Scuola Bene Comune e Partigiani della Scuola Pubblica : solidarietà al collega Andrea Scano sospeso per 30 giorni per aver rifiutato di utilizzare il Registro Elettronico.

418800_373593972667560_1246470454_nSBC e PSP esprimono la loro totale solidarietà al maestro Andrea Scano, ingiustamente sanzionato con 30 giorni di sospensione dall’Ufficio Procedimenti Disciplinari dell’Ambito Territoriale Scolastico di Cagliari per essersi rifiutato di utilizzare il registro elettronico.

Riteniamo infatti che a tutt’oggi l’utilizzo del Registro Elettronico non possa considerarsi obbligatorio in quanto il Miur non ha mai provveduto ad emanare il “Piano per la Dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie” previsto dal Decreto Legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 135.

In assenza di detto Piano l’utilizzo del Registro Elettronico, oltre che non obbligatorio, non fornisce adeguate garanzie per la sicurezza e il corretto trattamento dei dati inseriti, nonché per la validità legale delle firme apposte.

 L’Amministrazione Scolastica, anziché entrare nel merito delle obiezioni giuridiche poste dal maestro Andrea Scano, ha preferito utilizzare lo strumento della sanzione disciplinare come una clava per punire il dissenso. Andrea Scano ha dichiarato di voler presentare ricorso al giudice del lavoro, col supporto dei Cobas Scuola Sardegna. Noi però riteniamo che la battaglia di Andrea Scano debba essere fatta propria da chiunque abbia a cuore il bene della Scuola Statale, auspichiamo pertanto che tutti i sindacati e le associazioni di categoria esprimano il proprio sostegno alla sua lotta.  ( PSP- S.B.C.).

Algoritmo: Ministero Istruzione contro mobilità dovuta

vittime-algoritmo--542x343La Ministra Azzolina, mentre spende parole di circostanza sull’impegno profuso dai docenti nella DAD e dagli insegnanti lontani da casa, affermando in un video collegamento che gli stessi “hanno diritto a ricongiungersi ai propri cari”, tralascia però di mettere in atto azioni concrete in quella direzione e continua anche lei a ledere migliaia di insegnati già fortemente colpiti da scelte politiche precedenti, oltremodo scellerate e dannose.

Il riferimento è alla mobilità, che per il 2020/2021 prevede una percentuale pari al 30% per il trasferimento territoriale e al 20% per quello professionale, mentre il restante 50% è appannaggio delle nuove assunzioni; però, anche per volere della ministra, i posti liberati dai pensionamenti di quota 100, e si parla di ben 9000 posti, saranno destinati esclusivamente ai vincitori di concorso e ai docenti inseriti in GAE, tutti, in forza del decreto scuola n.126 del 29 ottobre2019, violando palesemente l’art. 465 comma 2 del D. Lgs 297/94, in base al quale il 50% dei posti disponibili in organico di diritto deve essere destinato ai trasferimenti interprovinciali.

Ci pare oltremodo beffardo dover rilevare che i docenti danneggiati dalla legge 107/15 su diverse questioni, oggi debbano subire ancora, anche sulla mobilità.

Infatti la ministra Azzolina, Movimento Cinque Stelle, ricordiamolo, che in teoria dovrebbe rappresentare “il nuovo” voluto dagli elettori, dopo la disfatta in termini di voti subita da Renzi, che proprio sulla scuola si è giocato il consenso, continua a dimenticare fior di sentenze contro il famigerato algoritmo incostituzionale che portò lontano da casa, indiscriminatamente e senza tener conto del merito, migliaia di docenti.

Ciò premesso, la ministra, che è “il nuovo”, avrebbe dovuto dare priorità a chi ha subito simili danni, ma non riesce ancora, dopo quasi 5 anni, a rientrare a casa.

Ci saremmo aspettati quantomeno azioni risolute, non idee claudicanti come quella di un ennesimo tavolo di esperti a cui la senatrice Drago (M5S) pensa di appropinquarsi per proporre, in alternativa alla mancata mobilità, eventuali 400 euro sostitutivi di affetti lontani, mutui da pagare a cui si aggiungono affitti e spese di ogni genere.

Una simile proposta ha già sollevato l’ira di chi quella lontananza subisce e desidera solo tornare a casa, altro che regali miseri! Ma perché non tentano di trovare soluzioni concrete per il rientro dei docenti nelle loro sedi, riconoscendo quanto scritto nelle sentenze e cioè che l’algoritmo, valutando male punteggi e graduatorie, ha spedito i docenti dove non doveva.

Allora, in Italia è vero che, subito il danno, si deve necessariamente adire la via legale, infatti è un proliferare di sindacati e associazioni a vocazione ricorrente, oltre a studi professionali che ormai si occupano solo di ricorsi legati alla scuola.

Se quindi il danno è riconosciuto anche dal TAR perché non si tenta si restituire il mal tolto negli anni passati?

