“La Scuola della Repubblica e la Legge 107/2015, le voci della politica italiana intervengono con riflessioni e proposte”

“La Scuola della Repubblica e la Legge 107/2015, le voci della politica italiana intervengono con riflessioni e proposte” è il titolo dell’evento organizzato da ‘Insegnanti calabresi – Partigiani della scuola pubblica’ e dal ‘Comitato per la scuola della Repubblica – Catanzaro e Provincia”, che si terrà venerdì 15 gennaio alle ore 17:00 presso la Sala delle Culture, nel palazzo della Provincia di Catanzaro. Per Insegnanti calabresi – Partigiani della Scuola Pubblica intervengono le Prof.sse Bianca Laura Granato e Rosella Cerra.
Ospiti gli onorevoli Silvia Chimienti e Paolo Parentela M5S, per Rifondazione Comunista Salvatore Belfiore, per il Comitato per la Scuola della Repubblica – Catanzaro e Provincia e SEL , Rita Militi. Prevista la presenza dell’Assessore Regionale Federica Roccisano, Formazione e Lavoro, che relazionerà sullo stato di avanzamento dell’alternanza scuola-lavoro in Calabria
«L’evento – commentano gli organizzatori – sarà un’occasione importante di confronto per approfondire i contenuti critici della riforma della Buona Scuola, approvata di recente dal Parlamento su indicazione del Governo Renzi. A seguito delle proteste dei mesi scorsi, è arrivato il momento di mettere al centro proposte condivise che possano ridare alla scuola pubblica il ruolo centrale che le spetta nella costruzione di una società moderna per il nostro Paese».

Gli esponenti dei Comitati organizzatori proseguono: «Studenti, insegnanti, dirigenti scolastici e semplici curiosi avranno l’opportunità di intervenire nel dibattito che seguirà gli interventi dei politici invitati. Un’occasione unica di confronto che porterà a riflessioni e proposte concrete sul futuro della scuola».
«L’evento – concludono- servirà anche a mantenere alta l’attenzione sulla riforma, che ormai sembra non fare più notizia sugli organi di stampa, nonostante i processi di attuazione in realtà incontrino numerosi ostacoli. Il futuro della scuola pubblica italiana è appeso ad un filo. È necessario intervenire subito per salvaguardare il futuro delle nuove generazioni e del Paese».

LOCANDINA DEF

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LE MANI DEL PRIVATO SULLA SCUOLA STATALE: PSP SI OPPONE CON FORZA

Chiudere i rubinetti, far venire sete e costringere la Scuola Statale ad arrendersi al Privato.
I nostri politici hanno scelto questa strategia e in Emilia Romagna è in atto un esperimento, Unindustria ci sta provando sul serio.
Ben tredici ore a settimana, in cinque classi prime medie di quattro Comuni della provincia di Bologna per lezioni di inglese, attività di laboratorio, supporto ai compiti ed educatori in mensa, con esperti scelti da Unindustria. Il progetto naturalmente ha un costo non indifferente, ma circa il 60% sarà detraibile fiscalmente per il privato.
Beneficenza? Certo che no! Il privato darà un indirizzo ad una fascia di studenti che hanno tra gli 11 e i 13 anni, “spingendoli” precocemente quindi verso un’educazione tecnica, in vista delle opportunità lavorative che verranno.
Tanti piccoli potenziali tecnici, che poi frequenteranno (sperano gli investitori) istituti tecnici a scapito delle altre scuole con altre materie e discipline. Un humus molto interessante per le industrie che avranno più materiale per selezionare i loro nuovi assunti, magari con costi inferiori nella formazione e stipendi più bassi, vista la quantità di aspiranti tecnici….
Renzi con la sua Buona Scuola l’ha detto chiaramente “bisogna affidarsi all’intervento dei privati”. Privatizzazione selvaggia, insomma, ciò che sarà privato non sarà di tutti, ma solo di alcuni, a scapito della libertà delle idee e della democrazia.
Noi Psp abbiamo messo in atto una campagna di informazione e presa di coscienza all’interno delle scuole, per far capire ai colleghi ed ai genitori che è necessario non concedere spazio al privato, nonostante le lusinghe e le proposte ‘generose’. Non è stato facile ….in alcuni casi, lo diciamo con orgoglio, abbiamo VINTO.

