I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di regionalizzazione in atto

zaia 5I PSP esprimono la più netta contrarietà al processo di autonomia secessionista del Veneto avviato con il deposito presso il Consiglio dei Ministri della proposta votata nel consiglio regionale dalla Lega e dal movimento 5 Stelle.

La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche ed altro ancora. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese.

Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regione per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini.

In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti.

Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Se avanza questo processo seguiranno a ruota le richieste di Lombardia ed Emilia. A quel punto tutte le regioni del centro-nord si scateneranno con richieste analoghe e se tutto il Centro Nord Italia si dovesse tenere il ‘residuo fiscale’ (circa 100 miliardi di euro) si verificherebbe il crollo verticale delle finanze del Comuni del Mezzogiorno d’Italia.

Per dirla con le parole del prof. Gianfranco Viesti “il Nord e il Centro Italia si confermano quello che sono sempre stati: sfruttatori ed egoisti. Dopo avere ridotto all’osso il Mezzogiorno – cosa che hanno fatto dal 1860 ad oggi – adesso vogliono la secessione scippando altre risorse al Sud in barba alla Costituzione. Se dovesse passare l’autonomia secessionista proposta dalla Lega e dai 5 Stelle del Veneto la conseguenza diretta ed immediata consisterebbe nella regionalizzazione dei sistemi scolastici con tutto quello che comporta sui concorsi, sulla programmazione, sugli indirizzi culturali. Sarebbe la fine della scuola quale strumento fondamentale dell’unità nazionale.

I PSP stigmatizzano la posizione assunta dal Ministro della P.I. che nella recente intervista al Corriere della Sera ha definito la regionalizzazione della scuola un’idea virtuosa.

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