Solidarietà ai docenti turchi e messicani

I Partigiani della Scuola pubblica esprimono un forte senso di solidarietà verso gli insegnanti che in Messico e in Turchia stanno subendo in questi giorni un duro attacco da parte dei loro Governi.

In Messico il 19 giugno a Nochixtlan nello Stato di Oaxaca la polizia federale ha sparato con proiettili veri sugli insegnanti che manifestavano contro la Riforma dell’istruzione voluta dal governo di Pena Nieto.

Nel giro di poche ore la polizia ha ucciso dieci manifestanti disarmati e ferito decine di persone.

La Riforma ha introdotto un sistema per valutare il rendimento degli insegnanti che snatura completamente la loro funzione docente e penalizza le scuole in zone rurali colpendo gli studenti più poveri ed escludendoli di fatto dall’istruzione pubblica.

Il motto degli insegnanti messicani aderenti al Sindacato Cnte che da due mesi sono in sciopero contro la Riforma è: “Non perdoneremo nè dimenticheremo”.

In Turchia le purghe di massa del regime turco dopo il fallito colpo di Stato del 15 Luglio non si arrestano. Il Consiglio per l’alta educazione ha chiesto le dimissioni di 1577 rettori.

Sono stati sospesi con effetto immediato oltre 15.200 tra impiegati e funzionari del ministero della Pubblica istruzione, mentre il ministero della dell’Educazione ha revocato la licenza d’insegnamento a 21 mila docenti con l’accusa di essere dei terroristi, cioè nemici del governo.

Che cosa hanno in comune le Riforme della scuola e i provvedimenti restrittivi e persecutori nei confronti degli insegnanti in Paesi tanto lontani come il Messico e la Turchia e la Riforma della scuola in Italia?

Innanzitutto i governi di questi tre Paesi hanno sposato un modello politico ed economico neoliberista che esige la privatizzazione dell’istruzione, la fine della scuola pubblica e gratuita e l’omologazione forzata al sistema ideologico del goveno.

 L’obiettivo comune è precarizzare la vita e il lavoro degli insegnanti per minare la loro autonomia e libertà di insegnamento: chi non si adegua, viene sistematicamente espulso dal sistema scuola o mantenuto in una costante situazione di paura.

Il fine è addomesticare con le buone o con le cattive l’intero corpo docente ad un pensiero unico che è la globalizzazione delle logiche del mercato a scapito del rispetto delle persone, dei diritti umani e dell’ambiente.

Quello che sta accadendo lontano da noi è una pessima notizia. La buona notizia è che non siamo soli: resistiamo su un fronte comune per i medesimi valori di uguaglianza, giustizia, trasparenza, legalità e libertà e siamo molto, moltissimo vicini tra di noi. Noi tutti “Non perdoneremo e non dimenticheremo”

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