PERCHE’ NOI SIAMO CONTRARI ALLE TELECAMERE NELLE CLASSI

Sorpresi dal titolo di un articolo Ansa “82% docenti favorevole a telecamere”, a nostro parere fuorviante, poichè può sembrare un valore assoluto sulla totalità degli insegnanti italiani e non riferito ai partecipanti al sondaggio fb di cui si parla, ci siamo sentiti in dovere di intervenire e dire la nostra.

Riteniamo, contrariamente al parere espresso ultimamente da quel relativamente folto gruppo di docenti, che l’uso di telecamere negli istituti scolastici, per contrastare il fenomeno del bullismo sarebbe un provvedimento sbagliato.

Le norme riguardanti la videosorveglianza sono giustamente rigide: La norma è ripresa dal Codice Privacy che impone la gradualità e i principi di necessità, finalità, legittimità e correttezza, proporzionalità e non eccedenza del trattamento, nonché l’obbligo di informativa del lavoratore.”

L’attività di videosorveglianza è particolarmente invasiva. Per questo motivo il Garante per la Privacy ha fissato alcuni principi che devono essere sempre rispettati“. (Uno di questi è il )

Principio di necessità: va escluso ogni uso superfluo e vanno evitati eccessi e ridondanze.
I soggetti pubblici e privati non possono assumere quale scopo della videosorveglianza finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a Forze Armate o di Polizia
“.
(cit. http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/questioni-di-privacy/videosorveglianza)

Come Scrive anche la Prof.ssa Lucia R. Capuana, docente e autrice di un blog sulle tematiche scolastiche (articolo consigliatissimo nel link in coda al testo), anche noi sosteniamo che

“…i docenti sono pubblici ufficiali e quindi già tutelati dalla legge a cui, purtroppo, pochi di quelli oggetto dei media in questi ultimi giorni, per quanto mi è dato sapere, abbiano fatto debito ricorso.
La dignità del nostro ruolo e della nostra professione la mettiamo noi in discussione quando non siamo in grado di attivare tutte le procedure democratiche di cui la scuola ed il suo funzionamento sono dotati, quando rinunciamo al nostro diritto di essere rispettati innanzitutto come persone e dopo anche come docenti, quando abdichiamo al nostro dovere di cittadini prima ancora che come docenti
“.

Per quanto riguarda la vita scolastica quotidiana, noi PSP pensiamo che la presenza di un “occhio esterno” finirebbe col reprime qualsiasi pensiero divergente: nessun docente (o studente) manifesterebbe apertamente una sua libera convinzione, che non sia condivisa dal pensare comune, sulla scuola, sulla società, sull’attualità e nemmeno oserebbe porre domande non “standard” su qualsiasi disciplina, sapendo che oltre la porta qualcuno osserva. La stessa naturalezza dei rapporti docenti-alunni sarebbe danneggiata, falsata, repressa, risultando frustrante ai fini educativi e didattici di entrambe le parti.

Anche lo Statuto dei lavoratori vieta le riprese audiovisive nei luoghi di lavoro

divieto d’uso di impianti audiovisivi (art.4) e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.”

Altra fondamentale questione è che aberrazioni del provvedimento potrebbero manifestarsi sottoforma di esercizio del controllo sugli educatori e loro eventuale repressione se ‘contrastivi’ o semplicemente critici nei confronti del sistema. Una banale denuncia potrebbe condurre all’accesso agli atti per fini diversi da quelli nobili previsti.

Scrive ancora la docente Capuana: “Se è vero che esiste questo tipo di emergenza l’introduzione di dispositivi di sorveglianza non farebbe che certificare la morte inappellabile del sistema d’istruzione nel suo insieme e trasformerebbe le scuole in istituti di correzione, infatti se gli studenti ricorrono alla violenza, alla derisione collettiva nei confronti dei docenti non può non essere evidente che è l’intera società ad aver perso ogni punto di riferimento, né serve additare i genitori quali cattivi esempi, dentro questa deriva ci stiamo tutti gli adulti e non si possono mettere sul banco degli imputati solo i ragazzi

Cosa fare allora? Sicuramente agire con celerità negli ambiti più vicini al vissuto dei ragazzi, migliorando la loro valenza ai fini della crescita come individui e cittadini. Social, programmi televisivi, spesso di pessima qualità educativa, cultura a tutti i livelli. Coinvolgendo legislatori, intellettuali, imprenditori della comunicazione, strutture amministrative del territorio oltre che, naturalmente, scuole e famiglie, soprattutto quelle in difficoltà. Sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità.

