PSP, ASIS e ANPI: Seminario a Caulonia (RC)”Costituzione e autonomie differenziate”. Quale futuro per il Sud?

locandina cauloniaIl 9 aprile 2019 presso la Biblioteca comunale di Caulonia (RC) si è tenuto il convegno “Costituzione e autonomie differenziate” organizzato dall’Associazione Scuola Insegnanti Specializzati, dai Partigiani della Scuola Pubblica e dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Reggio Calabria.

Tra i relatori sono presenti:

per i Partigiani della Scuola Pubblica, l’Avv.to Gianfranca Bevilacqua, per l’associazione insegnanti specializzati, Mimmo Iacopino, per il Sud che sogna, Francesco Emanuele Capogreco, per l’Associazione Nazionale Partigiani, Sandro Vitale. Presenti al tavolo dei relatori, il Sindaco di Polistena (Michele Tripodi), di Roghudi (Pierpaolo Zavettieri) e di Caulonia (Caterina Belcastro). Ancora al tavolo dei relatori: Federica Roccisano (economista) Vito Pirruccio (dirigente scolastico) Mimma Pacifici (CGIL Locri) e don Pino de Masi referente di Libera antimafia.

Ha introdotto il dibattito il moderatore, Prof.re Lucio Ficara, giornalista della Tecnica della scuola che ha dichiarato: “I docenti scolastici saranno dipendenti regionali e non ci saranno aumenti stipendiali neanche per i docenti del nord. Ci saranno invece tutti i problemi che la regionalizzazione comporta

Interviene Caterina Belcastro, Sindaca di Caulonia, rapprensentando i rischi, le preoccupazioni e le ripercussioni del regionalismo differenziato, sottolineando che ci sarà una sorta “secessione” dei ricchi, una modifica in peius. “Le regioni che oggi sono più ricche, lo diventeranno ancora di più a scapito di quelle povere. Ciò si ripercuoterà inevitabilmente sulla qualità della vita dei cittadini arrecando notevoli pregiudizi soprattutto nella sanità e nell’istruzione. La proposta, che poi è un auspicio, è il rilancio della questione meridionale, ormai cancellata da questo scellerato patto di governo.”

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Il Prof.re Mimmo Iacopino dell’ASIS ha ringraziato tutti i presenti e ha ribadito l’importanza di portare avanti iniziative di questo tipo per sensibilizzare la popolazione sul tema scottante della regionalizzazione.

Sandro Vitale dell’Associazione Nazionale Partigiani, ha dichiarato che la Costituzione scritta dai padri costituenti deve essere il nostro faro e la regionalizzazione frammenta, non unisce questo Paese, già diviso tra nord e sud, e afflitto da annosi problemi che hanno caratterizzato la nostra storia. Infine ha ricordato tutti i tentativi storici di smantellare la costituzione, dal grosso errore del 2001 fino al refererendum renziano del 4 marzo.

 

Poi ha preso la parola la Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua che tratta il tema della Costituzione e autonomie differenziate

Il tema di oggi è, ancora una volta, un tema di “abusi” e prevaricazioni, nella forma più odiosa e gretta, perché perpetrata dai ricchi a danno dei “poveri”. Ma attenzione a non pensare che si tratti dell’ennesima lamentatio del Sud, scansafatiche e parassita, ai danni del Nord, alacre e instancabile! Niente di più falso e fuorviante. Cerchiamo insieme di capire perché.

L’Autonomia differenziata, erroneamente spesso sintetizzata col termine “sbrigativo” di Regionalizzazione, è un processo avviato da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, cui seguono attualmente altre 11 Regioni, tendente a far sì che esse Regioni possano godere di autonomia e potere decisionale su molte materie di rilevanza costituzionale e, soprattutto, mettere le mani e gestire da sé le risorse economiche e i fondi necessari per attuarle nei rispettivi territori.

I meno avveduti, anche meridionali, sono indotti a commentare: “Beh, è giusto così, il Sud e i suoi amm.ri hanno spesso dato dimostrazione di inarginabile incapacità –volendo essere “gentili”!- o, nella più frequente delle ipotesi, di appropriazione indebita di fondi pubblici!”

E la falsa informazione, su cui far correre velocemente la propaganda di certo regime, è bell’e confezionata. Ma…non è così. Certo, episodi di tal fatta hanno storicamente connotato la storia dell’uomo, ma al sud, così come al nord. Questa però è un’altra storia, molto meno “raccontata”, perché le forze del Potere, quello cattivo, viaggiano più ad “alta velocità” sui binari dell’ignoranza e della disinformazione.

E’, invero, la storia dei “fabbisogni standard”. I fabbisogni standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente.

È un coefficiente di riparto che esprime, posto pari a 1 il fabbisogno complessivo di uno specifico servizio, la quota di pertinenza di ogni comune, ed è alla base del calcolo e della stima della porzione di risorse, derivante dal gettito fiscale, che lo Stato è chiamato a trasferire e/o restituire alle Regioni per la gestione dei bisogni dei rispettivi abitanti.

E’ evidente allora che la loro quantizzazione deve rapportarsi ai bisogni specifici di quelle popolazioni e di quei territori presi in considerazione: in altri termini, e a mero titolo esemplificativo, quanti giovani da istruire, quanti anziani/disabili da assistere, quanta porzione di territori franati e/o alluvionati da mettere in sicurezza.

Questi criteri non sembrano però sufficienti al Veneto e al suo Governatore, che ne propongono l’integrazione in proporzione al gettito fiscale, ossia alla ricchezza di quegli stessi cittadini.

In pratica, per poter “godere” di certi servizi, non è più sufficiente essere cittadini italiani, ma diventa indispensabile essere cittadini italiani di una regione italiana ricca, così letteralmente ribaltando 1 dei principi fondanti della ns. Costituzione,

il principio di uguaglianza sostanziale, la cui attuazione rimane compito precipuo della Repubblica, ex art. 3 II comma., non basta.

Risale al ’01 la pronuncia della Corte Costituzionale che ha sentenziato il vuoto normativo afferente alla mancata definizione, a cura dei vari Governi che si sono succeduti, a tutt’oggi, dei LEP, da garantire inderogabilmente e in misura omogenea, a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti. E allora, com’è possibile procedere in senso inverso, cioè, se non si conosce ancora l’entità dei lep, come si può correttamente stabilire l’entità delle risorse da erogare alle diverse Regioni?

