PSP, richiesta di chiarimento sul contratto utilizzazioni

I Partigiani della Scuola Pubblica, su segnalazione di un gruppo di docenti, recepiscono la loro richiesta e rivolgono la stessa al Governo e ai sindacati che siedono ai tavoli della contrattazione nazionale.

CHIARIMENTO SULLA NORMA DELLA PRECEDENZA AL RICONGIUNGIMENTO AL CONIUGE MILITARE

mobilità-1I docenti lamentano quella che potrebbe essere una svista, in merito all’articolo 8 del CCNI, concernente le utilizzazioni e le assegnazioni del personale docente per l’anno scolastico 2018/2019, nella fattispecie il ricongiungimento al coniuge militare trasferito d’autorità e la perdita del punteggio della continuità nella scuola di titolarità.

Infatti Il 28 giugno 2018 è stata firmata a Roma, presso il MIUR, l’ipotesi di contratto integrativo per la mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) tra la delegazione di parte pubblica costituita con D.M n° 963 del 7 dicembre 2017 e i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali F.L.C.-C.G.I.L., c.I.S.L. SCUOLA, U.I.L. SCUOLA e GILDA-UNAMS firmatarie dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro del Comparto Scuola. Si attende adesso la firma definitiva delle parti interessate

Il nodo da sciogliere, secondo i docenti interessati, riguarda l’articolo 8 del CCNI alla voce Precedenze nelle operazioni di utilizzazione e di assegnazione provvisoria, capo VI, lettera P, in cui si limita la precedenza al ricongiungimento al coniuge militare, solo alla fase delle assegnazioni provvisorie.

RICHIESTA DEI PARTIGIANI DELLA SCUOLA PUBBLICA

 I docenti chiedono che la predetta fase sia inserita nella sequenza operativa delle utilizzazioni e non delle assegnazioni, per non perdere il punteggio della continuità maturato nella scuola di titolarità.

I docenti riconoscono certamente  quale esito positivo il rinnovo annuale di tale36854048_1991133034238222_1828829471575113728_n.png precedenza al coniuge militare, ma chiedono la modifica di questa disposizione per non incrementare le difficoltà che comportano il trasferimento in altra sede, per il ricongiungimento al personale militare trasferito d’autorità. Infatti, anche il coniuge, in concreto, si trasferisce d’autorità, ma non si comprende la ratio che sottende alla perdita del punteggio di continuità che dovrebbe essere garantito a chi lascia la scuola di titolarità provvisoriamente e, d’autorità, segue il coniuge per motivi di servizio. Pertanto l’utilizzazione e non l’assegnazione è la disposizione più corretta e giusta da assegnare a questa fase della mobilità del personale docente interessato.

Partigiani della Scuola Pubblica,  oggi sono tra i più accesi e attivi promotori di una revisione radicale dell’impianto scolastico della Buona Scuola e  chiedono a tutte le OO.SS, sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità, che si riconoscano questi diritti costituzionalmente sanciti, che non comportano alcuna spesa per lo Stato, anche a questi lavoratori che, con uno stipendio al di sotto della media europea, affrontano i disagi del trasferimento in altra città

Annunci

DEMOLIRE LA 107! NO ALLA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA. FAVORIRE LA MOBILITA’ SUL TERRITORIO!

 

manifestazione-scuolaPSP accoglie con interesse e favore l’accordo fra Miur e sindacati per superare uno dei cardini della Buona Scuola, la chiamata diretta.

Sebbene non ancora ufficiale e non sufficiente, riteniamo questa scelta un primo importante passo per demolire l’impianto della Legge 107.

Il criterio dell’oggettività di punteggi in graduatorie ufficiali sostituisce quello dell’arbitrarietà dei dirigenti e restituisce dignità alla figura del docente.

Il rischio ‘clientelismo’ e ‘familismo’ da noi tante volte denunciato (la possibilità realistica di assumere in base a scambi di favore o per favorire amici e parenti) e le aberrazioni, manifestate all’indomani della introduzione della discussa formula del governo Renzi, hanno dato la spinta non solo a noi Partigiani ma a tantissimi insegnanti ad opporsi alla chiamata diretta.

Chi non ricorda il timore dei docenti di essere valutati in base a idee politiche, religiose, al sesso o alla provenienza (con forti preoccupazioni di discriminazione di tanti docenti del Sud)? O la domanda alle candidate se avessero intenzione di avere figli?

