SABATO 23 FEBBRAIO A LAMEZIA TERME ASSEMBLEA REGIONALE CON PARTITI SINDACATI MOVIMENTI ASSOCIAZIONI, TUTTI CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE

NO ALLA SECESSIONE DEI RICCHI

In questi ultimi giorni lo sciagurato processo di secessione che porlogo-pspterà alla disgregazione dell’unità nazionale a discapito del Mezzogiorno d’Italia sta per concludere la sua fase cruciale. Tuttavia la crescente ondata di contrarietà proveniente da varie parti ed in particolare  dal mondo della scuola ha indotto il consiglio dei ministri ad una battuta d’arresto nella giornata del 14 febbraio 2019. Varie dichiarazioni di coraggiosi parlamentari, anche della maggioranza di governo, che si appellano all’approvazione propedeutica dei Livelli Essenziali di Prestazioni (LEP) hanno avuto il giusto effetto deterrente.

Quella dei LEP è una aberrazione giuridica, tecnica, filosofica, politica, contenuta nella normativa approvata nelle precedenti legislature. È stata il pannicello caldo per far mettere l’anima in pace a chi aveva qualche dubbio su ciò che si approvava, in primis lo stravolgimento della costituzione. Tuttavia oggi si ritorce contro coloro che pensavano di farla franca imponendo al parlamento la secessione per vie brevi. Se serve per mettere i bastoni tra le ruote, ben venga la rivendicazione dei LEP. Ma intanto lavoriamo per estendere il fronte antisecessionista senza se e senza ma.

I parlamentari del Nord di tutti i gruppi politici sono in larghissima misura favorevoli al compimento di questa sciagura. Per questo è necessario che la miriade di iniziative contro la secessione promosse singolarmente da vari e disparati soggetti pervenga a sintesi. Solo così si potranno creare le opportune sinergie affinché si formi in parlamento una maggioranza specifica che fermi la locomotiva. Da qui l’iniziativa che proponiamo.

I Partigiani della Scuola Pubblica chiamano a raccolta tutte le forze politiche e sociali della Calabria che intendono opporsi al processo di secessione di cui ormai sono chiari i contorni.

Sabato 23 febbraio 2019 alle ore 16,30 presso Masseria I Risi a Lamezia Terme è convocata una assemblea pubblica alla quale sono invitati tutti i sindacati, le associazioni imprenditoriali, le associazioni culturali, i partiti ed i movimenti, i consiglieri regionali ed i parlamentari calabresi di tutti i gruppi politici.

In quella sede ognuno sarà chiamato a prendere posizione contro la secessione e ad assumere impegni concreti per interrompere il processo di disgregazione dell’unità nazionale.

BASTA PAROLE! PASSIAMO AI FATTI.

NO ALLA REGIONALIZZAZIONE

 

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Zaia e il Governo vogliono la secessione dei ricchi. I PSP invitano alla mobilitazione!

logo-pspI Partigiani della Scuola Pubblica esprimono la loro netta contrarietà a qualsiasi forma di regionalizzazione della scuola! L’annuncio dell’intesa fra la regione e MEF è stato dato dal sottosegretario di Stato alla Economia e delle Finanze nel governo Conte Massimo Garavaglia e il governatore del veneto Luca Zaia il 13 febbraio. Quella che è stata definita la “secessione dei ricchi” procede nell’imbarazzo e nella contraddizione di un governo sotto palese ricatto della forza di minoranza leghista che in cambio del reddito di cittadinanza ha messo sul piatto l’autonomia differenziata. Non vi sono giustificazioni né attenuanti.

È una manovra iniqua ed inaccettabile che divide il Paese fra formazione di serie A e di serie B! Infatti una delle 23 materie per le quali il Veneto la Lombardia e l’Emilia Romagna chiedono una autonomia è proprio l’Istruzione. Con facoltà di reclutamento e retribuzione di tutto il personale della scuola e la gestione stessa anche della sicurezza delle strutture.

Ciò inevitabilmente porterà ad una maggiore spesa nelle scuole delle regioni del Nord riducendo inevitabilmente i fondi per le scuole del Sud. I LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) vengono solo citati, non DEFINITI.

