Lamezia Terme, i PSP al convegno SUD: NO ad ogni forma di autonomia differenziata per il nostro Paese

locandinaGiorno 5 ottobre 2019 i Partigiani della scuola pubblica hanno partecipato al convegno “Sud” presso il Chiostro letterario di Lamezia Terme.

Il convegno organizzato dalla Professoressa Rosella Cerra ha visto, tra i relatori, lo scrittore Pino aprile, il docente di diritto privato dell’UMG Fulvio Gigliotti, il Professore Vittorio Daniele di politica economica (UMG) e tanti altri esponenti del mondo della cultura, della sanità, della scuola e dell’ambiente.

Al tavolo dei relatori erano presenti per i Partigiani della Scuola Pubblica, le Professoresse Lia Riommi e Gianfranca Bevilacqua, le quali hanno parlato rispettivamente dei danni dell’ autonomia differenziata al mondo della Scuola e delle offese del giornalista Rondolino nei confronti dei docenti meridionali, poi sanzionato, per tale motivo, dall’ordine dei giornalisti del Lazio.

Riportiamo il discorso integrale della Professoressa di diritto Lia Riommi:

Buonasera a tutti sono Lia Riommi, avvocato e docente di Diritto ed economia in unlia istituto superiore di Lamezia Terme.

Faccio parte dei PSP Partigiani della scuola pubblica, un movimento di docenti attivi su tutto il territorio nazionale che si è costituito all’indomani del disegno di legge sulla cosiddetta buona scuola.

Da subito abbiamo denunciato, aldilà delle evidenti aberrazioni della legge 107 del 2015 quali la chiamata diretta, gli ambiti territoriali, gli strapoteri dei DS, l’alternanza scuola-lavoro, proprio l’impianto stesso della legge e cioè la visione di una scuola-azienda, verticistica, in linea con le fallimentari politiche neoliberiste, una scuola che deve produrre una merce utile per il mercato: i nostri studenti.

Ed è in questo quadro che si inserisce, come dice una mia cara amica, nell’esecuzione di un medesimo disegno criminoso, la regionalizzazione dell’istruzione. Perché? Analizziamo le motivazioni che le regioni del nord utilizzano per chiedere l’autonomia differenziata, quella più sbandierata è la continuità didattica. Avere una scuola regionalizzata, docenti assunti con contratti regionali garantirebbe agli studenti del Nord la possibilità di avere sempre gli stessi insegnanti Ma è vero? Nessuno dubita che il problema della continuità esista, ma badate bene non è un problema limitato al nord, questo perché, e tutti gli operatori della scuola lo sanno bene, la continuità non può essere garantita neppure al sud in quanto la scuola non è un’entità statica. Le classi si formano in base al numero degli alunni così gli organici e di conseguenza le cattedre e in più occorre considerare che ogni anno ci sono insegnanti che vanno in pensione, altri che si trasferiscono. Per cui risulta evidente che la continuità come non può essere garantita al nord non può esserlo neppure al sud. Qual è allora la vera motivazione della richiesta così insistente da parte dei Presidenti delle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, della regionalizzazione dell’istruzione? Sono andata a spulciare i dati forniti dalla Ragioneria Generale ed ho scoperto che se tutte le competenze richieste, circa una ventina, passassero a queste regioni la spesa da decentrare sarebbe complessivamente di 16,2 miliardi di euro nel caso in cui si utilizzasse il criterio della spesa storica o addirittura di 18,9 miliardi se invece venisse preso in considerazione il criterio della media nazionale. E qual è la fetta di questa spesa relativa all’istruzione? Si tratta della fetta più consistente stiamo parlando di 11,4 o addirittura 13 miliardi di euro e capite bene come un flusso così importante di denaro pubblico possa fare gola. In più c’è da dire che non si tratta di risorse nuove poiché il trasferimento di queste materie deve avvenire nel bilancio dello Stato a costo zero e quindi questo denaro verrà sostanzialmente sottratto alle altre regioni per entrare nelle casse delle già ricche regioni del nord. Le regioni povere del Sud diventeranno sempre più povere e le scuole di serie B del Sud saranno ancora di più di serie B. Inoltre per allettare in un certo senso i docenti del Sud a rimanere nelle regioni del nord e a sostenere quella che è la regionalizzazione dell’istruzione, viene da tempo sbandierato un aumento sostanziale degli stipendi dei docenti assunti con contratto regionale. Ebbene le cose non stanno proprio così. Il nostro movimento che è, come dicevo prima, attivo su tutto il territorio nazionale, ha potuto ascoltare i docenti del Trentino Alto Adige regione nella quale l’istruzione è regionalizzata. Ebbene questi docenti a fronte di aumenti stipendiali dell’ordine di 200-300 euro, hanno un notevole carico di lavoro e non solo, poiché a loro viene anche applicato il criterio della reperibilità. In pratica sono diventati dei medici per cui non hanno un orario di lavoro già prestabilito come accade per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione ma un orario di lavoro variabile e ripeto con un carico lavorativo anche eccessivo rispetto agli aumenti stipendiali. In conclusione i PSP sono assolutamente contrari alla regionalizzazione dell’istruzione e a qualsiasi forma di autonomia differenziata. Per questo, il 29 settembre presso il liceo Tasso di Roma, insieme a tutti i movimenti della scuola si è svolto un incontro nel corso del quale è stato costituito un Comitato Nazionale contro l’autonomia differenziata che avrà come primo compito quello di stilare un documento che contiene le ragioni della contrarietà alla regionalizzazione dell’istruzione. Invitiamo a diffondere questo documento e a farlo votare nei collegi dei docenti di tutte le scuole. Grazie

