PSP: CHIEDIAMO IL RINVIO DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 29 MARZO

logo-pspNoi Partigiani della Scuola Pubblica chiediamo con forza al presidente della Repubblica Mattarella il rinvio del referendum del 29 marzo, poiché ristretto, limitato ed in alcuni casi inesistente, è il dibattito referendario.

Inoltre per i prossimi giorni si prospetta ancora un ulteriore decremento degli incontri pubblici per poter confrontarsi su un tema molto importante che riguarda la riforma della Costituzione con il taglio del numero dei parlamentari.

È un tema importante che riguarda la democrazia del nostro Paese,  proprio perché riguarda il numero degli eletti in proporzione alla popolazione. Una scelta che, pur giustificata con un risparmio di risorse, potrebbe invece determinare una forte diminuzione della rappresentatività democratica del paese e quindi  penalizzerebbe le regioni con una scarsità di popolazione o con una popolazione in notevole decrescita

Ci uniamo quindi alla proposta del “Comitato per il No”, tra cui il costituzionalista napoletano Massimo Villone il quale ha affermato che il 29 marzo è una data troppo vicina e non è possibile fare una campagna referendaria come è giusto che ci sia.

Infatti, spiega Villone, che l’emergenza determinatasi per il coronavirus, segnala la necessità di un rinvio della data del referendum sul taglio dei parlamentari, poiché il decreto approvato per il contenimento della diffusione del virus, prevede la sospensione di manifestazione O iniziativa di qualsiasi natura di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico privato anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, quindi anche politico.

Le scuole devono essere necessariamente igienizzate durante la chiusura

 

Anche i PSP si associano all’appello[1], lanciato dall’Associazione Nazionale Docenti del 25 febbraio, alla chiusura delle scuole, per consentirne la igienizzazione. Un appello rilanciato nella giornata odierna[2] in cui si rimarca quanto sia importante e necessaria l’igiene nelle scuole.

Bene fanno molti comuni che si stanno attrezzando in materia autonoma, venendo meno, in maniera precauzionale, all’informativa del premier Conte che non riteneva necessaria la chiusura nelle scuole delle regioni non focolaio.

Ed è proprio in Calabria che apprendiamo che il sindaco di Cetraro ha disposto, a partire dal 27 febbraio e per i giorni 28 e 29, la “chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado al fine di consentire un’attività di disinfezione e derattizzazione degli edifici scolastici”, ritenendo quindi “necessario ed urgente provvedere ad una straordinaria disinfestazione, derattizzazione e successiva sanificazione dei locali scolastici di tutti i plessi ubicati nel territorio comunale”.

Si ritiene necessaria estendere questa procedura d’urgenza a tutte le strutture scolastiche, in special modo gli istituti comprensivi e le scuole dell’infanzia, atteso che i bambini facilmente si scambiano oggetti e cibo fra di loro, sfuggendo spesso ai più rigidi accorgimenti degli insegnanti, chiamati in causa ed in prima persona ad effettuare pratiche igienico-sanitarie straordinarie. Nelle scuole spesso si registrano situazioni di precaria igiene dovuta anche allo scarso personale preposto allo scopo, che in poco tempo e senza strumenti sufficienti devono pulire, igienizzare e rendere sicuri ambienti ampi e complessi.

In Calabria si stanno verificando massicci rientri da zone a rischio con insufficienti, ed in molti casi carenti, controlli tali da allarmare la popolazione, così come dichiarato due giorni fa alla stampa: “Qui non c’è nessuno, nè sanitari, nè protezione civile. Siamo scesi dall’aereo e come se niente fosse stiamo rientrando. Potremmo anche avere la peste e nessuno lo saprebbe”. Nessun controllo all’aeroporto di Lamezia Terme ieri sera sui passeggeri di un volo arrivato da Milano, almeno secondo quanto hanno riferito i diretti interessati”.

Se è vero che non bisogna creare allarmismi è anche vero che la popolazione debba essere messa nelle condizioni di non allarmarsi.

