I PSP ricevono e diffondono la lettera di una Docente, assegnata ad una scuola diversa, ad anno inoltrato e in barba alla legge.

“Mi chiamo Lara Nocito e sono una docente di ruolo di italiano, latino e greco che ha come sede di titolarità il liceo classico di Cassano Ionio (Cs).

Ho fatto domanda di assegnazione provvisoria, come previsto dalla norma: si tratta della richiesta, con validità annuale, di poter insegnare in un’altra scuola più vicina a casa.

Io ho il ricongiungimento a Cosenza e insegno da quasi vent’anni.

L’ATP di Cosenza, cioè l’ex provveditorato, sbaglia le graduatorie e, in base a questo errore iniziale, colloca i docenti in scuole sbagliate già dall’inizio di settembre.

Io personalmente, pur avendo la possibilità di insegnare al liceo classico Telesio di Cosenza, in base alle disponibilità comunicate dal dirigente di posti da destinare a questo tipo di movimento, vengo invece assegnata al liceo classico di S.Marco Argentano, altro comune da me opzionato, solo dopo quello di Cosenza naturalmente.

Prendo servizio il 3 settembre e inizio ad insegnare in quella scuola. L’ATP viene commissariato dal dirigente regionale che si fa carico delle correzioni. Inizia una serie di azioni senza precedenti.

Io stessa, all’inizio del mese di settembre, scrivo due email di reclamo, ma non ricevo risposta alcuna.

Il 27 ottobre, trascorso ormai un mese dall’inizio della scuola, temendo nuovi spostamenti per l’intervento della Task Force nominata dal dirigente regionale, scrivo di nuovo, rinunciando ad una eventuale correzione, considerato l’avvio inoltrato dell’anno scolastico e il forte disagio in cui gli alunni sono ripiombati a causa della chiusura delle scuole con avvio della DAD.

Il mio lavoro prosegue a distanza, gli alunni didatticamente sono andati avanti, quelli del primo anno iniziano a tradurre dal latino e dal greco con mia grande soddisfazione.

La notte tra sabato 14 e domenica 15 l’ATP di Cosenza pubblica le nuove assegnazioni e vengo spostata, direi arbitrariamente considerato che una legge lo impedisce (Dlgs 297/94 art.455, comma 12), trascorsi 20 giorni dall’inizio dell’anno scolastico, presso il liceo Telesio di Cosenza.

Domenica 15 novembre invio una diffida tramite legale. Nulla. Così lunedì 16 assumo servizio presso il liceo Telesio.

Qui mi vengono temporaneamente assegnate alcune classi e naturalmente sono costretta ad affrontare alunni spaesati e addolorati per la perdita della loro precedente insegnante, a cui naturalmente si erano legati, lavorando con lei dall’inizio dell’anno scolastico.

Una situazione difficilissima, emotivamente soprattutto, aggravata dalla conoscenza a distanza. Intanto sono trascorsi 5 giorni e durante la scorsa notte vengono pubblicate nuove correzioni. Il mio nome non compare, nonostante la dicitura “valutate segnalazioni e rinunce…”

Mi chiedo allora, oggi 20 novembre, con l’incipiente fine del trimestre in entrambe le scuole di cui ho detto, è normale che un insegnante che ha ormai instaurato un rapporto con gli alunni, che ha avviato la propria programmazione e le verifiche, venga spostato a meno di un mese dalla fine del trimestre in un’altra scuola?

È normale, in una situazione in cui i ragazzi già vivono una condizione straniante, con disagi gravissimi, privati di ogni relazione esterna, che nessuno tenga conto, non delle nostre, ma delle loro emozioni? Era necessario destabilizzarli così violentemente? O chi muove le fila di tutto questo non sa che tutto è innanzitutto da ricondurre a PERSONE in fieri che stanno sopportando davvero l’insopportabile: i nostri alunni?

Il diritto del docente all’assegnazione dovuta era già leso e allora, in nome della pandemia, con cui ormai si tende a giustificare tutto, non si poteva almeno chiedere agli insegnanti coinvolti “scusi ma lei è d’accordo?

