PSP, SBC, FI, S&P lanciano petizione per appello agli esami di stato on line. No agli esami in presenza. Pandemia: Rischio e pericolo

Questa è la petizione lanciata da Partigiani della Scuola Pubblica, Scuola Bene Comune, Federistruzione, Scuola & Politica.

La petizione chiede al governo esami di stato on-line.

Gli esami di stato in presenza sono un rischio per tutti

Firmiamo qui:

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Esami di Stato in presenza: rischi e responsabilità.

 

studenti esami di statoFinalmente, arriva la notizia tanto attesa da 500.000 studenti maturandi e da 13.000 docenti chiamati a presenziare da membri interni all’inedita prova unica che caratterizzerà l’esame di Stato 2020 in tempo di emergenza sanitaria da pandemia per Covid 19. Gli studenti sosterranno una prova orale in presenza, le cui modalità saranno, speriamo, rese note a breve dal ministro Azzolina.

Tuttavia, SBC ( Scuola Bene Comune), PSP ( Partigiani della Scuola Pubblica) , Scuola &  Politica e Federistruzione auspicano che si faccia un passo indietro su questa incauta decisione e che l’esame in questione venga fatto svolgere a distanza, in videoconferenza.

Noi siamo la scuola reale, non quella delle sperimentazioni su carta e degli inutili progettifici. Nel Paese si stanno tenendo esami universitari e sedute di laurea in videoconferenza, perché mai non si potrebbe fare lo stesso per l’esame di Stato?

 Esiste , tuttora, e nessuno può azzardare previsioni precise per i mesi di giugno e luglio, il rischio concreto di diffusione del contagio al Nord e questa volta anche al Sud.

E se grazie a questa modalità in presenza si contagiasse uno studente o un membro della commissione di esame? Si fermerebbe tutto l’esame! Per svolgere gli esami in sicurezza occorrerebbero mascherine (non quelle chirurgiche ), occhiali, sanificazione degli ambienti e termoscanner E al minimo mal di gola bisognerebbe essere pronti a sostituire il commissario.

Oltretutto, se passa l’ipotesi Colao, si dovranno esonerare i commissari che hanno compiuto 60 anni di età… e sono tanti. Ancora, per garantire la sicurezza, Gli ambienti dovrebbero essere sanificati all’inizio e alla fine della giornata.

Tutti devono stare a una distanza superiore a un metro, precisamente 1, 82 secondo l’OMS. Nella stanza deve essere presente anche un altro candidato come testimone , sempre a un metro e ottanta. Se arriva il risultato positivo di un tampone, si ferma tutto.

Per non parlare dei condizionatori e dei ventilatori che, come è noto, contribuiscono alla veicolazione del virus Il tutto avverrà in un caldo umido insopportabile per cui, con o senza mascherine, si farà fatica a respirare.

L’organizzazione di tale poderosa macchina da guerra è lasciata ai DS e i Presidenti delle varie commissioni dovranno assumersi la responsabilità di dichiarare che i locali consegnati siano idonei allo svolgimento degli esami.

Ci preme ricordare che sul DS-datore di lavoro incombono tutti gli obblighi e le responsabilità derivanti dal rispetto del T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lvo 81 / 2008).

Una responsabilità civile e penale che non può essere agevolmente “scaricata” soprattutto quando il rischio è arcinoto e di difficile gestione com’è il caso del Covid-19.

Hanno i vari dirigenti aggiornato il Documento di valutazione dei rischi? Hanno contattato Rls, medico competente ed Rsu? Crediamo proprio di no, almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Ed in un simile contesto, i DS si assumeranno così superficialmente una responsabilità tanto gravosa?

L’ esame in presenza è inutile e pericoloso, illogico e folle. Peraltro non può essere ignorata l’accorata (ma soprattutto motivata) invocazione degli Studenti, veri protagonisti degli Esami e dunque a giusta ragione meritevoli di ascolto. Gli Studenti richiedono (a mezzo petizione che in poco tempo ha già raggiunto 7.000 firme) di non fare gli esami, e di procedere con lo scrutinio.

Assurdo? No, se si pensa che non sarebbe la prima volta, ci fu un precedente di non poco momento, nel periodo della seconda guerra mondiale.

Senza esami di Stato ne uscirono teste pensanti, come ad esempio Miriam Mafai. E questa situazione è tanto dissimile da una guerra? Allora Ministra, pensiamo che sia ora di cominciare a lavorare per “saltare” gli esami, o, quantomeno, che siano a distanza. E senza perder più tempo, siamo al 27 aprile.

SBC, PSP, Scuola & Politica, Federistruzione

Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze: Lettera aperta ai cittadini, alle forze politiche e sociali del Paese

infermiereMai come in queste settimane, da ogni città e da ogni Regione, fino ai più piccoli Comuni del nostro Paese, i cittadini hanno potuto riflettere sul significato e sull’importanza di avere un servizio sanitario nazionale, finanziato dalla fiscalità generale progressiva e caratterizzato dall’universalismo delle prestazioni.