 

[1] https://www.tecnicadellascuola.it/coronavirus-land-a-conte-chiudere-le-scuole-per-il-tempo-necessario

[2]https://www.tecnicadellascuola.it/coronavirus-preoccupazione-per-scuole-con-carenze-igienico-sanitarie

PSP: Appello al Miur chiusura scuole nelle regioni interessate

Vista l’innegabile emergenza sanitaria del Coronavirus, che nelle ultime 48 ore ha assunto connotati di gravità anche in Italia, sia per la velocità di diffusione, sia per le modalità di trasmissione, i Partigiani della Scuola Pubblica chiedono al MIUR di prendere misure immediate di prevenzione per arginare l’epidemia e proteggere i propri cittadini: chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in tutte le regioni in cui sono state accertate positività al Coronavirus (ad oggi, Lombardia, Lazio e Veneto); sospensione dei viaggi e delle visite di istruzione; stop ai corsi di formazione in ambito territoriale; limitazione delle attività collegiali, da effettuare solo se necessario e a distanza, tramite l’uso delle tecnologie informatiche.

viruscoronaI Partigiani della Scuola Pubblica ringraziano quanti a Roma e nel Lazio stanno mostrando concretamente un notevole e apprezzabilissimo spirito unitario, al di là di tutte le spinte autonomiste, per la salvaguardia di un diritto fondamentale quale è il diritto alla salute.

Ancora ostacoli all’abolizione della chiamata diretta e degli ambiti territoriali. Ribadiamo un fermo NO alla Buona Scuola, alla Regionalizzazione e alla formazione del personale senza retribuzione, altrimenti faremo lo sciopero degli scrutini

 

camera-deputati-3-e1570553974340I Partigiani della Scuola Pubblica, i Comitati Lip per la Scuola della Costituzione e Professione insegnante denunciano lo stallo politico e le intenzioni di pezzi del Governo di mantenere lo status quo della Legge 107 del 2015, che portò il mondo della Scuola al grande sciopero del 5 maggio del 2015, indetto da tutte le sigle sindacali. Inoltre all’orizzonte, ma incombenti, l’obbligo di formazione dei docenti per un centinaio di ore a titolo gratuito e l’autonomia differenziata che, se dovesse colpire la scuola, cosa quasi certa, di certo procurerà dei danni irreversibili sui dipendenti della scuola tutti e sugli alunni che non avranno le medesime possibilità formative dei compagni residenti in regioni ben più ricche.

L’abolizione della Chiamata diretta e degli ambiti territoriali, passata già al Senato, sta incontrando altri ostacoli nella nuova maggioranza di Governo alla Camera.

PD, Italia Viva e Forza Italia si mettono di traverso sul provvedimento.1566919011-pd-governo

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In particolare, è svelata la doppia agenda sulla Scuola messa in atto dal Partito Democratico, che mentre lancia da qualche tempo messaggi rassicuranti su aumenti di stipendio scarsamente credibili perché inciderebbero di almeno 10 mld di euro sul bilancio dello stato, dall’altra parte pretende di mantenere le posizioni della legge 107, anche quelle più assurde e sconfessate dai fatti, quali la chiamata diretta e gli ambiti territoriali, addirittura a prezzo di condannare i docenti assunti o diventati soprannumerari tra il 1 settembre 2015 e il 31 agosto 2019 a rimanere titolari su ambito territoriale e soggetti quindi alla contrattazione precaria prevista dalla “Buona Scuola”.

Inoltre si profila all’orizzonte la temuta autonomia differenziata che arrecherebbe unnamedsolo danni alla Scuola Statale e di questo, ne abbiamo sempre parlato ampiamente sia a mezzo stampa sia nei convegni sul tema.