Così i vincitori dei prossimi concorsi saranno posti davanti a scelte realistiche, sapendo che ci sono docenti con esperienze pluriennali che ancora non riescono a tornare a casa.

E a proposito dei vincitori del concorso, è di questi giorni una interessantissima sentenza del Tribunale di Palmi che riconosce l’illegittimità del vincolo quinquennale a cui il ricorrente veniva sottoposto.

Lo stesso infatti aveva partecipato al concorso 2018 e le graduatorie venivano pubblicate in due diversi momenti: cioè prima del 31 agosto 2018 e dopo, entro il 31 dicembre.

Così sulla base di quelle graduatorie i periodi di assunzione sono stati differenti: chi si è ritrovato nel primo gruppo di graduati non è stato sottoposto a vincolo, i successivi sì, da qui il ricorso, naturalmente vinto.

Una storia che rasenta l’incredibile, e nella scuola cose incredibili ne abbiamo viste tante.

Ma si può continuare a vedere lesi così i propri diritti e a dover far ricorso sempre alla legge, con evidenti danni anche economici?

PSP ed SBC: Decreto legge Scuola, come si concilia con la Costituzione?

logo-pspCon un Decreto Legge, illegittimo sotto molteplici profili, si tenta di far intendere, e imporre come “obbligatoria”, la didattica a distanza, saltando a piè pari un presupposto imprescindibile: l’interlocuzione con le OO.SS., abbandonando i docenti alle disposizioni improvvisate dei singoli Dirigenti scolastici che si sentono così, ovviamente a torto, legittimati circa l’imposizione di regole, metodologie e orari; si dice tutto e il suo contrario sulla regolamentazione della conclusione dell’anno scolastico in corso e l’avvio del nuovo, in netta controtendenza rispetto agli altri Paesi, molto più chiari, per loro fortuna non essendosi quivi ispirati al c.d. Modello Italia.

A questo proposito, citiamo una dichiarazione dello Studio legale Giovanni Bufanologo sbcL’asserito obbligo della DIDATTICA A DISTANZA è stato, dunque, solo appannaggio esclusivo di propaganda mediatica non supportata neppure dallo stesso Decreto Legge a tutt’oggi vigente. Qualsivoglia disposizione sino ad oggi eventualmente emanata dal Dirigente Scolastico in senso contrario a quanto innanzi detto è da ritenersi, dunque, inefficace

 Si modificano le regole fondamentali di un rapporto di lavoro contrattualizzato, introducendo unilateralmente il telelavoro.

In verità, molto più accettabile e non in contrasto con la normativa vigente, sarebbe la prospettiva per cui la didattica a distanza mantenga il suo carattere di volontarietà, previa contrattazione con le OO.SS.: ciò salvaguarderebbe l’applicazione degli artt. 33 e 34 della Cost. -libertà di insegnamento e diritto all’istruzione- senza però “ignorare” gli artt. 2 e 3 della stessa Carta, e anzi, favorendo la rimozione degli ostacoli che impediscono di fruire del diritto allo studio con modalità on line; si versa invece in una totale disparità di prerequisiti tra le diverse realtà degli Studenti italiani, non garantendo a tutti pari condizioni per l’esercizio del diritto/dovere all’istruzione.

Non basta decretare che tutti sono uguali di fronte alla nuova tecnologia perché ciò miracolosamente si realizzi.

Per decreto si bloccano poi i precari di seconda e terza fascia, e mentre si pretende, da un giorno all’altro, dai Docenti digitalizzazione e operatività per la didattica a distanza, a proprie spese, il Ministero dell’Istruzione ammette con arroganza di non voler aggiornare le graduatorie, tentando di far credere che ciò sarebbe impossibile.

La verità è che si temono i trasferimenti di provincia dei docenti in GI e si vuole il prossimo anno l’allineamento dell’aggiornamento delle Gae, aggiornate già lo scorso anno, con quelle delle Graduatorie di Istituto, in stridente contrasto con quanto il medesimo governo aveva scritto nel D.L. n° 126: in altri termini, scrive una cosa a dicembre e la cancella a maggio.

Ma come sottacere l’atteggiamento insensibile verso i supplenti temporanei, che hanno perso la supplenza e per i quali non è stata ipotizzata soluzione alcuna! Si sarebbe dovuto riconoscere, a chi aveva lavorato per almeno 90 giorni, la validità giuridica dell’anno di servizio.

Quel che più stupisce è che la Ministra Istruzione sembra aver improvvisamente e totalmente dismesso i suoi trascorsi di docente, per di più sindacalista.