Senza questa importante prerogativa non si può firmare alcun accordo! Perché è contro la Costituzione e contro il concetto stesso di Nazione. Così come da più parti paventato, quel 34% delle risorse dello Stato da destinare alle regioni del Sud Italia che è legge dello Stato, alla quale per inciso mancano ancora i decreti attuativi, finirà con l’essere il 34% di una cassa esigua e fortemente ridimensionata. Meno risorse per la scuola, meno risorse per la sanità, meno risorse per il sociale, per le infrastrutture e per le imprese del Sud.

Questa l’Italia del “cambiamento” in peggio. Comunichiamo fin da subito che sosterremo lo sciopero indetto dall’Unicobas e dall’ANIEF per il prossimo 27 febbraio e chiediamo e sollecitiamo una forte presa di posizione anche da parte degli altri sindacati al fine di unirsi alla protesta.

PSP: Esami di stato “Per quest’anno.. non cambiare “

logo-pspI Partigiani della scuola pubblica si fanno portavoce del malumore e del dissenso suscitati dalle recenti disposizioni ministeriali che hanno riformato gli esami di stato  soprattutto senza alcun rispetto per gli studenti, il cui disagio in merito è recepito quotidianamente proprio dai loro docenti

I docenti di numerose scuole italiane, a seguito delle modifiche agli esami di Stato introdotte dal Decreto Miur n. 62/2017 (attuativo della legge n. 107/15), come modificato dalla legge n.108/2018 (di conversione del decreto Milleproghe), ci hanno fatto pervenire comunicati e lettere varie in cui esprimono le loro perplessità in merito a tali novità e che si riassumono nei seguenti motivi : Innanzitutto, i docenti ritengono non rispettoso del lavoro da essi sinora svolto, il fatto che dal Miur vengano imposte nuove modalità di svolgimento delle prove scritte e del colloquio orale, a gennaio, cioè a metà anno scolastico, con il “treno in corsa”.

Un treno che avanza velocemente verso giugno, con tempi ristretti per reimpostare dal punto di vista metodologico e dei contenuti da trattare, la programmazione di classe e quelle curricolari.

Senza considerare che, dette programmazioni, si ispirano a loro volta al Ptof, Piano triennale dell’offerta formativa che è il documento programmatico e informativo più importante di un istituto e il cui orientamento, al netto dei dettagli specifici sull’identità culturale, progettuale, sugli aspetti organizzativi e amministrativi, sulle risorse complessive e composite della scuola, è pensato in un’ottica di ampio respiro e per un arco temporale di lungo termine.

Il ministro rassicura sulla serenità dell’esame. Serenità che le commissioni hanno sempre creato e vieppiù cureranno in esami con novità, mettendo a loro agio i candidati per consentirgli di affrontare le varie prove ed esprimere al meglio le competenze, conoscenze, capacità acquisite nel percorso quinquennale.

In terzo luogo, andando a toccare nello specifico le modifiche previste per le prove, non si può non restare interdetti di fronte alle pretese del Miur.

Pretese perché impongono una revisione non di poco conto di quanto sinora è stato impostato, con un surplus di lavoro affollato, incalzante e non retribuito. Infatti, ad oggi, non sono previsti aumenti dei compensi per chi dovrà sobbarcarsi nei consigli di classe impegni aggiuntivi e per i commissari interni ed esterni, compensi, ricordiamo, fermi al 2007.

Vediamo ora, quali le criticità segnalateci per le tre prove.

Prima prova scritta: dalle tipologie, tra cui il saggio breve, articolo di giornale per cui gli studenti arrivati in quinto sono stati preparati fin dal primo anno, alle nuove, con la grave esclusione del tema storico (resta invariata , più o meno, la tip. A, analisi testuale ) , che richiederebbero un lavoro di ” addestramento ” paziente e accurato, da fare acquisire , sedimentare, pianificare in tempi più lunghi che in pochi mesi, a meno che non si pensi che i professori siano esseri di eccezione ( espressione che si addice a tutti gli insegnanti per la complessità del compito a cui sono chiamati , nel significato attribuitogli dall’illustre pedagogista Francesco De Bartolomeis ) dotati di superpoteri e con la bacchetta magica per cambiare d’incanto le cose secondo i desiderata del Miur.