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Infine la ministra Azzolina ha messo nero su bianco nell’atto di indirizzo politico-istituzionale che il prossimo contratto nazionale dovrà definire il monte ore annuale obbligatorio per la formazione, ma inserire nel contratto le ore spese dai docenti per la formazione, comporterebbe un aumento dell’orario di lavoro che, in alcun modo, è accettabile sia svolto gratis

sciopero_scrutiniSe questo Governo non intende correre ai ripari, non si escludono forti disagi agli scrutini del secondo quadrimestre

Elenco delle città che hanno aderito ai presidi di domani contro la regionalizzazione del nostro Paese:

Ecco le città che hanno aderito ai presidi di domani (16/01/2020) contro la regionalizzazione del nostro Paese:

Città Luogo Giorno e ora

BARI davanti alla Prefettura Giovedì 16 gennaio ore 17.30

BOLOGNA volantinaggio durante la festa delle
sardine in Piazza VIII Agosto Domenica 19 gennaio ore 15.00

CATANIA davanti alla Prefettura Giovedì 16 gennaio ore 17.30

CATANZARO davanti alla Prefettura Giovedì 16 gennaio ore 16.30

CORATO (BA)gazebo davanti al Comune Giovedì 16 gennaio
ore 18.00

NAPOLI volantinaggio itinerante da Largo
Berlinguer alla Prefettura Sabato 18 gennaio ore 17.30

PADOVA davanti alla Prefettura
Venerdì 17 gennaio
ore 16.00

PAVIA Piazza Guicciardi Giovedì 16 gennaio ore 18.00

PISA Stazione ferroviaria Pisa centrale
Giovedì 16 gennaio
dalle ore 7.00 alle 8.00

POTENZA davanti alla Prefettura Sabato 18 gennaio ore 18.00

ROMA Piazza Oderico da Pordenone
sotto la Regione Lazio Giovedì 16 gennaio
ore 15.30

SALERNO Assemblea pubblica in piazza Vittorio
Veneto di fronte alla stazione centrale Giovedì 16 gennaio ore 17.00

TORINO Piazza Castello
davanti alla Prefettura Lunedì 20 gennaio ore 17.00

VIAREGGIO Al Mercato Giovedì 16 gennaio dalle 9 alle 10

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Giovedì 16 gennaio ore 16:30 presso la Prefettura di Catanzaro presidio contro l’autonomia differenziata.

Giovedì 16 gennaio ore 16:30 presso la Prefettura di Catanzaro presidio contro l’autonomia differenziata.
Questa iniziativa è organizzata a livello nazionale dal “comitato contro qualsiasi autonomia differenziata per l’unità della Repubblica e la rimozione delle diseguaglianze“.
Partecipano diverse città italiane.
Catanzaro aderisce.
Tra i promotori anche i Partigiani della Scuola Pubblica.

 

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Un successo la staffetta interregionale contro autonomia differenziata

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Un successo la staffetta interregionale contro autonomia differenziata

Il “Comitato territoriale contro qualsiasi autonomia differenziata” e i “Partigiani della scuola pubblica” si ritengono soddisfatti per la partecipazione calabrese, a Lamezia Terme, di sabato 14 dicembre 2019, all’evento nazionale-staffetta promosso nella Settimana dal 9 al 14 Dicembre

Comunicato Stampa

L’incontro è stato fissato dal “COMITATO NAZIONALE CONTRO QUALSIASI AUTONOMIA DIFFERENZIATA PER L’UNITÀ DELLA REPUBBLICA E PER LA RIMOZIONE DELLE DISEGUAGLIANZE”, come settimana di mobilitazione e controinformazione sulla disarticolazione politica, economica, istituzionale e sociale che l’Italia sta rischiando con l’autonomia differenziata.

L’evento staffetta si è tenuto in contemporanea su tutto il territorio nazionale, nelle città che hanno aderito, per ribadire il nostro NO ad una riforma miope ed errata che acuisce i divari nel campo della Salute, della Scuola, delle Infrastutture, della Protezione Civile, del Lavoro, delle Attività Produttive, dell’Energia, dei Beni Culturali e dell’Ambiente e che trasforma i diritti in beni o prodotti di consumo a vantaggio dei più abbienti.

Il Comitato intende sottolineare la portata eversiva del disegno reazionario e incostituzionale del regionalismo differenziato.
La minacciata approvazione del “regionalismo differenziato”, un’interpretazione estremista, ma comunque prevedibile, dell’art. 116 Cost., terzo comma, come modificato nel 2001, deve essere letta in tutta la sua portata eversiva e perciò contrastata senza incertezze.