Partigiani della Scuola Pubblica

Scuola Bene Comune

PSP e S.B.C.: la ministra strabilia con la didattica a distanza, ma non ha ancora digitalizzato le domande di aggiornamento dei precari

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Conferenza stampa del 7 aprile 2020: Chiedo scusa ai precari ma non siamo riusciti a digitalizzare il milione di domende cartacee

In conferenza stampa a Palazzo Chigi la Ministra Azzolina ha chiesto scusa a tutti i precari della scuola per il mancato aggiornamento dellea G.I. di seconda e terza fascia. La Ministra avrebbe dovuto assicurare in questi mesi, fin dalla conversione in legge del DL 126, una piattaforma informatica per presentare on line le domande di aggiornamento delle GI come già accade per le GAE.

Il M.I. doveva organizzarsi per tempo e avrebbe ancora tempo per farlo non chiedere scusa in conferenza stampa.

Per S.B.C e PSP non ci sono scuse che tengano. I precari della scuola, che assicurano l’apertura delle scuole ogni anno, sono stati trattati in un modo a dir poco indecente. Protestino con le loro associazioni e gruppi e chiedano ai partiti attraverso i sindacati un emendamento al D.L . che assicuri l’aggiornamento delle G.I.per il prossimo anno, si possono usare le vecchie graduatorie in attesa delle nuove. Il M.I. ha mezzi e risorse per farlo. Quella che manca é solo la volontà politica.

L’Azzolina ha chiesto alle scuole e agli insegnanti la didattica a distanza e non ha approntato una piattaforma per aggiornare le Graduatorie di Istituto!

In altri termini: la ministra strabilia con la digitalizzazione capillare di tutte le scuole della repubblica,  ma non ha ancora digitalizzato il milione di istanze cartacee dei precari

Di seguito la proposta emendativa dei gruppi S.B.C. e PSP: le graduatorie d’istituto vanno necessariamente aggiornate con un D.M. già da quest’anno, come in queste ore stanno chiedendo migliaia di docenti, vista la bozza del DL che lo impedirebbe, si deve permettere ai docenti che hanno i requisiti , ora fuori graduatoria e che insegnano da anni con la MAD, di regolarizzare la loro posizione giuridica e di entrare già dal prossimo anno scolastico in terza fascia di G.I. Si deve dare la possibilità a tutti i docenti già inseriti in seconda e terza fascia di istituto di aggiornare il punteggio in graduatoria con i nuovi titoli acquisiti con sacrificio, di modificare in parte o in toto le 20 scuole o di trasferirsi in un’ altra provincia. Si deve dare la possibilità a quei docenti, che negli anni precedenti non avevano potuto aggiornate le GAE per cause diverse e sono stati reinseriti lo scorso anno in graduatoria ad esaurimento, attualmente rimasti ancora in seconda fascia di istituto, di poter essere collocati nella prima fascia di istituto di 20 scuole nella provincia in cui ora sono inseriti in Gae ovvero in un’altra provincia, la qual cosa era stato impedito lo scorso anno, sanando così un’anomalia e una palese disparità di trattamento con altri docenti inseriti in Gae e in prima fascia d’istituto. Tutto questo é possibile in quanto tali operazioni non gravano sugli uffici provinciali, coinvolti nelle procedure amministrative di inizio anno scolastico 2020/21, bensì sono a carico delle segreterie delle singole scuole capofila che possono lavorare in remoto.

Va rinviata al prossimo anno 2021/22 scolastico solo la compilazione delle sole graduatorie provinciali di seconda e terza fascia, previste dal DL 126/99 dal 2020/22 contemporaneamente all’aggiornamento delle prime fasce provinciai per i docenti inseriti in Gae.

P.S.P. ( Partigiani Scuola Pubblica).

S.B.C. ( Scuola Bene Comune)

Bozza del DL Scuola, PSP ed SBC: non semplifica le attività per regolarizzare l’anno scolatico, ma le complica

bozza dl immagineLetta la bozza dell’imminente DL con le “Misure urgenti per gli esami di Stato, la regolare valutazione dell’anno scolastico 2019/2020, la regolare conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/21”, i  Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune obiettano che, a dispetto della parola agile, e con uso improprio delle parole “regolare” (in un momento fuori dall’ordinario, da ogni prassi, routine, buona regola consolidata) e “ordinato” (venendo meno la sequenza in naturale sincronia di tutte le attività educative, didattiche e di reclutamento, che questo DL vuole sistematizzare anche se – si apprende – “soltanto” a breve e medio termine), i meccanismi espressi nei 3 articoli del testo complicano, più che semplificare (in dissonanza con quanto espresso in ogni comparto strategico del sistema italiano), le attività analizzate.

Con tale decreto sugli studenti e sui docenti graveranno oneri, che possiamo facilmente assimilare ai debiti economici sulle giovani generazioni negli anni a venire di cui tutti i ministri hanno parlato.

