcavacata di Rende, citando l’art.33 della Costituzione nella parte in cui è scritto che “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. A tal proposito, il prof. Nocito, si sofferma nel considerare il termine “Repubblica” come “Stato” e non come apparati politici multilivello, perché l’art.33 della Costituzione fa il paio, combinato disposto, con il rispettivo art.117 che è l’articolo di articolazione e distribuzione delle funzioni potestative, normative, leggi e regolamenti.

Il secondo relatore intervenuto è stato il prof. Giancarlo Costabile docente di storia della pedagogia e attivista Antimafia dell’Università della Calabria che ha trattato il seguente argomento “per una scuola giusta l’istruzione pubblica tra autonomia e regionalizzazione “. Nel suo intervento il prof. Costabile ha parlato della profonda spaccatura sociale dell’Italia non solo tra nord e sud, ma anche tra alcune realtà del sud e altre realtà dello stesso mezzogiorno. Il prof. dell’Università di Arcavacata di Rende parla della necessità di una scuola della relazione, della riscoperta continua dell’identità di esseri umani, la scuola vista come un soggetto, laicamente inteso, di relazioni, la relazione come costruzione armonica di una comunità, che consente a tutti noi di riflettere sul concetto di armonia e non di caos, in buona sostanza la scuola dell’utilità. L’Istruzione, ha concluso l’attivista antimafia, non può correre il rischio di finire nelle mani di una certa alla borghesia mafiosa, perché con la regionalizzazione si rischia di decentrare e consegnare la scuola e la cultura alle mafie.

Il terzo relatore è stato il prof. Dino Vitale presidente dell’Associazione Gutenberg Calabria, intervenuto sul tema “la scuola dentro – la scuola oltre le mura”. Quando è nata l’autonomia, riferisce il prof. Vitale, c’erano inizialmente intenzioni buone e altri presupposti, poi però calandola nelle realtà territoriali e locali si è rivelata un boomerang. Il Presidente dell’Associazione Gutenberg Calabria, acutamente e con precisione, ferma la sua attenzione su un recente articolo pubblicato il 2 novembre 2018 su La Repubblica, a firma Alberto Asor Rosa, dal titolo “Chi minaccia l’unità della scuola”, ripreso dall’economista Gianfranco Viesti che afferma “la regionalizzazione dell’istruzione è un’idea profondamente sbagliata (anche se possibile nel prossimo futuro), che va combattuta con forza”. Il prof. Dino vitale conclude con l’appello di combattere la regionalizzazione a partire dall’interno dei Collegi docenti.

Il quarto relatore è stata la prof.ssa Gianfranca Bevilacqua docente di discipline giuridico-economiche, IIS Costanzo di Decollatura, componente dei Partigiani della scuola pubblica, intervenuta sul tema della regionalizzazione della scuola e del motivo per cui di deve essere contrari. La Partigiana della Scuola Pubblica ha parlato delle riforme strutturali come quella su cui oggi siamo chiamati a confrontarci non sono mai funghi che spuntano dopo le prime piogge. E allora, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, avente come obiettivo la graduale e silente distruzione della Scuola Una e Pubblica. Un disegno che si concretizza, afferma la prof.ssa Bevilacqua, in moltissimi provvedimenti legislativi degli ultimi venti anni volti a squalificare la categoria docente e a scardinare il nostro sistema scolastico nazionale, con l’insidia, affatto velata, di un lessico invero inequivoco: autonomia, autodeterminazione, patto, comunità. Il quadro finale sulla regionalizzazione della scuola, prospettato dalla docente Bevilacqua, prevede una Scuola come servizio, col compito precipuo di “provvedere, organizzare, erogare prestazioni, rilevare e soddisfare bisogni”, dei docenti come impiegati regionali, finanziamenti provenienti da imprese, privati, famiglie, convenzioni con soggetti esterni, erogazioni liberali come privatizzazione e dunque asservimento alle richieste dei finanziatori.