E non è nemmeno solo una questione di compatibilità finanziaria e di sottrazione di risorse, bensì di vero e proprio attacco all’unità morale e culturale del Paese, atteso che spezzare l’unità sul tema fiscale, su tutte le norme che riguardano l’istruzione (nonostante gli accordi raggiunti fra sindacati e Governo di cui non si può che dubitare, per il parallelo e incompatibile accordo con le Regioni) e sugli altri diritti sociali, per tacere delle altre materie che sarebbero trasferite, vuol dire dissestare buona parte dell’impianto costituzionale; per di più, tramite una legge ordinaria.

Pertanto il Comitato chiede al consiglio comunale e a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione fattivamente contro il regionalismo differenziato

Di rilievo la qualità degli interventi che ha visto alternarsi al microfono:
per la SCUOLA, Rosella Cerra, Daniela Costabile, Gianfranca Bevilacqua, Ippolita Riommi, Daniela Grandinetti, Giorgia Gargano, Francesco Polopoli e Pino Pugliano
Per la SANITÀ
Rosa Tavella, Cesare Perri e Anna Rotella

Poi i Sindacati della scuola, CGIL e Gilda con
Arnaldo Maruca (segretario provinciale) e Antonino Tindiglia (coordinatore regionale).

E’ intervenuta anche l’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con
Mario Vallone
L’Università con il giovane Riccardo Piacente,
l’ ENERGIA con
Rosella Cerra

Sono intervenuti anche gli Avvocati
Italo Reale e Giancarlo Nicotera Presidente dell’AFI

Infine Per i Trasporti il ferroviere Franco Pellegrino
Pertinenti e compiuti anche gli interventi dal pubblico, attento e coinvolto

“Comitato Nazionale contro qualsiasi autonomia differenziata”: Foto evento in Calabria sul tema della regionalizzazione del nostro Paese. La Staffetta si è tenuta in contemporanea su tutto il territorio nazionale, nelle città che hanno aderito alla settimana di mobilitazione e controinformazione

Il “Comitato nazionale contro qualsiasi autonomia differenziata per l’Unità della Repubblica e per la rimozione delle diseguaglianze” e i “Partigiani della scuola pubblica” ringraziano tutti i partecipanti di ieri al dibattito sulla imminente regionalizzazione del nostro Paese, che investirà anche tutto il mondo del lavoro.

L’evento staffetta di ieri si è tenuto in contemporanea su tutto il territorio nazionale, nelle città aderenti alla settimana di mobilitazione e controinformazione sul tema della regionalizzazione o autonomia differenziata.

Ribadiamo il nostro NO ad una riforma miope ed errata che acuisce i divari nel campo della Salute, della Scuola, delle Infrastutture, della Protezione Civile, del Lavoro, delle Attività Produttive, dell’Energia, dei Beni Culturali e dell’Ambiente e che trasforma i diritti in beni o prodotti di consumo a vantaggio dei più abbienti.

Interventi di
SCUOLA
Rosella Cerra, Daniela Costabile, Gianfranca Bevilacqua, Ippolita Riommi, Daniela Grandinetti,  Giorgia Gargano, Francesco Polopoli
SANITÀ
Rosa Tavella, Cesare Perri e Anna Rotella
Sindacati della scuola CGIL e Gilda
Arnaldo Maruca e Antonino Tindiglia
Anpi Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Mario Vallone
Università
Riccardo Piacente
ENERGIA
Rosella Cerra
AVVOCATI
Giancarlo Nicotera e Italo reale
Trasporti
Franco Pellegrino
Interventi dal pubblico di Marco Ammendola, Daniela Fittante, Eleonora Longo, Antonio Pujia

 

MINISTRO PER IL SUD PROVENZANO COME I PARTIGIANI DELLA SCUOLA PUBBLICA: BEFFATI. LA VICEMINISTRA ALL’ECONOMIA LAURA CASTELLI [M5S] PROVA A SMENTIRE I DATI.

Il primo ottobre veniva annunciata la proposta[1] per il Mezzogiorno del neo-ministro per il Sud Giuseppe Provenzano:

“Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, ha annunciato il suo piano per il Mezzogiorno: si parte proprio dalla scuola, con investimenti sugli asili nido.