O la richiesta di quel dirigente di presentare nel curriculum di candidatura al posto di insegnante un video di presentazione “a figura intera”? Gli stessi dirigenti, con l’esclusione dei soliti Anp, irriducibili difensori della Buona Scuola, considerano macchinoso e pesante il sistema della chiamata diretta.

Vanno corrette le storture dell’ASL, lo abbiamo scritto più volte nei nostri comunicati.

L’alternanza si deve fare fuori dalle ore di lezione e nei periodi di chiusura delle scuole.
Ad esempio si potrebbe fare per alcuni studenti a settembre, per altri la settimana prima delle vacanze di natale e per altri la prima settimana di giugno. Così non compromette la didattica.

Chiediamo che sia tolto il capestro del monte ore obbligatorio nelle scuole professionali che ci fa accettare qualsiasi “esperienza/progetto” pur di certificare le 400 h. Inoltre vorremmo che fossero dati più fondi per poter attivare lezioni a scuola con veri esperti del mondo del lavoro.
Chiediamo che la Lega favorisca la mobilità sul territorio e firmi subito il CCNI su assegnazioni e utilizzazioni. Chiediamo che non si perda il punteggio acquisito per i ricongiungimenti alle famiglie.
Siamo contrari alle gabbie degli organici regionali

Detto questo vogliamo sottolineare che saremo vigili e non faremo sconti nel protestare contro i provvedimenti che riterremo ingiusti e se il Ministro non andrà avanti nel cammino intrapreso contro la Buona Scuola, ad esempio con l’eliminazione degli ambiti territoriali e dell’alternanza scuola lavoro obbligatoria nei licei.

 

I Partigiani della Scuola Pubblica elencano le criticità, ossia l’intera legge della Buona Scuola, e chiedono al Premier Conte il rispetto del programma elettorale.

Presidente_Conte_senatofoto-670x274I Partigiani della Scuola Pubblica sono rimasti in trepidante attesa in questi mesi, rispetto alla formazione del nuovo Governo e alle novità che necessariamente avrebbe portato.

Ancora più atteso è stato il discorso del nuovo premier, professor Conte, il quale quasi ci ha convinti della bontà delle linee programmatiche, sciorinate con una disinvoltura a dir poco persuasiva .

Il premier però si sarà distratto ed ha “dimenticato” un qualsiasi riferimento, pure minimo, alla Scuola. Sarà stata una distrazione, una voluta dimenticanza la sua oppure un vero e proprio disinteressamento?

Alla domanda, che si sono posti in tanti, sicuramente tutti quelli che hanno contribuito con il proprio voto all’affermazione di due identità politiche che pare vogliano rappresentare il “nuovo”, è stata data una risposta chiara.

Il neo ministro Bussetti ha dichiarato la Legge 107 “un’ottima legge” e lo stesso addirittura condivide l’alternanza scuola lavoro, secondo i dettami della Buona Scuola, considerandola quasi una necessità da implementare e da rendere strutturale finanche per i classici.

In effetti rileggendo le linee programmatiche della Lega si potrà notare l’importanza che viene affidata alla formazione pratica realizzata a scuola, in modo che si possa garantire a ciascun alunno un avviamento immediato al lavoro.

Nello stesso programma risalta una figura di “docente responsabile”, che a dir poco ci impressiona, quale riferimento per alunni e colleghi, ma ci piace pensare, senza pregiudizio, che si tratti di un primus inter pares e non di un ennesimo capò.

Il Presidente del Consiglio, dopo l’iniziale “svista” riguardante la scuola, recupera e afferma addirittura che loro non sono lì per stravolgere la Buona Scuola… Ma non dovevano sostituirla con una Riforma che restituisse dignità alla Scuola?

E allora ci chiediamo in cosa ed in quale intervento questo Governo rappresenti il “nuovo”. Ricordiamo le promesse elettorali del Movimento 5Stelle, che parlava di “smantellamento” della legge 107 e della riforma del sostegno.

E ricordiamo le promesse della Lega che riconosceva i limiti della chiamata diretta ed accennava a dei correttivi, oltre a suggerire un “domicilio professionale” che ancora non abbiamo ben compreso se vada considerato come una nuova forma di esilio o l’agognato ritorno a casa per tanti docenti immobilizzati lontani dai loro affetti.