E balza subito evidente l’intento criminoso di certi politici: in 18 anni non si è ancora riusciti a quantizzare i lep, mentre in pochi mesi sono già chiarissimi i contorni del processo di autonomia differenziata sfrenata, tanto da porla come elemento di ricatto per la sopravvivenza dell’esecutivo in carica: “o si fa la regionalizzazione o il governo cade!” Tutto questo è inaccettabile.

 

La regione Veneto rivendica per sé il potere normativo e gestionale esclusivo di tutti i più rilevanti servizi pubblici nazionali, giungendo così al graduale smantellamento di una programmazione infrastrutturale del Paese: la C.i.g., la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, la contrattazione nel comparto sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni dell’impatto sul territorio dei vari impianti industriali, le concessioni idroelettriche e stoccaggio gas, le autorizzazioni per le concessioni elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la Protezione civ., i VV. del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti, la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’IStat, il CoReCom –da sostituire all’AGCom, le professioni non ordinistiche, e, naturalmente, l’offerta formativa scolastica: la facoltà di scegliere i docenti su base regionale, il diritto di stabilire l’entità dei contributi alle scuole paritarie, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, la formazione universitaria, con il definitivo perfezionamento del processo di annientamento della Scuola Una e Pubblica, già iniziato da qualche anno.

 

Ma è evidente che tutto questo niente ha a che fare con un processo, pur accettabile, di “riconoscimento e promozione delle autonomie locali e di ampio decentramento amministrativo”, ex art. 5 Costituzione: questa è vera e propria secessione, in quanto tale assolutamente inammissibile, anzitutto perché contraria alla Costituzione; poi perché perpetrata arrogantemente da chi da sempre ha saccheggiato e impoverito, economicamente e culturalmente; e infine, perché foriera di conseguenze pesantissime e distruttive sull’universo Scuola, da tutelare assolutamente, perché alla base di un futuro “pulito”, impedendone la degenerazione da Istituzione a servizio, da Statale a regionale, da Diritto a servizio aziendalistico, da Libera a neoliberista.”

Mimma Pacifici della CGIL Locri, interviene dichiarando  che bisogna continuare a parlare con la gente facendo più riunioni possibili perché questo è l’unico strumento che abbiamo per informare la gente. Inoltre ha ribadito che è necessario portare avanti questa battaglia non da meridionalisti ma come problema del paese. Poi Rispetto alla scuola ha ribadito le preoccupazioni manifestate un po’ da tutti, sottolineando però che serve fare una battaglia seria per il tempo pieno obbligatorio.

Federica Roccisano (economista) invece sostiene che “Avversare questo tipo di Regionalismo Differenziato deve diventare una missione per ognuno di noi; occorre mobilitare le coscienze e coinvolgere tutti: dal cittadini al rappresentante delle istituzioni. Non possiamo consentire, infatti, che si legittimi un sistema che invece di ridurre le diseguaglianze tra i cittadini le ampilifica, specie se consideriamo quanto sarebbe grave se questo avvenisse nella scuola, la principale agenzia educativa che deve rendere tutti gli studenti uguali, che nella sanità a danno dei più vulnerabili.”

Emanuele Capogreco, in rappresentanza del Sud che Sogna invece asserisce che  Le autonomie differenziate, il comunemente detto regionalismo, ci mette difronte ad un tentativo di forzare i dettami costituzionali.

Il quadro entro cui si muovono le richieste avanzate da alcune regioni di avocare a se maggiori competenze per le materie a legislazione concorrente sono gli articoli 116 e 117 della Costituzione, ma le maggiori autonomie da queste richieste, sembrano un modo per scardinare i dettami dell’articolo 3, in particolare del secondo comma in cui si parla di uguaglianza sostanziale, attraverso la richiesta di autodeterminare materie quali l’istruzione.

L’appello lanciato è dunque quello di parlare diffusamente della vicenda scardinando questo intento di acuire le differenze tra le regioni.

Poi ha fatto presente che tale atteggiamento spinge ad un individualiamo evidente in cui ciascuno vorrà autogestirsi, un’evidenza presente in tutti gli atti di questo attuale governo.

Atteggiamento che si contrappone al carattere invece sociale della nostra carta costituzionale. Se alle autonomie differenziate abbiniamo la scellerata proposta di mutare il sistema fiscale verso una tassazione piatta (flat tax) ci troviamo di fronte ad un quadro in cui a pagare per questa autonomia saranno le fasce più deboli.

Urge quindi fare propria questa battaglia senza chiuderla in un confronto nord-sud perché a pagarne le conseguenze più gravi sono appunto i lavoratori di tutta la penisola, sia in terminj di carenza di servizi che di aumento delle tasse. Non é certo un caso che si arrivi oggi a questa situazione, oggi che abbiamo un governo sovranista che parla alla pancia della popolazione. Occorre oltre che diffondere il più possible il meccanismo di questo inganni, fare una proposta piú radicale e chiedere di rivedere gli articoli 116 e 117.

 

Poi ha Preso la parola, il Sindaco di Polistena, Michele Tripodi che, in maniera convinta asserisce  “Il disegno di autonomia differenziata pone in campo due ordini di problemi.  Il primo di tipo strettamente giuridico, in ordine alla legge di approvazione che introduce nel nostro ordinamento un procedimento legislativo nuovo che sta in mezzo alla legge ordinaria ed alla legge costituzionale.

Il rischio é che lo stesso procedimento violi la Costituzione in quanto é legittimo domandarsi come mai non venga data a tutti la possibilità di pronunciarsi con un referendum confermativo sulle intese proposte solo con alcune regioni.
Il secondo di tipo politico, in relazione all’opportunitá di avviare processi disgregatori delle identità che amplificano le differenza fra territori ricchi e poveri, che camminano a velocità diverse e sfalsate rispetto alle dinamiche dello sviluppo economico.
La politica dell’attuale governo, a cui sarebbe meglio staccare la spina, é quella della contraddizione, della ricerca della divisione per orientare i cittadini verso l’individualismo, verso la ricerca dell’ego che si contrappone a tutto il resto che lo circonda. Da qui il proliferare dell’odio dilagante, dell’intolleranza, del rifiuto della diversità.
Infine va fatta una riflessione sul rapporto tra Europa e Costituzione. Questa Europa nata sotto il segno del neoliberismo ed i suoi trattati istitutivi sono incompatibili con la Costituzione italiana, la cui vocazione é stata sempre verso la democrazia, il progressismo, il socialismo.