Noi vi accusiamo Sindacati confederali!

Ancora non comprendiamo l’immobilismo che ha contraddistinto voi FLC CGIL, CISL, UIL e SNALS CONFSAL nei giorni successivi allo sciopero oceanico del 5 Maggio 2015.
Avete preso tempo, atteso, riflettuto, senza rispondere ai nostri inviti, agli incoraggiamenti, agli incitamenti alla lotta, minacciando trionfalmente un autunno caldo, che ancora attendiamo.
Se pensate di rappresentare i lavoratori, in questo caso, li avete rappresentati assai male e ora chiediamo spiegazioni. E non le solite chiacchiere, perché dei giri di parole e dei parolai ne abbiamo fin sopra i capelli.
Un Movimento spontaneo come il nostro, forse, andava accolto, compreso, guidato per mano, perché espressione forte, significativa di una rinascita, di un risveglio categoriale, di una nuova presa di coscienza. E di certo di nuovi bisogni.
L’attacco alla scuola è mostruoso, mostruose le prospettive per alunni e docenti. I primi verranno adoperati senza tutele (né crescenti né decrescenti, giusto per ironizzare semanticamente), senza retribuzione: è l’Alternanza scuola/lavoro” che legalizza, nei fatti, lo sfruttamento degli alunni dai 16 ai 19 anni, giocando sulle loro aspettative e, cosa ancora più grave, sui loro bisogni, presenti e futuri.
Le famiglie pensano che finalmente i propri figli potranno svolgere un’esperienza lavorativa costruttiva e spendibile, ma capiranno presto che i risvolti sono altri.
I genitori più attenti lo hanno già compreso ed hanno iniziato l’azione di contrasto, quelli un po’ distratti li stiamo aspettando.
Le scuole verranno privatizzate, è questo il vero motivo per il quale tra le deleghe in bianco ce n’è una che riguarda la scuola dell’infanzia, così da poter decidere unilateralmente del destino di quel segmento di istruzione. Infatti la legge 107 ha escluso dal piano assunzionale solo i docenti dell’Infanzia e al comma 181 prevede il cofinanziamento di costi di gestione e la compartecipazione di enti territoriali e famiglie. Tutto questo verso quali prospettive proietta la scuola dell’Infanzia? Verso la privatizzazione con servizio esternalizzato e a pagamento da parte delle famiglie? I danni già le famiglie li vivono se pensiamo che in molti comuni non c’è l’asilo nido comunale, perché quelli privati, sovvenzionati anche con fondi degli enti territoriali, sopperiscono a tale servizio che la Costituzione, all’art. 33, vuole che sia statale. In Piemonte una legge regionale aveva addirittura assegnato capacità di veto alle scuole private nel caso in cui l’istituzione di una scuola pubblica avesse intaccato, riducendolo, il proprio bacino di utenza.
Poi c’è la possibilità di investire nelle scuole da parte dei privati con un recupero del 65% delle somme donate, perché la scuola è ormai un “brand”, secondo il sottosegretario Faraone, e quindi è giusto concedere ai privati uno “School Bonus” in cambio dell’adozione delle scuole a cui offrire magari servizi e prodotti e, in restituzione a queste “elargizioni” pseudo mecenatiche, defiscalizziamo chi finanzia progetti. Ora le aziende e i privati in genere quali scuole finanzieranno? La risposta la conosciamo tutti ed infatti si è parlato subito di scuole di serie A e B, dimenticando, questo Governo, che il dettato costituzionale dice altro e cioè che al centro si trova la “responsabilità” dello Stato di garantire un’istruzione di qualità per TUTTI.