Per la scuola del Sud 15 miliardi di euro, un piano mirato per fermare l’emigrazione dei giovani dal Mezzogiorno al Nord o all’estero. Scuole aperte tutto il giorno e investimenti per gli asili nido, così che si pensi non solo ai bambini ma anche ai genitori dando spazio al potenziale delle donne”.

 

Come Partigiani della Scuola Pubblica avevamo individuato lo stesso tipo di intervento[2]:

“Per invertire la tendenza occorre investire al Sud ed evitare lo spopolamento e favorire la crescita occupazionale. A cominciare dagli sili nido e dal tempo pieno nelle scuole. Creando e favorendo quindi una doppio canale lavorativo, sia degli occupati direttamente nelle strutture scolastiche (quindi insegnanti, personale educativo e ausiliario, imprese di pulizia) sia delle famiglie in favore maggiormente dell’occupazione femminile, che ricordiamolo è fra la più bassa in europa. Il 63,3% è la media UE, mentre al Sud si ha Basilicata, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia nelle ultime sei con valori del tasso di occupazione intorno al 30-35%”.

Apprendiamo che il fondo destinato agli asili nido per il 2020 è composto da due porzioni. Una di 520 milioni proviene dalla manovra di bilancio, e una seconda di 249 milioni dal fondo della 107 per l’asse 0-6 [all’origine era di 209 milioni ai quali il ministro Fioramonti ha aggiunto altri 40]. Un totale di 769 milioni.

Ma apprendiamo nella mattinata del 15 novembre anche la notizia[3] dal quotidiano “il Mattino di Napoli” da un articolo a firma di Marco Esposito [autore del best seller “Zero al Sud” in cui ha denunciato gli zeri proprio di asili nido al Sud] Piano asili, beffa per il Sud: solo il 24% dei fondi 2020”.

 

Insomma nemmeno il 34% che prevede la legge. Una stortura che spiega ancora il giornalista:

I 520 milioni per i nidi gratis saranno gestiti dal ministro della Famiglia Elena Bonetti [area PD] e inevitabilmente andranno di più al Nord perché lì sono i servizi e quindi lì devi concentrare i bonus. In base ai posti disponibili (tra pubblici e privati) si può stimare che il Sud si debba accontentare del 17%. L’altro tesoretto, da 249 milioni, dovrebbe essere destinato soprattutto al Sud, perché gli asili nido vanno costruiti dove mancano. Invece la quota per il Mezzogiorno è il 37%, poco più del 34% di base. Esposito spiega il perchè:

Se i riparti finali saranno questi, il Mezzogiorno avrà 92 milioni sui 520 per i nidi gratis e 92 milioni su 249 per costruire i nidi dove mancano. Il totale fa 184 milioni su 769 ovvero il 24%. Quota 34%, insomma, continua a essere un miraggio. Chi ha di più, avrà di più. Anche a tre anni d’età”.

Di tutto ciò intendiamo chiedere conferma innanzitutto al ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, poiché, provenendo egli dallo Svimez sappiamo conosca molto bene cosa è costato finora al Sud la mancata attuazione della clausola del 34% e la deviazione costante dei fondi dello stato in favore delle regioni del Nord. Nella giornata di ieri è intanto giunto un video[4] fatto dalla viceministra all’Economia Laura Castelli del M5S nel quale cerca di chiarire la posizione del Governo relativamente alla descrizione fatta da Marco Esposito. Di fatto conferma le cifre. 209 milioni di euro dalla “Buona Scuola” ripartiti secondo i criteri fissati dal precedente governo (quindi con gli zeri al Sud) ai quali hanno aggiunto 40 milioni da ripartire secondo il criterio perequativo, ossia favorire maggiormente le aree dove il servizio è assente [ed ecco erchè di fatto viene garantito che non vi saranno più comuni con zero servizi per l’infanzia]. La Castelli spiega che è stato creato un altro fondo specifico per la costruzione e messa in sicurezza degli asili nido di 2,5 miliardi di euro all’interno di un fondo più ampio di 33 miliardi per gli enti territoriali da investire a partire da quest’anno fino al 2034. Per questa spesa verrà applicata, garantisce la viceministra, la clausola del 34%, come prevede del resto la legge fortemente voluta dal governo Conte 1 e Conte 2.  Pertanto si chiede come il giornalista Esposito abbia calcolato il 24% dei servizi al Sud.