E poi considerare, come sostiene la Lega, le scuole paritarie e parentaliun imprescindibile presidio sussidiario della formazione” davvero ci costringe ravvisare uno strappo  alla Costituzione, che proprio non sembra mostrare ambiguità rispetto all’argomento, lì non si legge infatti che lo Stato deve “foraggiare” la formazione privata attraverso un “buono scuola” dato alle famiglie che vedranno così garantito il “pluralismo educativo” a cui inneggiano.

Lo Stato attribuisce libertá di formazione, identificando la propria in quella che si logo-pspriceve nelle scuole pubbliche. Speriamo davvero nel “nuovo” che il neo Governo dovrebbe già ravvisare nei voti ricevuti dagli insegnanti dai diversi partiti e coalizioni politiche, docenti che non hanno tollerato l’ennesimo attacco alla scuola e alla loro già bistrattata professionalità. Si spera, quindi, in una posizione di netta frattura con la legge detta Buona Scuola e con il famigerato vecchio DDL Aprea di cui in parte è figlia.

SEGUE LETTERA APERTA AL PREMIER

Lettera aperta dei Partigiani della Scuola Pubblica al Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte, e al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, prof. Marco Bussetti,

Nell’augurarvi un buon lavoro in questo Paese devastato da 5 anni di riforme che ne hanno cambiato i connotati non certo in meglio, ci preme raccomandarvi le sorti della Scuola Pubblica, affinché sia prerogativa di questo governo del cambiamento quella di restituirla, né più e né meno che alla sua funzione costituzionale.

Il Presidente Conte, in un recente intervento, ha annunciato che non avrebbe intenzione di stravolgere la legge 107/2015, ma di risolverne le criticità.

Vorremmo a questo proposito rispondere che  questa legge presenta la criticità di aver dato una finalità incostituzionale alla scuola pubblica (scusate se è poco!): assolvere ai diktat dei mercati anziché formare coscienze critiche in grado di orientarsi in un mondo in perpetuo e repentino cambiamento, formare sudditi, operai e consumatori, abituati ad obbedire senza chiedere in un mondo privo di diritti per tutti che gira intorno ai privilegi di pochi.

Una Scuola diseguale, perché tale l’ha resa la governance insindacabile di un dirigente-padrone che ha la prelazione su tutte le decisioni degli organi collegiali e viene premiato in base a quanto sia abile ad usare i propri poteri per obbligare i docenti a lavoro sommerso che invece di innalzare la qualità dell’offerta formativa degli studenti, li trasforma in strumenti per ottenere finanziamenti con cui pagare la carta per le fotocopie, mentre li costringe a rinunciare  capitalizzare il tempo da destinare allo studio, all’acquisizione e al consolidamento di quelle conoscenze e competenze via, via più complesse che, sole, potrebbero aprire loro la strada per un futuro libero e dignitoso.

Cosa dire della chiamata diretta dei docenti e del bonus di merito?

Strumenti volti ad impedire la libertà di insegnamento prevista dall’art. 33 della Costituzione, per non parlare del fatto che il bonus di merito viene elargito senza alcuna trasparenza, spesso senza poter accedere agli elenchi dei destinatari ( sempre i medesimi cui vanno anche gli emolumenti spettanti per le funzioni strumentali), mentre chi lavora con profitto accanto agli studenti e ne determina veramente il successo formativo, viene mortificato e considerato un docente di serie B.

E cosa dire dell’alternanza scuola-lavoro con cui si sottraggono gli studenti alle classi per un monte-ore pari a quello di un anno scolastico o anche due (a seconda del tipo di scuola) per apprendere, nella migliore delle ipotesi, a essere sfruttati gratis, nella peggiore, ad essere privati di quelle ore di apprendimento scolastico cui mai più nella loro vita la maggioranza di loro avrà accesso?

Per non parlare del personale docente, umiliato per stipendi che, ben lungi dal consentire  un’esistenza dignitosa, vengono pure rinfacciati come fossero ammortizzatori sociali, perché oggi si dà importanza solo a ciò che produce ricchezza, economia o sviluppo.

Ma quale ricchezza, economia e sviluppo può esistere senza formazione?

Se nelle realtà del nord Italia nessuno ambisce a svolgere la professione docente è perché essa purtroppo è tanto mal retribuita da non consentire di sopravvivere in realtà con un costo della vita a livelli europei e solo al sud, all’interno di un nucleo familiare con un altro reddito, la disperazione e il costo della vita consentono di aspirare ad un lavoro come questo, oggi trasfigurato in una funzione burocratica a tempo pieno.