Ma ancora peggio sarebbe, se il lavoro dei docenti venisse considerato alla stregua di un cambio d’abito, dunque con mortificante svilimento della loro professionalità e della ricchezza del processo formativo che la scuola si prefigge.

Seconda prova scritta: mista a seconda del monte ore delle materie nei diversi istituti ed indirizzi. Non vi è dubbio, che se l’intento è quello di saggiare le competenze dei candidati, in una visione più ampia, le difficoltà per loro aumentano, dovendosi cimentare in due discipline dissimili, seppure affini per area. Ovviamente, ci saranno problemi per la correzione e per concordare una valutazione equilibrata e non penalizzante nel caso, non lo si può escludere, che sia stata fatta bene e correttamente solo una delle due “proposte”.

A questo punto, occorre fare una breve riflessione sulle griglie di valutazione nazionale che avrebbero lo scopo di garantire equità nell’attribuzione dei voti, da nord a sud. L’equità solo alla fine del percorso delle superiori? E perché non garantirla, se questo è l’intento del legislatore, fin dal primo anno? Cosa lo impedirebbe? Il rischio di una didattica omologata e di un pensiero omologante? Il pericolo della mutilazione della libertà d’insegnamento? L’ignorare i compositi contesti umani e sociali in cui i docenti operano?? Occorre porsi degli interrogativi al riguardo che non si eludono con la buona intenzione di una valutazione standard per i maturandi e diplomandi dal 2019 in poi.

Ancora una volta, i Partigiani della Scuola Pubblica, pertanto, constatano che le riforme arrivano dall’alto, senza che i docenti siano consultati e ascoltati.

In secondo luogo, le nuove richieste non tengono conto del disagio arrecato agli studenti, giunti ormai alla metà del loro ultimo anno di scuola superiore, con le inevitabili ansie per le incognite che esse implicano.

Dirigente Scolastico usa la giustizia per calpestare i diritti sindacali: perde!

Einaudi-Lamezia-2016I PSP denunciano, da sempre, i casi di abusi perpetrati dai Dirigenti Scolastici ai danni di docenti e personale della scuola tutto.

Siamo costretti ad attenzionare nuovamente l’Ipssar di Lamezia Terme in quanto la Dirigente, già assurta agli onori della cronaca per un’assegnazione illegittima di cattedra ad una docente di diritto e per quell’episodio definitivamente soccombente legalmente, attacca ora sindacato ed rsu.

Ci preme fornire in primis solo un dato che ha destato, tra gli altri, la preoccupazione della “incriminata” sigla sindacale: l’allarmante calo delle iscrizioni nella scuola che durante il quinquennio dell’incarico della DS ha segnato un calo di iscritti pari a 150 unità, con la perdita di ben cinque cattedre, uno dei peggiori dati della provincia di Catanzaro.

Nello scorso anno scolastico, in occasione delle elezioni delle RSU, il Coordinatore regionale della Gilda-Unams prof. A. Tindiglia era costretto ad inviare alla DS una missiva in cui la esortava al rispetto della normativa in materia e ricordandole la natura “endosindacale” delle elezioni RSU, concludeva scrivendo che ove “si dovessero accertare ingerenze da parte della SV (in riscontro di alcune voci pervenute), sarà mia cura tutelare l’organizzazione sindacale che rappresento nei luoghi e con le norme di legge consentite”.

Orbene, la DS sporgeva querela lamentando di essere stata calunniata e diffamata dal prof. Tindiglia e persino dalla Rsu prof.ssa Riommi per il solo fatto di avere affisso la missiva all’albo sindacale come espressamente richiesto dello stesso coordinatore.

Singolare il tono adoperato dalla DS che, in totale spregio delle prerogative sindacali, interpreta quello che è esercizio di un diritto come un affronto personale.