Si veda il pareggio di bilancio innestato in Costituzione che fu una violenza imposta dall’alto. Occorre rivedere questa impostazione altrimenti quando parliamo di regionalismo differenziato acceleriamo solo la frantumazione della Costituzione la quale rischia di non sopravvivere sia alle spinte esogene delle banche e dei grandi gruppi finanziari europei, sia a quelle interne provenienti dalle intese per un‘autonomia differenziata che altro non rappresenta che la secessione dei ricchi.”

 

Infine il dirigente scolastico   Vito Pirruccio ha asserito che è importante puntare all’Europa, quindi all’unione europea, perché la disgregazione territoriale non ha senso rispetto al concetto di unione in Europa.

don Pino de Masi referente di Libera antimafia ha ribadito l’importanza del rispetto dei valori costituzionali, che in un’ottica di regionalizzazione verrebbero meno.

Infine Il Sindaco di Roghudi Pierpaolo Zavettieri ha dichiarato che il regionalismo differenziato è ormai un processo in fase avanzata, purtroppo in continuità con il governo precedente. – “Può essere bloccato o comunque condizionato solo se parte dalle regioni meridionali (comuni, province, regioni, forze sindacali, sociali, produttive, intellettuali, etc.) una forte offensiva politica e culturale che sensibilizzi l’opinione pubblica e le istituzioni della Repubblica, Parlamento in primo luogo. Siccome le regole del regionalismo sono truccate (vedi spesa storica ed altri parametri…) bisogna invertire l’ordine dei lavori. Bisognerebbe prima affrontare il nodo dei LEA e dei LEA (livelli essenziali di assistenza, di prestazione e dei servizi) nel rispetto del dettato costituzionale come garanzia della parità di trattamento e di condizione che danno il senso dell’unità del Paese, e poi le autonomie speciali regionali su materie limitate e ben definite. La sfida della competizione potrebbe essere accettata a parità di basi di partenza, altrimenti sarebbe un suicidio, come nel nostro caso. Anche se la mia parte politica al referendum del 22 ottobre 2017 non é stata fra quelle (dx e sx) che hanno guardato dall’altra parte, appare scontato che la lotta contro questo processo in atto deve essere trasversale e apartitica.”

 

I Partigiani della scuola pubblica in difesa della Scuola Statale Pubblica

 I Partigiani della Scuola Pubblica rivendicano la loro libertà rispetto a qualunque sigla sindacale o colore politico, libertà che fin dall’inizio della loro lotta in difesa della scuola pubblica hanno sempre rimarcato.

 Tutti i docenti vicini ai PSP hanno naturalmente le loro preferenze sindacali e politiche, ma mai le stesse hanno influenzato l’idea di base che è quella di difendere la scuola pubblica. Alla base di ogni comunicato è stata posta la lotta per le nostre idee di principio tra cui, di certo, la vicinanza ai docenti precari, sfruttati per anni da un sistema di reclutamento che non vuole ammettere gravi responsabilità di sfruttamento di competenze.

 Un terzo del personale docente è precario, 41000 i docenti precari di sostegno su posti in deroga. Quindi bisognerebbe riflettere sul sistema di reclutamento, oltre che di formazione. Il superamento di un concorso è un dettame costituzionale, è vero, ma spesso sono state adottate diverse forme di reclutamento e non sono certo i docenti precari a doverne pagare le conseguenze, loro che già vengono sfruttati annualmente.

Come PSP è da diversi anni che sosteniamo le lotte dei docenti precari, ricordiamo ad esempio il blocco dei traghetti a Villa San Giovanni per la stabilizzazione degli stessi.

La stabilizzazione dei precari è un principio ineludibile per i PSP, soprattutto alla luce della condanna che ha subito l’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, proprio per il perpetuarsi di contratti a tempo determinato, anche oltre i 36 mesi, che violano apertamente il dettato normativo, che impone la stabilizzazione dei precari dopo tre anni di attività lavorativa, senza soluzione di continuità, alle dipendenze della PA.

Non si possono condividere, quindi, prese di posizione rigide, se poi accettiamo che un docente sia addirittura reclutato con la messa a disposizione (MAD), occupando persino posti su cattedre di sostegno non avendo superato un concorso (che forse è l’ultimo problema), ma cosa più grave non avendo alcuna competenza, se non la buona volontà e il buon senso. Non si può prescindere da una “difesa” dei precari, prototipo, in tutti i settori lavorativi, dello storico sfruttamento del “padrone”.

 Difesa peraltro imposta da una norma. Sempre in prima linea contro ogni tentativo di mortificare la professione docente, il 23 febbraio i Partigiani della Scuola pubblica, inoltre, hanno organizzato una assemblea regionale in Calabria, insieme a tutte le realtà sindacali, associative e professionali che hanno partecipato alla discussione, contro la regionalizzazione, alla quale è seguita, pochi giorni dopo, la manifestazione studentesca. tu

Dunque è evidente che il percorso dei PSP è sempre stato caratterizzato da una linea coerente e inequivoca, ad esclusiva tutela e supporto delle battaglie per la scuola pubblica. Ultimo esempio ma solo in ordine di tempo è la petizione promossa congiuntamente proprio dai Partigiani della scuola pubblica e da Professione insegnante, diretta a sostenere la proposta di legge della senatrice Granato volta a contenere il pesantissimo carico giudiziario, superabile, con tale proposta, con un ricorso amministrativo che possa agevolmente, e soprattutto a costo zero, dirimere le controversie insorte all’inizio dell’anno scolastico, e dunque in tempi brevi, tra i dirigenti scolastici e i docenti che ritengono leso il diritto ad una equa assegnazione delle classi.

 Tutto questo per significare che, partendo da un principio di libertà di impostazione, i PSP hanno lottato e lotteranno accanto a chiunque scenderà in difesa dei diritti lesi della scuola pubblica, al contempo però manifesterà apertamente il proprio dissenso nei casi in cui tali diritti dovessero venire attaccati. Sostenere un sindacato o un’azione politica, se condivisa, non vuol dire appartenere a quella sigla sindacale o a quel partito politico.