 

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Studenti del Professionale commerciale deportati all’alberghiero

Einaudi-Lamezia-2016I PSP solidarizzano e sostengono le ragioni degli studenti dei servizi commerciali e dei docenti dell’Ipssar “L. Einaudi” di Lamezia Terme per la preannunciata estinzione dello storico indirizzo commerciale in una vicenda che definire kafkiana è un eufemismo.

Per un “probabile errore” (sic!!!) di inserimento dei dati nella piattaforma Sidi (dati che serviranno all’USP di Catanzaro per la configurazione dell’organico) agli studenti della 2^A, classe articolata, viene di fatto impedito di ultimare gli studi intrapresi, da oramai due anni, nei servizi commerciali in quanto sono stati dirottati nell’indirizzo dell’enogastronomia e ospitalità alberghiera e ciò nonostante la espressa contraria volontà di alcuni di loro.

Di seguito il comunicato:

La premessa:

L’istituto “L. Einaudi” nasce con una vocazione esclusivamente commerciale e per anni ha consentito la formazione di eccellenti profili professionali: Avvocati, Commercialisti, Imprenditori fino a tutte le figure ausiliarie di supporto all’impresa. Per questo motivo, la cancellazione dell’indirizzo commerciale rappresenterebbe un vero e proprio insulto alla storia dell’istituto, soprattutto se è pienamente evitabile.

I fatti:

Durante un incontro con la Ds, peraltro avvenuto solo a seguito di specifica richiesta di alcuni Docenti del dipartimento economico-giuridico, ella informava che il sistema Sidi aveva impedito di caricare i dati relativi all’attuale classe 2^ A articolata, in relazione proprio all’indirizzo commerciale; consultato sul punto l’USP, nella persona del funzionario incaricato, questi avrebbe suggerito di “riorientare” solo gli allievi dell’indirizzo commerciale, consiglio messo in pratica dalla Ds, che si recava in classe e invitava gli alunni all’iscrizione all’indirizzo enogastronomico, opzione accoglienza turistica; alle puntuali doglianze dei docenti (probabile errore del sistema? Diritto allo studio leso? Inopportunità di un dirottamento imposto alla fine del secondo anno di studio? Opportunità di dirottare in senso inverso al fine di lasciar sopravvivere e magari potenziare un indirizzo storico, e oramai unico nel suo genere, sul territorio lametino?) ella ribadiva l’ineluttabilità dell’operazione, in quanto il sistema Sidi era ormai chiuso e che comunque, per quanto ritenuto inutile, nella sua relazione, avrebbe sollevato il problema di un eventuale errore.

Detta posizione veniva fermamente confermata, in veste di “informativa del Ds sull’organico”, in seno ad un Collegio Docenti appositamente convocato.

Appare utile precisare che tale operazione inevitabilmente falserà la predisposizione dell’organico ancora in via di formazione: aver dirottato le iscrizioni già sicure dei servizi commerciali per il prossimo anno scolastico comporterà la cancellazione e/o la non concessione della classe 3^ A articolata con una conseguente ed evidente lesione del diritto allo studio.

Alla luce delle informazioni ricevute sul punto e che andavano in senso esattamente contrario circa la possibilità della concessione di una terza articolata servizi commerciali-servizi enogastronomici, ipotesi già realizzatasi in istituti del lametino tra terze classi di indirizzi diversi, si delineava come sempre più concreta la possibilità di un errore, non solo non smentita dalla DS che anzi la suffraga nella sua relazione all’USP di Catanzaro di cui veniva data lettura in seno al predetto Collegio, ma, a quanto è dato sapere, neppure verificata con la richiesta di assistenza tecnica al Sidi.

Le ricadute negative:

  1. Perdita di un indirizzo storico anche in considerazione del fatto che la Ds, per come riferito nel suddetto incontro, e ribadito in Collegio, non ha inteso chiedere una prima classe articolata con l’indirizzo commerciale per l’esiguità (sette) del numero degli iscritti. Peraltro, l’attuale prima classe articolata rischia, analogamente all’attuale seconda, di morire per un mero probabile errore di sistema;
  2. Lesione del diritto allo studio e delle legittime aspettative di chi, a far data dall’anno scolastico 2016/17, avendone la facoltà, ha deliberatamente scelto di iniziare e ultimare i propri studi di stampo commerciale. E’ appena il caso di rilevare che il dirottamento verso l’accoglienza turistica, connotata da un piano di studi completamente diverso, comporterà l’onere, per gli studenti, di appositi esami integrativi, pena la nullità di un’eventuale ammissione alla classe successiva;
  3. A regime, perdita della titolarità di docenti delle discipline dell’indirizzo soppresso:

Diritto/Economia politica

Informatica

Lingua Francese

Lingua Inglese

Tecniche della comunicazione

Tecniche professionali dei servizi commerciali.