La risposta di fatto è in una tabella che Esposito ha pubblicato ieri.

In essa vengono anche evidenziati i fondi per gli asili gratis, concentrati in maggiore consistenza nelle regioni del Nord, perché il bonus si dà agli iscritti, quindi dove le strutture già ci sono! Di questo la Castelli nel video non ne ha parlato. Ma sicuramente ci sarà modo di approfondire tutte le evoluzioni. Importante è essere vigili e chiedere spiegazioni. Così come ci aspettiamo anche una risposta dal ministro per il Sud Giuseppe Provenzano.

[1] https://www.tecnicadellascuola.it/tempo-pieno-e-asili-nido-per-aumentare-loccupazione-al-sud https://www.orizzontescuola.it/tempo-pieno-a-scuola-e-investimenti-negli-asili-nido-ecco-il-piano-per-il-sud/

[2] https://www.orizzontescuola.it/psp-evitare-spopolamento-al-sud-cominciando-dal-tempo-pieno-nelle-scuole/

[3] https://www.ilmattino.it/economia/piano_asili_beffa_sud-4863660.html

[4] https://www.facebook.com/LauraCastelliPortavoce/videos/609866176416853/

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Prof.ssa Rosella Cerra per i PSP

EQUIPARAZIONE DEGLI STIPENDI DEGLI INSEGNANTI DELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO

StrAjgsRuLWDJVW-800x450-noPadNella mattinata di martedì 11 novembre su “Tecnica della scuola” è partita un sondaggio su quanti sono favorevoli ad una equiparazione degli stipendi per i docenti di ogni ordine di scuola, dall’infanzia alle superiori di secondo grado. Il sondaggio è accompagnato da un video illustrativo del vicedirettore di TS Reginaldo Palermo, spiegando in premessa che la Professione Docente è unica, per tutti gli ordini di scuola. Il tutto scaturito da una proposta di legge del deputato siciliano del PD Fausto Raciti.

Come Partigiani della Scuola Pubblica, in occasione dello sciopero del  25 ottobre abbiamo espresso chiaramente che sosteniamo questo principio: “I partigiani della Scuola Pubblica, insieme a tutte le altre sigle aderenti chiedono che venga corrisposto un aumento di stipendio, … , che tenda ad una perequazione retributiva per i docenti di ogni ordine e grado, perché è meglio iniziare un percorso di adeguamento progressivo per tutti i docenti, che lasciare ancora il problema a maturare fino a far implodere un sistema scolastico già fortemente provato”.

Una rivendicazione che si sta portando avanti da alcuni anni, come espresso anche in un corso di formazione tenuto a Lamezia Terme il 23 maggio del 2017 sulla riforma della scuola per l’asse 0-6 anni.

Non è la prima volta che vengono fatti sondaggi e petizioni sui social. Qualche mese fa è stata lanciata la petizione da Funzione Docente, rivolta all’allora ministro Bussetti. Veniva evidenziato che:

Tenuto conto che le scuole di ogni ordine e grado rientrano nel più ampio spettro della Pubblica Amministrazione, ai sensi dell’art.1 comma 2 del d. lgs. 165/01 in quanto amministrazione di stato;

Ritenuta Unica La Funzione Docente in Italia, come definito dall’art. 395 del D.Lgs. 16-4-1994, n.  297;

Considerato che non risulta normata in alcun modo una differenziazione qualitativa, tra docenti di diverso ordine di scuola per quanto permanga, invece, una sperequazione in ordine alla quantità di lavoro svolto ed alla retribuzione percepita;

Si ritiene necessario un intervento normativo volto a salvaguardare il principio di equità del settore professionale.

La Funzione Docente in Italia è Unica e percorreremo tutte le possibili strade per sancirlo”.