Queste sono le criticità della legge 107/2015, almeno quelle principali, ma ne possiamo individuare quante ne vogliamo. Ancora ad esempio il dlgs 66 del 2017 una delle peggiori riforme promosse dalla legge 107: l’attacco al sostegno e alla meritoria “via italiana” al diritto allo studio per le studentesse e gli studenti disabili nelle scuola pubblica. Una riforma che taglia il personale dei docenti di sostegno alla radice e modifica l’articolo 15 della Legge 104 del 1992 perché gli alunni con disabilità non abbiano più il diritto al docente di sostegno, sulla base delle patologie accertate, come accadeva prima. Anche questo pessimo decreto va assolutamente sostituito con il ripristino della legge precedente, per restituire dignità agli studenti con disabilità e alle loro famiglie.

Chi aveva visto lontano, prima che la legge fosse esecutiva, era il compianto prof. Imposimato.

Con questa lettera vogliamo richiamare il governo nascente a questa priorità verso il futuro del Paese: definiamola pure una reazione costituzionale ad un abuso legislativo che il Movimento 5 Stelle e la Lega avevano già individuato da tempo e non avevano mancato di evidenziare nei loro programmi.

Docenti e studenti di tutta Italia hanno grandi aspettative nel governo del cambiamento, le hanno manifestate il 4 marzo, continuano a manifestarle sui social e in qualsiasi contesto e non meritano di restare delusi.

07/06/2018

 

I PSP rispondono alla DS Costantino: applichi la legge, le ordinanze soprattutto.

Einaudi-Lamezia-2016I Partigiani della Scuola Pubblica, loro malgrado, si vedono costretti ad inserirsi nuovamente nella spiacevole “querelle” azionata dalla dirigente Costantino dell’Istituto Einaudi che, ancora una volta, pare perseveri in una gestione della cosa pubblica “casalinga” più che istituzionale.

A riprova riflettiamo sui commenti del coniuge su facebook che si inseriscedalla pagina dei psp “familiarmente” nella questione che tanto ha fatto notizia della gestione sbagliata della consorte, riguardo l’assegnazione dei docenti alle classi nel proprio istituto, come se simili faccende potessero trovare confronto su un social, con sostegno coniugale a rafforzare la liceità di talune scelte discutibili.

Talmente assurdo l’errore compiuto dalla dirigente, infatti, che un giudice, super partes, ha ristabilito le regole da seguire.

 Sappiamo tutti che l’assegnazione dei docenti alle classi e ai plessi è prerogativa del DS ma, ci pare di ricordare, in base ai criteri stabiliti dal consiglio di Istituto e alle proposte del collegio docenti, proposte e criteri di cui il dirigente scolastico DEVE tener conto, in caso contrario motivando eventuali scelte che appartengono a precise sfere di opportunità (ad esempio incompatibilità con la classe).

Tutto questo però solo dopo aver salvaguardato l’interesse degli alunni, che è precipuo. La dirigente in questione però sbandiera un potere che non ha, se non in subordine a quanto deciso dagli organi collegiali.

 Così, ravvisando palesi ingiustizie, qualche docente piuttosto che subire ha deciso di ribellarsi ed ha adito le vie legali, vincendo! Il giudice del lavoro infatti ha ritenuto il provvedimento dirigenziale illegittimo ed iniquo e per tale motivo ha intimato alla dirigente Costantino di correggere il proprio errore.

La dirigente però, non capendo, cosa grave, o fingendo di non capire, fatto ancora più grave, dà seguito all’ordine del giudice, facendoci credere che stia eseguendo ciò che le è stato imposto, ma lo fa con un’interpretazione alquanto curiosa dell’ingiunzione del giudice stesso: il provvedimento di riassegnazione che attua la DS lascia immutato il numero delle classi, quattro, attribuite alla ricorrente sul diurno, riuscendo persino a peggiorare la situazione. Inoltre permane la illegittimità del provvedimento anche con la riassegnazione in quanto non ha, ancora una volta, consultato il Collegio. Certo, si può sbagliare!!! Ma reiterare!!! Così la storia arriva all’attenzione della senatrice catanzarese Granato che, da docente, ben conosce le regole della scuola e, per mero impegno istituzionale, entra nella faccenda invitando la dirigente a dare ordine al disordine dalla stessa creato. Non felice la dirigente recupera curiose ragioni di protesta nella vicinanza della senatrice Granato al movimento dei PSP, senza mai dubitare del proprio comportamento. Invero le insinuazioni si spingono oltre e addirittura si profilano, a dire della dirigente, collusioni tra l’Avvocatura dello Stato e le docenti che si sono rivolte alla magistratura. Insomma cariche istituzionali, avvocatura e magistratura tutte contro di lei. La parlamentare ha chiesto l’intervento del Garante regionale dell’Infanzia, Antonio Marziale, che in proposito ha riscontrato «l’interruzione dell’attività educativa e didattica, disorientante per i ragazzi e pregiudizievole del processo di apprendimento e stabilità emotiva».