 

È un pensiero che racconta una tensione verso la solidarietà e l’uguaglianza delle persone, una civiltà giuridica, un’idea del mondo, una gerarchia di principi che molti, anche tra le più grandi potenze industriali, non contemperano e che invece in Italia abbiamo conquistato a seguito delle lotte per la Liberazione e poi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

 

Ma mai come in queste settimane, tutti noi abbiamo fatto anche un’altra drammatica riflessione: se migliaia di persone sono morte e moriranno mentre potevano essere salvate è perché negli ultimi trent’anni il disinvestimento progressivo, la contemporanea privatizzazione, lo smantellamento dei servizi territoriali e di prevenzione e, infine, la “riforma” del Titolo V della Costituzione hanno pesantemente attaccato questa che poteva essere un’eccellenza non solo sanitaria, ma democratica e egualitaria, caratteristica del nostro Paese, aprendo così la strada alle gravissime carenze di oggi.

 

Ed è per lo stesso motivo che, dovendo dirottare tutte le insufficienti risorse per fronteggiare l’emergenza del Covid-19, molti cittadini con altre patologie o bisognosi di controlli hanno visto in questo periodo negato il loro diritto alla salute, con i rischi conseguenti.

Ancor più, questo attacco alla sanità pubblica rischia di accentuarsi se si attuasse lo scellerato progetto di Autonomia regionale differenziata. In tanti, in queste settimane, ci siamo detti: bisogna fermarsi, non è più accettabile una simile politica, bisogna dare alla sanità pubblica tutto il ruolo e le risorse che deve avere.

 

Proprio per questo perfino esponenti dell’attuale maggioranza, davanti allo sconquasso causato dai processi di privatizzazione che hanno colpito la sanità come l’insieme dei servizi pubblici, oggi annunciano di rivedere le proprie posizioni precedenti. Dal vicesegretario del PD Andrea Orlando al capo politico protempore del M5S, Vito Crimi, si afferma infatti di voler correggere gli errori del passato. Esponenti dell’attuale maggioranza di governo sono costretti ad ammettere che “a seconda della qualità del sistema regionale che trovi, rischi di avere una speranza di vita differenziata”.

 

Un dato positivo, che va tuttavia verificato alla luce di fatti e cambiamenti concreti. Non avremmo certo voluto che fosse una tragedia come quella attuale ad offrire l’opportunità di una discussione, che auspichiamo la più ampia e approfondita possibile: un vero e proprio dibattito pubblico, che veda protagonisti i Comuni, le formazioni sociali, il mondo della scienza e della cultura. Nondimeno, per essere credibile questa discussione non può scavalcare una questione: la definizione e l’assunzione delle responsabilità e una coerente inversione di politica oggi, subito, per salvarci.

 

Anche per rispetto alle tante persone che sono morte e che muoiono ancora a causa di questa politica, nonché al dolore delle loro famiglie, ai tanti lavoratori della sanità e non solo che hanno sacrificato la loro esistenza, è necessario che il confronto, che consideriamo quanto mai urgente, si fondi sul riconoscimento degli errori commessi negli ultimi trent’anni dall’insieme delle forze politiche che ci hanno governato, compresi il PD (che ha promosso e attuato una politica miope e sconsiderata basata su tagli e privatizzazioni, ha scritto e votato – come DS e Margherita – la “riforma” del Titolo V ed è stato uno dei promotori del progetto di Autonomia differenziata) e il M5S (che ha tagliato i fondi dei bilanci pubblici e che sia nel contratto di governo con la Lega sia in quello con il PD ha sottoscritto l’impegno di “attuare il processo di Autonomia differenziata”).

 

Oggi i cittadini assistono interdetti al gioco delle parti tra governo e Regioni, ad una pletora di commissioni di esperti, ad un numero di malati e di morti del tutto inammissibile se confrontato ad altri Paesi e a decine di provvedimenti normativi che non hanno rango di legge. E ascoltano allibiti dichiarazioni secondo le quali dovremmo “convivere a lungo con il virus”. Tutto questo è inaccettabile: cambiare politica significa prendere in mano la situazione con il solo fine di sconfiggere il virus e garantire la salute dei cittadini, senza nessuna concessione agli interessi privati e alle pressioni economiche.

 

Cambiare politica vuol dire:

il ritiro immediato di ogni progetto di autonomia differenziata e

l’abrogazione del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione, che la prevede;

il ritorno al pubblico di tutti i servizi sanitari privatizzati/esternalizzati;

il rifinanziamento integrale della sanità rispetto ai tagli degli ultimi trent’anni;

la riattivazione e lo sviluppo dei servizi territoriali di prevenzione, di assistenza sanitaria di base e domiciliare,

che sono il primo baluardo nella diffusione delle epidemie e nella prevenzione delle malattie.

Siamo certi che la stragrande maggioranza della popolazione è d’accordo con questi atti concreti. I soli, tra l’altro, che possono preservarci dal pericolo che l’Autonomia differenziata e gli attacchi alla sanità possano riprendere domani, così come quelli ai servizi pubblici e alle conquiste sociali in ogni settore, pesantemente condizionati dall’inserimento nella Costituzione dell’obbligo di pareggio di bilancio (art. 81 revisionato).