Oppure vuol restare dove si trova e ci scusi per gli errori che ormai sono stati fatti?”. No!!! Non vi scuso, almeno io, no! Perchè avete spostato vite, esistenze e professionalità che trascorrono parte del loro tempo didattico anche ad accogliere, sostenere, consolare altre vite che oggi sono quantomeno spaesate.

Non solo io, ma come me molti altri colleghi avrebbero di sicuro scelto di rimanere dov’erano. È vergognoso quello che accade. E nessuno dica che la scuola ha avuto un avvio regolare, qui di regolare non c’è nulla.

Soprattutto non esiste quel “nell’interesse dell’alunno” che tanto si va sbandierando. Oggi l’ATP pare abbia riferito che presso il liceo classico “Candela” di S.Marco non ci sono più posti per la classe di concorso A013, quella a cui appartengo. Strano, basta semplicemente telefonare al dirigente, dott. Florio, per scoprire, perchè per loro si tratta di scoperta, che i posti liberi nella scuola per questa classe concorsuale sono ad oggi addirittura TRE!!!

Credo che la scuola, come la sanità, necessiti di nuove azioni, decisioni e persone con competenze, anche e soprattutto umane.

Prof.ssa Lara Nocito”

Docenti untori o docenti contagiati? Per Savaglio sono stati i docenti a portare il covid nelle scuole. I PSP chiedono le dimissioni dell’Assessore regionale calabrese, Sandra Savaglio


I Partigiani della Scuola Pubblica, giorno 4 novembre, intervenuti attraverso una delle loro rappresentanti, prof.ssa Lara Nocito, al programma del dott. Pasquale Motta “Prima della notizia – LaC TV –  per parlare di scuola e misure anticovid, rispondono all’assessore all’Istruzione Savaglio della Regione Calabria che, nella puntata odierna della trasmissione calabrese, alla domanda della nostra rappresentante ha precisato in primissima battuta che sono stati i docenti ad introdurre il virus nelle scuole. (dal minuto 23)

È vergognoso che una rappresentante istituzionale asserisca una cosa simile, dopo che i docenti, senza tutela alcuna, hanno retto le sorti del rientro a scuola in presenza, per restituire normalità agli alunni e alle loro famiglie.

Ed è ancora più vergognoso se si pensa che la didattica a distanza è stata portata avanti, e lo è tuttora nelle scuole superiori,  senza che la stessa sia normata, quindi sulla volontarietà dei docenti che, gratuitamente e per coscienza, non avendo obblighi di nessun tipo, hanno scelto liberamente di continuare ad offrire agli alunni il loro diritto all’istruzione.

La Savaglio sa cosa hanno fatto i docenti in tutti questi mesi? Oppure un suo ennesimo “non lo so”, come i tanti da lei espressi nella trasmissione, dovrebbe salvarla dalle responsabilità che si è assunta accettando un incarico come quello che ricopre?

Il momento che viviamo  è difficile, ma molto si poteva fare e non si è fatto, volutamente e scientemente, e lei, che è assessore all’istruzione in una regione come la Calabria in cui la Scuola ha un ruolo particolare e speciale, ha più responsabilità di chi quello stesso ruolo lo ricopre in altre regioni.

Dire che la scuola è sicura e che il virus è arrivato nelle scuole veicolato dagli adulti, e dai docenti in particolare, racconta oltre la mancanza di sensibilità,  l’assenza totale di consapevolezza rispetto all’assessorato che guida e che, innanzi a simili affermazioni,  dovrebbe lasciare, presentando le sue dimissioni, per dare segno di coerenza, anche se ormai il suo mandato sta per concludersi.

Che fine ha fatto il DDL contro la chiamata diretta? Perchè il movimento 5 stelle si è arenato su tale proposta?

imagesI Partigiani della Scuola Pubblica seguono con attenzione e attesa le decisioni politiche di questo Governo intorno al mondo della scuola.

La discussione è ampia, i temi cogenti molteplici: ritorno a scuola a settembre con sedie rotanti, classi divise, lezioni su turni, DAD sì, DAD no, aumento di organico in forse.

Però, in tutto questo marasma causato dal Covid19, il Movimento 5 stelle ha dimenticato che il mondo della scuola sulle idee programmatiche ha dato un voto e con quel voto molti sono in Parlamento. La certezza di quel voto si basa tutto sulla promessa dell’abrogazione della legge 107/2015.

