Lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Sede – Comunicazione a mezzo pec: presidente@pec.governo.it

Alla Ministra Istruzione Università Ricerca Sede –

Comunicazione a mezzo pec: ufficiogabinetto@postacert.istruzione.it e:

uffleg@postacert.istruzione.it Lamezia Terme, 19.08.16

Oggetto: Discutiamo insieme di Buona Scuola

Mi rivolgo al mio Premier e alla Ministra mia datrice di lavoro, ponendo da parte le “difficoltà comunicative” che hanno finora caratterizzato il dialogo, perché si è davvero giunti al giro di boa ed è dunque arrivato il momento di fare un bilancio e riconoscere i propri errori. L’unico errore di una larghissima frangia di Docenti? Quello di aver percepito immediatamente, a pelle (sulla propria pelle!) che la l. 107/15 non è una buona legge e non rende affatto la Scuola più buona, prima ancora che i suoi implacabili meccanismi si disvelassero in tutte le loro perversioni. Il più rilevante errore del Governo / Legislatore? Quello di aver disinvoltamente ribaltato un assioma, articolato in 3 semplici step, che da sempre insegno ai miei Allievi quale Docente di Diritto: in uno Stato democratico un buon legislatore osserva il suo Popolo, ne percepisce le esigenze, le trasforma in legge in ossequio al suo precipuo compito, ossia, il benessere della collettività; ed ecco che invece la l. 107/15 cala autoritativamente dall’alto e devasta i suoi “sudditi”. Una rapidissima carrellata delle sue deformità (tali definibili poiché destabilizzano le basi della Democrazia) darà contezza dell’affermazione, forte come la verità che la caratterizza.

1. La chiamata diretta: qualche tempo fa, entrando in un liceo statale per sostenere le ragioni di un genitore i cui diritti del figlio sembravano fortemente lesi, ho appreso della “bizzarra” abitudine del D.S. per cui nella “sua” presidenza non si può entrare col cellulare, che dev’essere “deposto” ( a mo’ di arma) in un’aula attigua; “regoletta” pressoché banale, se non fosse che quella non è la “sua” presidenza” o la “sua” Scuola, bensì un’agorà pubblica, di Cultura condivisa. Ovviamente la ragione della forza ha ceduto di fronte alla forza della ragione; ma non tutti hanno “appresso” gli strumenti per far valere i propri diritti ed è intuitivo immaginare che se la “regola” della chiamata diretta si risolve nel grazioso gradimento del D.S. (ricordiamo insieme, ma solo ad exemplum, i “provini” a busto intero e la richiesta di “referenze”) le regole del Diritto non avranno molte chances; e ciò è contro i principi di uno Stato di Diritto;

2. Il dogma dell’algoritmo: i danni che ha finora cagionato sono ingentissimi (pare che siano già oltre 600 le richieste di conciliazione) ma i criteri del suo (dis)funzionamento rimangono pervicacemente secretati; e ciò è contro i principi di uno Stato di Diritto;

3. La mistificazione delle informazioni: i “millemila” Docenti assunti, non sono una graziosa concessione del Sovrano, ma le conseguenze di una condanna della Corte di Giustizia Europea allo Stato italiano; e ciò è contro i principi di uno Stato di Diritto;

4. La denuclearizzazione delle famiglie, anche di quelle con disagi: impacchettare le merci e caricarle sui vagoni per la distribuzione capillare sul territorio nazionale è una delle quattro P di Kotler, che presiede alle buone regole di marketing; ma se in luogo delle merci s’impacchettano e spediscono, con criteri accidentali, le Persone (prima ancora che i Professionisti) ciò è contro i principi di uno Stato di Diritto; di più: indurre alle dimissioni è comportamento giuridicamente equiparabile al licenziamento senza giusta causa;

5. La mancanza di concertazione con le sigle sindacali: le determinazioni assunte unilateralmente, di fatto esautorando una Parte costituzionalmente prevista come indefettibile del processo decisionale, è contro i principi di uno Stato di Diritto;

6. L’istituzione del c.d. bonus premiale, così come aziendalisticamente concepito, lungi dal migliorare le performance professionali, è utilissimo per creare un clima di astiosa competitività dove dovrebbe invece albergare la massima collaborazione e condivisione delle best practices; nel ricordare che la Cultura non è una merce, il non garantire ai dipendenti un clima sano e sereno è una delle più severe mancanze del datore di lavoro, e dunque è contro i principi di uno Stato di Diritto;

7. L’alternanza Scuola – Lavoro, così come massicciamente imposta, senza per nulla tener conto delle realtà territoriali, senza studiare il proprio “mercato”, oltre a essere un flop commerciale, lede il diritto allo studio e alla corretta formazione professionale di tanti Studenti e il diritto al lavoro di tanti Operai precari; e dunque è contro i principi di uno Stato di Diritto;

  1. La valutazione dei Docenti, così come strutturata, è una scellerata ignominia: consentire che uno Studente (ovvero un suo Genitore) magari non ammesso alla classe successiva perché non meritevole, concorra alla valutazione del suo poco “magnanimo” Docente, sarebbe come consentire all’imputato condannato perché colpevole, di concorrere alla valutazione del suo “inflessibile” Giudice; oltre a non averne gli strumenti, è senz’altro contro i principi di uno Stato di Diritto;
  2. Il finanziamento erogabile dalle imprese a singole e determinate Scuole condurrebbe inevitabilmente alla creazione di Scuole Privilegiate e scuole piccine e neglette; ancor più grave, legittimerebbe quelle imprese a impregnare, della propria filosofia, le “proprie” scuole, di fatto instaurando un odioso do ut des; e ciò è contro i principi di uno Stato di Diritto.

            Ne ragioniamo insieme? Legislatore da una parte e Cittadini dall’altra (quella più titolata a farlo, per)che vivono la Scuola giorno dopo giorno e che “in virtù” di una sistematica deprofessionalizzazione sono alla mercé di una gratuita campagna denigratoria, che il Governo si è ben guardato dal fustigare?   Perché…se prima potevate forse fregiarvi di una (discutibile ma) consentita ingenuità, ora queste buone cose le sapete tutte e dunque, in uno Stato di Diritto, non è più consentita l’assoluzione.

            Si attende cortese e sollecito riscontro.

Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua

per PSP – Partigiani della Scuola Pubblica

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