 

E possono rafforzare la scuola della Repubblica e la sua funzione di garante del principio di eguaglianza sostanziale, di pluralismo attraverso la libertà d’insegnamento, rimessi in gioco dalle contro-riforme di questi anni. Sanità messa in ginocchio, ponti che crollano, una crisi economica mai vista che si annuncia: è un’intera idea distruttiva dell’umanità, basata sul profitto, che svela il suo fallimento. A tutti i cittadini e alle forze sociali, a tutte le associazioni, i comitati, i gruppi, le forze politiche e sindacali che in questi mesi si sono battuti con noi per il ritiro di ogni Autonomia differenziata ed a coloro che vogliono farlo ora, lanciamo questo appello: uniamoci, affinché questo sia possibile e una prospettiva diversa si apra per il nostro Paese!

 

 I Comitati di scopo per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze, riuniti online il 14 apr2020

 

 

 

Scuola Bene Comune e Partigiani della Scuola Pubblica : solidarietà al collega Andrea Scano sospeso per 30 giorni per aver rifiutato di utilizzare il Registro Elettronico.

418800_373593972667560_1246470454_nSBC e PSP esprimono la loro totale solidarietà al maestro Andrea Scano, ingiustamente sanzionato con 30 giorni di sospensione dall’Ufficio Procedimenti Disciplinari dell’Ambito Territoriale Scolastico di Cagliari per essersi rifiutato di utilizzare il registro elettronico.

Riteniamo infatti che a tutt’oggi l’utilizzo del Registro Elettronico non possa considerarsi obbligatorio in quanto il Miur non ha mai provveduto ad emanare il “Piano per la Dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie” previsto dal Decreto Legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 135.

In assenza di detto Piano l’utilizzo del Registro Elettronico, oltre che non obbligatorio, non fornisce adeguate garanzie per la sicurezza e il corretto trattamento dei dati inseriti, nonché per la validità legale delle firme apposte.

 L’Amministrazione Scolastica, anziché entrare nel merito delle obiezioni giuridiche poste dal maestro Andrea Scano, ha preferito utilizzare lo strumento della sanzione disciplinare come una clava per punire il dissenso. Andrea Scano ha dichiarato di voler presentare ricorso al giudice del lavoro, col supporto dei Cobas Scuola Sardegna. Noi però riteniamo che la battaglia di Andrea Scano debba essere fatta propria da chiunque abbia a cuore il bene della Scuola Statale, auspichiamo pertanto che tutti i sindacati e le associazioni di categoria esprimano il proprio sostegno alla sua lotta.  ( PSP- S.B.C.).

Algoritmo: Ministero Istruzione contro mobilità dovuta

vittime-algoritmo--542x343La Ministra Azzolina, mentre spende parole di circostanza sull’impegno profuso dai docenti nella DAD e dagli insegnanti lontani da casa, affermando in un video collegamento che gli stessi “hanno diritto a ricongiungersi ai propri cari”, tralascia però di mettere in atto azioni concrete in quella direzione e continua anche lei a ledere migliaia di insegnati già fortemente colpiti da scelte politiche precedenti, oltremodo scellerate e dannose.

Il riferimento è alla mobilità, che per il 2020/2021 prevede una percentuale pari al 30% per il trasferimento territoriale e al 20% per quello professionale, mentre il restante 50% è appannaggio delle nuove assunzioni; però, anche per volere della ministra, i posti liberati dai pensionamenti di quota 100, e si parla di ben 9000 posti, saranno destinati esclusivamente ai vincitori di concorso e ai docenti inseriti in GAE, tutti, in forza del decreto scuola n.126 del 29 ottobre2019, violando palesemente l’art. 465 comma 2 del D. Lgs 297/94, in base al quale il 50% dei posti disponibili in organico di diritto deve essere destinato ai trasferimenti interprovinciali.

Ci pare oltremodo beffardo dover rilevare che i docenti danneggiati dalla legge 107/15 su diverse questioni, oggi debbano subire ancora, anche sulla mobilità.

Infatti la ministra Azzolina, Movimento Cinque Stelle, ricordiamolo, che in teoria dovrebbe rappresentare “il nuovo” voluto dagli elettori, dopo la disfatta in termini di voti subita da Renzi, che proprio sulla scuola si è giocato il consenso, continua a dimenticare fior di sentenze contro il famigerato algoritmo incostituzionale che portò lontano da casa, indiscriminatamente e senza tener conto del merito, migliaia di docenti.

Ciò premesso, la ministra, che è “il nuovo”, avrebbe dovuto dare priorità a chi ha subito simili danni, ma non riesce ancora, dopo quasi 5 anni, a rientrare a casa.

Ci saremmo aspettati quantomeno azioni risolute, non idee claudicanti come quella di un ennesimo tavolo di esperti a cui la senatrice Drago (M5S) pensa di appropinquarsi per proporre, in alternativa alla mancata mobilità, eventuali 400 euro sostitutivi di affetti lontani, mutui da pagare a cui si aggiungono affitti e spese di ogni genere.