Tutta, non parte di essa. E comunque anche sulle parti, ci riferiamo al disegno di legge contro la chiamata diretta, è calato il silenzio, escluso quello dell’ANP che torna a suggerire la prerogativa di selezione dei docenti da assegnare al Dirigente scolastico, come suo diritto/dovere per una scuola che porti a casa risultati d’impresa.

Quindi, onde evitare il riemergere di convincimenti accantonati, ma non eliminati, a quanto pare, chiediamo di sapere che fine possa aver fatto la proposta avanzata mesi fa dalla Senatrice Granato che sembrava, allora, l’ultimo slogan prima della rivoluzione. Aspettiamo quindi risposte sulle promesse fatte dal Movimento e non ancora mantenute.logo anp

Troppi veli scuri si posano ancora su questioni fondamentali, e l’abrogazione della famigerata 107 crediamo sia il passaggio più importante. Ma poi anche i finanziamenti alle paritarie ci spingono alla riflessione: il voto dovrebbe mostrare coerenza, ma invece ci lascia perplessi perchè l’alleanza con la parte politica contro cui il movimento spesso ha protestato e lottato, forse dei compromessi li ha dovuti sostenere? Forse.

Vorremmo pure chiarezza sul rinnovo del contratto, scaduto da quasi due anni, rispettando la consapevolezza della classe docente che sa, ahimé, che l’aumento di luglio (per chi lo ha avuto), non è un aumento contrattuale, bensì è il risultato del cuneo fiscale e meriti basati sull’ambiguità delle dichiarazioni pubbliche nessuno dovrebbe vantarne.

Non confondete gli argomenti perché poi è necessario, il giorno dopo, dare chiarimenti. Anche sulle cifre si dovrebbe quantomeno avere le idee chiare: uno stipendio di 1450 euro per un insegnante è poco, uno di 2500 è troppo, come ha dichiarato recentemente la Azzolina nella trasmissione di Telese (cercando nel confronto con i paesi europei la giustificazione, sbagliando).

Ci dica la ministra Azzolina la cifra che riterrà adeguata e onesta, convocando i sindacati sul rinnovo. Il resto sono parole e onestamente siamo stanchi di parole.

PSP ed SBC: Abrogare la Legge 62 del 2000 che consentì la parificazione delle scuole private! No ai finanziamenti di Stato alle scuole paritarie!

logo-pspL’esame in Senato del Decreto Legislativo 22/2020, recante misure per la conclusione e avvio anno scolastico e svolgimento esami di Stato è diventato il pretesto per corali rivendicazioni da destra a sinistra degli scranni per distribuire fondi alle scuole paritarie.

Si è iniziato addirittura dall’esame di una pregiudiziale di incostituzionalità difesa dalla senatrice Gallone di FI basata sul fatto che il provvedimento non recava finanziamenti per le scuole paritarie in quanto “elemento portante del sistema di istruzione nazionale”.

Peccato che all’art. 33 la Costituzione reciti a chiare lettere: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

slide_4

Mai si è visto che si presentasse una mozione pregiudiziale di incostituzionalità contraria al dettato costituzionale!

I manipolatori della Costituzione sostengono che la scuola paritaria sia un servizio pubblico e che va finanziato direttamente con le tasse dei cittadini o indirettamente con lo sgravio delle rette.

Si appigliano alle provvidenze della legge 62/2000 per far diventare il sistema scolastico nazionale un sistema integrato come la sanità, nonostante la Costituzione stessa, sempre all’articolo 33 riporti: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Vale a dire lo Stato provvede a dotare tutti i territori di scuole statali di ogni ordine e grado, senza basarsi sulla presenza di eventuali scuole paritarie a integrazione.

Gli stessi parlamentari di destra e sinistra hanno presentato una serie di emendamenti al decreto scuola che avrebbero affossato la scuola statale, caricandola degli effetti di contenziosi persi, di altri contenziosi che ne sarebbero scaturiti e altre iniziative atte a distruggere la qualità dell’offerta pubblica.