Addirittura pare che circoli nell’istituto in queste ore un comunicato a firma del “personale della scuola” dal titolo “Molto rumore per nulla”, con una curiosa dicitura in calce “per la firma recarsi in vicepresidenza”.

In tale documento si difende la scuola Einaudi e l’impegno profuso dal proprio personale: ci pare, però, che mai sia stata attaccata da alcuno la scuola né tantomeno le professionalità che lì si spendono. Allora, forse, qualcuno cerca di distrarre l’opinione pubblica sul vero ed unico motivo per cui tale faccenda è finita sui giornali: l’errata scelta di gestione della dirigente scolastica che è stata oggetto di un provvedimento da parte di un giudice, che vi ha, evidentemente, ravvisato degli abusi.

Da qui il dubbio, opinabile certo, che tale documento possa essere un tentativo di chiamare a raccolta il personale della scuola in modo da dimostrare la propria fedeltà alla dirigente scolastica che, dopo aver commesso un grave errore, reitera persino.

Oppure la dirigente vorrebbe coinvolgere il personale in responsabilità solo sue? La storia è quasi comica: non ci meraviglieremmo, a questo punto, se uscisse un documento a firma “spontanea” degli alunni in cui si sostiene il buon nome della scuola dovuto all’impeccabile gestione della dirigente.

Detto ciò, senza inutili commenti ulteriori, vorremmo far notare alla dirigente che i Partigiani della Scuola Pubblica difendono semplicemente la SCUOLA e lottano contro chi quella scuola cerca di disintegrarla.

La voce dei PSP si leva, e si leverà, ogni volta che con un attacco contro la scuola si cercherà di ledere i diritti degli alunni, innanzitutto, e poi dei lavoratori che la scuola la fanno in trincea.

Non accettiamo, quindi, basse insinuazioni ed invitiamo la dirigente ad un’umile riflessione, augurandoci che la stessa sia foriera di iniziative e provvedimenti illuminati, anche perché nessuna legge dello stato le consegna un potere gestionale scevro da responsabilità, per le quali dovrà dar conto, non trovandosi a gestire le questioni della propria casa.

Infine vogliamo e dobbiamo pensare SOPRATTUTTO agli alunni, che sono quelli maggiormente danneggiati da questa brutta storia, perché quasi ad anno scolastico concluso sono costretti a cambiare docenti, con tutto ciò che questo comporta e allora ci chiediamo, qual è la vera missione di un dirigente? Creare e sollecitare un ambiente di lavoro sereno e proficuo nell’interesse dei propri alunni? Oppure alimentare difficili condizioni di lavoro, rimarcando il proprio “potere” e cercando conferme in decisioni scellerate che di potente hanno solo il danno che andranno a provocare?

Fiduciosi, aspettiamo un lieto fine.

La Senatrice Granato (Mov5 stelle) interviene sul caso di Lamezia

bianca daiI PSP rendono noto l’intervento della Senatrice Bianca Laura Granato che con nota del 2 maggio 2018 è intervenuta a sostegno delle ragioni di una docente vincitrice di ricorso ex art. 700 c.p.c. in merito ad un’assegnazione docenti alle classi iniqua e illegittima.

I PSP si sono già occupati del caso di una docente costretta ad adire il giudice del lavoro a seguito di un provvedimento di assegnazione dei docenti alle classi ritenuta dal predetto giudice, sulla base degli atti allegati dalla docente, illegittima in quanto avvenuta in violazione della normativa che prevede un preciso iter oltre che compiti e prerogative degli organi collegiali e lesiva della parità di trattamento tra docenti della stessa disciplina in quanto alla ricorrente veniva assegnato un carico orario nettamente superiore rispetto ai suoi colleghi.

