Alternanza scuola-lavoro: quale bilancio sociale da un partenariato con Eni?

eniSi è conclusa domenica 10 luglio la IV assemblea del Coordinamento Nazionale No-triv tenutasi a Viggiano (PZ) alla quale era presente anche una esponente dei Partigiani della Scuola Pubblica.  Ciò che accomuna i PSP con il mondo No-Triv è il contrasto alla Buona Scuola di Renzi. Nell’intervento la Partigiana ha ricordato che sono state raggiunte le 500mila firme necessarie ad avere il referendum contro la riforma della scuola e che uno dei quesiti è relativo all’alternanza scuola-lavoro, facendo presente che l’ENI ha iniziato ad introdursi nelle scuole superiori approfittando ed utilizzando come cavallo di troia proprio l’alternanza per iniziare così a plasmare i giovani in formazione per “educare” alla “cultura” del fossile.

L’alternanza scuola-lavoro intende fornire ai giovani non solo le conoscenze di base previste dal percorso di istruzione scolastica, ma anche quelle competenze necessarie all’inserimento nel mercato del lavoro.

Inizia così la presentazione sul sito dell’ENI del progetto ENI-Learning. Una bella opportunità offerta alla grande azienda di entrare nelle scuole con la faccia pulita di chi offre opportunità di lavoro e nello stesso tempo attingere ai finanziamenti che il governo, a detta della Giannini, ha in programma prossimamente.

La notizia era stata data con grande enfasi sul sito dell’azienda il 3 marzo scorso dove si annunciava che è stato presentato: “presso la Raffineria di Gela il progetto pilota di Alternanza Scuola/Lavoro di Eni, concordato con il Comune di Gela e gli Istituti scolastici superiori locali. La cerimonia di inaugurazione della prima edizione del corso si è svolta alla presenza delle Istituzioni locali e dei Dirigenti Scolastici delle cinque scuole coinvolte…. Il progetto “pilota” è strutturato su cinque edizioni e coinvolgerà tra maggio e luglio circa 200 studenti del terzo anno dei Licei e degli Istituti tecnico-professionali di Gela”.

Si sperimenta quindi senza perdere tempo l’alternanza resa obbligatoria anche ai licei e a cominciare dal terzo anno, iniziando dal punto più opportuno per l’ENI per avviare la propria politica di restayling col cambio di colore intendendo divenire “Green Reffinery” e dove a causa del ridimensionamento tra diretto e indotto, sono stati tagliati circa 1500 posti di lavoro, in attesa ora di ricollocazione. Per niente credibile quindi la promessa del millantato posto di lavoro a conclusione dell’alternanza e la riconversione al green alla luce della recente inchiesta che vede indagati per disastro ambientale 22 dirigenti ENI.

Per giungere poi nel cuore dello scandalo PETROLGATE costata la poltrona al ministro Guidi. Conclude infatti il comunicato auspicandosi che: “Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri, che al momento è sospesa (75.000 barili al giorno), Eni conferma, sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali. In tal senso Eni richiederà la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro e continuerà ad interloquire con la magistratura, così come avviene da tempo sul tema, assicurando la massima cooperazione”.

Probabilmente con questo l’ENI intende ripulirsi la coscienza anche e persino in Basilicata dove lo scandalo l’ha vista coinvolta in primis e che, ricordiamo, uno dei filoni di indagine è relativo al  traffico illecito dei rifiuti prodotti dal centro Oli dell’Eni di Viggiano (Potenza). Da aggiungre il sequestro di due vasche e del pozzo di reiniezione “Costa Molina 2” al servizio del Centro e la modifica del codice CER.

Ma si tenta in maniera quasi scandalosa di coniugare un nuovo e moderno modo di fare scuola approfittando delle peggiori riforme di questi ultimi tempi legando insieme Jobs-act, Buona-Scuola e Sblocca-Italia.

Infatti il progetto si prospetta più ampio. Il 6 giugno è stato firmato il protocollo di intesa vero e proprio fra Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e l’Amministratore delegato e direttore generale di Eni, Claudio Descalzi.   L’accordo prevede di coinvolgere in totale 1600 studenti italiani per promuovere la piena integrazione tra impresa e istituzioni scolastiche come si legge nella nota diffusa dalla società.  Strutturato in due momenti con apprendistato di primo livello rivolto a 135 alunni degli ultimi due anni delle scuole superiori mentre  ealternanza scuola-lavoro a circa 1500 alunni delle scuole implicate per la legge 107.  Le altre strutture coinvolte sarebbero anche gli impianti di Sannazzaro, Livorno, Ravenna, Venezia e la sede Direzionale di San Donato Milanese.

Nella nota si legge infine “Per quanto riguarda Eni, l’iniziativa potenzia e completa la strategia della società volta a una forte integrazione con le istituzioni formative, che già prima dell’intesa di oggi si avvaleva di progetti di alta formazione su tematiche specifiche del settore oil&gas realizzati in partnership con Politecnici e Università” (AGI).

Vogliamo riprendere brevemente proprio dei passaggi del discorso fatto dall’Amministratore Delegato Francesco Storace agli studenti alla Luiss, l’università privata di Confindustria come riportato da un articolo di CONTROPIANO, “Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”

ENI nel suo curriculum non ha i requisiti per entrare in una istituzione formativa. Scempio del territorio, distruzione dell’ambiente, violazione dei diritti dei popoli, disprezzo delle comunità autoctone, disimpegno cambiamento climatico, illegalità, truffa. Come Partigiani della Scuola Pubblica ci rifiutiamo di vedere utilizzare la scuola come lavanderia per una azienda che ha avvelenato interi territori e sfruttato risorse in giro per il mondo senza produrre nulla di culturale nè tantomeno di formativo. Ad esempio sul sito web dell’Eni, sotto Naoc [Nigeria Agip oil company, l’azienda sussidiaria di proprietà dell’italiana Eni], alla voce “sostenibilità” si può trovare tra l’altro un elenco dettagliato di episodi di oil spill registrati in Nigeria. Ma brevemente e recentissimamente riprendiamo la notizia dei 67 fusti radiottivi alti 2 metri trovati in laguna il cui smaltimento è di responsabilità ENI [come denunciato l’11 luglio 2016 dall’assessore alla mobilità veneziano Renato Boraso]. Ma nel curriculum c’è anche la truffa delle bollette gonfiate. E che dire della SAIPEM controllata ENI condannata per corruzione internazionale?  Decisamente una pessima scuola con un pessimo patner.

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