Il 28 maggio la Senatrice Granato del Movimento 5 Stelle, in dichiarazione di voto, ha smascherato pubblicamente il vergognoso intento collettivo di affossare la scuola statale per trasformare il sistema scolastico nazionale in un sistema integrato e quei parlamentari che utilizzano il consesso istituzionale dove dovrebbero esercitare il loro ruolo con disciplina e onore come un servizio a domanda individuale ai danni della scuola statale pensando solo ad accrescere propri consensi, forti anche dell’appoggio della CEI che ha grossi interessi nel settore delle paritarie.

Le motivazioni del sostegno alle scuole paritarie sono che la concorrenza farebbe bene al sistema scolastico, che la libertà di scelta educativa andrebbe tutelata, che le paritarie sarebbero scuole pubbliche.

Tutte argomentazioni che non giustificano minimamente lo storno di soldi dalla scuola statale per devolverli alla scuola paritaria, tranne che per il sistema 0-6 , che oggi è integrato per scelte politiche dei precedenti governi.

Resta il fatto sotto gli occhi di tutti che molte scuole paritarie specie al sud sono in realtà dei parcheggi e dei diplomifici, le lezioni non si svolgono regolarmente, ma anche la frequenza avviene in modo fittizio, i loro docenti spesso non vengono retribuiti e vengono solo versati loro i contributi , perciò si piegano a lavorarvi solo per beneficiare del punteggio.

Il Ministero non può esercitare un rigoroso controllo sul loro operato, non avendo ispettori sufficienti nemmeno per le scuole statali. Eppure queste scuole emettono titoli di studio validi.

Oggi per mantenere in piedi questo servizio parallelo lo stato dovrebbe sborsare un bel po’ di soldi per implementare l’organico dei dirigenti tecnici preposti ai controlli. Altro che principio di economicità.

Chi vuole mandare il proprio figlio alla scuola paritaria è democraticamente libero di farlo, ma è giusto, in ossequio al dettato costituzionale, che paghi la retta senza alcun ulteriore onere per lo Stato.

Partigiani della scuola pubblica e Scuola Bene Comune chiedono che venga abrogata la legge 62 del 2000, voluta da Luigi Berlinguer e che parificò le scuole private

Esami di Stato: 39 milioni per l’esame in presenza, vengano impiegati per il protocollo di sicurezza del rientro di settembre

Miur-esami_logo18-e1489230887495P.S.P. e S.B.C. esprimono netta contrarietà e preoccupazione per l’improvvida decisione della Ministra di far svolgere l’esame di “maturità” non on-line, come inizialmente ipotizzato, ma in presenza.

 L’allarme per la situazione di inutile rischio in cui migliaia di persone (studenti, docenti, presidenti di Commissione, personale Ata per non contare le rispettive famiglie) si verrebbero a trovare, è stato lanciato oggi persino dal Consiglio superiore della pubblica istruzione.

Il CSPI chiamato a dare un parere, obbligatorio ma non vincolante, sulle ordinanze ministeriali a proposito dell’esame di Stato ne consiglia la realizzazione a distanza in mancanza di un protocollo di sicurezza stringente e dettagliato.

Certo, i dati dei contagi apparentemente incoraggianti, sembrerebbero avallare l’idea che la preoccupazione sia esagerata o quantomeno inutile, che tutto è sotto controllo e che il ritorno alla normalità è dietro l’angolo.

 Ma allora perché la Cina, che ha dimostrato un’efficienza impressionante nel contenimento della pandemia con un numero di decessi che, almeno stando ai dati forniti, è tra i più bassi rispetto alle altre nazioni, ieri ha chiuso le scuole e i confini della città di Jilin a causa di sei nuovi contagi?

 Sei nuovi casi. Fino a ieri in Italia i nuovi contagi erano 1.402 con un numero di decessi di poco inferiore alle 200 unità e secondo le ultime notizie di oggi, a poco più di una settimana di distanza dall’inizio della fase 2, i contagi e i decessi sono in aumento.

Gli esperti ribadiscono costantemente che la pandemia non è finita, sono solo diminuiti i contagi per effetto del lockdown, e che per vedere, finalmente, la luce bisognerà attendere due cicli di incubazione Covid-19 (circa un mese) senza nuovi contagi.