Il quinto relatore è stato il prof. Francesco Polopoli saggista e docente di latino e greco del liceo classico di San Giovanni in Fiore.Il prof. Polopoli ha spiegato che l’Istruzione è pubblica: il termine latino, publicus, del resto, sta per tutto il popolo. Parlare di istruzione regionale è una contraddizione linguistica. Il prof. Polopoli ha precisato che la regionalizzazione dell’Istruzione ci riporterebbe a dei contenitori vuoti da riempire. Si tratta di un progetto antiletterario salvo il solo feuilleton. Le regioni, dal latino regere, “si reggono in piedi” in una visione più ampia. La predestinazione è la Nazione tutta: la nozione linguista è semplice! La singolarità sta solo alla letteratura: la pluralità è uno smarrimento. Roma antica, ricorda il saggista Polopoli, insegna che il decentramento ha innescato crisi irreversibili: ritorniamo ad un altro Romolo Augustolo? Poi sono avvenute le invasioni barbariche a tutto spiano, ricordiamocelo.

Conclusioni del convegno da parte della Senatrice Bianca Laura Granato (M5S)

Bisogna fare un passo indietro, senza fare retorica, ma se si va a vedere a chi risalgono le responsabilità della regionalizzazione dell’Istruzione noi individuiamo chiaramente il centrosinistra, nel 2001 noi non avremmo avuto l’art.117 comma 3 della Costituzione se non ci fosse stata la riforma del centrosinistra. La regionalizzazione, dice la Senatrice Granato, può essere una cosa positiva o una cosa negativa, per adesso è un contenitore vuoto che non è stato ancora riempito di contenuti, tutto dipende da noi cittadini da chi votiamo alle elezioni regionali e quindi da chi deleghiamo a rappresentarci in quei consessi, e quindi chiaro che se noi deleghiamo dei soggetti collusi, corrotti e che sono proprio l’espressione del peggio che possa gestire un ente locale, poi quello ci troviamo e quello dobbiamo subire. La regionalizzazione dell’Istruzione, conclude la Senatrice Granato, non è il male assoluto e non nemmeno il bene assoluto, ma è semplicemente un contenitore vuoto che si può riempire in vari modi.

Per quanto riguarda questa autonomia differenziata richiesta dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna, ha una durata decennale e quindi è a termine e non a tempo indeterminato e poi secondariamente e per il momento abbiamo solo una preintesa firmata dal precedente Governo il 28 febbraio 2018, noi ancora non abbiamo messo in campo nulla e per quanto riguarda la scuola inciderebbe in modo molto marginale e solamente dando la possibilità di aumentare i posti in deroga nell’organico regionale.

 

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Il 24 novembre a Lamezia Terme presso il Geometra, Seminario di formazione, accreditato per docenti, sulla regionalizzazione della Scuola.

I Partigiani della Scuola Pubblica, la Gilda- Unams Calabria e A.S.I.S. di Reggio Calabria organizzano un seminario di formazione per i docenti di ogni ordine e grado di scuola.

Il corso di formazione è organizzato da soggetto qualificato per l’aggiornamento riconosciuto dal Miur e ha valore di formazione e aggiornamento ai sensi della legge 107 del 2015 comma 124 con esonero dal servizio ex articolo 64 CCNL 2006/46489502_190922821751924_1098159202704031744_n2009 del comparto scuola.

Il seminario di formazione si terrà sabato 24 novembre 2018 dalle ore 8:30 alle ore 13:30 presso l’Auditorium dell’Istituto Tecnico per geometri di via Salvatore Miceli a Lamezia Terme.

Al termine sarà consegnato l’attestato di partecipazione che si può caricare sulla piattaforma Sofia per il raggiungimento dei crediti.

Lo scopo del corso di formazione è quello di analizzare i significati e le opportunità o i rischi dell’autonomia scolastica, in una visione che rispetti la costituzione e la integrità dell’apparato scolastico nazionale.

Da materia concorrente gestita da stato e regioni, quali potrebbero essere gli sviluppi di una esclusiva gestione delle regioni con differente capacità di spesa e Sviluppo? Opportunità come sostengono alcune regioni del nord dalle quali è partita una chiara richiesta di regionalizzazione del servizio o una divisione delle scuole di Serie A e Serie B?