Orbene, nonostante l’ordinanza sia chiarissima sul punto, la Ds ha inteso porvi esecuzione semplicemente “scambiando” le classi tra tre docenti, tra cui la ricorrente il cui carico orario, pertanto, non solo non veniva diminuito (nonostante un provvedimento giudiziale) ma la cui situazione era addirittura aggravata a causa della sostituzione delle sue quattro classi, sul diurno, con altre nuove quattro.

Non si riesce a comprendere la ratio di un provvedimento di riassegnazione che, aEinaudi-Lamezia-2016 fine anno scolastico, in quanto di fatto entrato in vigore il due maggio, sottrae a tre docenti, legittimi titolari, le proprie classi in una sorta di “gioco delle tre carte”.

Ci si augura soltanto che la DS abbia male interpretato la predetta ordinanza e che a nessuno possa sfiorare il dubbio che dietro non vi sia una pervicace volontà di annichilire chi osa far valere le sue ragioni. In questa specie di “sfida all’ok corral” le uniche vittime sono i ragazzi che dopo essere stati valutati da un docente nel primo quadrimestre e la cui valutazione era in corso nel secondo quadrimestre, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico, subiscono la sostituzione del loro docente con uno nuovo che ovviamente, senza conoscerli, dovrà ultimare il programma iniziato dal collega ed effettuare le fondamentali valutazioni finali. Per questi motivi due docenti, tra cui la ricorrente, si sono rivolte, anche tramite il sindacato Gilda-Unams nella persona del coordinatore regionale prof. Antonino Tindiglia, al Direttore Generale dell’USR Calabria dott.ssa Anna Cammalleri.

In merito, a tutela dei docenti e delle ragioni dei minori è intervenuta, con profondo spirito di solidarietà nei confronti del mondo della scuola, la Senatrice Bianca Laura Granato con una nota del 2 maggio, rivolta al DS oltre che al citato Direttore Generale ed al Dott. Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, che riportiamo integralmente di seguito.

PERCHE’ NOI SIAMO CONTRARI ALLE TELECAMERE NELLE CLASSI

Sorpresi dal titolo di un articolo Ansa “82% docenti favorevole a telecamere”, a nostro parere fuorviante, poichè può sembrare un valore assoluto sulla totalità degli insegnanti italiani e non riferito ai partecipanti al sondaggio fb di cui si parla, ci siamo sentiti in dovere di intervenire e dire la nostra.

Riteniamo, contrariamente al parere espresso ultimamente da quel relativamente folto gruppo di docenti, che l’uso di telecamere negli istituti scolastici, per contrastare il fenomeno del bullismo sarebbe un provvedimento sbagliato.

Le norme riguardanti la videosorveglianza sono giustamente rigide: La norma è ripresa dal Codice Privacy che impone la gradualità e i principi di necessità, finalità, legittimità e correttezza, proporzionalità e non eccedenza del trattamento, nonché l’obbligo di informativa del lavoratore.”

L’attività di videosorveglianza è particolarmente invasiva. Per questo motivo il Garante per la Privacy ha fissato alcuni principi che devono essere sempre rispettati“. (Uno di questi è il )

Principio di necessità: va escluso ogni uso superfluo e vanno evitati eccessi e ridondanze.
I soggetti pubblici e privati non possono assumere quale scopo della videosorveglianza finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a Forze Armate o di Polizia
“.
(cit. http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/questioni-di-privacy/videosorveglianza)

Come Scrive anche la Prof.ssa Lucia R. Capuana, docente e autrice di un blog sulle tematiche scolastiche (articolo consigliatissimo nel link in coda al testo), anche noi sosteniamo che

“…i docenti sono pubblici ufficiali e quindi già tutelati dalla legge a cui, purtroppo, pochi di quelli oggetto dei media in questi ultimi giorni, per quanto mi è dato sapere, abbiano fatto debito ricorso.
La dignità del nostro ruolo e della nostra professione la mettiamo noi in discussione quando non siamo in grado di attivare tutte le procedure democratiche di cui la scuola ed il suo funzionamento sono dotati, quando rinunciamo al nostro diritto di essere rispettati innanzitutto come persone e dopo anche come docenti, quando abdichiamo al nostro dovere di cittadini prima ancora che come docenti
“.