Nessuna Regione è in tale situazione! Perché, allora, far correre inutili rischi? Non stiamo parlando della ripresa delle attività didattiche ma di un esame di Stato che, nel ragionevole rapporto tra rischi e benefici, tra il diritto alla salute e il brivido della notte prima degli esami (con mascherina) è di tutta evidenza che non possa essere svolto in presenza, per tali incontestabili risultanze sanitarie ed esigenze indefettibili di tutela della salute pubblica.

mi

Se tutto ciò non dovesse sembrare adeguatamente rispondente a “pretese” efficientiste, e con buona pace delle stringenti preminenze di bilancio, cosa dire ancora di ben 39.000.000,00 di euro, necessari per implementare la farraginosa macchina della “presenza”?

Tesoretto che potrebbe e dovrebbe essere aggiunto alle sempre scarse risorse che saranno impiegate per la ripresa in sicurezza dell’a.s. a venire.

Tutti per Esami di stato on line

 

maturità 2020In un un momento in cui anche gli scienziati non concordano su nulla, in un momento di grande incertezza per il Paese, se c è una soluzione più sicura per fare gli esami di Stato, va preferita quella.

Quindi gli esami vanno fatti i on line! L’unica modalità che dà sicurezza a studenti e docenti, DS, ATA e loro famiglie.

Sono due settimane che lo diciamo e lo argomentiamo. Abbiamo proposto una petizione che si avvia a 6000 firme per un esame on line e coordiniamo tutte le altre petizioni che portano avanti la stessa richiesta, per un totale di oltre 10 mila firme in 4 giorni.

Anche l’ANP messa di fronte alle responsabilità che cadrebbero sulle spalle dei Presidi , ora chiedono esami on line e mentre lo Snals si é schierato a favore degli esami on line, i sindacati tutti in video conferenza ora sono per un esame che assicuri ogni sicurezza e questa sicurezza certamente non lo potrà dare un esame in presenza.

Ora si decida la Ministra Azzolina per dare disposizione con OM per un esame on line. La nostra mobilitazione continua con la raccolta delle firme. Avevamo ragione e, di fronte alla ragione all’evidenza e alla salute, deve cadere ogni calcolo politico.

Scuola Bene Comune,

Partigiani della Scuola Pubblica,

 Federistruzione

 Scuola & Politica.

PSP, SBC, Scuola & Politica, Federistruzione: Firmiamo la petizione. L’esame di Stato in presenza é pericoloso. Prevalga il buon senso.

miEsame di Stato on line é partita una grande petizione di base contro la decisione del Governo di fare gli esami di Stato in presenza, da parte di Scuola Bene Comune, Partigiani Scuola Pubblica, Federscuola, Scuola & Politica.

Cerchiamo di non creare nuovi focolai nel periodo estivo. Fermiamo gli Esami di Stato in presenza, abbiamo ancora tempo per farlo.

L’Esame di Stato non fa Pil e farlo in remoto fa anche risparmiare lo Stato.

Va fermata una politica che ha colpevolmente negato gli effetti del Coronavirus per tre settimane e ora sta offrendo un assist formidabile al Covid 19 con gli Esami di Stato in presenza per andare ancora in goal in piena estate.

Uno Stato che vorrebbe anche aprire sperimentalmente anche le scuole dell’infanzia.
Forse i morti di Bergamo non hanno insegnato nulla? Quali saranno gli accorgimenti per evitare i contagi nelle scuole?

Noi abbiamo elencato tutti gli accorgimenti , tra cui un tampone 5 giorni prima a tutti gli studenti (500.000) e a tutti i 13.000 commissari e a tutto il personale ATA e poi andrebbero testati tutti gli over 55 ( nota INAIL) , esonerati gli immunodepressi, mentre già è norma esonerare i beneficiari della 104/92 art.21 e art. 33 comma 5, 5, 7. Come le formerete le commissioni?

Ieri abbiamo lanciato la nostra petizione indirizzata a Mattarella, Conte e Azzolina.
Non vogliamo solo lamentarci e subire passivamente in silenzio soluzioni calate dall’alto, vogliamo invece dare voce ai cittadini, affinché studenti, docenti, cittadini si potessero esprimere.