A ristabilire la verità è intervenuta, ancora una volta, la magistratura attraverso una prima archiviazione ad opera del Pubblico Ministero, dott.ssa Emanuela Costa, che ha sottolineato il carattere di esercizio di un diritto di critica sindacale nel comportamento del Responsabile Gilda e della Rsu trattandosi, relativamente alle parole adoperate, di “semplici affermazioni, prive di contenuto diffamatorio, apparendo le stesse volte, esclusivamente, a tutelare l’organizzazione sindacale da loro rappresentata, nelle elezioni RSU” ritenendo, quindi, infondata la notizia di reato; e con una seconda, e definitiva, archiviazione, a seguito di opposizione da parte della DS, ad opera del Giudice delle Indagini Preliminari, dott.ssa Emma Sonni, che il 20 dicembre 2018 nello stabilire che non ricorrono ipotesi di reato ha nuovamente posto l’accento sull’esercizio del diritto di critica sindacale. Va segnalata la difesa sostenuta dagli avv.ti G. Dominijanni e G. Bevilacqua.

Potrebbe essere questo l’esito di un’incresciosa vicenda senza ulteriori sviluppi, ma i fatti narrati si inseriscono in un preoccupante quadro connotato da un’escalation immotivata ed aberrante che va dal negare la parola ad una docente nel corso di un Collegio docenti, ad una serie di comportamenti che, ancora una volta, la magistratura dovrà stabilire essere stati o meno mobbizzanti nei confronti della stessa docente che “stranamente” ha poi perso cattedra, in un’ottica che, a questo punto, potrebbe essere intimidatoria e persecutoria.

E tutto ciò quando, e forse proprio per questo, da anni la suddetta sigla sindacale e la Rsu di riferimento hanno iniziato “un’operazione trasparenza” riguardo agli atti della contrattazione d’istituto che nel corso di apposite assemblee sindacali vengono divulgati al personale della scuola, con le costanti richieste di informative sulla gestione dei fondi e con la creazione di una bacheca sindacale sul sito della scuola.

Ci poniamo poi alcuni interrogativi riguardo le posizioni che la DS è costretta ad affrontare nei Tribunali e le “passerelle di legalità” che si susseguono a ritmo incessante con protagonisti gli allievi della scuola dalla stessa diretta.

Ultima notazione: per alcuni dei motivi su esposti sono pendenti, da tempo, presso l’USR di Catanzaro una serie di richieste di visite ispettive. Cos’altro deve accadere in una scuola della Repubblica Italiana perché l’Ufficio scolastico competente prenda seri provvedimenti?

I PSP, nell’esprimere la più sincera solidarietà nei confronti dei docenti coinvolti, rei di aver adempiuto al loro dovere, si augurano anche che il nuovo Governo si prodighi a varare provvedimenti atti a garantire che situazioni come quelle denunciate non possano più avvenire.

540 euro mensili ai Dirigenti scolastici è una follia. Ritornare al preside primus inter pares

preintesaPer i partigiani della Scuola Pubblica  esagerato e fuori luogo appare l’aumento di ben 540 euro netti al mese ai dirigenti scolastici a partire dal 2010 stabilito in questi giorni nel corso dell’intesa sindacale.

Ancora più incredibile se lo si inquadra nel corso di una manovra di bilancio così complessa e sotto il capestro della procedura di infrazione da parte della Commissione europea e a fronte di docenti costretti a sopravvivere a mille km da casa per l’algoritmo renziano con uno stipendio di 1300 euro al mese, per i quali non si è ancora trovata una soluzione efficace.

L’aumento che si intende corrispondere ai dirigenti scolastici sarebbe pari a oltre un 1/5 dello stipendio fisso che attualmente percepiscono, 540 euro netti al mese, più dell’equivalente di una pensione sociale. Il tutto diventa ancora più assurdo se si analizza il livello raggiunto dai contenziosi a carico del MIUR dovuti all’assenza di controlli e di sanzioni a quei dirigenti scolastici che adottano condotte abusanti e si fanno difendere dall’avvocatura dello Stato, risultando anche spesso soccombenti.

L’esperienza di almeno 50 anni di scuola prima dell’autonomia conferma il dato che ruolo potenziato del dirigente scolastico non serve, a fronte di responsabilità che sono in capo agli organi collegiali. Quale beneficio è derivato alla funzione della scuola statale pubblica dalla governance autoritaria dei dirigenti scolastici, tale da giustificarne il mantenimento ad oltranza e una corrispettiva retribuzione, se sappiamo benissimo che essa viene esercitata tramite uno staff che può comprendere fino a 10 docenti (quelli sì sovraccarichi di lavoro e sottopagati)?

