La legge 107 e la scuola buona tra 20 anni

matteo-renzi-5784.660x368Nel IV secolo a. C. , i sofisti, esperti di retorica, misero a punto una teoria riguardo la verità (aletheia), da loro ritenuta inconoscibile e l’opinione (doxa), che si poteva influenzare grazie all’arte della parola, che dava vita ad uno scambio dialettico per cui prevaleva chi era più persuasivo, non chi aveva ragione.

Ecco che dopo duemila e 500 anni nulla è cambiato. A sostenerlo sono i Partigiani della Scuola Pubblica dopo aver appreso la dichiarazione del premier Matteo Renzi alla festa dell’Unità a Reggio Emilia: “Quello che stiamo facendo sulla scuola è la cosa più importante, anche se non siamo stati bravi a spiegarlo, fra 20 anni i risultati sulla scuola si vedranno“.

 Insomma la “buona scuola “ sarebbe una riforma così avveniristica da richiedere addirittura 20 anni per portare risultati, quando tra l’altro la società si sarà evoluta in una maniera oggi assolutamente imprevedibile!

Già il TAR ha accolto i primi ricorsi contro la mobilità straordinaria dei docenti di quest’anno, in cui sono stati sollevati  rilievi di costituzionalità e siamo solo all’inizio.

Quando un Premier dotato di uno spiegamento mediatico a suo favore che neanche Berlusconi si sognava, con l’aggravante di esserselo procacciato con soldi pubblici, insiste che il problema principale sia quello dell’incapacità di influenzare l’opinione pubblica su ció che palesemente è smentito dai fatti, significa che il Presidente del Consiglio ignora quali siano i compiti connessi alla propria funzione.

Non è prerogativa di un buon Premier quella di persuadere la gente di ciò che è smentito dai fatti,  fatti che nel caso della “Buona scuola” parlano solo di danno erariale, assunzioni con sistemi da caporalato, prive di trasparenza, con danni documentabili a lavoratori con figli disabili gravi, falsate da un algoritmo difettoso e senza ritorno in qualità per l’utenza. Non si può dire che il bianco è nero, se è sotto gli occhi di tutti, specie se quei “tutti” non sono ignoranti o uomini e donne della strada, ma professionisti della formazione!

Oggi, vista l’imminente apertura dell’anno scolastico e le migliaia di errori commessi dall’algoritmo, al premier non resterebbe altra soluzione che ripristinare il sistema di conferimento di incarico ai docenti  basato su precedenze documentate e rispettose dell’art. 3 della Costituzione, con la prospettiva ineludibile di rivedere tutto l’impianto della legge 107/2015 sotto la supervisione di chi la scuola la conosce davvero. L’unico modo per salvare la scuola dal caos sarebbe oggi  ammettere il fallimento e ricominciare d’accapo con umiltà.

Se non se ne ha il coraggio o la capacità, questo governo dovrebbe rimettere il proprio mandato, perché la scuola rimane il cardine dei servizi pubblici essenziali assieme alla sanità ed in entrambi i casi non sono state trovate soluzioni che salvaguardino efficacia, efficienza, economicità, buon andamento ed imparzialità, che sono i principi a cui si deve ispirare la pubblica amministrazione.

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