Abbiamo proposto una petizione esaustiva e che parte da un’istanza di tutti, non solo dei docenti e degli studenti, la sicurezza, il diritto alla salute é un bene comune.
Si sono impegnati in tale azione SBC, PSP Federistruzione e il gruppo Scuola & Politica, nel silenzio di quelli che per Costituzione dovrebbero tutelare tutti i lavoratori e in generale le istanze sociali, i sindacati. Essi putroppo sulla vicenda al momento tacciono.

Ci hanno parlato di D.a.D. per mesi magnificandola e elogiando le sue magnifiche sorti progressive e adesso non si possono fare gli esami a distanza in una situazione di emergenza? Perché? Eppure in questi mesi gli studenti universitari si stanno laureando a distanza…

Firmate la nostra petizione e fatela firmare.

È una forma di autodifesa della cittadinanza responsabile e attiva , salvaguardiamo la nostra salute e quella degli altri, soprattutto dei nostri cari anziani.

 Dopo mesi di sacrifici non vogliamo tornare punto e a capo per la fregola di un esame di Stato in presenza. Azzolina, se vuole essere ricordata per aver trasformata una situazione eccezionale in una ordinaria, si sbaglia, noi non ci stiamo. Ma si ha tempo per rimediare. Si ascoltino i cittadini una buona volta!

Firma e fai firmare la petizione.

http://chng.it/mXVtSd6GQ2

PSP, SBC, FI, S&P lanciano petizione per appello agli esami di stato on line. No agli esami in presenza. Pandemia: Rischio e pericolo

Questa è la petizione lanciata da Partigiani della Scuola Pubblica, Scuola Bene Comune, Federistruzione, Scuola & Politica.

La petizione chiede al governo esami di stato on-line.

Gli esami di stato in presenza sono un rischio per tutti

Firmiamo qui:

Miur-esami_logo18-e1489230887495

Esami di Stato in presenza: rischi e responsabilità.

 

studenti esami di statoFinalmente, arriva la notizia tanto attesa da 500.000 studenti maturandi e da 13.000 docenti chiamati a presenziare da membri interni all’inedita prova unica che caratterizzerà l’esame di Stato 2020 in tempo di emergenza sanitaria da pandemia per Covid 19. Gli studenti sosterranno una prova orale in presenza, le cui modalità saranno, speriamo, rese note a breve dal ministro Azzolina.

Tuttavia, SBC ( Scuola Bene Comune), PSP ( Partigiani della Scuola Pubblica) , Scuola &  Politica e Federistruzione auspicano che si faccia un passo indietro su questa incauta decisione e che l’esame in questione venga fatto svolgere a distanza, in videoconferenza.

Noi siamo la scuola reale, non quella delle sperimentazioni su carta e degli inutili progettifici. Nel Paese si stanno tenendo esami universitari e sedute di laurea in videoconferenza, perché mai non si potrebbe fare lo stesso per l’esame di Stato?

 Esiste , tuttora, e nessuno può azzardare previsioni precise per i mesi di giugno e luglio, il rischio concreto di diffusione del contagio al Nord e questa volta anche al Sud.

E se grazie a questa modalità in presenza si contagiasse uno studente o un membro della commissione di esame? Si fermerebbe tutto l’esame! Per svolgere gli esami in sicurezza occorrerebbero mascherine (non quelle chirurgiche ), occhiali, sanificazione degli ambienti e termoscanner E al minimo mal di gola bisognerebbe essere pronti a sostituire il commissario.

Oltretutto, se passa l’ipotesi Colao, si dovranno esonerare i commissari che hanno compiuto 60 anni di età… e sono tanti. Ancora, per garantire la sicurezza, Gli ambienti dovrebbero essere sanificati all’inizio e alla fine della giornata.

Tutti devono stare a una distanza superiore a un metro, precisamente 1, 82 secondo l’OMS. Nella stanza deve essere presente anche un altro candidato come testimone , sempre a un metro e ottanta. Se arriva il risultato positivo di un tampone, si ferma tutto.

Per non parlare dei condizionatori e dei ventilatori che, come è noto, contribuiscono alla veicolazione del virus Il tutto avverrà in un caldo umido insopportabile per cui, con o senza mascherine, si farà fatica a respirare.