I docenti, in un sol colpo, hanno dovuto sopportare un comitato di valutazione che elaborerà criteri arbitrari e difformi ovunque; un dirigente scolastico che, forse, avrà più potere di un dirigente d’azienda, decidendo quale sarà il progetto formativo della propria scuola in un triennio, quali docenti assumere, quali mandare nell’albo territoriale; gli albi territoriali con un ruolo regionale per i docenti, con la perdita della titolarità presso un’istituzione scolastica precisa, in un preciso comune, rischiando, magari a fine carriera, di essere sballottati chissà dove; un bonus di 500 euro per formarsi mentre il contratto è fermo da sei anni e la perdita in termini economici si avvicina in media ai 9000 euro lordi circa all’anno a docente; la perdita degli scatti al posto dei quali, solo una parte dei docenti a discrezione del dirigente, avrà un aumento che pare si aggiri intorno ai 6 euro circa al mese.
In tutto questo, dopo la sentenza della Corte di Giustizia del 26 novembre 2014 che obbligava lo Stato italiano ad assumere i precari storici, il Governo si è inventato un piano macchinoso di assunzioni in cui chi aveva maturato più punti negli anni, perché vantava maggiore esperienza, si è ritrovato ad essere assunto, spesso non sulla disciplina su cui ha sempre insegnato, ma sul sostegno, fuori provincia (cosiddetta fase B) e colleghi con meno punti invece, in fase C, sono stati assegnati alle proprie province e sulla materia. Mentre si preparava tutto questo, VOI SINDACATI, rappresentanti la categoria, dove eravate?
Forse al tavolo delle decisioni, incerti se porre veto perché il rischio era saltare da quella sedia su cui ormai vi siete arroccati? Perché non avete cercato nei lavoratori della scuola un appoggio realistico, senza incertezze, senza mezze misure e pure, se fosse stato il caso, contra legem, visto che si discuteva dell’esistenza e sopravvivenza di una categoria di tale importanza? Cos’è quella che qui mettiamo nero su bianco, senza timore alcuno: una istigazione all’eversione? No alla difesa della scuola, di ciò che rappresenta per noi docenti e per il futuro degli alunni. Liberi da interessi di lobbies, da commerci culturali, da imposizioni liberticide.
La Riforma Renzi-Giannini é una norma-colabrodo e non é difficile evidenziarne le incoerenze con la Costituzione e le leggi vigenti ( la più evidente la 241/90 sulla trasparenza nelle pubbliche amministrazioni) basta volerlo! Le RSU sono capillarmente distribuite in tutti gli istituti italiani, non dovrebbe essere impossibile per loro intervenire su quegli aspetti, di volta in volta in cui la norma viene applicata! Ci attendiamo di essere smentiti da fatti concreti, ci attendiamo una risposta forte da tutte quelle RSU che sono estranee alla linea dei vertici delle sigle sindacali confederali, affinché quella politica trasformista che ha distrutto l’identità del PD non distrugga anche quella di FLC CGIL ,CISL , UIL, GILDA e SNALS CONFSAL, con danno irreparabile per i lavoratori!!!!
Infine lanciamo un appello: Noi docenti PSP e tutte le sigle aderenti, tesserati e non, chiediamo alla base dei Confederali di avviare una seria ristrutturazione interna pretendendo dimissioni dei vertici sindacali immediate e irrevocabili. Chiediamo un radicale cambio di rotta, iniziative unitarie di lotta, sciopero e manifestazione nazionale contro la Legge 107, Rsu operative su programmi di contrasto concreti ed efficaci.

