La vicepresidente ANP : “Sbagliato che i professori possano decidere le scuole” PSP: “Allora lasciateci scegliere i presidi!”

L’ANP ritorna a far parlare di sé stavolta attraverso l’intervista di Lidia Cianfriglia, vice presidente nazionale, in cui  boccia  l’intesa del 28 dicembre scorso raggiunta tra i sindacati e la ministra Fedeli, ritenendola un passo indietro rispetto alle prerogative plenipotenziarie assegnate dalla legge 107 /2015 ai dirigenti scolastici di poter scegliere propri docenti, mentre questi avranno più opportunità di ottenere la sede a loro gradita. In realtà la chiamata diretta, così come tutto l’impianto della legge 107/2015, non ha tuttora cessato il suo corso, lo ha solo temporaneamente deviato. Non cessa ancora la prospettiva di asservimento dell’intera classe docente al pensiero unico imposto dal decisore politico e ciò, oltre ad essere incostituzionale,  è fortemente pericoloso e pregiudica gravemente il futuro della Nazione.  Come dice la costituzione, all’articolo 33, “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Invece di considerare lucidamente che NON tutti i dirigenti scolastici sono egualmente all’altezza dei carichi di responsabilità che la legge 107/2015 attribuisce loro, per i quali NON sono stati selezionati, NÉ formati, quando hanno effettuato il concorso pubblico con il quale hanno ottenuto il ruolo, la dirigente scolastica Cianfriglia, con grande convinzione,  rivendica per sé stessa e per i suoi colleghi la facoltà di poter scegliere i docenti con la più ampia discrezionalità.

Nell’amministrazione pubblica una rigida selezione  stabilisce, attraverso titoli culturali e prove concorsuali , il ruolo e l’abilitazione per chi vuole diventare dipendente statale. Anche i dirigenti scolastici devono seguire questa prassi, che garantisce trasparenza e aderenza ai principi democratici.

E’ lecito quindi chiedersi se la pretesa della vicepresidentessa dell’Anp di consentire ai dirigenti scolastici di scegliersi i docenti che più aggradano, non possa, come parallelo diritto consentire ai docenti di scegliere nelle proprie scuole i dirigenti “adatti” e non di accontentarsi di quelli che ‘capitano’, visto che dalla loro abilità gestionale dipenderà anche il loro futuro professionale.

Negli anni abbiamo assistito a casi al limite del ridicolo di ds ‘bizzarri’, incompetenti, arroganti. Personaggi che hanno condizionato il corretto funzionamento di scuole intere e quindi la ricaduta positiva sugli apprendimenti degli studenti.

Non ci meravigliamo che l’ANP insista su questa strada impervia e al limite della decenza. D’altronde numerosi sono i dirigenti che si dissociano e si sono dissociati dalla linea discutibile dell’ANP.   Con l’associazione saranno sicuramente d’accordo i vari presidi-sceriffi sparsi per lo Stivale.

Si  può stabilire sia per i Dirigenti che per i docenti chi sia”migliore” senza attingere a delle graduatorie? Secondo la legge 107/2015  il “ Dirigente migliore” è quello che risponde meglio al quadro politico di sistema e a sua volta il “docente migliore” è quello più disponibile a seguire le indicazioni del proprio dirigente scolastico, peccato che sempre la Costituzione, all’art 98, reciti inequivocabilmente “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”, vale a dire devono curare esclusivamente gli interessi del Paese, non del Dirigente di turno o del decisore politico di turno, attraverso l’ente per cui lavorano.

Invece il principio della “buona scuola” va nella direzione  dello stesso progetto di reductio ad unum istituzionale alla maggioranza politica di governo che si sarebbe voluto inserire anche in Costituzione, fortunatamente bocciato con il referendum del 4 dicembre 2016,  applicato alla scuola statale. La libertà di insegnamento è stata concepita dai Padri Costituenti per scongiurare le logiche delle dittature e per conferire agli studenti una formazione non basata sugli orizzonti ristretti del quadro di sistema  del presente, che non può offrire loro alcuno strumento per trovarvi all’occorrenza un’alternativa, ma per sviluppare il pensiero divergente che apre le porte del futuro.

Se invece di ricercare nella selezione del “docente migliore secondo il quadro politico di sistema”   o nella caccia ai “docenti contrastivi” la causa dei guai delle scuole, i dirigenti ANP denunciassero  le casse vuote delle pretenziose “ scuole dell’autonomia”, dimostrerebbero maggiore onestà intellettuale.  Per capire infatti a che cosa si riferisca la dirigente Cianfriglia quando parla di “docenti migliori” basta leggere tra le righe della sua intervista. I “ docenti migliori” sono per lei, come per gli altri dirigenti scolastici ANP, coloro che sono maggiormente disponibili a lavorare gratis, assolvendo  a tutti quegli oneri burocratici le cui responsabilità sono state scaricate  sulle  spalle dei presidi-manager.  Infatti non denunciano i Dirigenti ANP, i quali tengono molto all’amicizia dei decisori politici di turno in cambio di vantaggi economici e di potere, che la legge 107 /2015 è il classico esempio di nozze con i fichi secchi: pochissimi soldi per le funzioni strumentali, carichi smisurati  sui dirigenti in cambio della  liceità di riversarli sui docenti ricattati grazie ai contratti triennali e alla chiamata diretta, in mancanza di  soldi sufficienti per poterli retribuire. A questo sistema di carota e bastone è stato reso funzionale il famoso bonus, una mancetta, che, già misera, al netto delle imposte si riduce oltretutto del 60%.  La cosa che maggiormente stupisce, a fronte dell’evidente stortura dell’intero impianto della riforma, è che i dirigenti ANP piuttosto che denunciare  queste realtà che sono la vera causa delle disfunzioni del servizio, continuino a rinfacciare al decisore politico buonismo nei riguardi di  docenti, su cui, secondo loro,  si dovrebbero scaricare tutti gli effetti nefasti della riforma per uno  stipendio che è tra i più bassi d’Europa, al di sotto comunque del costo della vita, senza avere l’onestà intellettuale di denunciare invece che  nessun docente di quelli che si metterebbero a tutto servizio del Dirigente gratis, contrariamente a quanto affermato dalla Cianfriglia, sarebbe un buon acquisto per gli studenti. Infatti, è sotto gli occhi di tutti che  proprio queste fattispecie di docenti sono quelle che, per sbrigare quasi gratis le varie incombenze scaricate sulle loro spalle dai dirigenti,  in classe mettono piede molto poco. Questo dimostra che risolvere i problemi della Scuola in Italia si può e si deve,  ma oggi non si vuole. Chi ha concepito la scuola come un’azienda e il preside come manager vuole solo asservire questa istituzione a logiche che le sono del tutto estranee, quelle che privilegiano interessi di controllo e di potere,  economici e logistici rispetto alla qualità della formazione  degli studenti,  non meno di quanto avvenga per le  Aziende Ospedaliere del servizio sanitario nazionale sulla pelle dei malati, generando più occasioni di profitto per i privati concorrenti.

 

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