I PSP ed SBC trovano poco equo se non ingiusto, nel dettaglio che:

– sui candidati esterni siano stabiliti percorsi differenti dai candidati interni, menzionando sessioni straordinarie e attività in presenza, con mancanza di tutela per gli stessi, i docenti e tutto il personale della scuola coinvolto per adempiere a tali attività in presenza;

– sia normata la necessità di recuperi nell’a.s.2020/21, con una prevedibile quanto irragionevole programmazione di attività di recupero aggiuntive a partire dal primo settembre, per gli apprendimenti interrotti nell’anno scolastico in corso, quando tale svantaggio non è dipeso né dal personale docente, né dagli studenti, né dalle loro famiglie;

– la valutazione finale tenga conto della DAD, attività che non può essere assimilata all’attività svolta da settembre a inizio marzo in presenza

– la revisione dei criteri di eccellenza, in virtù della DAD, che ha amplificato divari e svantaggi invece di ridurli;

PERTANTO, fatte queste considerazioni PSP ed SBC propongono che:

 

– Per i candidati esterni non si stabiliscano percorsi differenti da quelli interni

 

– Non si effettuino variazioni sull’avvio dell’anno scolastico in ragione di attività di recupero aggiuntive in termini di valutazioni dei debiti, ma sia cura di ogni docente individuare, come da prassi annuale, attività graduali per la ripresa dell’anno scolastico, consolidando e recuperando ove necessario gli apprendimenti pregressi

 

– La DAD non rientri nei criteri di valutazione finale anche in considerazione del fatto che non esistono criteri atti a garantire che tutti gli Studenti siano stati nelle condizioni di fruirne allo stesso modo;

 

– Non vengano rivisti i criteri di eccellenza

 

 

Appello per la Scuola Pubblica. Posizione congiunta sulla “Didattica a distanza” e sulla politica del MI

Appello per la scuola pubblica

Ass. Naz. Per la scuola della Repubblica-Extra nos-Lavoratori Autocovocati Scuola- LipScuola-Manifesto dei 500-Partigiani della scuola pubblica-Scuola bene comune

Posizione congiunta sulla “Didattica a distanza” e sulla politica del MI

viruscoronaDa più di un mese le attività didattiche nelle scuole sono sospese. Mentre scriviamo veniamo a conoscenza di colleghi colpiti dal Coronavirus, di famiglie delle nostre scuole coinvolte in situazioni drammatiche, di difficoltà lavorative e quindi economiche che si aggiungono a quelle di gestione famigliare. Prima di sottoporre al mondo della scuola alcune riflessioni, vogliamo innanzitutto esprimere la nostra vicinanza a tutti, in primis a chi vive le situazioni più difficili.

Vogliamo stringere virtualmente in un abbraccio bambine/i, ragazze/i il cui unnamedimmaginario non potrà non essere condizionato da tutto ciò che stiamo vivendo. Come associazioni della scuola che da un anno sono unite, con altre categorie, nella battaglia per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, sappiamo che la situazione che viviamo è una situazione d’emergenza, nella quale ciò che conta è prioritariamente la salute, la vita. Ma sappiamo anche che in questo momento molti si interrogano giustamente sulle politiche che ci hanno portato fin qui e su come si stia affrontando questo enorme problema.

In un attimo sono volate in aria tutte le affermazioni che intendevano isolare la scuola dal processo di Autonomia differenziata, come se istruzione, sanità e altri settori fossero elementi distinti.

Forse un insegnante non sarebbe toccato dalla regionalizzazione della sanità?”, scrivevamo.

La risposta è nei fatti. E la scuola? Dimostrando un doveroso attaccamento agli allievi e alla propria professione, istintivamente e senza attendere direttive, la maggior parte degli insegnanti non ha aspettato per attivarsi e garantire, come possibile, il proseguimento a distanza della didattica.

La stragrande maggioranza lavora molto più del normale, senza orari, senza sosta. Da parte loro le famiglie si sono trovate in condizioni difficili: ai problemi di questo periodo si sono aggiunte le difficoltà tecnologiche, quelle di abitazioni piccole, quelle del contemporaneo lavoro a casa dei genitori. E purtroppo anche le preoccupazioni di salute o di reddito. Ma la maggioranza si è attivata, ha cercato di fare il possibile, ha dimostrato di dare un grande peso all’istruzione.

A distanza di un mese s’impone un primo bilancio: una scuola “a distanza” non può essere vera scuola E’ vero, come è stato detto da molti, insegnanti, genitori, alunni: mai come oggi comprendiamo il valore della scuola reale e dello stare a scuola; di un rappordidattica-a-distanza-agerola-3275966.1024x768to diretto e costante, che si configura nella relazione e nella cura, unici elementi che possono determinare sapere realmente significativo.

Abbiamo – anche nei migliori casi – la netta percezione di quanto questi elementi umani ed umanistici diventino insostituibili per connotare il processo di insegnamento-apprendimento nel senso di una spendibilità culturale, politica, etica, realmente sostenibile e diretta conseguenza della funzione che la scuola deve continuare ad avere, come serbatoio di pensiero critico-analitico, di palestra di complessità, di approccio ad una cittadinanza consapevole.