Sorge il dubbio che con questa manovra si sia voluta “indennizzare” la categoria dei dirigenti scolastici della perdita dell’autorità a decidere della vita e della morte professionale dei docenti, attraverso il ddl 763 con cui si intende abolire chiamata diretta e ambiti territoriali. Ci auguriamo che il governo nella legge di bilancio ci ripensi e dia invece la priorità a chi non arriva a fine mese, rispettando l’art. 36 della Costituzione, mantenendo la linea del contrasto alla povertà come indirizzo nelle contrattazioni di categoria.

Riteniamo assurdo e anti economico in questa congiuntura fare una simile regalia a una categoria che esercita un ruolo che potrebbe tranquillamente essere contenuto entro i limiti certi del rispetto della libertà di studenti, famiglie e docenti con migliori risultati per la gestione delle scuole. La vera rivoluzione sarebbe l’abbattimento della struttura verticistica e il ritorno al PRESIDE PRIMUS INTER PARES, coordinatore della didattica che deve pensare solo al buon andamento della istituzione scolastica curando i risultati formativi degli studenti, uno per uno, e il benessere di tutto il personale. La “buona scuola come il jobs act è servita per assestare il colpo di grazia al sistema istruzione conferendogli una configurazione aziendalistica incostituzionale .

La legge 107/2015 è stata imbastita ed approvata per portare nel mondo della scuola le richieste del mercato, per trasformare centinaia di migliaia di insegnanti da liberi educatori dei cittadini del futuro in disciplinati indottrinatori di sudditi intossicati dall’ideologia del pensiero unico, violando il dettato costituzionale . Il ruolo attribuito ai dirigenti scolastici è stato quello di “guardiani ed attuatori”, del disegno politico-culturale di cui la legge 107 è l’incarnazione normativa. Ma il mondo della scuola ha dato fiducia al Movimento 5 Stelle per cancellare, non per attuare la legge 107 comprando il consenso e la collaborazione dei dirigenti scolastici con la sottoscrizione di un contratto che prevede 540 € mensili di aumento stipendiale ben lontano dal principio del taglio dei privilegi applicato anche sugli stipendi dei loro stessi parlamentari .

Nel contempo si profilano riconoscimenti risibili, meno di una elemosina, per il rinnovo del contratto dei docenti ormai in scadenza, che non li aiutano certo ad arrivare a fine mese, né a condurre un’esistenza dignitosa. A tal proposito ricordiamo che un paio di mesi prima del 4 marzo, Luigi Di Maio dichiarava alla rivista “Tecnica della Scuola” (14/01/2018): “Altro che tagli alla scuola: per il Movimento 5 Stelle l’istruzione pubblica è una priorità e se andremo al Governo, dopo il voto politico del 4 marzo prossimo, ve ne accorgerete…

Dobbiamo prima di tutto adeguare gli stipendi dei docenti italiani alla media europea e garantire la valorizzazione della loro professionalità, anche con il rinnovo contrattuale e la retribuzione delle ore di formazione e aggiornamento. La professione docente deve tornare ad avere il prestigio che gli è stato sottratto.

Il mondo della scuola gli ha creduto ed ora, dopo aver votato in massa per i 5*, si ritrova con un pugno di mosche sul piano economico e con una sconfitta epocale sul piano politico.

A noi PSP non ci resta che ripartire con le lotte e facendo opposizione sociale al governo Lega-5*.

A Catanzaro una DS cancella senza motivo un lavoro importante per la cultura e la collettività

logo-pspI partigiani della scuola pubblica denunciano un singolare caso di violenza morale avvenuto questa volta a discapito di una docente usa e getta, vale a dire usata per un progetto importante e cancellata senza motivo da ogni menzione e ricordo legati allo stesso.

I PSP, come sempre vigili su abusi e ingiustizie, denunciano l’ennesimo caso di cattiva gestione delle scuole da parte di alcuni dirigenti scolastici che, in apparente pieno delirio di onnipotenza e rafforzati dalla riforma della “Buona Scuola”,  (fermo restando che la comunità attende una fondata motivazione circa l’agito della d.s., necessariamente, talmente forte da giustificarlo) abusano del loro potere, causando danni a cose e persone.