A queste domande risponderanno i seguenti relatori:

– il Professore Antonino Tindiglia responsabile FGU Gilda-UNAMS Calabria che introduce i lavori

– il professore Walter Nocito docente di istituzioni di diritto pubblico Università della Calabria che tratterà il seguente argomento: “La Costituzione e le autonomie regionali differenze tra principi fondamentali della carta ed esperienze in Fieri (Veneto Emilia Romagna Puglia)”

– il professore Giancarlo Costabile docente di storia della pedagogia e attivista Antimafia-Università della Calabria che tratterà il seguente argomento “per una scuola giusta l’istruzione pubblica tra autonomia e regionalizzazione “

– l’ex dirigente scolastico Dino Vitale presidente dell’ Associazione Gutenberg Calabria: “la scuola dentro – la scuola oltre le mura

 – la professoressa Gianfranca Bevilacqua docente di discipline giuridico-economiche, IIS Costanzo decollatura, componente dei Partigiani della scuola pubblica:  “regionalizzazione della scuola: perché siamo contrari”

– il professore Francesco Polopoli saggista docente di latino e greco del liceo classico di San Giovanni in Fiore: Unità al plurale: solo la letteratura è singolare. le regioni da sole sragionano.

– Conclude la senatrice del MoVimento 5 Stelle e segretaria della settima commissione istruzione pubblica beni culturali Ricerca Scientifica spettacolo Sport Bianca Laura Granato.

– Modera il professore Lucio Ficara docente di matematica e fisica del Liceo Scientifico Da Vinci di Reggio Calabria giornalista della tecnica della scuola.

 Il corso è stato organizzato dai seguenti professori: Rosella Cerra, Daniela Costabile, Mimmo Iacopino, Gianfranca Bevilacqua e Antonino Tindiglia.

“Decreto sicurezza: Sicurezza vs. Alfabetizzazione? Ovvero: che ci azzecca la sicurezza con la diffusione della conoscenza?

 

be0e3ca6b0cbc1a3788942cd4706edI Partigiani della Scuola Pubblica intendono esprimersi in merito al decreto sicurezza di recente emanazione.

Il “decreto sicurezza” introduce, tra le altre cose, una serie di misure intese a rendere più difficile e complicato l’inserimento dei migranti nel nostro tessuto sociale. Sul suo contenuto si è già autorevolmente pronunciato il Consiglio Superiore della Magistratura, definendolo “incostituzionale” e ribadendo che “la sfida dell’immigrazione richiede, da parte della comunità internazionale, politiche condivise e solidali”.
Ciò detto, che cosa contiene di tanto eversivo questo testo di legge? In pratica, esso incide, principalmente, su due fronti. Da una parte, riduce il contributo per l’inserimento (che – è bene ricordare – non va nelle tasche dei migranti, ma è pensato per permettere ai centri per l’accoglienza e altre istituzioni di operare efficacemente), dall’altro con una serie di misure mira a rendere molto più difficile l’iter di riconoscimento dello status di rifugiato, in modo che pochi, o quasi nessuno, possa più avvalersene. Tra gli effetti della prima direttiva, ossia della riduzione del contributo, ci sarà la forzata rinuncia ad alcune facilitazioni, relative all’orientamento dei migranti, all’assistenza psicologica (ricordiamo che molti di essi hanno subito importanti traumi, di varia natura, durante la loro odissea) e  – colpo da maestro – i corsi di lingua italiana, che venivano attivati in alcuni centri Sprar (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Noi, come insegnanti, denunciamo questo grave insulto alla causa della integrazione, e lo giudichiamo vessatorio e discriminatorio,  in particolare per quanto riguarda l’ultimo punto citato, ossia i corsi. Nello stesso provvedimento, si richiede, come criterio per il rilascio di un permesso di soggiorno prolungato, un livello di padronanza della lingua italiana (si parla del B1!) che può essere conseguito seguendo uno di questi corsi oppure con una lunga permanenza in Italia, cose che saranno appunto vietate ai richiedenti asilo.

Pertanto, disapproviamo, e con tutte le nostre forze ci opponiamo, a questo provvedimento.

I Psp si dissociano dalla manifestazione studentesca strumentalizzata a Lamezia Terme

manifestazione-scuolaI Partigiani della scuola pubblica prendono posizione in merito alla manifestazione cittadina e studentesca di venerdì 16 novembre a Lamezia Terme.
I psp si dissociano e prendono le distanze da questa iniziativa che, inizialmente era stata organizzata dal comitato emergenza Lamezia, successivamente strumentalizzata da alcuni soggetti politici noti nell’ambito dei precedenti consessi elettorali e saliti agli onori della cronaca penale in seno all’inchiesta per scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme per infiltrazioni mafiose.
Nonostante il degrado ambientale, civile in cui versa la città, i PSP intendono mantenere la loro coerenza e trasparenza etica, rifuggendo sempre da accostamenti in odor di ambiguità e pertanto consentiranno agli allievi di avere una visione completa così da poter metterli nelle condizioni di fare le loro scelte libere e critiche.