E pertanto – non dovrebbe essercene bisogno – diffidiamo chi, esaltando le attuali drammatiche condizioni, volesse produrre accelerate miopi, ravvisando in dotazioni e pratiche tecnologicamente adottate stabilmente una prospettiva praticabile per il futuro.

Il tentativo di ammantare il risparmio di spesa esaltando avvenirismo e modernità (parole chiave del Neoliberismo, con il suo corredo ideologico di efficientismo, autoimprenditorialità) ha già prodotto danni incommensurabili in tanti settori dei diritti universali, scuola compresa.

Rivendichiamo la funzione centrale (esistenziale, politica, culturale, etica) del magis-ter, dove il “più” contenuto nell’etimo rappresenta precisamente ciò che nessuna macchina potrà mai surrogare. Ma bisogna andare oltre: è la scuola della Repubblica ad essere rimessa in causa…

E’ necessario allora ripartire ancora una volta dai principi, quelli dell’art. 3 della Costituzione, combinato con gli art. 9, 33 e 34:

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Non è solo un problema di rapporti umani, di accesso alla tecnologia, di “dotazioni” e linee internet: è l’uguaglianza dei diritti che viene rimessa in causa senza il quadro della scuola, i suoi programmi, la libertà d’insegnamento (rimessa in causa), senza le aule uguali per tutti, gli orari, le regole, i rapporti. E allora va detto chiaramente: l’esplosione di soluzioni, proposte, orari di lezione e lavoro, carichi dei compiti, il non controllo del quadro generale e delle possibilità di “frequenza” degli alunni, della validità delle verifiche, dei voti, rappresenta in sé, oltre che un grosso problema per docenti e famiglie, un vettore di diseguaglianze che impediscono di garantire a tutti l’accesso all’istruzione e ai docenti l’esercizio della loro vera professione. … ed è il Ministero che esalta questa distruzione!

Ma se questo è in parte comprensibile e gli insegnanti non ne hanno responsabilità, anzi fanno di tutto per superare gli ostacoli, ciò che è inaccettabile è che “in alto” il Ministero, con le sue note, si faccia promotore di queste diseguaglianze, di questo caos, di una concorrenza frenetica e distruttiva delle scuole, cioè dell’esatto contrario del ruolo che dovrebbe avere!

Inaccettabile, ma non casuale: se oggi il ministro rivendica note e circolari “illegittime e inapplicabili” (come indicato dai sindacati che ne chiedono giustamente il ritiro), offensive delle condizioni in cui si trovano docenti e famiglie, circolari che tra l’altro alimentano le tensioni all’interno del mondo della scuola, ciò è la logica conseguenza dell’aver dimenticato e calpestato per trent’anni i principi della scuola della Repubblica e dell’aver anteposto – riforma dopo riforma – il mantra di una presunta modernità e di una necessaria modernizzazione come panacea ai mali della scuola e come prospettiva privilegiata di intervento.

Se il Ministero è lontano anni luce dalle problematiche reali, se alimenta la babele del “si faccia di tutto e di più”, il motivo è semplice e lo accomuna alle centinaia di ditte, banche, organizzazioni che, come avvoltoi, parassiti di un parassita (il Covid-19) si sono gettati sulla scuola con le loro offerte: per anni lo stesso Ministero ha promosso questo processo, lo ha alimentato con l’Autonomia, ha cercato di inserire la tecnologia nella scuola non, come si dovrebbe, per realizzare al meglio l’art. 3 della Costituzione, ma per stravolgerlo e aprire un mercato scandaloso, per mettere in concorrenza le scuole, per svuotare il senso della conoscenza a favore della “competenza”, per differenziare i programmi, annullare il valore dei voti e dei titoli di studio.

Oggi se ne vedono i risultati: deregolamentazione totale, diseguaglianze, diritto all’istruzione potenziato per alcuni e negato per altri, porte aperte al fai da te e alla penetrazione del privato (e di che privato, spesso!).

E troppo spesso, un vulnus inflitto anche alla libertà di insegnamento, complice la convinzione che irreggimentare la propria didattica in percorsi e strumenti precostituiti da case editrici in cerca di un facile profitto potesse essere la strada verso la “modernità” tanto evocata. Inconsapevoli, però, che attraverso quelle pratiche il “pensiero pedagogico unico” ha avuto buon gioco nell’infiltrarsi e nell’affermarsi. Se oggi il Ministero arriva a dire che questa è la scuola “della Costituzione” è perché dopo trent’anni non sa più nemmeno che cosa essa sia!

E’ grave per oggi ed è grave per domani perché, se si perde il senso della scuola della Repubblica fino a questo punto, è immaginabile che questo periodo venga poi utilizzato, come addirittura il capo del governo annuncia in Parlamento, evocando una trasformazione in chiave digitale della scuola, dell’università e del lavoro tutto, per spingere ancor più i processi di deregolamentazione e mercificazione della scuola, di promozione delle “competenze” al posto delle conoscenze.