Una simile proposta ha già sollevato l’ira di chi quella lontananza subisce e desidera solo tornare a casa, altro che regali miseri! Ma perché non tentano di trovare soluzioni concrete per il rientro dei docenti nelle loro sedi, riconoscendo quanto scritto nelle sentenze e cioè che l’algoritmo, valutando male punteggi e graduatorie, ha spedito i docenti dove non doveva.

Allora, in Italia è vero che, subito il danno, si deve necessariamente adire la via legale, infatti è un proliferare di sindacati e associazioni a vocazione ricorrente, oltre a studi professionali che ormai si occupano solo di ricorsi legati alla scuola.

Se quindi il danno è riconosciuto anche dal TAR perché non si tenta si restituire il mal tolto negli anni passati?

Così i vincitori dei prossimi concorsi saranno posti davanti a scelte realistiche, sapendo che ci sono docenti con esperienze pluriennali che ancora non riescono a tornare a casa.

E a proposito dei vincitori del concorso, è di questi giorni una interessantissima sentenza del Tribunale di Palmi che riconosce l’illegittimità del vincolo quinquennale a cui il ricorrente veniva sottoposto.

Lo stesso infatti aveva partecipato al concorso 2018 e le graduatorie venivano pubblicate in due diversi momenti: cioè prima del 31 agosto 2018 e dopo, entro il 31 dicembre.

Così sulla base di quelle graduatorie i periodi di assunzione sono stati differenti: chi si è ritrovato nel primo gruppo di graduati non è stato sottoposto a vincolo, i successivi sì, da qui il ricorso, naturalmente vinto.

Una storia che rasenta l’incredibile, e nella scuola cose incredibili ne abbiamo viste tante.

Ma si può continuare a vedere lesi così i propri diritti e a dover far ricorso sempre alla legge, con evidenti danni anche economici?

PSP ed SBC: Decreto legge Scuola, come si concilia con la Costituzione?

logo-pspCon un Decreto Legge, illegittimo sotto molteplici profili, si tenta di far intendere, e imporre come “obbligatoria”, la didattica a distanza, saltando a piè pari un presupposto imprescindibile: l’interlocuzione con le OO.SS., abbandonando i docenti alle disposizioni improvvisate dei singoli Dirigenti scolastici che si sentono così, ovviamente a torto, legittimati circa l’imposizione di regole, metodologie e orari; si dice tutto e il suo contrario sulla regolamentazione della conclusione dell’anno scolastico in corso e l’avvio del nuovo, in netta controtendenza rispetto agli altri Paesi, molto più chiari, per loro fortuna non essendosi quivi ispirati al c.d. Modello Italia.

A questo proposito, citiamo una dichiarazione dello Studio legale Giovanni Bufanologo sbcL’asserito obbligo della DIDATTICA A DISTANZA è stato, dunque, solo appannaggio esclusivo di propaganda mediatica non supportata neppure dallo stesso Decreto Legge a tutt’oggi vigente. Qualsivoglia disposizione sino ad oggi eventualmente emanata dal Dirigente Scolastico in senso contrario a quanto innanzi detto è da ritenersi, dunque, inefficace

 Si modificano le regole fondamentali di un rapporto di lavoro contrattualizzato, introducendo unilateralmente il telelavoro.

In verità, molto più accettabile e non in contrasto con la normativa vigente, sarebbe la prospettiva per cui la didattica a distanza mantenga il suo carattere di volontarietà, previa contrattazione con le OO.SS.: ciò salvaguarderebbe l’applicazione degli artt. 33 e 34 della Cost. -libertà di insegnamento e diritto all’istruzione- senza però “ignorare” gli artt. 2 e 3 della stessa Carta, e anzi, favorendo la rimozione degli ostacoli che impediscono di fruire del diritto allo studio con modalità on line; si versa invece in una totale disparità di prerequisiti tra le diverse realtà degli Studenti italiani, non garantendo a tutti pari condizioni per l’esercizio del diritto/dovere all’istruzione.

Non basta decretare che tutti sono uguali di fronte alla nuova tecnologia perché ciò miracolosamente si realizzi.

Per decreto si bloccano poi i precari di seconda e terza fascia, e mentre si pretende, da un giorno all’altro, dai Docenti digitalizzazione e operatività per la didattica a distanza, a proprie spese, il Ministero dell’Istruzione ammette con arroganza di non voler aggiornare le graduatorie, tentando di far credere che ciò sarebbe impossibile.

La verità è che si temono i trasferimenti di provincia dei docenti in GI e si vuole il prossimo anno l’allineamento dell’aggiornamento delle Gae, aggiornate già lo scorso anno, con quelle delle Graduatorie di Istituto, in stridente contrasto con quanto il medesimo governo aveva scritto nel D.L. n° 126: in altri termini, scrive una cosa a dicembre e la cancella a maggio.

Ma come sottacere l’atteggiamento insensibile verso i supplenti temporanei, che hanno perso la supplenza e per i quali non è stata ipotizzata soluzione alcuna! Si sarebbe dovuto riconoscere, a chi aveva lavorato per almeno 90 giorni, la validità giuridica dell’anno di servizio.