RISULTATI ASSEMBLEA REGIONALE CONTRO LA SECESSIONE DEI RICCHI. CON I PSP UNITI CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA E L’ATTACCO ALLA UNITÀ NAZIONALE. DOMANI MANIFESTAZIONE STUDENTESCA A LAMEZIA TERME

 

 

locandina psp regionalizzazione 2019Il giorno 23/02/2019 si è tenuta presso la Masseria I Risi in Lamezia Terme una assemblea regionale promossa dai Partigiani della Scuola Pubblica nella quale sono state chiamate a raccolta tutte le forze politiche e sociali della Calabria che intendono opporsi al processo di secessione di cui ormai sono chiari i contorni.

Nel corso del dibattito sono state affrontate le sciagurate conseguenze del processo di secessione ormai ad un passo dal definitivo compimento. Conseguenze che aggraveranno in modo irreversibile il divario tra il nord ed il sud del paese, ma soprattutto conseguenze irreversibili sull’unità nazionale nella sua accezione più ampia del termine. Unità culturale, oltre che economica e sociale. Senza trascurare i rischi per l’unità politica e territoriale con concrete possibilità di balcanizzazione.

E’ stata una occasione per mettere insieme tutte le persone di buona volontà per discutere su come – operativamente – può essere avviata una concreta azione dentro le istituzioni e nella società per bloccare il processo della secessione dei ricchi.

I PSP hanno impegnato i sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, sindacati, di varia estrazione presenti, a continuare nelle iniziative concrete.

In particolare hanno chiesto ai sindaci presenti di coordinare l’azione di tutti i sindaci calabresi che intendono aderire all’iniziativa del ricorso promossa dal sindaco di Cinquefrondi Michele Conia. Si tratta del Ricorso del Comune al Tar Lazio contro il decreto ministeriale di riparto del Fondo solidarietà Comuni emesso dal MEF il 19 gennaio 2019.

Poi i PSP hanno chiesto ai parlamentari di coordinarsi tra di loro per portare avanti le azioni utili nelle due camere per far saltare il processo della secessione. Ai sindacati ed a tutte le organizzazioni sociali è stato chiesto di tenere alta l’attenzione tra i cittadini ed i lavoratori valutando anche la possibilità della mobilitazione generale.

I PSP ritengono che si debba respingere al mittente il luogo comune che, con la scusa dell’inefficienza amministrativa giustifica il fatto che al sud è meglio che le risorse non arrivino.  Il verminaio di corruzione ed inefficienza che si chiama MOSE è collocato in Veneto e non in Calabria.

Infine, è stata ribadita la necessità di allargare il fronte che si oppone alla secessione, coinvolgendo la forza più consistente della maggioranza parlamentare, ampiamente votata al sud, che deve uscire dalla gabbia del “contratto di Governo”.

Hanno partecipato vari sindacati, associazioni imprenditoriali, associazioni, partiti e movimenti, consiglieri regionali e parlamentari calabresi di vari gruppi politici, tra i quali la Senatrice Dei 5 Stelle, Bianca Laura Granato, Nico Stumpo, Deputato Di Liberi E Uguali, Prof.Ssa Enzina Sirianni, Docente Del Liceo Tommaso Campanella Di Lamezia Terme, Un rappresentante degli Studenti, l’Avvocato Giancarlo Nicotera, Presidente di AFI Associazione forense italiana, la Prof.Ssa Sangineto Pina di Potere Al Popolo, Adele Nesci, Delegata Unicobas, Giuseppe Stefanucci, Ingegnere E Docente Vice Presidente Del Consiglio Dell’ordine Degli Ingegneri Di Catanzaro, Michele Conia, Portavoce Del Sud Che Sogna, Mimmo Denaro, Segretario Regionale Cgil Scuola, Arturo Bova, Consigliere Regionale Democratici Progressisti, Mimmo Iacopino, Asis Associazione Italiana Insegnanti Di Sostegno, Daniela Mauceri, Responsabile Regionale Anief, Giancarlo Silipo, Usb Coordinamente Regionale Vigili Del Fuoco, Gigi Veraldi, Segreteria Regionale Cgil, Rosario Piccioni, Di “Lamezia Insieme”, Francesco Greco, Associazione Nazionale Docenti, Tindiglia Nino Segretario regionale della Gilda , Michele tripodi, sindaco di Polistena, Maria Antonietta De Fazio in rappresentanza di Articolouno regionale.

Al tavolo: il moderatore, giornalista della Tecnica della Scuola, Lucio Ficara, Rocco Tassone  per I Partigiani Della Scuola Pubblica, Prof.Re Walter Nocito, Docente Unical Di Diritto Pubblico e Prof.ssa Rosella Cerra dei partigiani della Scuola Pubblica che si occupa della questione meridionale e, per prima, ha portato  il problema della regionalizzazione all’interno dei PSP.

Resoconto assemblea regionale, promossa dai PSP a Lamezia Terme, contro la regionalizzazione

tavoloSul tema Regionalizzazione scuola presso la Masseria “I Risi” di Lamezia Terme si è svolta sabato 23 un’assemblea regionale organizzata e promossa  dai Partigiani della scuola pubblica. Sono intervenuti parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti sindacali.

roccoIl Professore Rocco Tassone dei Partigiani della Scuola Pubblica apre l’assemblea regionale e dice

“Nei mesi scorsi si sono tenute in giro per la Calabria una quantità di iniziative di merito che hanno dimostrato in modo eccellente e nel dettaglio le sciagurate conseguenze del processo di secessione ormai ad un passo dal definitivo compimento. Conseguenze che aggraveranno in modo irreversibile il divario tra il nord ed il sud del paese, ma soprattutto conseguenze irreversibili sull’unità nazionale nella sua accezione più ampia del termine. Unità culturale, oltre che economica e sociale. Senza trascurare i rischi per l’unità politica e territoriale con concrete possibilità di balcanizzazione.

 In questo contesto come PSP non abbiamo inteso dare una impostazione settoriale alla discussione di oggi; abbiamo voluto sollevare il problema nella sua totalità e complessità e quindi non intendiamo concentrarci sulla regionalizzazione della scuola bensì vedere come tutti assieme possiamo opporci all’intero processo di secessione.

