IL GOVERNO RENZI SI OSTINA AD IMPORRE LA CHIAMATA DIRETTA DEI DOCENTI. I SINDACATI CONFEDERALI FIRMANO ACCORDI CHE NON HANNO NULLA A CHE VEDERE CON LE PROTESTE CHE VENGONO DAL MONDO DELLA SCUOLA

13654317_1405693106113426_6125250329402850720_nPartigiani della Scuola Pubblica: L’otto luglio c.m. “la montagna partoriva il topolino”. Con orgoglio i sindacati confederali annunciavano l’avvenuto accordo sulla legge 107, relativo al comma 79, che prevede la “chiamata diretta” del dirigente scolastico, espressa nella più totale discrezionalità.

A tal proposito, dall’articolo pubblicato da uno dei sindacati concertativi trasuda, da parte di un sindacato storicamente combattivo e schierato sempre dalla parte dei lavoratori(?), la piena soddisfazione di essere finalmente approdati ad “confronto negoziale basato sull’imparzialità e la trasparenza delle procedure”, contrassegnato dal farraginoso passaggio dalla “chiamata diretta” alla “chiamata per competenze”.

Alla fin fine, “cambiando l’ordine degli addendi il risultato ottenuto non cambia”.

Questa è l’ennesima truffa perpetuata ai danni dei docenti e della Scuola Pubblica, avente come aggravante anche la complicità di un Sindacato che ormai, sia per ignavia che per opportunismo politico ha preferito “alzare bandiera bianca”.

A questo punto fa molto riflettere il fatto che l’accordo sia avvenuto la vigilia della consegna in Cassazione delle firme raccolte durante la campagna referendaria che, guarda caso, aveva anche come obiettivo l’abrogazione del comma sulla “chiamata diretta”. E’ un caso fortuito o c’è dell’altro? Di sicuro traspare l’inganno di un sindacato che, mentre illudeva il corpo docente con la proposta referendaria, stipulava, nel contempo, accordi sottobanco con il MIUR.

 I PSP e con essi tutto il mondo della scuola, sceso più volte nelle piazze per urlare il proprio disgusto contro una legge insulsa, non ci stanno e gridano a gran voce il proprio “NO” ad un accordo che immola la scuola pubblica, la libertà d’insegnamento e la professionalità dei docenti, per alimentare gli interessi e i profitti di uno spregiudicato “mercato di titoli”. Perché proprio di questo si tratta!

Nell’accordo si parla di procedure trasparenti e di requisiti oggettivi che costituirebbero finalmente una garanzia nell’individuazione dei docenti da assegnare alle sedi.

Niente di più falso!

Le procedure non cambiano perché saranno sempre i dirigenti scolastici a nominare i docenti e anche se ciò avverrà, sulla base di quei famosi requisiti oggettivi tanto declamati (una tabella di titoli individuata a livello nazionale), rimarrà sempre un ampio margine, all’interno del quale la discrezionalità e l’onnipotenza dei presidi faranno “il bello e il cattivo tempo”, alimentando logiche servilistiche e clientelari che smantelleranno definitivamente l’impianto democratico della scuola.  E quel che è peggio, l’anzianità di servizio, baluardo del vecchio sistema di reclutamento, che garantiva un ordine di priorità e precedenze in base a criteri non discrezionali, viene barattata con il possesso di “titoli e certificazioni” che vanno ad impinguare il famoso “curriculum”, un “lasciapassare” che, se ben nutrito con l’acquisto di titoli giusti e corredato da una buona dose di savoir faire con il dirigente di turno, assicurerà di sicuro l’assegnazione della sede, in barba ai quei docenti che, invece, hanno speso parte della loro vita a lavorar sodo nelle classi.

Niente di più incostituzionale se si considera il fatto che neanche il superamento di un concorso per l’accesso al ruolo verrà valutato!

Noi non possiamo accettare un accordo che, condizionato dalla scellerata politica della rottamazione, si appresta senza alcuno scrupolo di sorta a rottamare anni di buona pratica didattica e autentiche professionalità formatasi, grazie a seri percorsi accademici e a fattive esperienze sul campo. Ci chiediamo: quali competenze si possono possedere senza aver condotto almeno alcuni anni d’insegnamento, a contatto con i reali problemi educativi e didattici che un contesto classe quotidianamente pone? La competenza è un requisito che si acquisisce con l’esercizio continuo e la pratica, non con l’acquisto celere di titoli e certificazioni che, certamente, non richiede uno studio intenso.

 I tecnici del MIUR sostengono che quest’accordo sia “una vera e propria rivoluzione che cambierà la scuola italiana”. Niente di più illogico e paradossale! Sì, proprio perché le vere rivoluzioni hanno sempre avuto come scopo prioritario il sovvertimento di un ordine costituito, il cui fine era quello di apportare innovazione e miglioramento allo stato antecedente. Pertanto i Partigiani della Scuola Pubblica chiedono al Governo di ritirare i commi 79-80-81-e 82 della Legge 107 del 2015, ritornando al sistema di reclutamento per graduatorie, garanzia di trasparenza e legalità.

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