gianfranca 1Infine la Prof.ssa Bevilacqua, docente di diritto, nonchè avvocato, ha ricordato le offese su twitter del giornalista Rondolino contro i docenti meridionali, rei di aver protestato davanti a Montecitorio, contro la riforma 107 del 2015 che prevedeva l’abolizione delle graduatorie dei docenti, garanzia di legalità e trasparenza, in favore della chiamata diretta del dirigente scolastico.

Grazie all’Avvocato Gianfranca Bevilacqua, Rondolino è stato sanzionato dall’ODG del Lazio.

E infine la professoressa Bevilacqua ha letto il messaggio del professore campano  Libero Tassella fondatore di Scuola Bene comune che è un gruppo di docenti contrari ad ogni forma di regionalismo differenziato:

S.B.C. Scuola Bene Comune è contraria ad ogni forma di regionalismo differenziato. In pratica quello di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna si tratterebbe solo di un neo centralismo regionale, ispirato da una perversa logica astorica di tipo separatista, voluto per motivi di interesse da parte dei gruppi di potere del Nord in una logica di egoismi paricolaristici.
La Scuola è un bene comune di tutta la Nazione e come tale deve restare allo Stato, non possono esserci le scuole separate delle regioni con i loro separati finanziamenti , i loro organici, i loro programmi, i loro contratti, non può neppure esserci un regionalismo solidale che per noi é solo un ossimoro. La Scuola ha contribuito dall’Unità ad oggi all’unificazione linguistica e culturale del nostro Paese e non può assistere passivamente a chi vorrebbe separare il Paese.
Il problema rappresenta un nuovo capitolo della questione meridionale e siamo convinti che tutti dobbiamo essere in questo momento partigiani vigili e consapevoli di una Scuola unitaria bene comune di tutta la nazione. S.B.C. vuole un Paese solidale e accogliente in cui il luogo dove si nasce non sia un fattore discriminante per la vita e il futuro dei suoi cittadini secondo i valori della Costituzione Repubblicana.
Libero Tassella S.B.C.

I PSP e tutti i presenti, nonché i politici di destra e sinistra, hanno espresso un coro unanime di rifiuto e dissenso rispetto all’autonomia differenziata, che vedrebbe il nostro paese smembrato e il sud penalizzato.

Le regioni autonome diverrebbero facili prede delle mafie locali.

La SCUOLA rimanga unica su tutto il territorio nazionale, statale, costituzionale, indipendente e presidio di legalità e cultura istituzionale.

platea

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