I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di regionalizzazione in atto

zaia 5I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di autonomia secessionista del Veneto avviato con il deposito presso il Consiglio dei Ministri della proposta votata nel consiglio regionale dalla Lega e dal movimento 5 Stelle.

La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche ed altro ancora. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese.

Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regione per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini.

In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti.

Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Se avanza questo processo seguiranno a ruota le richieste di Lombardia ed Emilia. A quel punto tutte le regioni del centro-nord si scateneranno con richieste analoghe e se tutto il Centro Nord Italia si dovesse tenere il ‘residuo fiscale’ (circa 100 miliardi di euro) si verificherebbe il crollo verticale delle finanze del Comuni del Mezzogiorno d’Italia.

Per dirla con le parole del prof. Gianfranco Viesti “il Nord e il Centro Italia si confermano quello che sono sempre stati: sfruttatori ed egoisti. Dopo avere ridotto all’osso il Mezzogiorno – cosa che hanno fatto dal 1860 ad oggi – adesso vogliono la secessione scippando altre risorse al Sud in barba alla Costituzione. Se dovesse passare l’autonomia secessionista proposta dalla Lega e dai 5 Stelle del Veneto la conseguenza diretta ed immediata consisterebbe nella regionalizzazione dei sistemi scolastici con tutto quello che comporta sui concorsi, sulla programmazione, sugli indirizzi culturali. Sarebbe la fine della scuola quale strumento fondamentale dell’unità nazionale.

I PSP stigmatizzano la posizione assunta dal Ministro della P.I. che nella recente intervista al Corriere della Sera ha definito la regionalizzazione della scuola un’idea virtuosa.

Solidarietà alle docenti insultate dagli haters per il loro impegno in favore della solidarietà sociale

presidio antirazzista fotoIn questi giorni carichi di tensioni sociali, di forti contrasti e aspre contrapposizioni, non tanto di  idee ma “di pancia”, abbiamo purtroppo registrato diversi episodi molto spiacevoli,  su cui esprimiamo la nostra più ferma condanna.

Tra questi episodi, due in particolare ci hanno riguardato da vicino.

Si tratta di aggressioni, fortunatamente (almeno per ora) solo verbali,  indirizzate a due nostre colleghe e compagne, due valide insegnanti, M. R. e M. C., da sempre al nostro fianco nella lotta dei docenti contro la pessima riforma, definita (con ironica fantasia) “buona scuola”, e attive anche nel sociale.

La prima, ripresa durante la partecipazione a una manifestazione nei giorni dellanave 18 vicenda della nave “Diciotti”, ha ricevuto raffiche di insulti cui, peraltro, ha replicato civilmente, con il piglio, la penna tagliente e la dignità che tutti  le riconosciamo. L’altra, sottoposta a simili commenti su FB, è stata, del tutto a  sorpresa, sospesa dallo stesso FB, perché gli haters hanno segnalato in massa (l’account è stato riattivato dopo alcuni giorni).

Se per ora l’aggressione ha preso la forma dell’insulto cafone e delle pesanti allusioni a sfondo sessuale, sussiste tuttavia il fondato timore che, continuando su questa strada, prima o poi si possa arrivare ad aggressioni anche fisiche, cosa peraltro già avvenuta varie volte in diverse località italiane.

Rinnoviamo la nostra totale solidarietà alle nostre colleghe docenti

Nuovo Governo: no ai decreti applicativi della Scuola, se si vuole davvero abolire la 107

I PSP denunciano: con l’arrivo dei decreti applicativi della nuova riforma del sostegno, i docenti di sostegno saranno notevolmente ridotti perché vogliono togliere ai GLHO il potere di indicare le ore necessarie per gli alunni con disabilità e li vogliono attribuire non si sa bene a chi, forse al GIT.

Come lo vogliono fare è ben spiegato da noi

Ma non si può e deve fare questa cosa e lo dimostriamo.