Per quanto riguarda la vita scolastica quotidiana, noi PSP pensiamo che la presenza di un “occhio esterno” finirebbe col reprime qualsiasi pensiero divergente: nessun docente (o studente) manifesterebbe apertamente una sua libera convinzione, che non sia condivisa dal pensare comune, sulla scuola, sulla società, sull’attualità e nemmeno oserebbe porre domande non “standard” su qualsiasi disciplina, sapendo che oltre la porta qualcuno osserva. La stessa naturalezza dei rapporti docenti-alunni sarebbe danneggiata, falsata, repressa, risultando frustrante ai fini educativi e didattici di entrambe le parti.

Anche lo Statuto dei lavoratori vieta le riprese audiovisive nei luoghi di lavoro

divieto d’uso di impianti audiovisivi (art.4) e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.”

Altra fondamentale questione è che aberrazioni del provvedimento potrebbero manifestarsi sottoforma di esercizio del controllo sugli educatori e loro eventuale repressione se ‘contrastivi’ o semplicemente critici nei confronti del sistema. Una banale denuncia potrebbe condurre all’accesso agli atti per fini diversi da quelli nobili previsti.

Scrive ancora la docente Capuana: “Se è vero che esiste questo tipo di emergenza l’introduzione di dispositivi di sorveglianza non farebbe che certificare la morte inappellabile del sistema d’istruzione nel suo insieme e trasformerebbe le scuole in istituti di correzione, infatti se gli studenti ricorrono alla violenza, alla derisione collettiva nei confronti dei docenti non può non essere evidente che è l’intera società ad aver perso ogni punto di riferimento, né serve additare i genitori quali cattivi esempi, dentro questa deriva ci stiamo tutti gli adulti e non si possono mettere sul banco degli imputati solo i ragazzi

Cosa fare allora? Sicuramente agire con celerità negli ambiti più vicini al vissuto dei ragazzi, migliorando la loro valenza ai fini della crescita come individui e cittadini. Social, programmi televisivi, spesso di pessima qualità educativa, cultura a tutti i livelli. Coinvolgendo legislatori, intellettuali, imprenditori della comunicazione, strutture amministrative del territorio oltre che, naturalmente, scuole e famiglie, soprattutto quelle in difficoltà. Sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità.

 

Studenti del Professionale commerciale deportati all’alberghiero

Einaudi-Lamezia-2016I PSP solidarizzano e sostengono le ragioni degli studenti dei servizi commerciali e dei docenti dell’Ipssar “L. Einaudi” di Lamezia Terme per la preannunciata estinzione dello storico indirizzo commerciale in una vicenda che definire kafkiana è un eufemismo.

Per un “probabile errore” (sic!!!) di inserimento dei dati nella piattaforma Sidi (dati che serviranno all’USP di Catanzaro per la configurazione dell’organico) agli studenti della 2^A, classe articolata, viene di fatto impedito di ultimare gli studi intrapresi, da oramai due anni, nei servizi commerciali in quanto sono stati dirottati nell’indirizzo dell’enogastronomia e ospitalità alberghiera e ciò nonostante la espressa contraria volontà di alcuni di loro.

Di seguito il comunicato:

La premessa:

L’istituto “L. Einaudi” nasce con una vocazione esclusivamente commerciale e per anni ha consentito la formazione di eccellenti profili professionali: Avvocati, Commercialisti, Imprenditori fino a tutte le figure ausiliarie di supporto all’impresa. Per questo motivo, la cancellazione dell’indirizzo commerciale rappresenterebbe un vero e proprio insulto alla storia dell’istituto, soprattutto se è pienamente evitabile.

I fatti:

Durante un incontro con la Ds, peraltro avvenuto solo a seguito di specifica richiesta di alcuni Docenti del dipartimento economico-giuridico, ella informava che il sistema Sidi aveva impedito di caricare i dati relativi all’attuale classe 2^ A articolata, in relazione proprio all’indirizzo commerciale; consultato sul punto l’USP, nella persona del funzionario incaricato, questi avrebbe suggerito di “riorientare” solo gli allievi dell’indirizzo commerciale, consiglio messo in pratica dalla Ds, che si recava in classe e invitava gli alunni all’iscrizione all’indirizzo enogastronomico, opzione accoglienza turistica; alle puntuali doglianze dei docenti (probabile errore del sistema? Diritto allo studio leso? Inopportunità di un dirottamento imposto alla fine del secondo anno di studio? Opportunità di dirottare in senso inverso al fine di lasciar sopravvivere e magari potenziare un indirizzo storico, e oramai unico nel suo genere, sul territorio lametino?) ella ribadiva l’ineluttabilità dell’operazione, in quanto il sistema Sidi era ormai chiuso e che comunque, per quanto ritenuto inutile, nella sua relazione, avrebbe sollevato il problema di un eventuale errore.