Ed è questa la riflessione che proponiamo a tutti: costretti nelle condizioni attuali, restiamo però coscienti non solo dei limiti oggettivi di ciò che facciamo, ma dei principi che muovono la scuola della Repubblica e del fatto che la battaglia di ieri per difenderli è la battaglia di oggi e sarà ancor più la battaglia di domani.

Evidentemente, prima ci sbarazziamo del Coronavirus e meglio è per tutti. Ma che si porti via anche la retorica della cosiddetta “didattica a distanza” e possiamo tutti quanti, pur con gli strumenti che stiamo acquisendo, non rimanere contagiati dalle parole del ministro e dagli interessi di chi vede nella situazione attuale, anche se non lo dice apertamente, una “normalità” – o anche solo elementi di normalità – per il futuro, cosa che rappresenterebbe un’ulteriore, esiziale spallata alla scuola della Repubblica.

Ass. Naz. Per la scuola della Repubblica-Extra nos-Lavoratori Autocovocati Scuola- LipScuola-Manifesto dei 500-Partigiani della scuola pubblica-Scuola bene comune.

Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune: Pandemia, supportiamo e aderiamo a queste importanti iniziative in atto

In questo preciso momento storico, riguardo alla pandemia da coronavirus, devono essere fatte scelte coraggiose per arginare l’emergenza, sacrificando comparti non vitali.

Dato che tutte le attività “non strategiche” sono state bloccate dal Governo, a partire la lunedì 23 marzo, noi PSP intendiamo sostenere alcune importantissime posizioni, petizioni e iniziative

  • “Un Respiratore ti salva la vita un PC no” è una petizione del Coordinamento scuole Viterbo che invitiamo a sottoscrivere a chi, come noi, è convinto che un respiratore può salvare una vita, un tablet invece no.

https://www.change.org/p/sergio-mattarella-emergenza-coronavirus-il-coordinamento-scuole-viterbo-risponde?recruiter=false&utm_source=share_petition&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_medium=whatsapp&utm_content=washarecopy_20954616_it-IT:v5&recruited_by_id=5e2b3ff0-6a1d-11ea-ad01-9fad5e57e89f&share_bandit_exp=skip-20954616-it-IT&share_bandit_var=v0&fbclid=IwAR23WeB0Zdv63LiZm-9qtr4Oo65RenEWv2Y4OPFeVol1w3n0-2937LNkgI8

Anzi, la valutazione sulla didattica a distanza può generare anche ulteriore stress, che accumulandosi a quello che già si sta vivendo per le notevoli e necessarie condizioni di ristrettezze e di limitazione degli spazi e delle libertà individuali, può generare stati di ansia e di depressione che non giovano certo a garantire una serena e obiettiva valutazione dei probabili, o improbabili, risultati didattici che si sperano di ottenere. Inoltre  non vorremmo che i soldi destinati ad alunni non abbienti, per combattere la dispersione digitale, vadano dirottati dalle scuole su improvvisati e fumosi webinair a pagamento o enti privati di formazione, dal momento che già da soli, noi docenti stiamo utilizzando le gratuite google classroom

  • “Reddito di base di emergenza per l’UE” è una petizione rivolta all’Europa con la quale si chiede di: creare uno strumento finanziario guidato dall’UE per sostenere tutti gli Stati membri dell’UE nella rapida introduzione di un reddito di base incondizionato come misura urgente, per fornire un sollievo rapido e non solo formale a tutti gli individui e gli attori economici in Europa, la cui sicurezza economica e la cui esistenza è minacciata dalla crisi del coronavirus”. Quindi Firmiamo su:

https://you.wemove.eu/campaigns/Reddito-di-base-emergenza-in-europa?utm_campaign=JSE2UnOzOs&utm_medium=whatsapp&utm_source=share

Uno stato depressivo che a breve, non appena saranno esauriti gli ultimi risparmi dei lavoratori precari, in part-time, autonomi,  in nero o anche dei proprietari di attività commerciali “non strategiche”, che interesserà una miriade di persone che si ritroveranno nella indisponibilità a procurarsi del cibo e beni di prima necessità. Si deve prevenire questo inevitabile stato di cose fornendo una liquidità immediata alle famiglie e ai soggetti a rischio.

3)     “Basta morti, bisogna chiudere tutto”. Per il 25 marzo è stato indetto uno sciopero nazionale generale del sindacato di base USB che ha l’obiettivo di tutelare tutti quei lavoratori che sono stati lasciati esposti al rischio di contagio. Pertano aderiamo a questo sciopero.

“Per USB non solo rimangono intatti ma oggi diventano paradossalmente ancor più rilevanti quei caratteri di urgenza e di emergenza che l’hanno indotta a proclamare uno sciopero generale per mercoledì 25 marzo affinché tutte le attività effettivamente non indispensabili si fermino ed in difesa di tutti i lavoratori che comunque dovranno continuare a rimanere in servizio, perché si adottino veramente tutte le tutele di cui hanno diritto.”