 

Ancor prima, due anni fa, è stata lanciata la petizione dalla docente Ilenia Barca che chiedeva la medesima cosa “EQUIPARAZIONE DI STIPENDI E ORE DI SERVIZIO TRA DOCENTI ITALIANI PER OGNI ORDINE E GRADO”. Specificando che: “Nell’epoca in cui per accedere all’ insegnamento di qualsiasi ordine e grado d’istruzione è prevista la laurea, in cui tutti i docenti sono laureati o addirittura in possesso di titoli post lauream non è pensabile ne tollerabile questa diversità di trattamento, legata a vecchi schemi”.

Pertanto: “Vogliamo rivendicare il principio secondo cui è inaccettabile l’ingiusta distribuzione economica e di ore di servizio in virtù di un principio totalmente errato vigente solo in Italia, secondo cui chi più lavora (docenti dell’Infanzia e della Primaria) meno percepisce rispetto ai colleghi dei gradi s’istruzione superiore come stipendio per il lavoro svolto”.

Ma anche il neo segretario del PD Zingaretti, quando ancora non era al governo con il M5S ha dichiarato:

Subito legge per aumentare gli stipendi ai docenti”. E ha rilanciato: “per chiedere l’aumento dei salari a tutti i maestri e le maestre e l’apertura a tempo pieno delle scuole del paese”.

Ma ciò che è di fatto più inaccettabile è che con gli anni di servizio la discrepanza fra i vari ordini di insegnamento aumenta anziché diminuire.

Come si evince dalla sintesi in tabella la discrepanza fra gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria con gli insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado diventa notevole oltre i 21 anni di servizio. Non vi è quindi alcuna motivazione che giustifichi l’incremento della disuguaglianza, poiché se la motivazione è il titolo di studio, questo non “lievita” e non aumenta di peso e di valore con gli anni di servizio.

Anni di servizio Docente inf. e primaria Docente diplomato secondaria grado (II) Docente laureato sec.I Docente laureato sec. II Δ discrepanza fra infanzia e sec.II Δ fra sec.I e sec.II
0-2 18.490 18.490 20.068 20.068 1.580 —-
3-8 18.990 18.990 20.662 21.205 2.215 543
9-14 20.528 20.528 22.433 23.024 2.496 591
15-20 22.325 22.325 24.517 25.268 2.943 751
21-27 24.069 24.925 26.542 28.126 4.057 1.584
28-34 25.790 26.632 28.527 29.999 4.209 1.472
35 27.071 27.928 29.999 31.429 4.385 1.430

Ma sempre rimanendo nella categoria dei laureati, c’è una discrepanza crescente anche fra i docenti delle scuole superiori di primo e secondo grado dai tre fino ai 27 anni di servizio, con una lieve diminuzione per gli anni successivi. Tutto ciò senza una giustificazione apparente. Difatti il titolo di studio non cambia. Sembrerebbe che si voglia dare una maggiore importanza all’insegnamento nelle scuole di secondo grado. Ma allora neanche in questo caso è giustificata la minore retribuzione riservata agli insegnanti diplomati delle scuole superiori, essendo per questi prevista una retribuzione quasi uguale agli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria.

Ma oltretutto con la legge di stabilità 2017 (allegato B della legge 215/2017), il lavoro dell’insegnante nella scuola dell’infanzia è stato definito “gravoso”; con gli anni semmai aumenta il carico di responsabilità e di pesantezza del lavoro con l’infanzia, quindi semmai è il lavoro con questa fascia di età a dovere avere un aumento proporzionale di retribuzione con gli anni di servizio maggiore che negli altri ordini di scuola. Unico “premio” per compensare il lavoro gravoso è l’anticipo del pensionamento a 63 anni, con un assegno che non supera i 1.500 euro mensili. La definizione di lavoro “gravoso” è la seguente: “attività lavorativa per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo”.

La modalità secondo cui la discrepanza aumenta con gli anni è quella di stabilire la stessa percentuale di aumento per tutti gli stipendi, come ha evidenziato Reginaldo Palermo nel video di accompagnamento del sondaggio: “L’atto di indirizzo della ministra Madia parlava di aumenti inversamente proporzionali allo stipendio percepito [per consentire quindi una diminuzione del gap] ma alla fine sindacati e Aran hanno sottoscritto un contratto con il 3,48% di aumento per tutti”. Per invertire la rotta bisognerebbe prevedere un aumento del 2% ai docenti delle superiori e del 5% ai docenti di infanzia e primaria”.

