Psp su riforma del pubblico impiego

 I Partigiani della Scuola Pubblica non condividono quanto trapelato oggi riguardo la bozza di riforma del pubblico impiego.

Pare siano 133 le pagine in cui si delineano le nuove regole sul pubblico impiego che il Governo si accinge a rendere note attraverso un decreto.

La riforma del pubblico impiego era stata promessa, infatti i tecnici ci stanno lavorando ed è quasi pronta e stabilisce, unilateralmente, chi è che comanda.

Del resto se si utilizza la legge c’è poco da confrontarsi con i sindacati, sic et sempliciter.

Riassumiamo le regole che pare cambieranno la gestione del pubblico impiego. Innanzitutto ogni amministrazione avrà l’obbligo di comunicare il personale in eccedenza che, se possibile, sarà inviato in altra sede entro i 50 km, altrimenti messo in “stand by”, ossia in attesa ed in disponibilità, in modo coatto, con riduzione dell’80% della retribuzione, massimo per due anni.

Dopo tale periodo, si potrà decidere il reintegro, anche con mansioni diverse, o il licenziamento.

I dirigenti avranno ora l’obbligo di comunicare tali eccedenze in base alle esigenze funzionali o finanziarie, pena un procedimento disciplinare anche per loro.

Inoltre, la bozza di decreto, secretata per ora, pare che preveda la fine degli scatti stipendiali per anzianità e l’introduzione di bonus premiali per efficacia ed efficienza lavorativa, performances che stabilirà il dirigente.

Non ci saranno più indennità di trasferta, i buoni pasto saranno uguali per tutti e la visita fiscale sarà automatica in caso di assenza il venerdì o nei prefestivi.

In un momento di enorme disorientamento, questo Governo decide di imporre nuove regole, senza confronto democratico, con imposizioni dall’alto che dovrebbero mettere ordine nell’apparato amministrativo, ma che invece aumentano in una larga parte dei cittadini le incertezze e il senso di precarietà, coltivando volutamente uno stato di mera obbedienza, per paura.

I Partigiani della Scuola Pubblica continuano, anche oggi con questo comunicato, la loro lotta civile e democratica in difesa della “cosa pubblica”. Togliere certezze lavorative o falcidiarle notevolmente non significa certo agire per il bene dello Stato, anzi. I lavoratori della scuola pubblica stanno assistendo in questi giorni ad un attacco senza precedenti al ruolo docente.

La previsione, che è ormai certezza, della chiamata diretta da parte dei dirigenti delinea la nuova struttura organizzativa del sistema pubblico che va attuandosi e le novità trapelate oggi sulla riforma del pubblico impiego non fanno che avvalorare tale convinzione: un sistema di controllo direzionato piramidalmente, senza criteri oggettivi o tutele, in cui il lavoratore sarà esecutore di ordini, soffocato nella sua potenziale creatività dal timore di essere sottovalutato, svalutato e penalizzato, da un sistema che giudica senza dar valore alle persone e a ciò che possono esprimere se stimolate e valorizzate. Che poi nella scuola pubblica, quale officina di idee e laboratori, sono tante le risorse che lavorano proficuamente nell’interesse degli alunni, senza ricevere alcuna retribuzione. La vita mostra, non dice… ed i docenti volenterosi a costo zero sono tanti.

Partigiani.psp@gmail.com

26/07/2016

 

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