 Ed allora il taglio dell’iniziativa di oggi è questo: verificare se, al di là delle differenze ideologiche ed impostazioni culturali che esistono e continueranno ad esistere tra noi, possiamo fermare questa pazza locomotiva lanciata spregiudicatamente contro il muro dell’unità nazionale.

 I rappresentanti istituzionali di tutte le forze politiche del nord – ripeto, TUTTE – sono in larghissima misura favorevoli al compimento di questa sciagura senza alcuna preoccupazione per ciò che tale posizione può comportare per i loro omologhi del Mezzogiorno, dando per scontato che i deputati, i senatori, i consiglieri ed i cittadini meridionali non possano svolgere altro ruolo che non sia quello di gregari ed ascari del disegno coloniale che chiaramente è sotteso al processo della secessione.

 L’iniziativa di oggi vuole essere la risposta a tutto questo. Vuole essere la rivendicazione in quanto italiani del sud di essere uomini e donne di destra, di sinistra, di centro…. Senza essere gli ascari di nessuno!

Vuole essere l’atto unitario e trasversale di tutte le persone di buona volontà che discutono su come – operativamente – può essere avviata una concreta azione dentro le istituzioni e nella società per fermare la locomotiva, per bloccare il processo della secessione dei ricchi.

 Questo è il senso dell’iniziativa di oggi che vede coinvolta la molteplicità dei soggetti presenti in sala. Insieme sapremo fare un buon lavoro nell’interesse ti tutti noi e dell’intera comunità nazionale.”

 Interventi dell’incontro organizzato dai PSP

lucioLucio Ficara ha moderato l’incontro aprendo il dibattito con le sue considerazioni sulla pericolosa attuazione dell’autonomia differenziata e in particolare della regionalizzazione dell’Istruzione. Ha voluto sottolineare che regionalizzare significa lavorare sugli organici a livello territoriale, in base alla ricchezza prodotta da ogni singola regione, perché gli organici per M5S e Lega non rappresentano un livello essenziale di prestazione. La regionalizzazione significa la fine dei contratti nazionali, significa che ogni regione avrà la sua mobilità, i suoi stipendi e il suo reclutamento. Tutto sarà fatto sulla base del PIL della regione.
Infine dice che incontri come questo di oggi sono importanti, anche perché non c’è una sufficiente informazione del problema e non c’è coscienza del tentativo di disgregare il Paese.

Sullo schermo della sala è stato proiettato il messaggio della consigliera regionale di parità Tonia Stumpo, che non è potuta venire per le avverse ondizioni meteo:

Il regionalismo differenziato che si sta provando a mettere in piedi con tanto egoismo dalla Regione Veneto Lombardia ed Emilia mette a rischio alcuni importanti diritti universali rompendo il patto di uno Stato unitario. Ragionando dal punto di vista delle donne che in generale hanno un reddito più basso rispetto al genere maschile, che dalle nostre latitudini e quasi del tutto inesistente, di fronte ad un regionalismo differenziato, ad esempio in ambito sanitario, uno dei rischi maggiori potrebbe essere l’abbandono delle cure sanitarie femminili (già oggi molto precarie, per insufficienza di redditi) per l’impossibilità di accedere a servizi economicamente accessibili sul proprio territorio. In termini femminili faccio l’esempio della sanità perchè è di più facile comprensione. Ed inoltre perchè su questo punto chiederò alle consigliere regionali di parità di Veneto Lombardia ed Emilia di voler intervenire x chiedere alle loro Regioni di rivedere una posizione che romperebbe una solidarietà femminile a dir poco inaccettabile. Auspico pertanto che per le prossime regionali siano elette tante tante donne ed anche delle Governatrici per invertire questa rotta fatta di pesanti egoismi. Tonia Stumpo consigliera di parità regionale”

Dal tavolo la Prof.ssa Rosella Cerra dei Partigiani della Scuola Pubblica, che si occupa della questione meridionale da diverso tempo e, per prima, ha portato il problema della regionalizzazione all’interno dei PSP, ha letto allucio microfono il messaggio di adesione della Preside Gilda De Caro di Cosenza:
Sarei stata ben lieta di essere a Lamezia, ma impegni mi limitano. Vi sono vicina, sono una ex di tutto, ma il mio cuore batte per la scuola italiana, che è andata avanti prevalentemente sul senso di sacrificio e di dedizione di chi ha creduto che la società avrebbe potuto cambiare se la scuola funzionava secondo le norme costituzionali. Spero che ci sia una prossima occasione, potrò raccontare e potrete farlo sapere al Ministro come docenti, presidi, bidelli e segretari hanno lavorato senza soldi per affermare la scuola della Repubblica. Forse il sig Ministro era in Lombardia e queste notizie non arrivavano sul pratone di Pontida.” Poi la prof. Cerra ha rimarcato le inevitabili differenze e disparità che ricadrebbero sul terriorio con la regionalizzazione e ha annunciato la mobilitazione che inizia con la manifestazione studentesca.

Poi è intervenuto il deputato Nico Stumpo (LeU) dicendo che la proposta distumpo federalismo differenziato avanzata da alcune regioni e sostenuta dalla maggioranza di governo mette a rischio l’unità del paese.

La maggioranza fa due parti in commedia. In Europa chiede ai ricchi di farsi carico delle realtà più svantaggiate. Lo fa in modo confuso senza progettualità criticando la Germania che in questi anni si è arricchita sulle spalle delle nazioni più deboli. In Italia fa il contrario e anziché pensare a una equa redistribuzione pensa di poter trattenere la ricchezza in alcune regioni.

È una riforma egoista e sbagliata, è stata definita la secessione dei ricchi ma finirà per impoverire anche le regioni ricche. Istruzione, Salute, Politiche del lavoro, Tutela dell’ambiente sono politiche non frazionabili. Toccano diritti universali e inalienabili.
studente
Il Rappresentante d’istituto del Liceo Campanella Santo Mastroianni ha preso la parola, ha ringraziato, si è presentato e ha annunciato lo sciopero studentesco del 27 febbraio con il corteo che sfilerà per le vie della città con partenza alle ore 9.30 dal Liceo Campanella di Lamezia terme

aniefPer Unicobas e Anief sono intervenute Adele Nesci e Daniela Mauceri entrambe hanno ricordato che i loro rispettivi sindacati hanno proclamato lo sciopero per il 27 febbraio proprio sul tema dell’autonomia differenziata e la regionalizzazione dell’Istruzione.