Quel che più stupisce è che la Ministra Istruzione sembra aver improvvisamente e totalmente dismesso i suoi trascorsi di docente, per di più sindacalista.

Partigiani della Scuola Pubblica

Scuola Bene Comune

PSP e S.B.C.: la ministra strabilia con la didattica a distanza, ma non ha ancora digitalizzato le domande di aggiornamento dei precari

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Conferenza stampa del 7 aprile 2020: Chiedo scusa ai precari ma non siamo riusciti a digitalizzare il milione di domende cartacee

In conferenza stampa a Palazzo Chigi la Ministra Azzolina ha chiesto scusa a tutti i precari della scuola per il mancato aggiornamento dellea G.I. di seconda e terza fascia. La Ministra avrebbe dovuto assicurare in questi mesi, fin dalla conversione in legge del DL 126, una piattaforma informatica per presentare on line le domande di aggiornamento delle GI come già accade per le GAE.

Il M.I. doveva organizzarsi per tempo e avrebbe ancora tempo per farlo non chiedere scusa in conferenza stampa.

Per S.B.C e PSP non ci sono scuse che tengano. I precari della scuola, che assicurano l’apertura delle scuole ogni anno, sono stati trattati in un modo a dir poco indecente. Protestino con le loro associazioni e gruppi e chiedano ai partiti attraverso i sindacati un emendamento al D.L . che assicuri l’aggiornamento delle G.I.per il prossimo anno, si possono usare le vecchie graduatorie in attesa delle nuove. Il M.I. ha mezzi e risorse per farlo. Quella che manca é solo la volontà politica.

L’Azzolina ha chiesto alle scuole e agli insegnanti la didattica a distanza e non ha approntato una piattaforma per aggiornare le Graduatorie di Istituto!

In altri termini: la ministra strabilia con la digitalizzazione capillare di tutte le scuole della repubblica,  ma non ha ancora digitalizzato il milione di istanze cartacee dei precari

Di seguito la proposta emendativa dei gruppi S.B.C. e PSP: le graduatorie d’istituto vanno necessariamente aggiornate con un D.M. già da quest’anno, come in queste ore stanno chiedendo migliaia di docenti, vista la bozza del DL che lo impedirebbe, si deve permettere ai docenti che hanno i requisiti , ora fuori graduatoria e che insegnano da anni con la MAD, di regolarizzare la loro posizione giuridica e di entrare già dal prossimo anno scolastico in terza fascia di G.I. Si deve dare la possibilità a tutti i docenti già inseriti in seconda e terza fascia di istituto di aggiornare il punteggio in graduatoria con i nuovi titoli acquisiti con sacrificio, di modificare in parte o in toto le 20 scuole o di trasferirsi in un’ altra provincia. Si deve dare la possibilità a quei docenti, che negli anni precedenti non avevano potuto aggiornate le GAE per cause diverse e sono stati reinseriti lo scorso anno in graduatoria ad esaurimento, attualmente rimasti ancora in seconda fascia di istituto, di poter essere collocati nella prima fascia di istituto di 20 scuole nella provincia in cui ora sono inseriti in Gae ovvero in un’altra provincia, la qual cosa era stato impedito lo scorso anno, sanando così un’anomalia e una palese disparità di trattamento con altri docenti inseriti in Gae e in prima fascia d’istituto. Tutto questo é possibile in quanto tali operazioni non gravano sugli uffici provinciali, coinvolti nelle procedure amministrative di inizio anno scolastico 2020/21, bensì sono a carico delle segreterie delle singole scuole capofila che possono lavorare in remoto.

Va rinviata al prossimo anno 2021/22 scolastico solo la compilazione delle sole graduatorie provinciali di seconda e terza fascia, previste dal DL 126/99 dal 2020/22 contemporaneamente all’aggiornamento delle prime fasce provinciai per i docenti inseriti in Gae.

P.S.P. ( Partigiani Scuola Pubblica).

S.B.C. ( Scuola Bene Comune)

Bozza del DL Scuola, PSP ed SBC: non semplifica le attività per regolarizzare l’anno scolatico, ma le complica

bozza dl immagineLetta la bozza dell’imminente DL con le “Misure urgenti per gli esami di Stato, la regolare valutazione dell’anno scolastico 2019/2020, la regolare conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/21”, i  Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune obiettano che, a dispetto della parola agile, e con uso improprio delle parole “regolare” (in un momento fuori dall’ordinario, da ogni prassi, routine, buona regola consolidata) e “ordinato” (venendo meno la sequenza in naturale sincronia di tutte le attività educative, didattiche e di reclutamento, che questo DL vuole sistematizzare anche se – si apprende – “soltanto” a breve e medio termine), i meccanismi espressi nei 3 articoli del testo complicano, più che semplificare (in dissonanza con quanto espresso in ogni comparto strategico del sistema italiano), le attività analizzate.

Con tale decreto sugli studenti e sui docenti graveranno oneri, che possiamo facilmente assimilare ai debiti economici sulle giovani generazioni negli anni a venire di cui tutti i ministri hanno parlato.