L’organizzazione di tale poderosa macchina da guerra è lasciata ai DS e i Presidenti delle varie commissioni dovranno assumersi la responsabilità di dichiarare che i locali consegnati siano idonei allo svolgimento degli esami.

Ci preme ricordare che sul DS-datore di lavoro incombono tutti gli obblighi e le responsabilità derivanti dal rispetto del T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lvo 81 / 2008).

Una responsabilità civile e penale che non può essere agevolmente “scaricata” soprattutto quando il rischio è arcinoto e di difficile gestione com’è il caso del Covid-19.

Hanno i vari dirigenti aggiornato il Documento di valutazione dei rischi? Hanno contattato Rls, medico competente ed Rsu? Crediamo proprio di no, almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Ed in un simile contesto, i DS si assumeranno così superficialmente una responsabilità tanto gravosa?

L’ esame in presenza è inutile e pericoloso, illogico e folle. Peraltro non può essere ignorata l’accorata (ma soprattutto motivata) invocazione degli Studenti, veri protagonisti degli Esami e dunque a giusta ragione meritevoli di ascolto. Gli Studenti richiedono (a mezzo petizione che in poco tempo ha già raggiunto 7.000 firme) di non fare gli esami, e di procedere con lo scrutinio.

Assurdo? No, se si pensa che non sarebbe la prima volta, ci fu un precedente di non poco momento, nel periodo della seconda guerra mondiale.

Senza esami di Stato ne uscirono teste pensanti, come ad esempio Miriam Mafai. E questa situazione è tanto dissimile da una guerra? Allora Ministra, pensiamo che sia ora di cominciare a lavorare per “saltare” gli esami, o, quantomeno, che siano a distanza. E senza perder più tempo, siamo al 27 aprile.

SBC, PSP, Scuola & Politica, Federistruzione

Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze: Lettera aperta ai cittadini, alle forze politiche e sociali del Paese

infermiereMai come in queste settimane, da ogni città e da ogni Regione, fino ai più piccoli Comuni del nostro Paese, i cittadini hanno potuto riflettere sul significato e sull’importanza di avere un servizio sanitario nazionale, finanziato dalla fiscalità generale progressiva e caratterizzato dall’universalismo delle prestazioni.

 

È un pensiero che racconta una tensione verso la solidarietà e l’uguaglianza delle persone, una civiltà giuridica, un’idea del mondo, una gerarchia di principi che molti, anche tra le più grandi potenze industriali, non contemperano e che invece in Italia abbiamo conquistato a seguito delle lotte per la Liberazione e poi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

 

Ma mai come in queste settimane, tutti noi abbiamo fatto anche un’altra drammatica riflessione: se migliaia di persone sono morte e moriranno mentre potevano essere salvate è perché negli ultimi trent’anni il disinvestimento progressivo, la contemporanea privatizzazione, lo smantellamento dei servizi territoriali e di prevenzione e, infine, la “riforma” del Titolo V della Costituzione hanno pesantemente attaccato questa che poteva essere un’eccellenza non solo sanitaria, ma democratica e egualitaria, caratteristica del nostro Paese, aprendo così la strada alle gravissime carenze di oggi.

 

Ed è per lo stesso motivo che, dovendo dirottare tutte le insufficienti risorse per fronteggiare l’emergenza del Covid-19, molti cittadini con altre patologie o bisognosi di controlli hanno visto in questo periodo negato il loro diritto alla salute, con i rischi conseguenti.

Ancor più, questo attacco alla sanità pubblica rischia di accentuarsi se si attuasse lo scellerato progetto di Autonomia regionale differenziata. In tanti, in queste settimane, ci siamo detti: bisogna fermarsi, non è più accettabile una simile politica, bisogna dare alla sanità pubblica tutto il ruolo e le risorse che deve avere.

 

Proprio per questo perfino esponenti dell’attuale maggioranza, davanti allo sconquasso causato dai processi di privatizzazione che hanno colpito la sanità come l’insieme dei servizi pubblici, oggi annunciano di rivedere le proprie posizioni precedenti. Dal vicesegretario del PD Andrea Orlando al capo politico protempore del M5S, Vito Crimi, si afferma infatti di voler correggere gli errori del passato. Esponenti dell’attuale maggioranza di governo sono costretti ad ammettere che “a seconda della qualità del sistema regionale che trovi, rischi di avere una speranza di vita differenziata”.