 

Per il M5S è intervenuta la Senatrice Bianca Laura Granato dicendo che il52890461_456517411550865_6405747351784259584_n regionalismo differenziato non conviene soprattutto alle regioni che lo richiedono, innanzitutto perché dalla determinazione dei LEP a loro spetteranno meno soldi per gli stessi servizi che oggi gestiscono sulla base del fabbisogno storico. È una truffa ideologica messa in campo dalla Lega per galvanizzare il suo elettorato che lascerà solo delusioni. Non siamo d’accordo con il potenziare l’autonomia regionale nel campo dell’istruzione e lo abbiamo detto più volte, anche perché differenziare la mobilità dei docenti quando nella stessa regione coesisteranno più ruoli (regionali e statali) non vuol dire efficientare il sistema (come si illudono gli elettori delle regioni richiedenti), ma renderlo ingestibile sia a livello territoriale che nazionale. Come ha detto più volte il presidente Conte la discussione è troppo importante per non rimetterla al Parlamento e questo governo non permetterà che alcuna regione rimanga svantaggiata da qualsivoglia legge di autonomia regionale, che non potrà prescindere da un assai difficile passaggio contabile, che di certo non sarà rapido come si vuol far passare. La Senatrice Granato ha dichiarato che le tesi sull’autonomia differenziata portate avanti dall’economista Gianfranco Viesti sono esagerate e prive di fondamento.

conia2Interessanti sono stati gli interventi dei sindaci di Cinquefrondi (Michele Conia) e di Polistena (Michele Tripodi), due comuni limitrofi della provincia di Reggio Calabria. I due sindaci reggini sono intervenuti come appartenenti ad un Movimento di sinistra senza steccati, denominato “Il sud che sogna”. Conia e Tripodi si battono contro l’autonomia differenziata che rischia di impoverire i territori più poveri del Paese e di arricchire chi già oggi gode di maggiori servizi e ricchezza.

Il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia (impegnato in una importantissima battaglia politica contro il federalismo fiscale) a margine del convegno, dopo avere ascoltato le parole dette dalla Senatrice Bianca Laura Granato del M5S nel suo intervento, vuole sapere, essendo lo stesso M5S il primo partito per numero di Deputati e Senatori del Governo, se la Senatrice smentisce di fatto il patto di Governo sull’autonomia differenziata e garantisce un’opposizione politica del M5S a questo patto scellerato. Lo stesso Conia vuole sapere dalla Senatrice Granato come mai non ha chiesto le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per le parole di disprezzo contro le scuole del sud e gli insegnanti meridionali.

Per la segreteria regionale della Calabria della CGIL è intervenuto Gigi Velardi chiarendo quali sono i rischi dell’Autonomia differenziata sulla scuola e su una serie di servizi pubblici primari. Diventa apprezzabile l’iniziativa odierna che è un momento utile che deve comunque avere continuità e coinvolgimento della politica e di tutta la società. Altrimenti il rischio diventa quello di un mancato contraddittorio politico e sociale su un argomento che ha visto già consumarsi intese tra governo e alcune Regioni (Emilia-Romagna- Lombardia- Veneto). Il sindacato confederale, Cgil compresa, ha ben evidenziato tali problematiche nella piattaforma rivendicativa che ha avuto come conseguenza la grande Manifestazione nazionale unitaria svolta il 9/2 scorso. Tra l’altro attraverso la sua categoria, la Flc, ha lanciato l’appello, condiviso dall’intero mondo sindacale e da quello delle associazioni contro la regionalizzazione del sistema dell’istruzione. Infatti il rischio è quello di fare venire meno l’uniformità in tutto il territorio nazionale su materie importanti quali l’istruzione e la Sanità con chiare conseguenze rispetto ad un divario tra regioni e che penalizzerebbe quelle più deboli a partire da quelle del Mezzogiorno. Un vero e proprio attentato verso l’istruzione, la formazione, l’Università e la ricerca ed in generale il venire meno del concetto di universalità del sistema della cultura. Una interpretazione pesante dell’art 116 della Costituzione e delle conseguenze della riforma del titolo V nel 2001 che ci consegnerebbero un neo-centralismo Regionale fondato su un’autonomia spinta che dimenticherebbe i valori delle pari opportunità, universalità, solidarietà e sussidiarietà. In sostanza le Regioni già più ricche avrebbero anche maggiori risorse e conseguenti condizioni di miglior favore a partire anche da fondi contrattuali regionali per il personale anche in deroga al CCNL , quello che ad oggi non vede alcuna risorsa, da parte del governo, per il suo rinnovo per il periodo 2019/21.  Quindi due modalità per l’istruzione, una di serie A ed un’altra di serie B è così potrebbe succedere anche per il diritto alla salute di chi costantemente deve ricorrere a cure fuori dalla propria regione. Ricordo che la Calabria è tra regione che paga alle altre una mobilità passiva sanitaria pari a 300 milioni di Euro e che in un eventuale non presa in considerazione dei Lep rischierebbe di penalizzarci pesantemente. Contro la regionalizzazione bisogna attivare il massimo del coinvolgimento e sulla scorta della rivendicazione ben presente nell’articolato appello congiunto di sindacato e associazioni, procedere ad ogni forma di mobilitazione, mettendo in conto anche uno sciopero generale nazionale, nel rispetto dei tempi e dei termini previsti dalla normativa vigente.