E ciò nonostante esista in capo al DS il precipuo dovere di salvaguardare l’organico evitando situazioni di docenti soprannumerari.

Alla situazione appena descritta si aggiunge il trend numerico “netto” (ossia epurato dal tasso delle ripetenze) relativo alle iscrizioni alle prime classi che dovrebbe offrire un pesante spunto di riflessione a qualsiasi Dirigente:

si è passati dagli oltre 200 iscritti nell’anno scolastico 2015/16 ad appena 117 iscritti per l’a.s. 2018/19; mentre riguardo al corso serale delle storiche sei classi complessive ne rimangono appena quattro!

Di tutto l’afferente carteggio è stata formalmente avanzata richiesta-copia a cura della Rsu-Gilda in data 19 marzo e a tutt’oggi essa è rimasta inesitata.

Alla luce anche di tale allarmante situazione, il prof. Antonino Tindiglia, coordinatore regionale del sindacato Gilda-Unams, comunicava l’indizione di un’assemblea sindacale nei locali dell’Istituto; il Ds la negava adducendo in due momenti successivi (in maniera evidentemente pretestuosa): a- non meglio precisate difficoltà organizzative; b- indisponibilità dei locali (ciò a seguito della reiterazione del sindacato). Si tratta di un episodio, non certo isolato, testimone della deriva antisindacale in cui inesorabilmente sta scivolando detta dirigenza e che sembra, particolarmente, attenzionare i cd “docenti contrastivi”.

I PSP ancora una volta rilevano gli effetti perversi della Legge 107/2015 e soprattutto la mala interpretazione “a cura di Dirigenti Scolastici particolarmente diligenti”.

 

Docente vince ricorso avverso un provvedimento illegittimo di assegnazione cattedre. Il Ds non è il sovrano assoluto.

Einaudi-Lamezia-2016I PSP, particolarmente sensibili sul tema delle ingiustizie, compiute ai danni dei docenti,  studenti e dell’intero personale della Scuola Italiana, rendono noto che sussistono comportamenti lesivi della legalità e della dignità dei lavoratori e, pertanto, divulgano fatti accaduti e relative sentenze.

La D.S. dell’Ist. Professionale “L.Einaudi” di Lamezia Terme, è soccombente, unitamente all’intera Amministrazione, per l’emissione di un provvedimento di assegnazione Docenti alle Classi, assunto, nella forma, in totale spregio della normativa e delle prerogative riservate in materia al Collegio Docenti anche all’indomani dell’entrata in vigore della l. 107/15, e, nella sostanza, in maniera assolutamente sperequata tra gli insegnanti della medesima disciplina.

E così, a seguito di ricorso ex art. 700 c.p.c., il Giudice del Lavoro territorialmente competente, adito dalla Docente lesa -e completamente ignorata, nella fase stragiudiziale, nelle sue reiterate richieste di esplicitazione dei criteri posti alla base dell’atto de quo- con ordinanza del 17.04.18 ha accolto in toto le doglianze, disponendo la sospensione del provv.to impugnato e condannando l’Amm.ne alle spese e competenze di lite.

Anche la condanna alle spese è un evento meritevole di adeguata attenzione e relativa pubblicizzazione, stante la consueta reticenza dei magistrati, ad applicare, nei confronti della P.A., il pur ragionevole criterio per cui “le spese seguono la soccombenza”.   Restano ancora misteriosi i veri motivi che hanno indotto questa D.S. a riservare tale trattamento privilegiato alla Docente in questione, peraltro in un contesto più ampio e complesso di vero e proprio mobbing.

Nella pervicace scelta di assoluto e reiterato “silenzio” adottata dalla D.S., nonostante le continue quanto inutili, formali e per le vie brevi, richieste di spiegazioni, scelta giunta sino alla contumacia processuale, sorge lecita l’unica, ipotizzabile ipotesi: i Dirigenti Scolastici non gradiscono i Docenti dotati, ahiloro, di anima critica e che, già, quasi onomatopeicamente definiti “contrastivi”, continuano, temerariamente, a credere fortemente, per il benessere della comunità scolastica tutta, alla profonda giustezza dell’esercizio dell’art. 21 Costituzione.