 

Un dato positivo, che va tuttavia verificato alla luce di fatti e cambiamenti concreti. Non avremmo certo voluto che fosse una tragedia come quella attuale ad offrire l’opportunità di una discussione, che auspichiamo la più ampia e approfondita possibile: un vero e proprio dibattito pubblico, che veda protagonisti i Comuni, le formazioni sociali, il mondo della scienza e della cultura. Nondimeno, per essere credibile questa discussione non può scavalcare una questione: la definizione e l’assunzione delle responsabilità e una coerente inversione di politica oggi, subito, per salvarci.

 

Anche per rispetto alle tante persone che sono morte e che muoiono ancora a causa di questa politica, nonché al dolore delle loro famiglie, ai tanti lavoratori della sanità e non solo che hanno sacrificato la loro esistenza, è necessario che il confronto, che consideriamo quanto mai urgente, si fondi sul riconoscimento degli errori commessi negli ultimi trent’anni dall’insieme delle forze politiche che ci hanno governato, compresi il PD (che ha promosso e attuato una politica miope e sconsiderata basata su tagli e privatizzazioni, ha scritto e votato – come DS e Margherita – la “riforma” del Titolo V ed è stato uno dei promotori del progetto di Autonomia differenziata) e il M5S (che ha tagliato i fondi dei bilanci pubblici e che sia nel contratto di governo con la Lega sia in quello con il PD ha sottoscritto l’impegno di “attuare il processo di Autonomia differenziata”).

 

Oggi i cittadini assistono interdetti al gioco delle parti tra governo e Regioni, ad una pletora di commissioni di esperti, ad un numero di malati e di morti del tutto inammissibile se confrontato ad altri Paesi e a decine di provvedimenti normativi che non hanno rango di legge. E ascoltano allibiti dichiarazioni secondo le quali dovremmo “convivere a lungo con il virus”. Tutto questo è inaccettabile: cambiare politica significa prendere in mano la situazione con il solo fine di sconfiggere il virus e garantire la salute dei cittadini, senza nessuna concessione agli interessi privati e alle pressioni economiche.

 

Cambiare politica vuol dire:

il ritiro immediato di ogni progetto di autonomia differenziata e

l’abrogazione del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione, che la prevede;

il ritorno al pubblico di tutti i servizi sanitari privatizzati/esternalizzati;

il rifinanziamento integrale della sanità rispetto ai tagli degli ultimi trent’anni;

la riattivazione e lo sviluppo dei servizi territoriali di prevenzione, di assistenza sanitaria di base e domiciliare,

che sono il primo baluardo nella diffusione delle epidemie e nella prevenzione delle malattie.

Siamo certi che la stragrande maggioranza della popolazione è d’accordo con questi atti concreti. I soli, tra l’altro, che possono preservarci dal pericolo che l’Autonomia differenziata e gli attacchi alla sanità possano riprendere domani, così come quelli ai servizi pubblici e alle conquiste sociali in ogni settore, pesantemente condizionati dall’inserimento nella Costituzione dell’obbligo di pareggio di bilancio (art. 81 revisionato).

 

E possono rafforzare la scuola della Repubblica e la sua funzione di garante del principio di eguaglianza sostanziale, di pluralismo attraverso la libertà d’insegnamento, rimessi in gioco dalle contro-riforme di questi anni. Sanità messa in ginocchio, ponti che crollano, una crisi economica mai vista che si annuncia: è un’intera idea distruttiva dell’umanità, basata sul profitto, che svela il suo fallimento. A tutti i cittadini e alle forze sociali, a tutte le associazioni, i comitati, i gruppi, le forze politiche e sindacali che in questi mesi si sono battuti con noi per il ritiro di ogni Autonomia differenziata ed a coloro che vogliono farlo ora, lanciamo questo appello: uniamoci, affinché questo sia possibile e una prospettiva diversa si apra per il nostro Paese!

 

 I Comitati di scopo per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze, riuniti online il 14 apr2020