denaroMimmo Denaro Segretario Regionale Flc Cgil Calabria ha spiegato che la Flc Cgil è contro ogni tipo di autonomia differenziata, soprattutto per come è stata proposta dal Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Riteniamo importantissimo – continua Denaro – la precisa determinazione dei LEP (Livelli essenziali di Prestazione), non tanto perché possono essere propedeutici ad ogni idea di autonomia ma perché di per sé posso garantire una distribuzione uniforme di quelli che sono i diritti di cittadinanza sull’intero territorio nazionale. Per la Flc Cgil i contratti collettivi nazionali, gli organici decisi a livello nazionale, le norme per il reclutamento sono da considerarsi dei LEP che in ogni caso non possono e non devono essere devoluti alle autonomie regionali. Non è concepibile un’autonomia differenziata che preveda la regionalizzazione del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) delle Università sulla base del principio del federalismo fiscale attuato per gli enti locali. La Flc Cgil, ricorda Denaro, è scesa in piazza, con la manifestazione unitaria del 9 febbraio 2019, anche per contestare le politiche governative intenzionate a portare avanti l’autonomia differenziata e la regionalizzazione dell’Istruzione. Se il Governo dovesse continuare sulla strada dell’attuare l’autonomia differenziata per le regioni che lo volessero, allora si arriverà anche allo sciopero generale, che in tal caso dovrebbe essere indetto per la metà del mese di aprile 2019.

bovaSul tema della regionalizzazione dell’istruzione e dell’autonomia differenziata è intervenuto anche il Consigliere regionale della Regione Calabria Arturo Bova ( Democratici e progressisti). Bova ha ricordato che nel contratto per il governo del cambiamento è stato Testualmente scritto che “l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di governo l’attribuzione, per tutte le regioni che motivatamente lo richiedono, di maggiore autonomia in attuazione dell’articolo 116, terzo comma della costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra governo e regioni attualmente aperte”.

La regionalizzazione – ha proseguito Bova- finirà per aumentare le differenze tra 21 sistemi di istruzione scolastica. Eppure il fallimento della riforma del Titolo Quinto che già aveva compromesso l’universalismo del sistema sanitario nazionale è già ampiamente certificato dalle innumerevoli diseguaglianze iniquità che caratterizzano 21 differenti sistemi sanitari dagli adempimenti dei Lea dalle eccellenze ospedaliere del Nord alla desertificazione dei servizi territoriali del Sud falcidiati dai tagli. Anche la scuola subirà un grandissimo scossone che rischia di minarne le fondamenta.

Le ragioni di solidarietà sociale perequazione redistribuzione e assicurazione del giusto mantenimento dei livelli essenziali di prestazioni a favore di tutti i cittadini andranno a farsi benedire. Per tale motivo la regionalizzazione va assolutamente fermata noi lo abbiamo già fatto in consiglio regionale.

     Sono intervenuti anche per la Gilda Insegnanti il Coordinatore regionale dellanino Calabria il prof. Antonino Tindiglia e per l’Associazione Nazionale Docenti il prof. Francesco Greco. Quest’ultimogreco ha ricordato che la responsabilità della riforma costituzionale del Titolo V che è causa dell’attuale autonomia differenziata, è una responsabilità politica di Massimo D’Alema.
Il Professore Tindiglia, intervenuto al microfono ha reso queste dichiarazioni:

“Ringrazio i Partigiani della scuola pubblica con cui noi della gilda abbiamo fatto già un corso di formazione per docenti a Lamezia Terme ed un altro molto importante a Venezia con il nostro segretario nazionale Rino di meglio. Dovevano venire esponenti della Lega, doveva esserci anche Zaia e alcuni componenti del governo, ma non sono venuti.

 Il problema della regionalizzazione è che questi vogliono la cassa!

Salvini ha capito che se stava nell’ambito della Padania aveva un bacino elettorale molto ristretto quindi ha pensato bene di portare la sua campagna elettorale al sud dove ha preso tanti voti.

 Loro vogliono la cassa, questo ormai è chiaro.

Noi fino ad ora abbiamo avuto dei politici che ci hanno distrutto in Calabria. Io sono siciliano La Sicilia ha alle spalle 40 anni di autonomia regionale. Ma sapete quale impatto ha avuto l’autonomia sulla Sicilia? ebbene siamo ridotti senza strade senza servizi, senza strutture, un vero e proprio deserto. Noi adesso ce la stiamo prendendo con i 5 Stelle, ma da dove è partita la regionalizzazione?

 La regionalizzazione è partita dalla riforma del Titolo quinto del 2001 con il governo D’Alema allora alleato con la lega.

I guai sono cominciati con la legge di Bassanini che ha distrutto la scuola con la riforma delle autonomie locali e l’introduzione del dirigente scolastico. Io faccio assemblee in tutte le province ma vedo che c’è un’apatia pazzesca tra i colleghi in tutte le scuole in cui mi sono recato.

 

Il primo punto all’ordine del giorno delle assemblee era la regionalizzazione ma non ci sono stati interventi o domande da parte dei docenti come se l’argomento e il problema non esistessero.

 Io sono contento di essere qui ringrazio i Partigiani della scuola pubblica perché questa è un’assemblea importante che deve svegliare le coscienze

Abbiamo subito la legge 107 che ci ha distrutti. Non vi dimenticate che non siamo riusciti a raggiungere le 500.000 firme per abrogare la 107 con il referendum eppure noi siamo apartitici! Ecco bisogna partire da qui, è inutile che diamo addosso al ministro Bussetti che ha offeso i docenti meridionali, perchè dobbiamo muoverci sulle cose concrete perché la regionalizzazione non viene fatta certamente per migliorare le cose..”

La Prof.ssa Enzina Sirianni Liceo T. Campanella Lamezia Terme ha rammentato che il movimento 5 stelle ha fatto incetta di voti al sud e che, dimenticandosi di ciò, ha sottoscritto con Salvini il punto 20 del contratto in cui si parla espressamente di favorire il processo di autonomia alle regioni che la chiedano.

Alla luce di quanto si apprestavano a fare con Conte il 15 di febbraio le tre regioni per autonomia differenziata, le parole sprezzanti nei confronti dei docenti meridionali, del ministro Bussetti hanno un senso.

enzaLa questione che rende assai difficile la battaglia per fermare lo smembramento del paese, sono i nostri interlocutori politici il cui fronte è mobile, liquido per dirla alla Bauman. Chi sono? La lega scontato contro, pd diviso, i Cinque Stelle legati a Salvini per accordi su contratto di governo, la destra allineata alla lega, in buona sostanza. Dunque con chi dobbiamo rapportarci?