Succede al Grimaldi-Pacioli di Catanzaro. Il 9 giugno 2018 viene aperto al pubblico il Museo del Mare all’ombra della Tonnina, i ragazzi vincono la medaglia d’oro per il progetto “La scuola adotta un monumento”, tutto grazie al lavoro indefesso e incessante di una docente, Patrizia Spaccaferro. L’instancabile prof, madre di due bambini piccoli, da febbraio a giugno spende ogni istante della sua vita per curare l’allestimento della Sala, il reperimento degli oggetti da esposizione, la ricostruzione storica del vissuto della Tonnina (una ciminiera che serviva per un procedimento industriale che consentiva fino a 60 anni fa di ricavare il tannino dal castagno) e la relativa pubblicazione. Per questo progetto non c’è giorno o notte, festivi che tengano; spese vive per le ricerche, per procurare il materiale, per ristrutturare la Sala (anche contribuendo personalmente a pulire e a pitturare), per curare i contatti con testimoni diretti e indiretti, con studiosi e appassionati di storia locale, con pescatori; per elaborare il file per il concorso, utilizzando anche un drone per le riprese dall’alto: nulla sfugge alla meticolosa dedizione della instancabile docente. La gente del quartiere Lido di Catanzaro vedendo il suo lavoro, riconosce la sua passione e spontaneamente le consegna il materiale di cui è in possesso per consentirle di mettere in piedi l’allestimento. Lei puntualmente menziona per ogni referto il nome del donatore, perché il Museo viva attraverso la memoria dei cittadini stessi e sia parte integrante della comunità . Finalmente arriva l’agognata presentazione del progetto e la premiazione dei ragazzi. PRIMO posto, per il progetto/concorso “I Love science” organizzato dalla Fondazione Università Magna Graecia di Catanzaro; PRIMO posto con l’articolo scientifico-divulgativo: La “Tonnina” o il tannino? L’alchimia della Torre; Il 7 novembre 2017 presso il Palazzo Reale di Napoli medaglia d’oro per il concorso “La scuola adotta un monumento” organizzato da Fondazione Napoli ’99 con inserimento nell’Atlante nazionale dei monumenti adottati; il 5 maggio 2018 inserimento nel Google App Arts e Culture. Ma, colpo di scena! quella professoressa tanto zelante e appassionata improvvisamente e inspiegabilmente dall’oggi al domani, a settembre 2018, viene sbattuta fuori dal progetto dalla dirigente scolastica, prof.ssa Maria Levato; cancellata da ogni evento riguardante il museo, sparisce da ogni menzione (come attestano gli ultimi articoli pubblicati e l’intervista fatta da Rai3 per la trasmissione BuongiornoCalabria). Subisce , in altre parole, una strana damnatio memoriae senza apparente motivo. Cosa avrà potuto spingere una dirigente scolastica ad agire così con una persona oltretutto così ligia al dovere da non muovere un passo senza averle prima chiesto permesso? Che si tratti di invidia per la stima e l’affetto di cui tutta la cittadinanza e la comunità la circonda o la sensazione di esserne stata adombrata? Non è dato sapere. Certo è che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: la sparizione dal progetto della prof.ssa Spaccaferro, passata sotto inquietante silenzio dentro la scuola, non passa inosservata all’esterno. Uno studioso che aveva collaborato con lei, Angelo Di Lieto, finalmente tira fuori la verità in un post su Facebook, manifestando tutto lo sconcerto suo e della cittadinanza per l’ingratitudine manifestata senza ritegno dalla dirigente scolastica nei confronti della docente colpevole solo di aver fatto del bene al suo territorio senza pretendere nulla per sé, se non la gratificazione di aver fatto rivivere quel monumento assieme alla storia della Marina di Catanzaro a cui aveva dedicato tanto studio e lavoro.