 

In sostanza è accaduto questo:
una docente e avvocato dei PSP è stata costretta ad adire il giudice   del lavoro, chiedendo un provvedimento d’urgenza, ex art.700 c.p.c., in quanto il Ds non solo non ha seguito l’iter che la normativa impone in tema di assegnazione delle cattedre ( il Collegio Docenti non ha espresso alcuna proposta perché il Ds ha semplicemente comunicato i suoi criteri senza interpellare il Collegio) ma ha anche distribuito le classi in maniera iniqua, assegnando agli altri docenti 3-4 classi fino ad un massimo di 6 classi, mentre alla ricorrente ne ha assegnato 8, con un orario distribuito tra diurno e serale, inizialmente con 10 ore buca.
Il giudice ha accolto in pieno le doglianze della ricorrente e ha condannato l’amministrazione al pagamento integrale delle spese (ulteriore vittoria perchè i giudici di solito compensano le spese)

I Psp sottolineano ancora una volta che, nonostante la l.107 del 2015, restano inalterati compiti e prerogative degli organi collegiali che non possono essere calpestati da DS che si ritengono legibus soluti.

In una scuola elementare di Gardone e Marcheno, i cacciatori fanno lezione in classe.

I Partigiani della scuola pubblica riportano la Fonte il quotidiano “Il giorno di Brescia” dell’11.03.18, questa la notizia: “In una scuola elementare di Gardone e Marcheno, i cacciatori fanno lezione in classe.

Ci hanno tristemente “abituato” che nellecacciatore-con-il-fucile scuole, grazie a menti “illuminate”, con l’avallo di capi altrettanto “sapienti”, può accadere di tutto. Ma alcuni educatori di professione, con le coscienze non ancora completamente “spente”, pensano che debba esserci un limite, dettato, quantomeno, da equilibrio pedagogico.

Organizzati dal Consorzio Armaioli, portano in visione ai bambini cani (vivi) e uccelli (imbalsamati) nonché fucili (veri). La caccia viene presentata come buona e giusta, fonte di cultura e di sane tradizioni, mentre il cacciatore è elevato a “custode” della natura. Anche il Sindaco di Gardone, Pierangelo Lancelotti plaude, e l’obiettivo è quello di coinvolgere, a breve, anche i comuni limitrofi, Sarezzo, Polaveno, Lodrino. Del tutto in linea, la Regione Veneto e la provincia di Treviso, col progetto: “Giovani a caccia di esperienza”. Di fronte a cotanto, ben poco rimane da aggiungere anche a chi, come i PSP, ritiene (senza con ciò, pur non condividendolo, neutralmente tenta di non demonizzare tale “sport”) che la SCELTA del “gioco” con le armi, sia esso quello virtuale dei video game, che quello reale, debba rimanere prerogativa dei “bambini” maggiorenni; e che a Scuola debba essere insegnato ben altro, a cominciare dal vero rispetto per la natura.

I PSP: il Movimento 5 stelle cambi idea sul Ministro della Pubblica Istruzione

Cattura-300x194Nessuna affermazione e rettifica può cancellare il recentissimo passato del candidato Ministro alla Pubblica Istruzione.

I Partigiani della Scuola Pubblica, che hanno fatto della lotta alla Legge 107 la loro bandiera, esprimono totale sfiducia nei confronti del futuro Ministro designato, il ds Salvatore Giuliano, di cui certo non si negano competenze e capacità, ma si mette in forte dubbio l’empatia con il personale scolastico e la volontà di risolverei problemi della Scuola, generati dalla riforma renziana.

Gli apprendimenti degli alunni devono essere al centro di qualunque progetto educativo, ma devono essere imprescindibili dalla dignità di persone e futuri cittadini consapevoli. Essere all’avanguardia nel settore digitale non è qualità sufficiente a far sviluppare il sapere critico e la consapevolezza di sè e del mondo, invece sembra si tenda a proseguire sulla linea di svilimento della persona, nell’ottica dell’inserimento nel mondo del lavoro.

I Partigiani, che avevano apprezzato il programma del Movimento 5 Stelle, sono pertanto delusi dalla scelta del candidato Ministro, invitano il Movimento a tornare sui propri passi, scegliendo fra chi ogni giorno è in prima linea nel portare avanti il delicatissimo impegno professionale scolastico e prova sulla propria pelle le difficoltà del ruolo di insegnante.