Detta posizione veniva fermamente confermata, in veste di “informativa del Ds sull’organico”, in seno ad un Collegio Docenti appositamente convocato.

Appare utile precisare che tale operazione inevitabilmente falserà la predisposizione dell’organico ancora in via di formazione: aver dirottato le iscrizioni già sicure dei servizi commerciali per il prossimo anno scolastico comporterà la cancellazione e/o la non concessione della classe 3^ A articolata con una conseguente ed evidente lesione del diritto allo studio.

Alla luce delle informazioni ricevute sul punto e che andavano in senso esattamente contrario circa la possibilità della concessione di una terza articolata servizi commerciali-servizi enogastronomici, ipotesi già realizzatasi in istituti del lametino tra terze classi di indirizzi diversi, si delineava come sempre più concreta la possibilità di un errore, non solo non smentita dalla DS che anzi la suffraga nella sua relazione all’USP di Catanzaro di cui veniva data lettura in seno al predetto Collegio, ma, a quanto è dato sapere, neppure verificata con la richiesta di assistenza tecnica al Sidi.

Le ricadute negative:

  1. Perdita di un indirizzo storico anche in considerazione del fatto che la Ds, per come riferito nel suddetto incontro, e ribadito in Collegio, non ha inteso chiedere una prima classe articolata con l’indirizzo commerciale per l’esiguità (sette) del numero degli iscritti. Peraltro, l’attuale prima classe articolata rischia, analogamente all’attuale seconda, di morire per un mero probabile errore di sistema;
  2. Lesione del diritto allo studio e delle legittime aspettative di chi, a far data dall’anno scolastico 2016/17, avendone la facoltà, ha deliberatamente scelto di iniziare e ultimare i propri studi di stampo commerciale. E’ appena il caso di rilevare che il dirottamento verso l’accoglienza turistica, connotata da un piano di studi completamente diverso, comporterà l’onere, per gli studenti, di appositi esami integrativi, pena la nullità di un’eventuale ammissione alla classe successiva;
  3. A regime, perdita della titolarità di docenti delle discipline dell’indirizzo soppresso:

Diritto/Economia politica

Informatica

Lingua Francese

Lingua Inglese

Tecniche della comunicazione

Tecniche professionali dei servizi commerciali.

E ciò nonostante esista in capo al DS il precipuo dovere di salvaguardare l’organico evitando situazioni di docenti soprannumerari.

Alla situazione appena descritta si aggiunge il trend numerico “netto” (ossia epurato dal tasso delle ripetenze) relativo alle iscrizioni alle prime classi che dovrebbe offrire un pesante spunto di riflessione a qualsiasi Dirigente:

si è passati dagli oltre 200 iscritti nell’anno scolastico 2015/16 ad appena 117 iscritti per l’a.s. 2018/19; mentre riguardo al corso serale delle storiche sei classi complessive ne rimangono appena quattro!

Di tutto l’afferente carteggio è stata formalmente avanzata richiesta-copia a cura della Rsu-Gilda in data 19 marzo e a tutt’oggi essa è rimasta inesitata.

Alla luce anche di tale allarmante situazione, il prof. Antonino Tindiglia, coordinatore regionale del sindacato Gilda-Unams, comunicava l’indizione di un’assemblea sindacale nei locali dell’Istituto; il Ds la negava adducendo in due momenti successivi (in maniera evidentemente pretestuosa): a- non meglio precisate difficoltà organizzative; b- indisponibilità dei locali (ciò a seguito della reiterazione del sindacato). Si tratta di un episodio, non certo isolato, testimone della deriva antisindacale in cui inesorabilmente sta scivolando detta dirigenza e che sembra, particolarmente, attenzionare i cd “docenti contrastivi”.

I PSP ancora una volta rilevano gli effetti perversi della Legge 107/2015 e soprattutto la mala interpretazione “a cura di Dirigenti Scolastici particolarmente diligenti”.