I Partigiani della Scuola Pubblica, rammaricati sostengono che questa vicenda è emblematica della triste realtà che vivono tante scuole italiane che non hanno la fortuna di beneficiare di una governance equilibrata senza che ciò traspaia minimamente dai rapporti di autovalutazione, tutti pienamente positivi per il Grimaldi Pacioli . L’autonomia fuori controllo comporta talvolta dei costi altissimi per tutti, dirigenti, docenti, studenti e territorio.

Gli strumenti per verificare il buon andamento delle scuole sono, come dimostra questo caso, totalmente inefficaci a scongiurare rapporti disfunzionali tra i vari attori dei processi formativi e ciò deve essere oggetto di urgente intervento da parte del MIUR. Il MIUR deve assolutamente eliminare la Legge 107, riportando tutto in ordine e in equilibrio come negli anni che hanno preceduto l’autonomia.

I PSP al seminario: perchè siamo contrari alla regionalizzazione

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Il 24 novembre 2018, presso l’Istituto Tecnico per Geometri di Nicastro a Lamezia Terme, si è svolto un interessante convegno, organizzato dai Partigiani della Scuola Pubblica, l’associazione A.S.I.S. di Reggio Calabria e patrocinato dalla FGU Gilda Unams della Calabria, dal titolo “La Scuola della Costituzione fra autonomia e regionalizzazione. Quali opportunità, cosa cambia”.

Interventi sull’attuale tema della regionalizzazione dell’Istruzione

Il primo relatore del convegno sul tema della regionalizzazione dell’Istruzione è stato il prof. Walter Nocito, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico dell’Università della Calabria (Unical), che è intervenuto argomentando tecnicamente sulla Costituzione e le autonomie regionali differenziate. Il prof. Nocito spiega che è fondamentale concentrare l’attenzione sulla frase “norme generali sull’Istruzione”, scritta nella Carta costituzionale italiana, in particolare il professore dell’Università di Arcavacata di Rende, citando l’art.33 della Costituzione nella parte in cui è scritto che “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. A tal proposito, il prof. Nocito, si sofferma nel considerare il termine “Repubblica” come “Stato” e non come apparati politici multilivello, perché l’art.33 della Costituzione fa il paio, combinato disposto, con il rispettivo art.117 che è l’articolo di articolazione e distribuzione delle funzioni potestative, normative, leggi e regolamenti.

Il secondo relatore intervenuto è stato il prof. Giancarlo Costabile docente di storia della pedagogia e attivista Antimafia dell’Università della Calabria che ha trattato il seguente argomento “per una scuola giusta l’istruzione pubblica tra autonomia e regionalizzazione “. Nel suo intervento il prof. Costabile ha parlato della profonda spaccatura sociale dell’Italia non solo tra nord e sud, ma anche tra alcune realtà del sud e altre realtà dello stesso mezzogiorno. Il prof. dell’Università di Arcavacata di Rende parla della necessità di una scuola della relazione, della riscoperta continua dell’identità di esseri umani, la scuola vista come un soggetto, laicamente inteso, di relazioni, la relazione come costruzione armonica di una comunità, che consente a tutti noi di riflettere sul concetto di armonia e non di caos, in buona sostanza la scuola dell’utilità. L’Istruzione, ha concluso l’attivista antimafia, non può correre il rischio di finire nelle mani di una certa alla borghesia mafiosa, perché con la regionalizzazione si rischia di decentrare e consegnare la scuola e la cultura alle mafie.

Il terzo relatore è stato il prof. Dino Vitale presidente dell’Associazione Gutenberg Calabria, intervenuto sul tema “la scuola dentro – la scuola oltre le mura”. Quando è nata l’autonomia, riferisce il prof. Vitale, c’erano inizialmente intenzioni buone e altri presupposti, poi però calandola nelle realtà territoriali e locali si è rivelata un boomerang. Il Presidente dell’Associazione Gutenberg Calabria, acutamente e con precisione, ferma la sua attenzione su un recente articolo pubblicato il 2 novembre 2018 su La Repubblica, a firma Alberto Asor Rosa, dal titolo “Chi minaccia l’unità della scuola”, ripreso dall’economista Gianfranco Viesti che afferma “la regionalizzazione dell’istruzione è un’idea profondamente sbagliata (anche se possibile nel prossimo futuro), che va combattuta con forza”. Il prof. Dino vitale conclude con l’appello di combattere la regionalizzazione a partire dall’interno dei Collegi docenti.