Noi Partigiani della Scuola Pubblica e Scuola Bene Comune aderiamo convinti che la tutela della salute collettiva, il sostentamento reddituale e la vita stessa vengano prima di tutto.

SBC e PSP: Disporre la chiusura delle scuole, snellire gli adempimenti di fine anno scolastico e difendere la didattica a distanza dalle ingerenze da parte di formatori improvvisati e finanziati con risorse destinate ad alunni non abbienti

 In questo drammatico momento, oggi ci sono stati oltre 600 morti, per S.B.C (Scuola Bene Comune) e P.S.P.(Partigiani della Scuola Pubblica) è arrivato il momento delle scelte radicali e coraggiose in cui il diritto alla salute, meglio si direbbe, alla vita, diventa il bene primario e la Scuola, detto senza ipocrisia e retorica, in questa situazione non è da considerare più un servizio essenziale e il diritto alla sopravvivenza, anzi l’istinto alla sopravvivenza, prevale anche su quello allo studio.

Oggi sono essenziali le sole filiere alimentare e sanitaria e bisogna chiudere tutto secondo il modello della Cina.

Sappiamo che il Governo si appresta il prossimo 25 marzo a prorogare al 3 maggio la riapertura delle scuole e in realtà siamo anche stufi di queste date che da decreto a decreto procedono di proroga in proroga, per noi il termine é del tutto teorico, le scuole potrebbero restare chiuse e riaprire direttamente a settembre e sembra questa la situazione più probabile.

Ora le scuole vanno tutte chiuse e, non solo, va prevista la sospensione dell’attività didattica, come sta accadendo con i decreti che si sono succeduti dal 5 marzo.

La didattica a distanza, va immediatamente sburocratizzata e lasciata alla libera gestione dei docenti circa i tempi e i modi nonché centrata sulle condizioni che insegnanti e studenti stanno vivendo in questo momento, senza alcuna ingerenza dei D.S. e del M.I.

La nota Bruschi del 17 marzo va ritirata, ci rendiamo conto che dalle comode poltrone di Viale Trastevere non si ha il polso di quanto sta accadendo nella vita della gente.

Aspettiamo dalla Ministra Azzolina non un nuovo video ma un provvedimento urgente con indicazioni chiare e concrete sulla procedura per la conclusione dell’anno scolastico 2019/20, e sugli esami finali di scuola secondaria di primo grado e di Stato, che potrebbero addirittura essere svolti on line.

Noi come sempre non faremo mancare le nostre proposte.

Inoltre, per un’ apertura regolare del prossimo anno scolastico, a meno che non si voglia farlo slittare ad ottobre, si chiede di prorogare lo svolgimento dei concorsi speciale e ordinario in autunno unitamente al V ciclo TFA sostegno e di prorogare di un anno le graduatorie di istituto, attivando nel contempo immediatamente le procedure della mobilità con l’annuale ordinanza che era stata prevista per il 16 marzo.

SBC ( Scuola Bene Comune) PSP ( Partigiani Scuola Pubblica)

Risposta dei PSP- SBC alla Ministra Azzolina intervenuta tramite segreteria dopo la contestazione dei docenti alla nota ministeriale di Bruschi

Spett.le

Segreteria Ministra Istruzione On.le Lucia Azzolina

Sede – Comunicazione a mezzo email: segreteria.azzolina@istruzione.it

 

Oggetto: Nota M.I. n° 388 del 17.03.20, a firma Dott. Bruschi; Nota Docenti; Vs. riscontro

          In rif. a quanto in ogg., corre preliminarmente l’obbligo di ribadire convintamente il contenuto tutto della propria nota; inde, a seguito di lettura attenta del Vs. cortese e sollecito riscontro, la prima sensazione che ne scaturisce è la costernazione; tuttavia, da “bravi Insegnanti”, lungi dall’ipotizzare che l’interlocutore non abbia compreso quanto era intenzione comunicare, prontamente ci si mette in discussione e, sicuri di non esserci “spiegati con adeguata chiarezza”, riesporremo, con altri termini, ma con medesima passione, il messaggio.

          Intanto si ringrazia per aver rammentato ai “distratti” –a dire il vero ben pochi fra noi- il contenuto dell’art. 27 CCNL 16-18 che traccia compiutamente l’insieme delle competenze che delineano il profilo prof.le dei docenti, nel quale anzi, a scanso di ulteriori equivoci, preme precisare che: ci si identifica; lo si applica quotidianamente on field; ben si attaglia alla caleidoscopicità del ruolo; e dal quale non ci si intende discostare.   Dunque, sul punto, nulla quaestio.   Il punctum explanandum è invece ben altro e, stante la precipua “deformazione professionale, attiene, invero, ai Discenti.   Ossia, ponendo in essere interpretazione autentica del ns. scritto, ex punto 1) –Nessun docente può avere esperienza e competenza didatticaforse era questo il termine chiave sfuggito al lettore disattento- dell’uso della didattica tramite piattaforma digitale…-  s’intende chiarire che nessun docente, in un ambiente virtuale, può avere contezza, né esperienza delle ricadute, e/o delle competenze di apprendimento dello Studente in rif. a una lezione in modalità digitale.   E’ dunque evidente che il richiamo al succ. art. 27 C.C.N.L., pur utile, è tuttavia, nel caso de quo, assolutamente inconferente.