I PSP ed SBC trovano poco equo se non ingiusto, nel dettaglio che:

– sui candidati esterni siano stabiliti percorsi differenti dai candidati interni, menzionando sessioni straordinarie e attività in presenza, con mancanza di tutela per gli stessi, i docenti e tutto il personale della scuola coinvolto per adempiere a tali attività in presenza;

– sia normata la necessità di recuperi nell’a.s.2020/21, con una prevedibile quanto irragionevole programmazione di attività di recupero aggiuntive a partire dal primo settembre, per gli apprendimenti interrotti nell’anno scolastico in corso, quando tale svantaggio non è dipeso né dal personale docente, né dagli studenti, né dalle loro famiglie;

– la valutazione finale tenga conto della DAD, attività che non può essere assimilata all’attività svolta da settembre a inizio marzo in presenza

– la revisione dei criteri di eccellenza, in virtù della DAD, che ha amplificato divari e svantaggi invece di ridurli;

PERTANTO, fatte queste considerazioni PSP ed SBC propongono che:

 

– Per i candidati esterni non si stabiliscano percorsi differenti da quelli interni

 

– Non si effettuino variazioni sull’avvio dell’anno scolastico in ragione di attività di recupero aggiuntive in termini di valutazioni dei debiti, ma sia cura di ogni docente individuare, come da prassi annuale, attività graduali per la ripresa dell’anno scolastico, consolidando e recuperando ove necessario gli apprendimenti pregressi

 

– La DAD non rientri nei criteri di valutazione finale anche in considerazione del fatto che non esistono criteri atti a garantire che tutti gli Studenti siano stati nelle condizioni di fruirne allo stesso modo;

 

– Non vengano rivisti i criteri di eccellenza

 

 

Appello per la Scuola Pubblica. Posizione congiunta sulla “Didattica a distanza” e sulla politica del MI

Appello per la scuola pubblica

Ass. Naz. Per la scuola della Repubblica-Extra nos-Lavoratori Autocovocati Scuola- LipScuola-Manifesto dei 500-Partigiani della scuola pubblica-Scuola bene comune

Posizione congiunta sulla “Didattica a distanza” e sulla politica del MI

viruscoronaDa più di un mese le attività didattiche nelle scuole sono sospese. Mentre scriviamo veniamo a conoscenza di colleghi colpiti dal Coronavirus, di famiglie delle nostre scuole coinvolte in situazioni drammatiche, di difficoltà lavorative e quindi economiche che si aggiungono a quelle di gestione famigliare. Prima di sottoporre al mondo della scuola alcune riflessioni, vogliamo innanzitutto esprimere la nostra vicinanza a tutti, in primis a chi vive le situazioni più difficili.

Vogliamo stringere virtualmente in un abbraccio bambine/i, ragazze/i il cui unnamedimmaginario non potrà non essere condizionato da tutto ciò che stiamo vivendo. Come associazioni della scuola che da un anno sono unite, con altre categorie, nella battaglia per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, sappiamo che la situazione che viviamo è una situazione d’emergenza, nella quale ciò che conta è prioritariamente la salute, la vita. Ma sappiamo anche che in questo momento molti si interrogano giustamente sulle politiche che ci hanno portato fin qui e su come si stia affrontando questo enorme problema.

In un attimo sono volate in aria tutte le affermazioni che intendevano isolare la scuola dal processo di Autonomia differenziata, come se istruzione, sanità e altri settori fossero elementi distinti.

Forse un insegnante non sarebbe toccato dalla regionalizzazione della sanità?”, scrivevamo.

La risposta è nei fatti. E la scuola? Dimostrando un doveroso attaccamento agli allievi e alla propria professione, istintivamente e senza attendere direttive, la maggior parte degli insegnanti non ha aspettato per attivarsi e garantire, come possibile, il proseguimento a distanza della didattica.

La stragrande maggioranza lavora molto più del normale, senza orari, senza sosta. Da parte loro le famiglie si sono trovate in condizioni difficili: ai problemi di questo periodo si sono aggiunte le difficoltà tecnologiche, quelle di abitazioni piccole, quelle del contemporaneo lavoro a casa dei genitori. E purtroppo anche le preoccupazioni di salute o di reddito. Ma la maggioranza si è attivata, ha cercato di fare il possibile, ha dimostrato di dare un grande peso all’istruzione.

A distanza di un mese s’impone un primo bilancio: una scuola “a distanza” non può essere vera scuola E’ vero, come è stato detto da molti, insegnanti, genitori, alunni: mai come oggi comprendiamo il valore della scuola reale e dello stare a scuola; di un rappordidattica-a-distanza-agerola-3275966.1024x768to diretto e costante, che si configura nella relazione e nella cura, unici elementi che possono determinare sapere realmente significativo.

Abbiamo – anche nei migliori casi – la netta percezione di quanto questi elementi umani ed umanistici diventino insostituibili per connotare il processo di insegnamento-apprendimento nel senso di una spendibilità culturale, politica, etica, realmente sostenibile e diretta conseguenza della funzione che la scuola deve continuare ad avere, come serbatoio di pensiero critico-analitico, di palestra di complessità, di approccio ad una cittadinanza consapevole.