Consapevoli che la forza docente, in un primo momento amareggiata e disorientata,  sia stata comunque determinante ai fini della vittoria elettorale per la qualità del programma proposto, chiediamo un immediato ripensamento sulla scelta fatta per la Scuola e che il M5S proponga un nome condiviso, dopo aver ascoltato e analizzato sul serio le richieste della base, un nome legato all’impegno per impedire la deriva di questi anni e non legato al Renzismo e alle idee discutibilissime dell’Anp.

 

I PSP solidarizzano con gli studenti della Ragioneria di Rende (CS)

11713188_698006876997910_986814387_oI Partigiani della scuola pubblica solidarizzano e Sostengono le ragioni degli studenti della Todaro-Cosentino di Rende che difendono la loro scuola dalla scure dei tagli che si abbatterà sull’edificio . Infatti viene fuori un quadro deprimente in cui i protagonisti, che potrebbero fare qualcosa per  salvare questa scuola dalla chiusura, si prestano invece al gioco dai tagli, imposti dall’alto,  a spese della comunità collettiva degli studenti e delle famiglie.

Di seguito il loro comunicato

Noi studenti dell’ Istituto “F.Todaro – V.Cosentino” di Rende viviamo da più tre anni una situazione sempre più insostenibile. Per le dicerie fondate sul nostro Istituto sarà il secondo anno senza la classe prima e nell’anno scolastico prossimo saremo 120 alunni circa, nella migliore delle ipotesi. Esiste una scarsissima organizzazione di ogni tipo. Sono assenti alcuni servizi fondamentali come la palestra, le fotocopie, una postazione multimediale completa ad uso studentesco, igiene scolastica scarsa (sono state trovate alcune volte feci e resti di animali), i dati sensibili non vengono sempre tutelati, la facciata dell’ edificio aspetta da 3 anni di essere ristrutturata e messa in sicurezza, nonostante i fondi assegnati. Non facciamo nessuna gita scolastica, perdiamo molti progetti interessanti ad eccezione del progetto Erasmus. Non vengono prese in considerazione le proposte provenienti dai rappresentanti nei diversi Organi Collegiali preposti. Durante l’alternanza scuola-lavoro effettuata nella Biblioteca dell’ Istituto (che non aveva i riscaldamenti accesi), gli alunni hanno dovuto trasportare libri vecchi: un compito che non spettava certamente agli studenti! Sempre per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro dobbiamo denunciare che non è stata attuata secondo la normativa vigente: gli alunni sono stati invitati a cercare coi loro mezzi il luogo o l’ azienda in cui svolgere l’alternanza! Nonostante esista la regola valevole per tutto l’ Istituto per cui è stata vietata l’entrata alla seconda ora senza accompagnatori, questa regola è stata bypassata nell’ altro plesso “F.Todaro” mentre è attuata nel plesso “V. Cosentino” : questo senza che la Dirigente Scolastica ne fosse a conoscenza. C’è molta difficoltà di comunicazione tra famiglie e Dirigente Scolastico anche perchè le decisioni di quest’ultimo sono state caotiche riguardo alla gestione delle assenze e dei ritardi degli alunni. Anche per questi motivi, molte famiglie hanno visto come unica soluzione quella di cambiare scuola, richiedendo il nulla osta che però è stato negato a molti studenti. In effetti molti dei problemi noi studenti li abbiamo non con i docenti ma con la Dirigente Scolastica e col modo in cui la nostra scuola viene gestita e organizzata. Fin dall’inizio, abbiamo avuto continui dinieghi alle nostre proposte da parte della Dirigente Scolastica che anzi ha creato un un clima scolastico teso, rifiutando molto spesso qualsiasi forma di dialogo costruttivo: molte volte ha addirittura chiamato le forze dell’ordine in occasione dei nostri tentativi di comunicare con lei. Tra i soprusi e i momenti più gravi ricordiamo che l’anno scorso alcuni di noi sono stati trattenuti “obbligatoriamente” dalla Dirigente Scolastica nell’ ufficio della Dirigenza per essere sottoposti ad un vero e proprio interrogatorio perchè voleva sapere chi avesse commesso alcune azioni secondo lei sbagliate: tutto questo è successo oltre l’orario dell’uscita da scuola e senza che i nostri genitori preoccupati ne fossero a conoscenza! Molti di noi sono pendolari e devono aspettare sotto la pioggia anche 2 ore se perdono il primo pullman all’uscita da scuola. Da troppo tempo aspettiamo l’ attuazione della decisione del Consiglio d’ Istituto riguardo all’uscita anticipata di pochi minuti nelle giornate di 6 ore: questo permetterebbe a tutti gli studenti di essere di ritorno a casa per l’ora di pranzo invece di stare in giro anche per metà del pomeriggio. Proprio per questo motivo, ieri 7 febbraio 2018, siamo scesi nell’atrio dell’entrata principale per comunicare con la Dirigente e manifestare il nostro malcontento. Lei per tutta risposta ha chiamato i Carabinieri senza dirci nemmeno una parola. Una volta questa scuola era la migliore della nostra città e ora è ridotta ad essere la peggiore. Non vogliamo che muoia. Chiediamo aiuto a tutti i cittadini e a tutte le Istituzioni affinchè questa situazione finisca subito e non si ripeta mai più! Siamo stanchi di questa “dittatura”!