Punto 2): Ancora più evidente allora che il “riesaminare le progettazioni di inizio anno, al fine di rimodulare gli obiettivi formativi…” è un assoluto nonsense in mancanza di un immediato e imprescindibile feedback cui i docenti, loro malgrado –e contrariamente ai funzionari che si occupano di apparati, burocrazia, e apparati burocratici insieme- sono abituati enon riescono a fare a meno!   Il tutto impensabile in ambiente digitale.

Punto 3) la dimensione e il momento docimologico, sono forse gli aspetti più delicati di quel complesso insieme di cui si è pure discettato: orbene, a tal proposito, preme rammentare a chi legge -senza alcun sotteso profilo di autoreferenzialità- che la classe docente è intimamente e pervasivamente onesta, sub diversi profili: intellettuale, professionale, etico.   Tanto imprescindibilmente premesso è evidente che essa non può minimamente indulgere a un processo valutativo così scarsamente genuino, veritiero e verificabile quale quello che si dovrebbe trarre da dietro le quinte di una ipotetica e sicuramente “oscurata” webcam.

Punto 4) siamo “sollevati” che codesta Segreteria sia consapevole che le note ministeriali non abbiano, nel ns. sistema costituzionale, rango normativo: ne dovrebbe allora assiomaticamente propalare il pieno riconoscimento dell’intrinseca verità del corrente punto, che –repetita iuvant, come in classe!- ci piace testualmente riproporre: “Come si può considerare valido uno strumento che non è previsto per la didattica di classe e non è normato dalla legislazione scolastica?”

Il Vs. riscontro si chiude democraticamente con la richiesta delle ns. “qualificate proposte”: beh, noi docenti di disciplina siamo profondamente convinti che la tuttologia non paghi e che…a ciascuno il suo.   Tuttavia cogliamo di buon grado l’opportunità e proponiamo la semplice applicazione del processo normativo: 1. una attenta, capillare e “sensibile” –nel significato etimologico del termine- osservazione della realtà dei ns. Studenti tutti, da quella di chi abita a Milano fino giù a Canicattì, non tralasciando Oristano; 2. la conseguente, “coraggiosa” emanazione di un atto avente forza di legge, con TUTTE le garanzie a esso sottese, in luogo di fuorvianti e destabilizzanti atti ministeriali.   La ricchezza e complessità del ns. mondo la merita tutta.

Non si può che coerentemente concludere con l’ancora più convinta richiesta di RITIRO IMMEDIATO della brutta nota ministeriale di cui in ogg.

Partigiani della Scuola Pubblica

Scuola Bene Comune

Circolare Miur sulla DAD di Max Bruschi: L’elefante ha partorito il topolino

La circolare ministeriale del 17-03-2020 firmata dal dott. Bruschi si limita a elencare le pratiche di didattica a distanza consigliate sulla base di quanto fino ad ora sperimentato dalle singole scuole, senza fare riferimento a quali siano invece i doveri degli studenti in merito alle interazioni che debbano avere con i docenti.

È previsto un obbligo a partecipare alle lezioni online? Non si evince. Se non vi è obbligo, su quali basi si imposta il lavoro di verifica costante e valutazione degli apprendimenti nonché l’efficacia dell’azione didattica?

Ancora una volta emerge che il Ministero nonostante tanti sbandierati annunci non intende assumersi le responsabilità che solo ad esso spettano connesse alla validità dell’anno scolastico in termini di certificazione degli apprendimenti, continuando a non fornire agli operatori strumenti utili per esercitare formalmente la propria funzione e lasciando tutto alla iniziativa dei dirigenti scolastici e degli insegnanti , che nulla possono ove dall’altra parte per un motivo o per un altro non vi sia risposta.

Allora, se alla domanda sulla chiusura dell’anno con 6 politico si risponde “no”, come si pensa con questi “consigli” di conferire attendibilità e uniformità agli esiti della azione didattica a distanza? A chi legge la circolare sperando di trovarvi delle risposte non sfuggono le numerose incoerenze e la inconsistenza di fondo del supporto dato alle scuole, da “armiamoci e partite”, secondo le migliori e consolidate tradizioni a cui le scuole hanno dovuto fare il callo in tanti anni di autonomia.

Speriamo dunque nella clemenza della sorte che ci consenta di uscire dall’emergenza in tempo per recuperare i giorni perduti, altrimenti brancoliamo nel buio.

  • Partigiani della Scuola Pubblica
  • Scuola Bene Comune