Il sondaggio alle ore 10.30 della mattina del 13 novembre ha registrato 3262 voti, con una percentuale del 62% a favore dell’equiparazione.

Può non essere rappresentativo di tutta la categoria, ma sicuramente rappresenta un dato non trascurabile come indagine a campione.

Un ultimo confronto lo vogliano fare con gli altri paesi europei. Nella tabella una sintesi per alcuni di essi.

  Retribuzione tabellare dei docenti in alcuni paesi europei
Paese Scuola Primaria Scuola secondaria di I grado Scuola secondaria di II grado Δ fra primaria e sec.II a fine carriera
  Inizio carriera Fine carriera Titolo di studio Inizio carriera Fine carriera Inizio carriera Fine carriera  
Italia 22.394 32.924 Laurea: per primaria legge 28 marzo 2003 n. 53, art. 5; per infanzia decreto 380, 2017 24.141 36.157 24.141 37.799 4.874
Germania 38.395 51.168 Diploma di scuola secondaria o corso post-diploma 42.873 56.864 46.374 63.944 12.776
Francia 20.642 39.385 laurea triennale o quadriennale 23.029 41.898 23.219 42.107 2.726
Spagna 30.061 42.625 diploma di Maestro o un diploma di Laurea di primo livello 33.662 47.190 33.662 47.190 4.565
Austria 26.426 50.738 Diploma di scuola secondaria o corso post-diploma 29.074 61.181 29.074 61.181 10.443
Belgio 25.120 43.333 laurea triennale o quadriennale 25.120 43.333 31.423 54.974 11.614
Portogallo 25.758 52.441 laurea triennale o quadriennale 25.758 52.441 25.758 52.441 0
Cipro 17.946 39.292 laurea triennale o quadriennale 17.946 39.292 17.946 39.292 0
Finlandia 25.617 33.317 laurea triennale o quadriennale 27.666 35.983 29.338 38.843 5.526
Media UE 25.249 42.599   26.852 45.280 27.280 46.745  

Ciò che si evince da tale tabella è che la retribuzione media europea è superiore a quella italiana per tutti gli ordini di scuola.

La discrepanza fra retribuzione degli insegnanti della primaria e delle secondarie di II grado e molto elevata in Germania, oltre i 12.000 euro. Ma per l’insegnamento nella primaria non è necessario il titolo di studio accademico. Discrepanza oltre i 10.000 euro anche il Austria e in Belgio. Discrepanza molto simile in Spagna e in Finlandia. Un dato significativo è rappresentato dai due stati, Portogallo e Cipro, ove già si ha una perequazione retributiva.

Ciò che si vuole evidenziare è la differenza di trattamento economico in relazione al titolo di studio. Una qualche giustificazione infatti sulla presenza della discrepanza in quasi tutti i paesi europei potrebbe essere sempre legata al titolo di studio. In Germania ed Austria, dove la discrepanza supera i 10 mila euro, non è necessaria la laurea per insegnare nelle scuole di base.  Ma in effetti anche laddove è prevista la laurea o corso post-universitario, permane la differenza. Differente nel caso del Belgio, ove la differenza è anche notevole, 11.614 euro, mentre il titolo di studio richiesto sarebbe accademico.

Un altro interessante termine di lavoro sarebbe l’orario settimanale dei docenti dei vari ordini di scuola nei vari paesi. Consideriamo una tabella elaborata dalla Gilda

In questa analisi non è stata considerata la scuola dell’infanzia, che in Italia prevede 25 ore settimanali frontali. Sempre più penalizzata anche nel confronto con i valori medi europei che sono di media 19,6.

Non è facile reperire i dati. Pertanto come Partigiani della Scuola Pubblica stiamo già organizzando dei corsi di formazione per docenti su questo tema con i sindacati per poter approfondire e trovare i “valori medi” giusti per tutti.