Sigle aderenti
1) Partigiani della Scuola Pubblica
2) Docenti per la Scuola Statale Pubblica
3) Associazione “Per la Scuola della Repubblica” Lamezia
4) Waterlooscuola
5) Movimento docenti autoconvocati Cosenza
6) Comitato per la scuola della Repubblica Catanzaro e provincia
7) Illumin’Italia

Insegnanti calabresi relatori al Convegno AND sulla Riforma

Gli “Insegnanti calabresi – PSP Partigiani della Scuola Pubblica” hanno partecipato al seminario che si é svolto oggi 18 novembre 2015 presso la scuola ITA di Catanzaro sulla legge 107/ 2015, organizzato dall’Associazione Nazionale Docenti (AND).
Tra i relatori la Prof. ssa Bianca Laura Granato (Comitato per la scuola della Repubblica Catanzaro e provincia – Insegnanti calabresi) ha spiegato, in modo chiaro e diretto, le lotte di questi mesi in difesa di tutti i diritti che i docenti vedranno scomparire nei prossimi anni. Ha evidenziato lo stato di precarietà entro cui, senza distinzione alcuna, tutti i docenti si ritroveranno in pochi anni, ha spiegato poi i danni nei confronti degli alunni, dietro promessa di formazione innovativa.
Il prof. Paolo Luciani ( AND e Movimento docenti autoconvocati di Cosenza) ha introdotto il tema oggetto del seminario e cioè la legge 107/2015 cosiddetta Buona scuola, evidenziando i numerosi punti ambigui presenti nel testo dietro cui si nascondono prospettive future per la scuola gravemente lesive dei diritti degli alunni e dei docenti.
Il prof. Greco, presidente AND, ha raccontato del suo impegno in favore della scuola presso le sedi istituzionali nei mesi passati, senza ottenere risultati perchè questo Governo non ha inteso salvaguardare il senso e il significato di fare scuola.
Ultimo intervento quello del prof. Bossio, docente di Pedagogia sociale all’ UNICAL, che ha evidenziato l’intento di indebolire la scuola pubblica al fine di creare una società debole da direzionare in modo consapevole.
L’incontro si è concluso con gli interventi del pubblico.

Insegnanti Calabresi – PSP Partigiani della Scuola Pubblica

Manifestazione 13 novembre, I Partigiani della Scuola Pubblica nelle Prefetture

Il 13 di novembre, approfittando dello sciopero della Scuola, indetto da Unicobas, Cobas, Anief e Cub, gli “Insegnanti calabresi-PSP Partigiani della Scuola Pubblica” e altre sigle aderenti (Illumin’Italia, Coordinamento scuole VT e Latina, Ass.ne Populus di Foggia, Partigiani della Scuola Pubblica Bologna), in più province d’Italia, presenteranno nelle Prefetture un documento di sfiducia alla legge di Riforma della scuola.
Partecipano le seguenti città:

1. Roma
2. Catanzaro
3. Cosenza
4. Crotone
5. Vibo Valentia
6. Reggio Calabria
7. Viterbo
8. Lecce
9. Catania
10. Caltanissetta
11. Bologna
12. Ravenna
13. Palermo
15. Latina
16. Ferrara
17. Modena
18. Teramo
19. Foggia
20. Udine
21 Genova
22. Matera e Potenza
23. Milano

Nella città di Catanzaro il corteo studentesco partirà alle ore 9 da Piazza Matteotti, attraverserà il corso Mazzini e giungerà in Piazza Prefettura.
Nella città di Lamezia il corteo studentesco partirà alle ore 9 dalla Scuola Magistrale e percorrerà il centro cittadino fino al Corso Numistrano.
Nella città di Reggio Calabria il corteo partirà da Piazza De Nava fino ad arrivare al Teatro Cilea.
Nella città di Cosenza il corteo partirà alle ore 9 da Piazza Loreto fino al Piazzale del Comune.
Nella città di Crotone ci sarà un sit in dei docenti in Via Palatucci e poi si recheranno dal Prefetto.
Una delegazione di studenti e docenti si staccherà dai manifestanti per raggiungere il palazzo della prefettura, dove consegnerà il documento al Prefetto, in presenza del quale lo sottoscriverà.
Gli studenti ed i docenti rivendicano nel documento una scuola libera e plurale; solidale e uguale; pubblica, statale e costituzionale
– Che abbia dei curricoli dotati di numero di ore sufficiente ad ampliare gli spazi di dibattito e di approfondimento in aula, a consentire il recupero dei soggetti svantaggiati e l’utilizzo della dotazione tecnologica dovuta ai POR FESR, nel rispetto della sentenza del TAR del Lazio n. 3527 del 2013 ed esecutiva n. 6438 del 2015, tuttora rimasta lettera morta, per cui il MIUR è commissariato;
– Che favorisca l’inclusione dei soggetti svantaggiati abbattendo il tasso di dispersione scolastica grazie anche alla riduzione del numero di alunni per classe e al mantenimento della figura del docente di sostegno alla didattica in aula;
– Che fornisca a tutti pari opportunità formative e giusto riconoscimento ad inclinazioni e merito,
– Che conceda anche nelle ore pomeridiane spazi autogestiti agli studenti per praticare attività di tutoraggio scolastico sia tra pari sia con i docenti, approfondimenti, ricerche, dibattiti, discussioni, abituando i giovani fin dalla tenera età all’esercizio della cittadinanza vigile e attiva.
– Che recluti i docenti secondo principi ispirati a trasparenza ed equità, e a questi principi e alla collegialità è affidata altresì la sua conduzione nella pianificazione dell’Offerta formativa.
La scuola invocata da alunni e docenti di tutta Italia, dunque, confligge apertamente con il dettato della legge 107/2015, di cui essi chiedono la sostituzione immediata negli aspetti che non riguardano il DEF, ritenendola un testo inemendabile essendo in contrasto palese con il dettato Costituzionale ed incompatibile con buona parte della legislazione vigente.