Il restroscena ora è chiaro:

se i GLHO di tutta Italia hanno il potere di personalizzare i PEI che servono ad indicare anche le ore ritenute necessarie caso per caso, se le Sezioni Unite di Cassazione dicono che il PEI è insindacabile, il MIUR, tramite gli USR, deve dare i docenti di sostegno corrispondenti alle ore indicate nei PEI , garantendo però alle famiglie di potersi rivolgere a un giudice per avere il docente di sostegno, qualora non venga garantito per tutte le ore indicate nel PEI;

se il  MIUR toglie al GLHO questo potere per attribuirlo al GIT o altri,  le ore di sostegno le stabiliscono i nuovi organi preposti alla razionalizzazione dei tagli, le famiglie non possono più chiedere maggiori ore perchè gli tolgono lo strumento più importante il PEI, che nella loro previsione non dovrà indicare più le ore di sostegno,

( l’art. 7 ) quindi la riduzione degli organici di sostegno sarà IMPRESSIONANTE, nonostante gli alunni con disabilità aumentino ogni anno come risulta dai dati Istat .

Se c’è un fabbisogno di cattedre è proprio quello sul sostegno.

Quello che conta è la valenza del PEI e del GLHO nell’indicare le ore che costringe oggi il MIUR ad assegnare quelle ore, quei docenti necessari a coprirli e se non lo fa, la famiglia può andare da un giudice e chiederle ed il MIUR sarà costretto a darli con la forza.

Dopo l’analisi del DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 66 contenente le

“Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074) (GU n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 31/05/2017”

 Abbiamo rilevato le seguenti incongruenze

Il contenuto della delega legislativa.

Il comma 181 della Legge 107 del 2015 stabilisce che i decreti legislativi di cui al comma 180 sono adottati nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all’art. 20 legge 1997 n. 59, nonché dei seguenti:

  1. c) Promozione dell’inclusione scolastica degli alunni studenti con disabilità riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione:

 

Richiamiamo solo i capitoli ove riteniamo esorbitante la delega:

  1. individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, tenuto conto dei diversi livelli di competenza istituzionale;
  2. Revisione delle modalità di certificazione, che deve essere volta a individuare le abilità residue al fine di poterle sviluppare attraverso percorsi individuati di concerto con tutti gli specialisti di strutture pubbliche, private o convenzionate che seguono gli alunni riconosciuti ai sensi degli articoli 3 e 4 legge 1992 n. 104 e legge 201° n. 170, che partecipano ai gruppi di lavoro per l’integrazione e l’inclusione o agli incontri informali;
  3. Revisione e razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all’inclusione.

L’oggetto principale della legge 107 del 2015, per quel che concerne gli alunni con disabilità, è indiscutibilmente la garanzia del diritto allo studio (art.1 comma1); la prevenzione e il contrasto di ogni forma di discriminazione; nonché il potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati, anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio – educativi del territorio e delle associazioni di settore ( lettera l art. 1 comma 1).

Ebbene se l’oggetto della legge delega è quello sopra citato e se i principi e i criteri direttivi sono quelli sopra indicati, allora occorre valutare se il legislatore delegante si è attenuto all’oggetto della delega o l’ ha esorbitato e se ha rispettato i principi e i criteri direttivi.

 

I PSP ritengono che vi sia stata un’evidentissima violazione dell’oggetto della delega.

 

Chi propone, indicandole specificatamente le ore necessarie di sostegno,                         per gli alunni con disabilità?

In base alla normativa attuale, grazie all’art. 10 comma 5 del D.L. 2019 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122, (normativa introdotta dopo l’intervento della Corte Cost. sentenza        n. 80 del 2010), il gruppo pluridisciplinare di cui all’art. 12, comma 4 legge 1992, n. 104      ( GLHO), in sede di formulazione del PEI “ elabora proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l’indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all’educazione e all’istruzione”.

Tale modalità operativa, imposta da una norma di legge, garantisce certezza del diritto soggettivo e la necessaria personalizzazione del PEI  ai bisogni dell’alunno/a.

Certezza del diritto e soggettività che invece scompaiono del tutto nel testo del Dlgs 66 del 2017, atteso che l’art. 18 comma 1 lettera a) prevede l’abrogazione del terzo e del quinto periodo del comma 5 dell’art. 10 Dl. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122,   ( di fatto neutralizzando i poteri del GLHO, ),senza che un altrettanto specifico potere sia attribuito ad altri organi.

Si tratta di una questione fondamentale non solo sotto il profilo concreto dell’effettiva garanzia del diritto allo studio, all’istruzione e all’inclusione scolastica.