E pertanto – non dovrebbe essercene bisogno – diffidiamo chi, esaltando le attuali drammatiche condizioni, volesse produrre accelerate miopi, ravvisando in dotazioni e pratiche tecnologicamente adottate stabilmente una prospettiva praticabile per il futuro.

Il tentativo di ammantare il risparmio di spesa esaltando avvenirismo e modernità (parole chiave del Neoliberismo, con il suo corredo ideologico di efficientismo, autoimprenditorialità) ha già prodotto danni incommensurabili in tanti settori dei diritti universali, scuola compresa.

Rivendichiamo la funzione centrale (esistenziale, politica, culturale, etica) del magis-ter, dove il “più” contenuto nell’etimo rappresenta precisamente ciò che nessuna macchina potrà mai surrogare. Ma bisogna andare oltre: è la scuola della Repubblica ad essere rimessa in causa…

E’ necessario allora ripartire ancora una volta dai principi, quelli dell’art. 3 della Costituzione, combinato con gli art. 9, 33 e 34:

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Non è solo un problema di rapporti umani, di accesso alla tecnologia, di “dotazioni” e linee internet: è l’uguaglianza dei diritti che viene rimessa in causa senza il quadro della scuola, i suoi programmi, la libertà d’insegnamento (rimessa in causa), senza le aule uguali per tutti, gli orari, le regole, i rapporti. E allora va detto chiaramente: l’esplosione di soluzioni, proposte, orari di lezione e lavoro, carichi dei compiti, il non controllo del quadro generale e delle possibilità di “frequenza” degli alunni, della validità delle verifiche, dei voti, rappresenta in sé, oltre che un grosso problema per docenti e famiglie, un vettore di diseguaglianze che impediscono di garantire a tutti l’accesso all’istruzione e ai docenti l’esercizio della loro vera professione. … ed è il Ministero che esalta questa distruzione!

Ma se questo è in parte comprensibile e gli insegnanti non ne hanno responsabilità, anzi fanno di tutto per superare gli ostacoli, ciò che è inaccettabile è che “in alto” il Ministero, con le sue note, si faccia promotore di queste diseguaglianze, di questo caos, di una concorrenza frenetica e distruttiva delle scuole, cioè dell’esatto contrario del ruolo che dovrebbe avere!

Inaccettabile, ma non casuale: se oggi il ministro rivendica note e circolari “illegittime e inapplicabili” (come indicato dai sindacati che ne chiedono giustamente il ritiro), offensive delle condizioni in cui si trovano docenti e famiglie, circolari che tra l’altro alimentano le tensioni all’interno del mondo della scuola, ciò è la logica conseguenza dell’aver dimenticato e calpestato per trent’anni i principi della scuola della Repubblica e dell’aver anteposto – riforma dopo riforma – il mantra di una presunta modernità e di una necessaria modernizzazione come panacea ai mali della scuola e come prospettiva privilegiata di intervento.

Se il Ministero è lontano anni luce dalle problematiche reali, se alimenta la babele del “si faccia di tutto e di più”, il motivo è semplice e lo accomuna alle centinaia di ditte, banche, organizzazioni che, come avvoltoi, parassiti di un parassita (il Covid-19) si sono gettati sulla scuola con le loro offerte: per anni lo stesso Ministero ha promosso questo processo, lo ha alimentato con l’Autonomia, ha cercato di inserire la tecnologia nella scuola non, come si dovrebbe, per realizzare al meglio l’art. 3 della Costituzione, ma per stravolgerlo e aprire un mercato scandaloso, per mettere in concorrenza le scuole, per svuotare il senso della conoscenza a favore della “competenza”, per differenziare i programmi, annullare il valore dei voti e dei titoli di studio.

Oggi se ne vedono i risultati: deregolamentazione totale, diseguaglianze, diritto all’istruzione potenziato per alcuni e negato per altri, porte aperte al fai da te e alla penetrazione del privato (e di che privato, spesso!).

E troppo spesso, un vulnus inflitto anche alla libertà di insegnamento, complice la convinzione che irreggimentare la propria didattica in percorsi e strumenti precostituiti da case editrici in cerca di un facile profitto potesse essere la strada verso la “modernità” tanto evocata. Inconsapevoli, però, che attraverso quelle pratiche il “pensiero pedagogico unico” ha avuto buon gioco nell’infiltrarsi e nell’affermarsi. Se oggi il Ministero arriva a dire che questa è la scuola “della Costituzione” è perché dopo trent’anni non sa più nemmeno che cosa essa sia!

E’ grave per oggi ed è grave per domani perché, se si perde il senso della scuola della Repubblica fino a questo punto, è immaginabile che questo periodo venga poi utilizzato, come addirittura il capo del governo annuncia in Parlamento, evocando una trasformazione in chiave digitale della scuola, dell’università e del lavoro tutto, per spingere ancor più i processi di deregolamentazione e mercificazione della scuola, di promozione delle “competenze” al posto delle conoscenze.