Non rubateci il docente di sostegno

sostegnoGli Insegnanti di sostegno lanciano un appello al mondo della scuola, ai genitori, alle associazioni, partiti, movimenti, collettivi e gruppi docenti: Lottiamo uniti contro l’abolizione del docente di sostegno e chiediamo appuntamento con Faraone:

“NON RUBATECI IL DOCENTE DI SOSTEGNO!

E’ di queste ore la notizia, osiamo dire discutibile, della riforma del sostegno che il Governo Renzi si appresta a definire unilateralmente, grazie alle deleghe in bianco che ha avocato a sé nella riforma 107/2015, cosiddetta Buona Scuola.
Il Governo non pensa più ad un insegnante di sostegno specializzato in attività di sostegno, ma ad un altro tipo di personale non docente che abbia competenze paramediche (!) con una formazione specifica sulle diverse disabilità gravi e che sappia somministrare le medicine. Quindi una figura anomala in ambito scolastico, dal momento che le scuole erano coadiuvate da assistenti alla persona per i bisogni fisiologici e da personale educativo che copriva le ore in cui l’insegnante di sostegno non era previsto .
Ogni scuola dovrebbe in futuro incaricare come tutor un docente specializzato che avrebbe il solo scopo di coadiuvare i docenti della classe , in cui è presente lo studente con disabilità, per la stesura del Piano educativo individualizzato.
Dimenticano forse che il docente di sostegno è ora coadiuvato nel proprio intervento didattico dall’equipè della ASL, solitamente formata da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo ed un assistente sociale? Per cui non pensiamo che sia proprio abbandonato alle proprie capacità d’improvvisazione, essendo lo stesso comunque specializzato e quindi in possesso di tutti gli strumenti per lavorare proficuamente.
Anche Dividere le carriere crediamo sia deleterio. Ed è vero pure che con la riforma Gelmini, anche nella scuola superiore, la divisione per aree disciplinari si sta superando, ma questo non ci sembra che abbia portato migliorie, anzi!
Infatti, se un alunno segue la programmazione di classe perché la sua disabilità non è gravissima, grazie alla vicinanza di un docente di sostegno, che è innanzitutto un docente disciplinare di una specifica area, che poi è quella in cui l’allievo presenta maggiore potenzialità, lo stesso potrà aver ben garantiti i risultati attesi.
Allora ci sembra opportuno rivolgere lo sguardo a chi la scuola la fa e non la teorizza e lo facciamo dicendo assertivamente “No all’idea di “medicalizzare” l’importante figura del docente di sostegno”; diciamo No alla possibilità di dover somministrare i medicinali di cui gli alunni necessitano, come prevede la proposta di riforma, perché troppo grande è la responsabilità che ne scaturirebbe;
le leggi-delega ancora da discutere in Parlamento, tramite le quali Renzi e la Giannini s’apprestano a completare l’opera di distruzione della vera Buona Scuola. In particolare: medicalizzando e marginalizzando la figura dell’insegnante di sostegno (trasformandolo in mera figura di sistema per ridurne il numero e scaricare i tagli sui diversamente abili, nonché sul resto del personale docente – con corsi farsa di 20 ore – e l’opera di integrazione, che in tal modo verrebbe negata ed affossata).
Proponiamo, pertanto, al sottosegretario Faraone un confronto pubblico sulla figura del docente di sostegno nei tempi e nei luoghi che vorrà indicarci, per garantire rispetto e dignità all’integrazione scolastica, che era il fiore all’occhiello dell’innovazione pedagogica in Italia!

Illumin’Italia
Insegnanti calabresi- PSP Partigiani della Scuola Pubblica
Docenti di sostegno italiani
Genitori con figli con bisogni educativi speciali e/o diversamente abili