Gli studenti e le studentesse

I PSP sostengono che La scuola che desiderano questi ragazzi è una scuola funzionante e funzionale al loro diritto di crescita ed apprendimento, se l’esempio che viene offerto loro è questo,allora insiste un fallimento educativo! La scuola agli alunni!

 

Genitori separati: la bigenitorialità negata dalle scuole.

26903930_1556990207718209_6108407154283261491_nI Partigiani della Scuola Pubblica solidarizzano con tutti i genitori vittime di Alienazione Parentale che, a seguito di separazioni conflittuali, sono privati dei propri figli, e denunciano con questo comunicato alcune pratiche discutibili all’interno di scuole pubbliche e private.
L’Alienazione Parentale “deriva sostanzialmente dall’esposizione del figlio al conflitto genitoriale, con sollecitazione di un’alleanza verso un genitore ai danni dell’altro alla quale corrisponde, nel figlio, un conflitto di fedeltà. Se il figlio dimostrasse affetto al genitore-bersaglio, egli stesso correrebbe il rischio di ritorsioni, quanto meno la perdita dell’affetto del genitore alienante (Montecchi 1994).
Così nell’ambito di questo conflitto di cui sono vittime un genitore e il figlio (alienati) a causa dell’altro genitore (alienante) spesso tutti coloro che si trovano intorno assumono comportamenti inadeguati al superamento del conflitto, anzi a volte contribuiscono con l’alimentarlo.
Ci giunge notizia da parte di genitori che vivono questa tragedia che alcuni Dirigenti Scolastici, pur in presenza di affido condiviso e senza limitazioni della responsabilità genitoriale, omettono di informare entrambi i genitori su tutto quanto riguarda l’attività scolastica dei loro figli, partecipando quindi al comportamento alienante. C’è addirittura il caso di una scuola che, a seguito di richiesta di un genitore di visionare gli elaborati scritti del proprio figlio in base alla legge 241/90,  in mancanza di informazioni reperibili sul registro elettronico né riuscendo a vederli con richiesta informale,  ha dato come risposta al genitore richiedente che “scomodare” il diritto  è cosa fuori luogo ed è lesivo dell’alunno (!), come se non ci si potesse appellare alla legge – almeno quello! – per vedere riconosciuti i propri diritti, lesi da pratiche a dir poco illegittime. Anche alcune scuole private, persino a vocazione cattolica, hanno assunto gli stessi comportamenti innanzi a richieste legittime dei genitori non conviventi.
È datata 2 settembre 2015 la circolare n. 5336 “Indicazioni operative per la concreta attuazione in ambito scolastico della legge 54/2006 – Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”  emanata dal MIUR per rispondere alle migliaia di segnalazioni riguardanti la mancata ottemperanza di quella legge che garantisce il diritto alla bigenitorialità. Così il MIUR evidenzia agli operatori della scuola che entrambi i genitori hanno pari responsabilità e che in particolar modo la legge vuole garantire, incoraggiare e favorire il diritto/dovere del genitore non convivente  in modo che vigili sull’educazione e l’istruzione dei propri figli, facilitando l’accesso alla documentazione scolastica e ad ogni informazione inerente le attività della scuola.
Detto questo ci auguriamo di non dover più leggere di simili “leggerezze”, tutte a danno di persone che già vivono situazioni di estrema difficoltà e che vedendosi negare finanche delle semplici informazioni sulla vita scolastica dei propri figli, di cui già sono privi a causa di comportamenti arroganti e di vendetta, non potranno che aumentare il loro disorientamento e probabilmente la loro rabbia, del resto ottenere quelle informazioni è un loro diritto, cerchiamo di non negarglielo. Almeno la scuola non sia alienante.