L’assenza di una disposizione normativa specifica si traduce in un’ evidente illegittimità costituzionale del testo, perché ciò determina un travalicamento palese sia dell’oggetto della delega, sia dei principi e criteri direttivi che non hanno neppure previsto un’ ipotesi di tal genere, né può ritenersi che il potere delegante del governo possa estendersi fino al punto di ledere irrimediabilmente i diritti costituzionali degli alunni con disabilità.

Ora, nessuno dei criteri o dei principi direttivi, per non parlare dell’oggetto della delega, contenuti nella lettera c) del comma 181 L. 107 del 2015, fa riferimento alcuno alla possibilità per il legislatore delegante di intervenire normativamente sulla possibilità

di neutralizzare il potere del GLHO nell’ambito della redazione del PEI, un potere giuridico sostanziale attribuitogli per legge, quale è quello di indicare le ore necessarie ed effettive di sostegno che ogni singolo alunno/a ha diritto a usufruire seconda la necessaria personalizzazione caso per caso, che solo quello specifico organo che conosce la storia e la vita dell’alunno/a è in grado di realizzare!

 

PROPOSTE DEI PSP

In ordine a quanto sopra esposto i PSP propongono di adottare due soluzioni:

  • La prima soluzione è quella che noi riteniamo la via maestra, la principale e ottimale, non adottare i decreti attuativi operando un rinvio degli stessi per un maggiore e opportuno approfondimento che nei 18 mesi per l’adozione dello schema del DLGS 66/ 2017, il Governo precedente non ha inteso fare, in quanto la riforma così come è stata congegnata contiene degli evidenti profili d’illegittimità costituzionale del decreto legislativo rispetto alla legge delega; e de plano d’illegittimità a sua volta dei decreti attuativi per l’insanabilità delle lacune normative del dlgs 66/2017.

Predisporre da subito il Governo e per esso il Ministro un nuovo testo correttivo, alla luce dell’art. 1 comma 184 della legge 107/ 2015, che sani le distorsioni e le lacune più evidenti, in quanto riteniamo non sia interesse di nessuno licenziare testi che rischierebbero di essere dichiarati illegittimi alla prima applicazione concreta, ovvero che rischierebbero eccezioni di incostituzionalità sollevate nelle sedi competenti.

Attraverso l’intervento normativo correttivo prevedere la modifica dell’art. 18 dlgs 66 del 2017 “abrogazione e coordinamenti” disponendo la non abrogazione dell’art. 10. Comma 5 D.L. 2010 n. 78, conv. in legge 2010 n. 122 e la modifica dell’art. 7 del Dlgs 66 del 2017  “ Piano Educativo individualizzato”, attribuendo e/o ribadendo in capo GLHO i medesimi compiti e poteri oggi riconosciuti dalla norma sopra citata.

La detta correzione si rende imprescindibile, in quanto il potere oggi attribuito al GLHO, non è fine a se stesso, ma è finalizzato a rendere effettivo il diritto all’istruzione e allo studio dell’alunno con disabilità, la persona al centro di ogni valutazione e portatore di diritti soggettivi fondamentali tutelati al massimo livello di copertura costituzionale.Pertanto, la neutralizzazione dei compiti essenziali attribuiti al detto organo incide in modo rilevantissimo sul diritto costituzionale allo studio e all’istruzione, in quanto priva l’alunno/a con disabilità dello strumento principale di personalizzazione e soggettività del suo diritto e quindi della sua tutela.

Tale operazione è manifestamente illegittima, non è possibile operarla, qualunque siano le ragioni che impongono la soppressione dei poteri del GLHO nell’ambito della redazione del PEI e con specifico riferimento all’ indicazione nel PEI delle ore di sostegno necessarie, quand’anche fossero, come temiamo, ragioni di carattere finanziario, si andrebbero a scontrare con i limiti invalicabili che i diritti fondamentali impongono al legislatore, come ha più volte ha ribadito la Corte Costituzionale dichiarando che:  “i diritti sociali sono diritti fondamentali; l’art. 38 è norma vincolante per il legislatore; un diritto fondamentale costituisce un limite invalicabile alla discrezionalità del legislatore che è tenuto a renderlo effettivo, affinchè la sua affermazione non si traduca una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale (Cost. n. 80/2010 e 2016/275).

Chiediamo al Ministro Bussetti di fermarsi prima che sia troppo tardi.  Seguire la strada già tracciata dal Pd è una follia nonché una contraddizione palese con la promessa di abrogare la Legge 107 del 2015 . I decreti attuativi si possono e si devono fermare