Ed è questa la riflessione che proponiamo a tutti: costretti nelle condizioni attuali, restiamo però coscienti non solo dei limiti oggettivi di ciò che facciamo, ma dei principi che muovono la scuola della Repubblica e del fatto che la battaglia di ieri per difenderli è la battaglia di oggi e sarà ancor più la battaglia di domani.

Evidentemente, prima ci sbarazziamo del Coronavirus e meglio è per tutti. Ma che si porti via anche la retorica della cosiddetta “didattica a distanza” e possiamo tutti quanti, pur con gli strumenti che stiamo acquisendo, non rimanere contagiati dalle parole del ministro e dagli interessi di chi vede nella situazione attuale, anche se non lo dice apertamente, una “normalità” – o anche solo elementi di normalità – per il futuro, cosa che rappresenterebbe un’ulteriore, esiziale spallata alla scuola della Repubblica.

Ass. Naz. Per la scuola della Repubblica-Extra nos-Lavoratori Autocovocati Scuola- LipScuola-Manifesto dei 500-Partigiani della scuola pubblica-Scuola bene comune.

Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune: Pandemia, supportiamo e aderiamo a queste importanti iniziative in atto

In questo preciso momento storico, riguardo alla pandemia da coronavirus, devono essere fatte scelte coraggiose per arginare l’emergenza, sacrificando comparti non vitali.

Dato che tutte le attività “non strategiche” sono state bloccate dal Governo, a partire la lunedì 23 marzo, noi PSP intendiamo sostenere alcune importantissime posizioni, petizioni e iniziative

  • “Un Respiratore ti salva la vita un PC no” è una petizione del Coordinamento scuole Viterbo che invitiamo a sottoscrivere a chi, come noi, è convinto che un respiratore può salvare una vita, un tablet invece no.

https://www.change.org/p/sergio-mattarella-emergenza-coronavirus-il-coordinamento-scuole-viterbo-risponde?recruiter=false&utm_source=share_petition&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_medium=whatsapp&utm_content=washarecopy_20954616_it-IT:v5&recruited_by_id=5e2b3ff0-6a1d-11ea-ad01-9fad5e57e89f&share_bandit_exp=skip-20954616-it-IT&share_bandit_var=v0&fbclid=IwAR23WeB0Zdv63LiZm-9qtr4Oo65RenEWv2Y4OPFeVol1w3n0-2937LNkgI8

Anzi, la valutazione sulla didattica a distanza può generare anche ulteriore stress, che accumulandosi a quello che già si sta vivendo per le notevoli e necessarie condizioni di ristrettezze e di limitazione degli spazi e delle libertà individuali, può generare stati di ansia e di depressione che non giovano certo a garantire una serena e obiettiva valutazione dei probabili, o improbabili, risultati didattici che si sperano di ottenere. Inoltre  non vorremmo che i soldi destinati ad alunni non abbienti, per combattere la dispersione digitale, vadano dirottati dalle scuole su improvvisati e fumosi webinair a pagamento o enti privati di formazione, dal momento che già da soli, noi docenti stiamo utilizzando le gratuite google classroom

  • “Reddito di base di emergenza per l’UE” è una petizione rivolta all’Europa con la quale si chiede di: creare uno strumento finanziario guidato dall’UE per sostenere tutti gli Stati membri dell’UE nella rapida introduzione di un reddito di base incondizionato come misura urgente, per fornire un sollievo rapido e non solo formale a tutti gli individui e gli attori economici in Europa, la cui sicurezza economica e la cui esistenza è minacciata dalla crisi del coronavirus”. Quindi Firmiamo su:

https://you.wemove.eu/campaigns/Reddito-di-base-emergenza-in-europa?utm_campaign=JSE2UnOzOs&utm_medium=whatsapp&utm_source=share

Uno stato depressivo che a breve, non appena saranno esauriti gli ultimi risparmi dei lavoratori precari, in part-time, autonomi,  in nero o anche dei proprietari di attività commerciali “non strategiche”, che interesserà una miriade di persone che si ritroveranno nella indisponibilità a procurarsi del cibo e beni di prima necessità. Si deve prevenire questo inevitabile stato di cose fornendo una liquidità immediata alle famiglie e ai soggetti a rischio.

3)     “Basta morti, bisogna chiudere tutto”. Per il 25 marzo è stato indetto uno sciopero nazionale generale del sindacato di base USB che ha l’obiettivo di tutelare tutti quei lavoratori che sono stati lasciati esposti al rischio di contagio. Pertano aderiamo a questo sciopero.

“Per USB non solo rimangono intatti ma oggi diventano paradossalmente ancor più rilevanti quei caratteri di urgenza e di emergenza che l’hanno indotta a proclamare uno sciopero generale per mercoledì 25 marzo affinché tutte le attività effettivamente non indispensabili si fermino ed in difesa di tutti i lavoratori che comunque dovranno continuare a rimanere in servizio, perché si adottino veramente tutte le tutele di cui hanno diritto.”

Noi Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune aderiamo convinti che la tutela della salute collettiva, il sostentamento reddituale e la vita stessa vengano prima di tutto.