Il quarto relatore è stata la prof.ssa Gianfranca Bevilacqua docente di discipline giuridico-economiche, IIS Costanzo di Decollatura, componente dei Partigiani della scuola pubblica, intervenuta sul tema della regionalizzazione della scuola e del motivo per cui di deve essere contrari. La Partigiana della Scuola Pubblica ha parlato delle riforme strutturali come quella su cui oggi siamo chiamati a confrontarci non sono mai funghi che spuntano dopo le prime piogge. E allora, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, avente come obiettivo la graduale e silente distruzione della Scuola Una e Pubblica. Un disegno che si concretizza, afferma la prof.ssa Bevilacqua, in moltissimi provvedimenti legislativi degli ultimi venti anni volti a squalificare la categoria docente e a scardinare il nostro sistema scolastico nazionale, con l’insidia, affatto velata, di un lessico invero inequivoco: autonomia, autodeterminazione, patto, comunità. Il quadro finale sulla regionalizzazione della scuola, prospettato dalla docente Bevilacqua, prevede una Scuola come servizio, col compito precipuo di “provvedere, organizzare, erogare prestazioni, rilevare e soddisfare bisogni”, dei docenti come impiegati regionali, finanziamenti provenienti da imprese, privati, famiglie, convenzioni con soggetti esterni, erogazioni liberali come privatizzazione e dunque asservimento alle richieste dei finanziatori.

Il quinto relatore è stato il prof. Francesco Polopoli saggista e docente di latino e greco del liceo classico di San Giovanni in Fiore.Il prof. Polopoli ha spiegato che l’Istruzione è pubblica: il termine latino, publicus, del resto, sta per tutto il popolo. Parlare di istruzione regionale è una contraddizione linguistica. Il prof. Polopoli ha precisato che la regionalizzazione dell’Istruzione ci riporterebbe a dei contenitori vuoti da riempire. Si tratta di un progetto antiletterario salvo il solo feuilleton. Le regioni, dal latino regere, “si reggono in piedi” in una visione più ampia. La predestinazione è la Nazione tutta: la nozione linguista è semplice! La singolarità sta solo alla letteratura: la pluralità è uno smarrimento. Roma antica, ricorda il saggista Polopoli, insegna che il decentramento ha innescato crisi irreversibili: ritorniamo ad un altro Romolo Augustolo? Poi sono avvenute le invasioni barbariche a tutto spiano, ricordiamocelo.

Conclusioni del convegno da parte della Senatrice Bianca Laura Granato (M5S)

Bisogna fare un passo indietro, senza fare retorica, ma se si va a vedere a chi risalgono le responsabilità della regionalizzazione dell’Istruzione noi individuiamo chiaramente il centrosinistra, nel 2001 noi non avremmo avuto l’art.117 comma 3 della Costituzione se non ci fosse stata la riforma del centrosinistra. La regionalizzazione, dice la Senatrice Granato, può essere una cosa positiva o una cosa negativa, per adesso è un contenitore vuoto che non è stato ancora riempito di contenuti, tutto dipende da noi cittadini da chi votiamo alle elezioni regionali e quindi da chi deleghiamo a rappresentarci in quei consessi, e quindi chiaro che se noi deleghiamo dei soggetti collusi, corrotti e che sono proprio l’espressione del peggio che possa gestire un ente locale, poi quello ci troviamo e quello dobbiamo subire. La regionalizzazione dell’Istruzione, conclude la Senatrice Granato, non è il male assoluto e non nemmeno il bene assoluto, ma è semplicemente un contenitore vuoto che si può riempire in vari modi.

Per quanto riguarda questa autonomia differenziata richiesta dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna, ha una durata decennale e quindi è a termine e non a tempo indeterminato e poi secondariamente e per il momento abbiamo solo una preintesa firmata dal precedente Governo il 28 febbraio 2018, noi ancora non abbiamo messo in campo nulla e per quanto riguarda la scuola inciderebbe in modo molto marginale e solamente dando la possibilità di aumentare i posti in deroga nell’organico regionale.

 

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