I PSP rispondono alla DS Costantino: applichi la legge, le ordinanze soprattutto.

Einaudi-Lamezia-2016I Partigiani della Scuola Pubblica, loro malgrado, si vedono costretti ad inserirsi nuovamente nella spiacevole “querelle” azionata dalla dirigente Costantino dell’Istituto Einaudi che, ancora una volta, pare perseveri in una gestione della cosa pubblica “casalinga” più che istituzionale.

A riprova riflettiamo sui commenti del coniuge su facebook che si inseriscedalla pagina dei psp “familiarmente” nella questione che tanto ha fatto notizia della gestione sbagliata della consorte, riguardo l’assegnazione dei docenti alle classi nel proprio istituto, come se simili faccende potessero trovare confronto su un social, con sostegno coniugale a rafforzare la liceità di talune scelte discutibili.

Talmente assurdo l’errore compiuto dalla dirigente, infatti, che un giudice, super partes, ha ristabilito le regole da seguire.

 Sappiamo tutti che l’assegnazione dei docenti alle classi e ai plessi è prerogativa del DS ma, ci pare di ricordare, in base ai criteri stabiliti dal consiglio di Istituto e alle proposte del collegio docenti, proposte e criteri di cui il dirigente scolastico DEVE tener conto, in caso contrario motivando eventuali scelte che appartengono a precise sfere di opportunità (ad esempio incompatibilità con la classe).

Tutto questo però solo dopo aver salvaguardato l’interesse degli alunni, che è precipuo. La dirigente in questione però sbandiera un potere che non ha, se non in subordine a quanto deciso dagli organi collegiali.

 Così, ravvisando palesi ingiustizie, qualche docente piuttosto che subire ha deciso di ribellarsi ed ha adito le vie legali, vincendo! Il giudice del lavoro infatti ha ritenuto il provvedimento dirigenziale illegittimo ed iniquo e per tale motivo ha intimato alla dirigente Costantino di correggere il proprio errore.

La dirigente però, non capendo, cosa grave, o fingendo di non capire, fatto ancora più grave, dà seguito all’ordine del giudice, facendoci credere che stia eseguendo ciò che le è stato imposto, ma lo fa con un’interpretazione alquanto curiosa dell’ingiunzione del giudice stesso: il provvedimento di riassegnazione che attua la DS lascia immutato il numero delle classi, quattro, attribuite alla ricorrente sul diurno, riuscendo persino a peggiorare la situazione. Inoltre permane la illegittimità del provvedimento anche con la riassegnazione in quanto non ha, ancora una volta, consultato il Collegio. Certo, si può sbagliare!!! Ma reiterare!!! Così la storia arriva all’attenzione della senatrice catanzarese Granato che, da docente, ben conosce le regole della scuola e, per mero impegno istituzionale, entra nella faccenda invitando la dirigente a dare ordine al disordine dalla stessa creato. Non felice la dirigente recupera curiose ragioni di protesta nella vicinanza della senatrice Granato al movimento dei PSP, senza mai dubitare del proprio comportamento. Invero le insinuazioni si spingono oltre e addirittura si profilano, a dire della dirigente, collusioni tra l’Avvocatura dello Stato e le docenti che si sono rivolte alla magistratura. Insomma cariche istituzionali, avvocatura e magistratura tutte contro di lei. La parlamentare ha chiesto l’intervento del Garante regionale dell’Infanzia, Antonio Marziale, che in proposito ha riscontrato «l’interruzione dell’attività educativa e didattica, disorientante per i ragazzi e pregiudizievole del processo di apprendimento e stabilità emotiva».

Addirittura pare che circoli nell’istituto in queste ore un comunicato a firma del “personale della scuola” dal titolo “Molto rumore per nulla”, con una curiosa dicitura in calce “per la firma recarsi in vicepresidenza”.

In tale documento si difende la scuola Einaudi e l’impegno profuso dal proprio personale: ci pare, però, che mai sia stata attaccata da alcuno la scuola né tantomeno le professionalità che lì si spendono. Allora, forse, qualcuno cerca di distrarre l’opinione pubblica sul vero ed unico motivo per cui tale faccenda è finita sui giornali: l’errata scelta di gestione della dirigente scolastica che è stata oggetto di un provvedimento da parte di un giudice, che vi ha, evidentemente, ravvisato degli abusi.

Da qui il dubbio, opinabile certo, che tale documento possa essere un tentativo di chiamare a raccolta il personale della scuola in modo da dimostrare la propria fedeltà alla dirigente scolastica che, dopo aver commesso un grave errore, reitera persino.

Oppure la dirigente vorrebbe coinvolgere il personale in responsabilità solo sue? La storia è quasi comica: non ci meraviglieremmo, a questo punto, se uscisse un documento a firma “spontanea” degli alunni in cui si sostiene il buon nome della scuola dovuto all’impeccabile gestione della dirigente.

Detto ciò, senza inutili commenti ulteriori, vorremmo far notare alla dirigente che i Partigiani della Scuola Pubblica difendono semplicemente la SCUOLA e lottano contro chi quella scuola cerca di disintegrarla.

La voce dei PSP si leva, e si leverà, ogni volta che con un attacco contro la scuola si cercherà di ledere i diritti degli alunni, innanzitutto, e poi dei lavoratori che la scuola la fanno in trincea.

Non accettiamo, quindi, basse insinuazioni ed invitiamo la dirigente ad un’umile riflessione, augurandoci che la stessa sia foriera di iniziative e provvedimenti illuminati, anche perché nessuna legge dello stato le consegna un potere gestionale scevro da responsabilità, per le quali dovrà dar conto, non trovandosi a gestire le questioni della propria casa.

Infine vogliamo e dobbiamo pensare SOPRATTUTTO agli alunni, che sono quelli maggiormente danneggiati da questa brutta storia, perché quasi ad anno scolastico concluso sono costretti a cambiare docenti, con tutto ciò che questo comporta e allora ci chiediamo, qual è la vera missione di un dirigente? Creare e sollecitare un ambiente di lavoro sereno e proficuo nell’interesse dei propri alunni? Oppure alimentare difficili condizioni di lavoro, rimarcando il proprio “potere” e cercando conferme in decisioni scellerate che di potente hanno solo il danno che andranno a provocare?

Fiduciosi, aspettiamo un lieto fine.

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