Intanto lo stop alla definizione dell’accordo con Conte e le tre regioni, si è avuto non tanto perché alcuni deputati 5 Stelle si sono resi conto a scoppio ritardato della gravità del problema, quanto perché il fermento che è giunto dal sud, ha consigliato Salvini e Di Maio di prendere tempo per non rischiare di perdere voti ad elezioni europee e, perché no, anche alle regionali sarde. Tanto è che non se ne parla proprio nei media. Tutto silenziato in attesa di placare toni e animi e poi agire indisturbati dopo un nuovo incasso di consensi.

papPer Potere al Popolo è intervenuta la prof.ssa Pina Sangineto. La Sangineto ha detto: “Immaginate un paese in cui la quantità e la qualità dell’istruzione ricevuta dipende dal luogo di nascita; in cui gli insegnanti sono pagati diversamente a seconda del luogo di lavoro; in cui i programmi sono schiacciati sulle esigenze delle imprese (e dove le imprese non ci sono, sono un’educazione alla precarietà); in cui l’istruzione è un terreno per fare facili profitti; in cui la scuola diventa un mezzo per riprodurre le differenze geografiche, sociali e persino linguistiche, e non un mezzo per superarle e costruire una coscienza comune.

 La Lega pretende che questo incubo diventi realtà, in virtù di un accordo preso, in silenzio, nelle stanze dei ministeri, tra Governo ed alcune Regioni del Nord, cioè tra uomini appartenenti alla stessa regione e allo stesso partito. Non è questo quello che vogliamo, non è questo quello che speravano i tanti che, soprattutto al Sud, hanno votato i 5 stelle.

Il tavolo scuola di Potere al popolo lancia una settimana di mobilitazione e controinformazione. Vieni a darci una mano, dal 25 febbraio al 3 marzo, in tutte le città, da Nord a Sud del paese”.

Interviene al microfono poi la Prof.ssa de Fazio Maria Antonietta in rappresentanza di Articolo1 regionale e dice che il coordinatore Pino Greco non ha potuto partecipare in quanto si trovava fuori regione per un incontro politico sullo stesso argomento. De Fazio dichiara: “Già ci sono stati stati gli interventi dei nostri rappresentanti istituzionali ( Stumpo e Bova ) che io naturalmente condivido in pieno, per cui ho voluto solo ribadire la nostra opposizione al regionalismo differenziato, sottolineando l’ importanza di incontri come quello organizzato dai Partigiani  perché non c’è molta consapevolezza nell’opinione pubblica dei rischi che si corrono soprattutto in materia di scuola e sanità. Anche il nostro movimento politico sta organizzando degli incontri per i prossimi giorni, è necessario che si faccia massa critica per contrastare le pulsioni egoistiche che nascono in alcune regioni e che il governo, o almeno una parte di esso, sta sostenendo.”

Il Porfessore Walter Nocito infine dichiara che la storia della regionalizzazione differenziata viene dal 2001 dai governi di destra e dai governi di sinistra.
In particolare dal governo gentiloni con il sottosegretario Bressa che ha firmato la preintesa del febbraio 2018.
L’Iter deve essere parlamentarizzato e la preintesa Bressa-regioni è un errore grave non opportuno non fondato sulla Costituzione
Se il governo sciaguratamente dovesse portare in Parlamento le intese scritte nel 2018 occorre battaglia parlamentare, occorre attivare le forze sindacali, al limite occorre chiamare in causa il Presidente della Repubblica che rappresenta l’unità nazionale e garantisce l’unità costituzionale
Se le tre leggi di ratifica delle intese dovessero sciaguratamente passare il dibattito parlamentare sarebbe fantapolitica ma ci sarebbe il conflitto delle regioni contro la legge davanti la Corte costituzionale Al limite ci sarebbe il referendum abrogativo

Per i PSP Così conclude il Porf.re Rocco Tassone:

  • “L’obiettivo dell’iniziativa è stato centrato. La presenza di sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, sindacati, di varia estrazione che hanno condiviso temi ed impostazione lo conferma.
  • Ci dovrà essere un seguito senza abbassare la guardia. I PSP chiedono ai sindaci presenti di coordinare l’azione di tutti i sindaci calabresi che intendono aderire all’iniziativa del ricorso promossa dal sindaco di Cinquefrondi Michele Conia
  • I PSP chiedono ai parlamentari di coordinarsi tra di loro per portare avanti le azioni utili nelle due camere per far saltare il processo della secessione
  • Ai sindacati ed a tutte le organizzazioni sociali chiediamo di tenere alta l’attenzione tra i cittadini ed i lavoratori valutando anche la possibilità della mobilitazione generale.

Gli studi dei professori Viesti e Giannola, il saggio di Marco Esposito (Zero al SUD) non danno spazio ad interpretazioni minimaliste circa gli effetti sul SUD della secessione.

Il paradosso di oggi sta nel fatto che nel giro di qualche mese siamo passati dalla fase di attacco con la rivendicazione di Agenda 34 per il Mezzogiorno d’Italia, al doverci difendere dalla sciagura della secessione e delle sue disastrose conseguenze sulla condizione del SUD e sull’unità nazionale.

Dobbiamo ritornare al contrattacco, respingendo al mittente il luogo comune che i meridionali siamo un popolo di piagnoni incapaci di gestire con efficienza ed efficacia le istituzioni locali e le loro risorse.

Dobbiamo respingere al mittente il luogo comune che con la scusa dell’inefficienza amministrativa giustifica il fatto che al sud è meglio che le risorse non arrivino. Ribadiamo che il verminaio di corruzione ed inefficienza che si chiama MOSE è collocato in Veneto e non in Calabria

Infine, ribadiamo la necessità di allargare il fronte che si oppone alla secessione. Chiediamo alla forza più consistente della maggioranza parlamentare, ampiamente votata al sud, di uscire dalla gabbia del “contratto di Governo”. I contratti sono fatti per essere o rispettati, o disdetti, o interpretati o elusi. Quindi niente alibi o giustificazioni: ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e fare apertamente la propria parte”

All’incontro erano presenti Rosario Piccioni di Lamezia insieme, l’ex Sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza e Giancarlo Silipo vigile del fuoco del coordinamento regionale dell’USB, poi andato via per motivi familiari.

In sala sono state anche raccolte le firme contro la regionalizzazione della Scuola. La raccolta firme, con l’adesione dei PSP, è promossa da:
FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, COBAS, Unicobas Scuola e Università. Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.